L’argento si beve ma l’oro si aspetta

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Ieri ho passato una giornata a Varazze (SA) insieme alla mia fidanzata; è stata forse la giornata più calda di questa estate appena cominciata (ma che per me è iniziata prima perché ho fatto due settimane di ferie in Salento le ultime due di maggio).
Verso le 13 ci siamo allontanati dalla spiaggia per mangiare qualcosa, quando ho visto una libreria aperta. Il caldo era un ottimo pretesto per entrare e fare un giro tra gli scaffali pieni di libri stando un po’ al fresco. Continua a leggere

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C’è un mostro nell’armadio

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I coniugi Maltempo si stavano godendo in completo relax quello che restava della serata.
Era quel momento di quiete che si verificava più o meno tutte le sere verso le 22 quando il piccolo Roberto, loro unico figlioletto di otto anni, era ormai a letto e l’unico bagliore in tutta la casa proveniva dal televisore, un Full led 40 pollici che i due coniugi si erano regalati nove mesi prima per il loro decimo anniversario di nozze.
Roberto dalla sua camera poteva scorgere il fascio di luce e spesso riusciva anche a origliare, sebbene i suoi genitori tenessero il volume costantemente basso. Continua a leggere

Nella rete

bacheca

Alle otto di mattina di un qualsiasi giorno feriale, via Manzoni brulicava di automobili che rigurgitavano genitori e bambini. Era una via situata in una città nella zona est di Milano, ma possiamo immaginare la scena in una qualsiasi città che abbia nella stessa via un asilo nido, una scuola elementare e una scuola media. Zaini colorati e quattro frecce sulle automobili si confondevano creando un’immagine dinamica come un quadro futurista.

Chiara aveva nove anni, frequentava la terza elementare e a scuola ci andava sempre più che volentieri. Era nata in un caldo pomeriggio di un luglio del 1987 e ora stava guardando gli anni novanta volgere al termine. Come molti bambini della sua età il risveglio era accompagnato dai cartoni animati su Italia1 e un’abbondante colazione a base di caffelatte e cereali. Continua a leggere

Si accettano bambini

locanda

Finalmente avevano trovato un posto dove cenare.
Due coppie di amici con i rispettivi pargoli (due figli a testa, due maschi e due femmine), dopo aver girato un’ora e mezza per tutta Milano erano giunti davanti a un locale chiamato La locanda fuori dal mondo. Per arrivarci avevano dovuto percorrere una strada sterrata circondata da una folta vegetazione che terminava in una distesa deserta dove in mezzo al nulla si ergeva questo locale affascinante. Sembrava di essere in un fumetto di Dylan Dog.

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L’ASCENSORE

ascensore

Lo studio legale Grasso & Seregni aveva uffici nel più grande grattacielo della città, che contava cinquanta piani. Gli uffici erano eleganti ma non troppo pomposi, e come era giusto, occupavano gli ultimi piani del palazzo. Quella mattina Selina, venticinquenne neolaureata in giurisprudenza, aveva un colloquio al trentasettesimo piano del palazzo. Doveva presentarsi alle nove, ma alle otto e mezzo era già davanti all’edificio. Passò un buon quarto d’ora ad ammirare l’imponenza di quel grattacielo, a partire dalle scalinate che conducevano all’ingresso, fino all’antenna in cima all’edificio che si ergeva maestosa verso il cielo.
Alle nove meno dieci varcò la soglia del palazzo e si diresse verso l’ascensore. Era circondata da giovani ambiziosi e cinquantenni affermati con completi costosi. Selina stava entrando timidamente in quel mondo, ma francamente faceva fatica a vedersi dall’altra parte della barricata. Le sue esperienze passate le avevano fatto perdere ogni speranza verso il futuro. Contratti a somministrazione, a chiamata, voucher, niente di certo, tutto precario. Voleva solo quello che in fondo vogliono tutti: una famiglia e un lavoro sicuro, con orari e certezze. Ma sembrava un traguardo irraggiungibile. Si sentiva come se il mondo non avesse bisogno di lei, nonostante fosse in buona compagnia. Si sentiva dimenticata.

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