racconto breve

L’ASCENSORE

ascensore

Lo studio legale Grasso & Seregni aveva uffici nel più grande grattacielo della città, che contava cinquanta piani. Gli uffici erano eleganti ma non troppo pomposi, e come era giusto, occupavano gli ultimi piani del palazzo. Quella mattina Selina, venticinquenne neolaureata in giurisprudenza, aveva un colloquio al trentasettesimo piano del palazzo. Doveva presentarsi alle nove, ma alle otto e mezzo era già davanti all’edificio. Passò un buon quarto d’ora ad ammirare l’imponenza di quel grattacielo, a partire dalle scalinate che conducevano all’ingresso, fino all’antenna in cima all’edificio che si ergeva maestosa verso il cielo.
Alle nove meno dieci varcò la soglia del palazzo e si diresse verso l’ascensore. Era circondata da giovani ambiziosi e cinquantenni affermati con completi costosi. Selina stava entrando timidamente in quel mondo, ma francamente faceva fatica a vedersi dall’altra parte della barricata. Le sue esperienze passate le avevano fatto perdere ogni speranza verso il futuro. Contratti a somministrazione, a chiamata, voucher, niente di certo, tutto precario. Voleva solo quello che in fondo vogliono tutti: una famiglia e un lavoro sicuro, con orari e certezze. Ma sembrava un traguardo irraggiungibile. Si sentiva come se il mondo non avesse bisogno di lei, nonostante fosse in buona compagnia. Si sentiva dimenticata.

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CHARLIE PATROL

station

Il cielo non prometteva niente di buono, questo era il pensiero che tormentava Kurt Sellers alla guida del suo furgone; ma le nuvole grigie erano alle sue spalle, quindi era convinto che sarebbe riuscito a evitare la tempesta e raggiungere casa entro l’indomani mattina. Era tardo pomeriggio, non metteva qualcosa nello stomaco da cinque ore e l’indicatore del carburante si stava avvicinando allo zero. Un cartello segnalava una stazione di servizio a un kilometro di distanza. Dopo aver fatto il pieno, costeggiò il furgone ed entrò in quella che sembrava essere una vera e propria tavola calda. C’erano solo un paio di clienti all’interno, anche loro autisti pensò Kurt, poiché all’esterno aveva notato un camion parcheggiato. Non voleva perdere troppo tempo perché il cielo stava diventando sempre più scuro e minaccioso.

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La stanza magica

proiezione

Milano in autunno è la città più bella del mondo. A questo stava pensando Davide mentre si dirigeva verso il cinema Manzoni, un cinema storico della periferia di Milano che proponeva perlopiù film vecchi e rigorosamente su pellicola, poiché non ancora attrezzati per la nuova tecnologia digitale. E il signor Cesare, storico proprietario del cinema, non aveva la minima intenzione di attrezzarsi per questo progresso tecnologico. Un po’ per una questione economica e in gran parte per una questione filosofica. Davide era quasi giunto all’ingresso del cinema, ma non aveva fretta, anzi, da come camminava e si guardava intorno sembrava non volesse perdersi un particolare di quello che lo circondava.

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Vita privata

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Da qualche parte in un futuro non troppo lontano

Il ragazzo entrò in un bar a bere una coca, per ingannare un po’ il caldo di quel pomeriggio di agosto in periferia. Era anche curioso di sapere se almeno nei bar ci fosse anima viva a differenza della città che era praticamente desolata. Appoggiato al banco, sentì una voce da dietro chiamare:

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Un tuffo e sono libero

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Sono nato a stile libero, e a stile libero morirò. È una frase che mi ripeto da sempre, un po’ per prendere in giro quelli che vogliono mostrarsi contro il sistema sostenendo di essere liberi e non dovere niente a nessuno, un po’ per ribadire il mio amore verso l’acqua.
Il mio rapporto con l’acqua è iniziato alla mia nascita, mia madre mi ha partorito in una piscina e chissà, forse è iniziato proprio lì il mio legame con questo semplice e magico liquido.
Da quando ho memoria non c’è stato un giorno in cui io non abbia desiderato di tuffarmi da qualche parte, che fosse inverno o estate; da piccolo ho passato certe estati indimenticabili nelle acque venete dell’Adriatico: un brodo primordiale composto da alghe, mucillagine, prodotti per l’igiene personale e talvolta anche copertoni che dalla sabbia spuntavano verso il cielo come una versione meno brillante e epica di Excalibur.

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Nel sogno 

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Apro gli occhi, qualche raggio di sole trafigge la tapparella semichiusa e va a conficcarsi nelle lenzuola. In camera prevale il buio e non riesco a vedere i dettagli. Guardo il soffitto dove il proiettore della sveglia manda un raggio a infrarossi ma l’orario risulta ancora appannato ai miei occhi. Dopo un attimo l’ora risulta chiara: sono le 7:65.

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Una giornata al fiume (una storia quasi vera)

 

fiume

Fino a qualche giorno fa l’autunno era alla porte, finché quelle porte non sono state spalancate e scardinate e ora la stagione dei soldati di ungarettiana memoria si è insidiata prepotentemente nelle giornate di tutti noi. Cosi le t-shirt hanno lasciato spazio a maglioncini, felpe e giubbotti di pelle mentre le giornate hanno cambiato colore come gli occhi di una persona anziana ai quali rimane poco da vedere. Personalmente apprezzo molto le giornate autunnali, mi ricordano quando andavo a scuola e durante le ultime ore del giorno guardavo fuori dalla finestra e vedevo le foglie cadere o la pioggia picchiare contro le finestre e vedere le gocce sui vetri, ognuna a comporre un percorso diverso. Però certe sensazione come libertà e spensieratezza solo l’estate riesce a trasmetterle. Anche se le estati non sono più quelle di parecchi anni fa, quando le vacanze duravano tre mesi e si stava al mare tre settimane o anche di più. L’estate appena finita sembra aver lasciato qualcosa di incompleto, quasi avessi perso la cognizione del tempo a da un giorno all’altro qualcuno mi avesse scosso dicendomi Guarda che siamo già ad ottobre. Forse perché tra i tanti progetti che avevo in mente sono riuscito a realizzarne solo alcuni. E per i prossimi dovrò attendere ancora un anno. Ora l’unica cosa che posso fare è stare qui seduto alla mia scrivania a contemplare le foglie scosse da un leggero vento prima di cadere giù, proprio come soldati al fronte. Eppure l’altra mattina qualcosa non è andata secondo le aspettative: (altro…)