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La befana – la magia dei ricordi

la-freccia-azzurra1Questo è stato forse l’anno in cui più di tutti ho avvertito il cambiamento di prospettiva riguardo le feste natalizie; la consapevolezza di vivere le festività nei panni di un adulto hanno preso il sopravvento sugli occhi del bambino che ogni tanto tornava in me per vivere il natale con stupore.

Mentre attraversavo la città illuminata a festa provavo sempre un senso di malinconico calore, e mi chiedevo se i sorrisi che il natale riesce a regalarti siano più dovuti a un reale stato di benessere momentaneo, o siano più legati ai ricordi d’infanzia. Ho optato per la seconda ipotesi.
Ormai è da un bel po’ di tempo che vedo il natale sotto occhi diversi; le due settimane di festa che facevo ai tempi della scuola sono ormai un ricordo che risale a dieci anni fa, quando quasi subito la fine degli studi iniziai a lavorare, e il lavoro mi porta a lavorare anche nei giorni festivi.

Quest’anno è stato particolare per diversi motivi; sono successe un po’ di cose belle e brutte, e il contrasto tra felicità e tristezza mi ha particolarmente spiazzato perché si è rivelato particolarmente forte. Ma anche quest’anno non sono mancate le tradizioni: la cena della vigilia di natale con i nonni e gli zii per il trentesimo anno consecutivo è rimasto invariato, e mi reputo più che fortunato a quasi trent’anni di avere il privilegio di poter avere ancori i miei nonni; il che rende ancora più malinconica la situazione perché mi rendo conto che non potrà durare ancora per molti anni, ma finché avrò questi momenti sarò super felice.
Sinceramente non so perché abbiamo come tradizione la cena della vigilia, nonostante le origini venete dei miei nonni. Non me lo sono mai chiesto, mi è sempre andata bene così.
Il pranzo di natale invece da piccolo lo passavo dai nonni paterni, e dato che non ci sono più da qualche anno, negli ultimi tempi l’ho festeggiato dagli zii di mio padre, o dai partenti della fidanzata che avevo in quel momento.
Quest’anno per la prima volta sono arrivato ad odiare le feste, quando girando per la città incontravo un sacco di persone che in maniera frenetica sembrava stesse cercando chissà che cosa; e mentre io mi trovavo a fare la spesa per prendere due cose per la sopravvivenza, mi trovavo a dover condividere il mio spazio con gente arrivata all’ultimo momento per rimediare dei regali o del cibo.
Tutta questa fretta e frenesia mi ha fatto desiderare di essere altrove.
Perfino la programmazione televisiva non mi ha entusiasmato più di tanto.
Da piccolo, una delle cose che più adoravo, erano i film natalizi che venivano trasmessi dal 23 dicembre al 6 gennaio. Eccezion fatto per Una poltrona per due, che ormai è diventato un classico, il mio ricordo va ai film di Charlie Chaplin che venivano trasmessi la sera tardi, come Il monello o La febbre dell’oro. Oppure Nightmare before christmas, Un natale magico, National lampoon’s vacation, La vera storia di Babbo Natale e tanti altri che ora non mi vengono in mente.

Quindi la vigilia di natale era per me il momento più magico; perché sapeva di amore, sicurezza e condivisione coi parenti che più di tutti ho sempre amato. E anche l’epifania, che celebriamo oggi, l’ho sempre amata particolarmente, seppur accompagnata da un sottile velo di malinconia, per via del fatto che il giorno dopo ricominciava la scuola. Quindi mi trovavo come al confine tra la gioia dell’atmosfera festiva, la sorpresa della calza al risveglio, e il pensiero del giorno dopo che avrebbe visto la città disfarsi degli addobbi e le scuole riprendere le loro attività; mentre io avevo il timore di essermi dimenticato qualche compito.
Non volevo mai che arrivasse la sera, e cercavo di afferrare ogni secondo della giornata e viverlo il più a lungo possibile. Quando cominciava a calare il sole si avvertiva in me un forte senso di dispiacere e inquietudine.

Ho sempre amato l’epifania anche perché è sempre stata la festa preferita di mia mamma; e vederla contenta ed entusiasta in attesa di questo giorno e nel momento di ricevere la calza che mia nonna le regalava, e anche nel preparare quella che poi avrebbe donato a me, riusciva a trasmettermi felicità.
Oggi, dopo diversi anni, ho la fortuna di non lavorare, quindi cercherò di godermelo il più possibile, proprio come facevo da bambino.
So che non riuscirò mai a ritrovare la stessa atmosfera e lo stesso candore; ma chi l’ha detto che gli occhi di un adulto non riescano più a vedere la magia?

p.s: L’immagine in apertura è tratta dal film La freccia azzurra, piccolo gioiello d’animazione italiano del 1996 diretto da Enzo D’Alò. Il film si inserisce tra quelli che ho citato nell’articolo, che hanno accompagnato la mia infanzia, e vede protagonista la befana che rischia di vedersi portar via la propria festa per colpa del suo perfido assistente (doppiato dall’indimenticabile Dario Fo).
Consiglio vivamente di recuperarlo.

Kirk Douglas – cento anni di un mito

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Non occorre essere morti per entrare nel mito; a volte basta compiere cento anni. Questo è il traguardo raggiunto ieri, 9 dicembre, dal grandissimo Kirk Douglas, uno dei più grandi attori di tutti i tempi, curiosamente snobbato dall’Academy che gli ha conferito solo un premio Oscar alla carriera nel 1996 (ben vent’anni fa).

Con 73 lungometraggi all’attivo, Douglas ha lavorato con alcuni dei più importanti registi del secolo scorso, tra i quali: Billy Wilder, William Wyler, Vincente Minelli, King Vidor, Elia Kazan, Brian De Palma e l’indimenticabile Stanley Kubrick con il quale aveva un rapporto di amore – odio.

Fu Lauren Bacall a raccomandarlo per il suo primo ruolo nel 1946 per il film Lo strano amore di Marta Ivers. In quel film Douglas interpretava un ruolo marginale ma la sua presenza scenica è già notevole: fossetta sul mento, spalle da atleta e lineamenti scultorei. La consacrazione arrivò tre anni dopo con il bellissimo Il grande campione; erano gli anni in cui si i registi americani si ispiravano ai maestri del neorealismo italiano, senza raggiungerne i vertici, ma offrendo comunque ottimi film e, in questo caso, un’ottima prova d’attore da parte di Kirk Douglas, che con la sua grinta riesce a rendere indimenticabile il suo pugile venuto su dal nulla.

Gli anni ’50 sono sicuramente il decennio che lo vede protagonista delle pellicole più memorabili, a cominciare da L’asso nella manica, di Billy Wilder (’51), un’interpretazione sopra le righe in cui Douglas interpreta un giornalista spietato nell’America in cui il successo e i beni materiali valgono più dei principi morali. A seguire troviamo Pietà per i giusti e Il bruto e la bella, rispettivamente diretti da Wyler e Minelli. E poi nel 1954 Ulisse, diretto dal “nostro” Mario Camerini, film campione di incassi della stagione 1954-1955; nello stesso anno lo troviamo nelle vesti del capitano Ned Land nella versione disneyana di 20.000 leghe sotto i mari, in cui divide lo schermo con altri due pesi massimi della recitazione: James Mason e Peter Lorre.Nel 1956, nuovamente diretto da Minelli, interpreta Van Gogh nel bellissimo e sottovalutato Brama di vivere. Oscar mancato, che andò però all’attore non protagonista Anthony Quinn che interpretava Gauguin. È del 1957 quello che forse è il capolavoro assoluto nella filmografia di Kirk Douglas: Orizzonti di gloria, diretto dal maestro Stanley Kubrick, che grazie al suo stile è riuscito ad offrire alla storia del cinema uno dei film anti militaristi più belli di sempre, ma se non fosse stato per l’interpretazione di Douglas, memorabile colonnello Dax, il film avrebbe avuto quel quid in meno.

La coppia Douglas – Kubrick la troviamo di nuovo insieme tre anni dopo in Spartacus; altro capolavoro che inizialmente doveva essere diretto da Anthony Mann ma che poi fu licenziato dal protagonista e produttore Douglas che volle Kubrick alla regia. Durante la lavorazione ci fu molta competizione tra protagonista e regista, dalla quale Kubrick ne uscì in parte sconfitto tanto da non riconoscere quasi la paternità del film, incolpando Douglas di aver ammorbidito alcuni aspetti come la lotta di classe, rendendoli più zuccherosi e appetibili a un pubblico più vasto. Douglas volle inserire nei titoli di coda il nome dello sceneggiatore Dalton Trumbo, in funzione anti-maccartista. Altro film meritevole di una menzione è Solo sotto le stelle (’62) diretto da David Miller, nuovamente sceneggiato da Trombo. Si tratta di un western in cui Douglas interpreta un cowboy solitario e romantico, in cui la modernità vince sull’epica della frontiera.L’ultimo grande film di Douglas è forse Uomini e cobra (’70) altro bellissimo western di Joseph L. Mankiewicz, con Henry Fonda.

Negli anni ’70 il nostro si cimenta nella regia ma con risultati non particolarmente memorabili: Un magnifico ceffo da galera e I giustizieri del west. Da qui in poi più niente di memorabile.

Ci tengo solamente a ricordare il cameo nel divertente e sottovalutatissimo Oscar – un fidanzato per due figlie (’91) di John Landis, in cui Douglas interpreta nei primi cinque minuti il padre morente del protagonista Snaps Provolone interpretato da Sylvester Stallone. Nel 2003 recita accanto al figlio Michael nel suo penultimo film Vizio di famiglia.

Quando penso a Kirk Douglas non so dire quale immagine mi venga in mente per prima: se quella del colonnello Dax di Orizzonti di gloria, o quella del gladiatore Spartaco mentre brandisce una spada con il braccio destro rivestito dall’armatura. Di certo penso a un attore che grazie ai suoi lineamenti che sembrano scolpiti nella pietra e ad una manciata di capolavori firmati da grandi e indimenticabili registi, è entrato a pieno titolo nella storia del cinema.

Altri cento di questi anni, Kirk.

 

 

C’era una volta il west – tra i 5 film più belli della storia

cera_una_volta_il_westNon ho mai stilato una classifica dei miei dieci film preferiti. Dentro di me vige una sorta di insicurezza che mi rende impossibile prendere una decisione ferma e sincera verso una questione di così vitale importanza; ma se dovessi scegliere dove collocare C’era una volta il west, se non tra i primi tre posti, di sicuro lo metto tra i primi cinque. Sicuro, sicuro, sicuro.
Per un semplice motivo: questo film è cinema. (altro…)

X-men Giorni di un futuro passato

x men

In attesa di vedere il nuovo capitolo della saga appena uscito al cinema X-men Apocalisse, ho deciso di parlare del penultimo film della serie uscito esattamente due anni fa, che inizialmente non mi aveva convinto come gli altri capitoli. (altro…)

Film in uscita

Questo fine settimana le sale si sono riempite di nuove interessanti pellicole.
Scopriamole insieme.

 

locandinaL’abbiamo fatta grossa, di Carlo Verdone, rappresenta l’uscita più attesa. Distribuito in ben 621 sale, la pellicola vede il famoso comico romano al fianco di un altro attore comico molto apprezzato: Antonio Albanese. (altro…)