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Undici piccole storie di dolore e gloria per i Dropkick Murphys

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Il 6 gennaio è uscito il nuovo atteso album dei Dropkick Murphys dal titolo 11 short stories of pain & glory. La band di Boston rimane fedele al suono Celtic punk dei precedenti lavori, questa volta però le canzoni sembrano essere molto più “morbide” e dirette.

I critici hanno detto più o meno tutti la stessa cosa riguardo questo album: si tratta di un lavoro piacevole in cui si avverte un po’ di stanchezza e manca l’aggressività che ha caratterizzato i lavori precedenti. Sarà per questo motivo che io mi sono innamorato di questo disco fin dal primo ascolto.

Riassunto delle puntate precedenti: ho scoperto i Dropkick nel 2011 con il stupendo Going out in style e da subito mi innamorai di quel mix tra punk, rock, e musica celtica che ti proiettava in un pub irlandese con una Guinness in mano ad ascoltare storie dei cosiddetti “ultimi”, ignorati dalla società. L’album conteneva anche Peg o’ my heart, cantata con Bruce Springsteen, a dimostrazione di una certa rilevanza artistica ormai raggiunta.
Due anni dopo è uscito Signed and sealed in blood, meno bello ma non per questo un album inferiore. Non so quante volte mi sono ascoltato The boys are back sparata a tutto volume in macchina; una vera libidine.

E adesso, dopo ben quattro anni di attesa, ecco arrivare questo nuovo album:
è vero, le canzoni sono tutte molto più tranquille e leggere rispetto ai primi lavori, e a me piacciono proprio per questo motivo: ho sempre preferito le canzoni che viravano più verso il rock che non verso il metal, e quindi è per questo che amo alla follia gli ultimi album e non i primi.
A risentirne di più sono i testi, che sembrano scritti di getto, anche se comunque trattano temi importanti; una su tutte 4-15-13, splendida ballata che racconta con poche semplici parole dei lavoratori che cercano di tirare avanti come possono, nonostante le difficoltà.

Non troverete pezzi hard rock in questo album, quindi se siete fan dei primi Dropkick questo album non vi farà impazzire. Se invece vi piace la loro veste più soft, allora questo album è pane per i vostri denti.
Nonostante la loro semplicità, io ho apprezzato tutte le canzoni, e non ce n’è una che mi annoi o mi spinga a premere il tasto Next track.
Certo, dopo quattro anni di attesa ci si poteva aspettare un album un po’ più corposo e un numero di tracce maggiore, tenendo conto che tra le 11 canzoni presenti una è strumentale e due sono cover di brani tradizionali. Però a me sono bastate poche cose per amare alla follia questo album: prima di tutto la prima canzone, (dopo la strumentale The lonesome boatman) Rebels with a cause, un tiratissimo pezzo punk rock in cui le voci di Al Barr e Ken Casey si intrecciano alla perfezione, poi la leggerissima ma frizzante Sandlot, cantata tutta da Ken, in cui si parla dei bei tempi andati. Una canzone tenuta in piedi dalla chitarra acustica e dal battimani, quel genere di canzone che ti mette il buon umore. E poi la splendida Paying my way, un giro di piano avvolgente e un ritornello cantato in coro e perfino un assolo di armonica. Ecco, queste tre canzoni mi sono bastate per adorare questo album. Anche Kicked to the curb merita una menzione grazie al suo bel tiro e al testo disimpegnato e divertente.

Insomma, 11 short stories of pain & glory non resterà uno dei capisaldi nella discografia dei Dropkick, ma come album di transizione fa la sua bella figura. E anche se non sono canzoni che resteranno impresse, hanno comunque il pregio di accompagnare queste giornate e renderle più piacevoli; e per quanto mi riguarda, sono sicuro che tornerò ad ascoltare queste canzoni anche tra cinque anni, proprio come mi è capitato con Going out in style.

Buon ascolto.

Tracklist.

  • The Lonesome Boatman
  • Rebels With A Cause
  • Blood
  • Sandlot
  • First Class Loser
  • Paying My Way
  • I Had A Hat
  • Kicked To The Curb
  • You’ll Never Walk Alone
  • 4-15-13
  • Until The Next Time
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Made in Italy – Finalmente un grande album di Ligabue

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Sarà il periodo, sarà che ho voglia di sentire nuove canzoni, sarà che sto invecchiando, oppure che ultimamente sono un po’ “unplugghed”, ma il nuovo album di Ligabue mi piace; e non poco.

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Bruce Springsteen – Indiscrezioni sul prossimo album

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Buone notizie per i fan di Bruce Springsteen: cominciano a trapelare in rete alcune indiscrezioni sul nuovo album che il nostro dovrebbe pubblicare dopo il The river tour, presumibilmente entro il 2017.
A parlarne è stato Jon Landau, storico manager del boss, quindi voce più che attendibile.
Ecco le parole che Landau ha avuto riguardo il nuovo progetto discografico:

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Wrecking ball -demolire per ricostruire

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Quella di Wrecking ball è una bella storia, di quelle con il lieto fine. Tutto ebbe inizio nel settembre del 2009 quando Bruce Springsteen, terminato il tour europeo, riprese a suonare negli Stati Uniti e in modo particolare al Giants stadium che di lì a poco sarebbe stato demolito. E proprio per rendere omaggio allo stadio propose una canzone inedita dal titolo Wrecking ball. Io quando ascoltai la canzone su youtube subito mi esaltai: dopo le atmosfere pop di Working on a dream, questa nuova canzone era una bella botta e dentro di me pensavo: “Peccato che non ascolterò mai dal vivo questa canzone(altro…)

Magic – l’America (poco magica) ai tempi di Bush

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I primi dieci anni del nuovo millennio vedono uno Springsteen decisamente prolifico; 4 album di inediti, due live, un album di cover e una raccolta. Io mi sono appassionato a Bruce nei primi anni del 2000 e immagino quanto debba essere stato difficile essere un fan negli anni ’90, senza album con la E Street Band (ad eccezione del mega cofanetto Tracks) due album considerati mediocri e un album acustico acclamato come capolavoro ma più letterario che musicale. In questo nuovo decennio
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We shall overcome: The Seeger sessions – Una grande festa americana

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Siamo arrivati al 17esimo appuntamento settimanale che ha come protagonista la discografia di Bruce Springsteen: oggi parliamo di We shall overcome: The Seeger sessions, album uscito nell’aprile del 2006 a un anno esatto di distanza dall’ultimo disco in studio Devils & dust.
Per la prima volta Springsteen propone un album composto interamente da cover, che hanno come filo conduttore il fatto di essere canzoni di protesta cantate (anche) da Pete Seeger.
Sono canzoni ben radicate nella cultura americana, che hanno più di cento anni di vita, e in queste nuove vesti Bruce riesce a restituire a questi “inni” nuova linfa rendendole vivaci e più vive che mai.
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Devils & Dust – la costola di Tom Joad

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…continua il nostro viaggio alla scoperta della discografia di Bruce Springsteen.
Oggi parliamo di Devils & Dust, uscito il 22 aprile 2005, ricordo perfettamente la data e ora vi spiegherò perché.
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