Il Delitto in 50 film (Parte I)

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Sono felice di presentare il primo della mia nuova serie di post cinematografici dedicati al tema del “Delitto”.
In questi post avrò modo di scrivere di ben 50 film appartenenti al genere Thriller e affini, come il Noir, Poliziesco e Gangster movie. Questa iniziativa (come la precedente dedicata alle commedie) mi eccita particolarmente perché mi dà modo di andare alla ricerca di questi film e approfondirli.

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Nuova serie di post in arrivo

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Dopo la serie di post dedicata ai “Film da ridere”, sto lavorando a dei nuovi post incentrati su un determinato genere cinematografico.
Al momento sto raccogliendo il materiale, consultando in primis la mia vasta videoteca e poi sfogliando le mie enciclopedie del cinema in cerca di titoli; farò sicuramente anche delle ricerche sul web ma la consultazione cartacea mi dà sempre più soddisfazioni rispetto a quella digitale.

Di quale genere cinematografico scriverò? Beh… più che un genere ho scelto un tema, e questo tema è il DELITTO.

Sceglierò, dunque, pellicole che abbiano tinte gialle, anche se il termine “Giallo” ha un’origine letteraria; infatti ci si riferisce ad un genere di letteratura d’evasione, e il colore è stato determinato dalla copertina dei racconti gialli editi dalla Mondadori.          Quando invece si parla di generi cinematografici il giallo si articola in thriller, poliziesco che a sua volta si incrocia col detective-story, il gangster movie che si interseca col noir, la spy story, il processuale e la storia d’amor fou.                                    Quindi i film scelti non apparterranno esclusivamente al genere thriller.

Dunque di materiale ce ne sarebbe tantissimo e io credo che proporrò non meno di cinquanta titoli, divisi in cinque post contenenti dieci film ciascuno, che avranno come titolo Il Delitto in 50 film.

Ho già molti titoli in mente e i primi nomi di registi a cui ho subito pensato sono quelli di Hitchcock, Polanski, Scorsese e Mann.

Se avete qualche consiglio da darmi per aiutarmi nella ricerca di titoli potete lasciare i vostri commenti; ne sarei più che felice.

Entro settimana prossima potrete leggere la prima parte della serie di post; io sono già al lavoro e non vedo l’ora di pubblicare.

A presto…

Canzoni per il 4 luglio

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Il 4 luglio del 2013 mio padre doveva andare a Brescia presso una clinica a fare degli accertamenti, quindi decisi di accompagnarlo.
Dato che il mio vecchio non se la passava troppo bene, per tirargli un po’ su il morale e rendere il viaggio un po’ più piacevole ebbi un’idea: mettere su una chiavetta usb alcune canzoni che contenessero la parola 4 luglio (o meglio 4th of july) e ascoltarle durante il tragitto.

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Film da ridere (Parte IV)

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Quarto e ultimo post dedicato al cinema da ridere.
Oggi avremo modo di trattare alcuni titoli molto importanti, tra commedie demenziali e altre decisamente più di spessore, ma che in ogni caso ricoprono un ruolo fondamentale nel loro genere.
Questa serie di post mi ha regalato la possibilità di approfondire un genere cinematografico che non passa mai di moda e sembra non stancare mai il pubblico; e se inizialmente avevo previsto una trentina di titoli divisi in tre articoli, alla fine si sono aggiunti film di cui era impossibile non parlare, quindi i post sono diventati quattro, e i film nel secondo e terzo articolo erano undici a differenza dei dieci del primo post. E quelli di oggi, per concludere in bellezza, saranno ben tredici.

Si parte…

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Re per una notte (The King of Comedy) – Regia: Martin Scorsese – Con: Robert DeNiro, Jerry Lewis, Diahnne Abbott, Sandra Bernard, Shelley Hack – Usa – 1983

Insolita incursione nella commedia per Martin Scorsese (Taxi driver, Toro scatenato, Quei bravi ragazzi, The wolf of Wall Street), il film fu un enorme fiasco al botteghino, incassando 2 milioni di dollari a fronte di una spesa di 19 milioni.
Ed è un peccato perché Re per una notte è una commedia esilarante che vede un DeNiro mattatore assoluto, in quella che io trovo essere una delle sue interpretazioni migliori.
L’ex picchiatello Jerry Lewis, insolitamente, rimane serio per tutto il film e non fa neanche una smorfia.
Il film è una feroce critica contro i mass media e il sogno americano e il Rupert Pupkin interpretato da DeNiro con la sua ossessione per la celebrità e il fanatismo verso l’ex comico Lewis, rivela come il desiderio di un aspirante comico non sia tanto quello di far ridere, ma di avere un posto nella vita degli altri.
Un capolavoro dimenticato, assolutamente da recuperare.


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Ricomincio da capo (Groundhog Day) – Regia: Harold Ramis – Con: Bill Murray, Andie McDowell, Chris Elliot, Stephen Tobolowski – Usa – 1993

Harold Ramis, l’Egon dei Ghostbusters, dirige l’amico Murray in una divertente commedia che ha dato vita a numerosi tentativi di imitazione, o remake (come l’italiano E’ già ieri, del 2004).
Ovviamente l’originale non si supera; e se è vero che la fiaba a cui molte commedie si ispirano è Cenerentola, questa volta il punto di riferimento sembra essere La bella addormentata, dove questa volta il principe azzurro è interpretato da una donna (la bellissima McDowell) che “risveglia” una persona cinica come Murray.
La carriera registica di Ramis, scomparso nel 2014, vede alcuni titoli interessanti come National Lampoon’s Vacation (’83), Mi sdoppio in 4 (’96) e Terapia e pallottole (’99).


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Ricomincio da treRegia: Massimo Troisi – Con: Massimo Troisi, Lello Arena, Fiorenza Marchigiani, Deddi Savagnone, Renato Scarpa – Italia – 1981

Ricomincio da tre è l’opera prima di Massimo Troisi, che veniva dal cabaret col gruppo La smorfia, insieme a Lello Arena e Enzo Decaro.
Dietro una trama apparentemente semplice, si trattano argomenti complessi come il doloroso distacco dal proprio paese, gli antichi schemi del rapporto a due e la paternità).
Troisi si affida più alla mimica e al tono delle battute che alle battute stesse, ed è proprio quello il suo punto di forza.
Un esordio folgorante che, inaspettatamente, ha messo d’accordo critica e pubblico facendo di questo film uno dei più importanti nel panorama italiano degli anni ’80.
Oggi ci manca tanto Massimo Troisi.
Le musiche sono del compianto Pino Daniele.


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Un sacco belloRegia: Carlo Verdone – Con: Carlo Verdone, Veronica Miriel, Mario Brega, Renato Scarpa – Italia – 1980

Esordio dietro la macchina da presa di Carlo Verdone, che qui ebbe la fortuna di farsi produrre da Sergio Leone, Un sacco bello offre la possibilità a Verdone di rivelare la sua sorprendente capacità camaleontica interpretando ben sei personaggi (I tre protagonisti, più altri tre secondari).
Personalmente preferisco il successivo Bianco, rosso e verdone, ma Un sacco bello essendo l’opera prima, non poteva mancare alla lista.
L’episodio più divertente è quello con protagonista Leo, ragazzotto imbranato che approfitta dell’assenza di mamma per portarsi a casa una ragazza straniera.
Per la regia del film inizialmente si era pensato a Lina Wertmüller e Steno, ma poi Leone convinse Verdone a dirigersi da solo in quanto nessuno avrebbe potuto capire meglio di lui i suoi personaggi.


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Scemo e più scemo (Dumb and Dumber) – Regia: Peter Farrelly – Con: Jim Carrey, Jeff Daniels, Lauren Holly, Charles Rocket, Mike Starr – Usa – 1994

Il 1994 fu un anno d’oro per Jim Carrey poiché vennero prodotti tre dei suoi più grandi successi: The mask, Ace Ventura e questo Scemo e più scemo.
È una sagra del politicamente scorretto e un trionfo di gag di tipo escrementizio, ad ogni modo a suo tempo era difficile resistergli. È necessaria una forte regressione infantile per apprezzare questo titolo, ed è proprio per questo che io lo adoro: perché lo vidi per la prima volta da piccolo e mi fece ridere come un matto. Se lo vedessi per la prima volta oggi forse non lo troverei altrettanto irresistibile.
Rivederlo mi mette una certa nostalgia, perché rivedo una certa innocenza tipica di certi film anni ’90 che oggi non si trova più.
È l’esordio dietro la macchina da presa dei fratelli Farrelly, che in futuro dirigeranno Tutti pazzi per Mary (’98), Io me e Irene (’00) e Amore a prima svista (’01).
Se le carriere dei registi e attori fosse proseguita a gonfie vele, non si sarebbe sentito il bisogno di produrre vent’anni dopo l’orribile sequel.


soliti ignoti

I soliti ignotiRegia: Mario Monicelli – Con: Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Renato Salvatori, Claudia Cardinale, Carla Gravina, Carlo Pisacane, Tiberio Murgia Totò – Italia – 1958

I soliti ignoti rappresenta sicuramente uno dei punti più alti della commedia all’italiana, che si afferma totalmente grazie a questo titolo.
Attraverso una banda di ladruncoli da quattro soldi, Monicelli riesce in pieno nel tentativo di rappresentare il desiderio di riscatto di un’Italia in ripresa dopo la guerra, ma anche quanto questa voglia di riscatto sia destinata a fallire.
La vena drammatica del film viene rappresentata attraverso una Roma degradata; la Roma dei quartieri popolari e del sottoproletariato.
Ebbe due seguiti: L’audace colpo dei soliti ignoti del 1959 di Nanny Loy, e I soliti ignoti…vent’anni dopo (1985) di Amanzio Todini.
La sceneggiatura perfetta di Age, Scarpelli e Suso Cecchi D’Amico vinse il Nastro d’argento.


sparo nel buio

Uno sparo nel buio (A Shot in the Dark) – Regia: Blake Edwards – Con: Peter Sellers, Elke Sommer, Herbert Lom, Tracy Reed, Graham Stark, Burt Kwouk – Gran Bretagna – 1964

Secondo capitolo della serie “La pantera rosa”, Uno sparo nel buio è il primo che vede l’ispettore Clouseau protagonista assoluto, inoltre compaiono due personaggi importanti nei film successivi: L’ispettore Dreyfus e il cameriere Kato.
Se il primo capitolo è diventato ormai un classico della commedia brillante, questo secondo episodio della serie, avendo come protagonista Peter Sellers, è sicuramente più divertente e alcune gag sono geniali.
La serie ufficiale, diretta da Blake Edwards, è composta da 8 film, tra alti e bassi.
Esiste anche un apocrifo L’infallibile ispettore Clouseau (1968) di Bud Yorkin con Alan Arkin al posto di Edwards e Sellers poiché impegnati sul set di Hollywood party. Il film, inutile dirlo, è un flop a prova del fatto che nessuno può sostituire Peter Sellers.
Blake Edwards, che io considero un genio, ha commesso però l’errore di spremere la serie oltre il limite del buon senso, girando altri due film dopo la morte dell’insostituibile Sellers, avvenuta nel 1980.
Il primo è La pantera rosa – Il mistero Clouseau (1983), in cui torna David Niven, protagonista del primo episodio. Il secondo è Il figlio della pantera rosa (1993), in cui Edwards cerca di resuscitare la saga chiamando a raccolta i vecchi interpreti, affidando la parte del protagonista al figlio illegittimo dell’ispettore Clouseau Roberto Benigni. Il risultato è un disastro. Benigni è insopportabile e il film non fa ridere. Peccato che una carriera bellissima come quella di Edwards si sia conclusa con un simile scempio.
Molto meglio il remake interpretato da Steve Martin nel 2006 e nel 2009.
Tra gli 8 film ufficiali, quindi, considero Uno sparo nel buio il migliore.


tre uomini e una gamba

Tre uomini e una gambaRegia: Aldo, Giovanni, Giacomo e Massimo Venier – Con: Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Marina Massironi, Carlo Croccolo, Luciana Littizzetto – Italia – 1997

Non capitava dai tempi di Ricomincio da tre (1980) di Massimo Troisi, che un gruppo di comici esordisse al cinema in maniera così brillante e felice.
Tre uomini e una gamba è il primo e forse il migliore (se la gioca con Chiedimi se sono felice) film per il cinema del trio comico reduce dal successo in tv “Mai dire gol”.
Il film funziona per la sua freschezza, la spontaneità e l’alchimia tra i protagonisti che da quel momento divennero una certezza per il botteghino natalizio, anche se la qualità delle loro opere sarà destinata a subire un crollo vertiginoso.
Fu una sorpresa nella stagione 1997-98 piazzandosi al quarto posto nella classifica degli incassi dietro Titanic, La vita è bella e Fuochi d’artificio.
La colonna sonora è affidata ai Negrita, così come per il successivo Così è la vita (’98).
A suo modo è un pezzo di storia.


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Vacanze romane (Roman Holiday) – Regia: William Wyler – Con: Audrey Hepburn, Gregory Peck, Eddie Albert, Tullio Carminati, Paolo Carlini – Usa – 1953

Quando si parla di commedia, Vacanze romane è probabilmente uno dei primi titoli che vengono in mente.
Un classico senza tempo della commedia romantica, sulla favola di Cenerentola che incontra il Principe Azzurro. Ma i ruoli qui sono invertiti: infatti è il giornalista interpretato da Gregory Peck che incontra la principessa Hepburn, qui nel suo primo ruolo importante a Hollywood, dove offre quelle peculiarità che saranno messe a fuoco anche nei fortunati titoli successivi, da Sabrina di Billy Wilder, a My Fair Lady di George Cukor, a Colazione da Tiffany di Blake Edwards.
La trama ricorda molto da vicino Accadde una notte (1934), di Frank Capra, rivisitata in chiave monarchica.


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Victor Victoria – Regia: Blake Edwards – Con: Julie Andrews, James Garner, Robert Preston, Lesley Ann Warren – Usa – 1982

Dopo aver diretto tre film consecutivi della serie de La pantera rosa, Edwards dirige tre film importanti: 10 (1979), che lancia la carriera di Bo Derek come pin up, S.O.B. (1981) una critica feroce contro il sistema hollywoodiano e nell’82 arriva nei cinema quello che è considerato il suo capolavoro definitivo: Victor Victoria. La pellicola possiede tutti i tratti caratteristici delle migliori commedie di Edwards con l’aggiunta di alcuni procedimenti tipicamente “slapstick”, che fanno pensare a film come La pantera rosa.
Infatti il personaggio del detective Bovin ricorda molto da vicino l’ispettore Clouseau, e le gag che lo vedono protagonista sono irresistibili.
La protagonista è l’ex Mary Poppins, Julie Andrews allora moglie del regista, che qui le regala una performance che è entrata nella storia del cinema.
Altro personaggio irresistibile è l’omosessuale Toddy, interpretato da Robert Preston che per questo ruolo ottenne una nomination all’oscar come miglior attore non protagonista, premio che gli fu soffiato, purtroppo da Louis Gossett Jr. per Ufficiale e gentiluomo.
Uno dei film più belli degli anni ’80. Un’altra perla nella splendida filmografia di Blake Edwards.


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Una vita difficileRegia: Dino Risi – Con: Alberto Sordi, Franco Fabrizi, Lina Volonghi, Claudio Gora, Antonio Centa, Mino Doro, Daniele Vargas – Italia – 1961

Una vita difficile è considerata una delle più belle commedie all’italiana, capace di passare al setaccio vent’anni di storia italiana, dalla guerra partigiana al boom economico, arrivando alle illusioni degli anni ’60.
Alberto Sordi offre quella che io ritengo la migliore interpretazione della sua carriera.
Il film contiene numerose scene indimenticabili, come la cena nella notte del referendum per la democrazia e lo schiaffo dato da Sordi al padrone che cade nella piscina.
Come dicevo nel post precedente, parlando di Poveri ma belli, Dino Risi fino ai primi anni ’80 non ha diretto un solo film brutto. Una vita difficile lo ritrae al massimo della sua gloria.


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La vita è meravigliosa (It’s a Wonderful Life) – Regia: Frank Capra – Con: James Stewart, Donna Reed, Lionel Barrymore, Thomas Mitchell – Usa – 1946

Questo film è un classico del cinema natalizio, e penso che chiunque l’abbia visto almeno una volta, o perlomeno ne abbia sentito parlare. È una favola dai toni “dickensiani”, dove Frank Capra sfoggia tutto il suo pessimismo nei riguardi del tanto glorificato “american dream”.
Nonostante si tratti di un classico senza tempo, alla sua uscita il film non fu un successo al botteghino, riuscendo a malapena a recuperare i soldi spesi per la realizzazione.
Le ragioni dell’insuccesso furono attribuite a un’ondata di freddo che nel dicembre del 1946 colpì la costa est degli Stati Uniti.
James Stewart offre una delle sue innumerevoli prove magistrali.


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ZeligRegia: Woody Allen – Con: Woody Allen, Mia Farrow, Garrett Brown, Stephanie Farrow, Will Holt – Usa – 1983

Nel 1928 viene portato alla luce il caso di Leonard Zelig, un uomo definito “camaleonte”, in grado di trasformarsi psicologicamente e fisicamente in base alle persone che frequenta. Studiato il caso, la dott.ssa Fletcher attribuisce il fatto al desiderio di Zelig di essere amato da tutti.
Ma i parenti lo sottraggono dalla dottoressa per esporlo come fenomeno da baraccone.
Zelig, dodicesimo film da regista di Allen, è un’opera geniale costruita come un vero documentario.
La prima volta che lo vidi mi lasciò spiazzato; trovavo impossibile che tutto il film fosse stato girato come se fosse un vero e proprio documentario, e pensavo che lo stile documentaristico si sarebbe esaurito nel giro di qualche minuto. Invece andò avanti fino alla fine.
Superato lo sbigottimento iniziale, alla fine mi rimase la consapevolezza di aver visto un grande film di uno dei più grandi geni del novecento.
Il personaggio interpretato da Allen diede il nome alla sindrome di Zelig, che indica personalità camaleontica, di trasformismo identitario dipendente dal contesto ambientale.
Il titolo del film diede anche il nome a un celebre locale di cabaret milanese.


E così la mia serie di post incentrata sulle commedie è giunta al termine.
Aspetto anche questa volta i vostri commenti per capire i vostri punti di vista e sapere quali film vi sono piaciuti di più tra quelli che avete visto.
Ora che ho pubblicato l’ultimo post, mi sto già mettendo al lavoro su una nuova serie di articoli, ma di questo avrò modo di parlarvene nei prossimi giorni.
Grazie a tutti quelli che hanno seguito e commentato questi miei post.

A presto…

Film da ridere (Parte III)

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Terza parte dedicata al cinema da ridere, in cui andremo ad approfondire quei film che ci hanno fatto ridere o anche semplicemente sorridere.
Nei due post precedenti (che potete leggere cliccando qui e qui) abbiamo avuto la conferma, grazie ai commenti, di come alcuni titoli siano entrati nel cuore di molti spettatori e lì saranno destinati a restare.
In questo terzo post parlerò di altri film che secondo me sono imprescindibili se si vuole approfondire il discorso “commedia”.

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C’è un mostro nell’armadio

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I coniugi Maltempo si stavano godendo in completo relax quello che restava della serata.
Era quel momento di quiete che si verificava più o meno tutte le sere verso le 22 quando il piccolo Roberto, loro unico figlioletto di otto anni, era ormai a letto e l’unico bagliore in tutta la casa proveniva dal televisore, un Full led 40 pollici che i due coniugi si erano regalati nove mesi prima per il loro decimo anniversario di nozze.
Roberto dalla sua camera poteva scorgere il fascio di luce e spesso riusciva anche a origliare, sebbene i suoi genitori tenessero il volume costantemente basso. Continua a leggere

Film da ridere (Parte II)

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Seconda parte dedicata al cinema da ridere, in cui scriverò di quei film che ci hanno fatto ridere o sorridere e che tutti bene o male hanno sentito nominare almeno una volta, perché tra i tantissimi titoli a disposizione, ho scelto di puntare su pellicole che col tempo sono diventate dei classici, chi più e chi meno. La prima parte, se ve la siete persa, potete leggerla cliccando qui. La commedia nel corso degli anni ha subito diverse trasformazioni, sfociando in vari sottogeneri ed è quindi difficile condensare in pochi titoli il concetto di “risata”.
Ho optato, quindi, per titoli classici e popolari (chiaramente tra quelli che ho visto).

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