Musica

LA COLONNA SONORA DELLA MIA FELICITA’ – FATS DOMINO – BE MY GUEST

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L’11 marzo di quest’anno ho passato una serata magica, una delle più belle di tutta la mia vita.
E questo bellissimo ricordo ha la fortuna di essere stato accompagnato da un commento musicale; ovvero Be my guest di Fats Domino. Ora vi spiego com’è andata. (altro…)

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Dropkick Murphys and Flogging Molly for the first time on the same fucking stage

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Giovedì 6 luglio, cinque giorni prima del concerto:

guardo i turni della settimana e vedo che martedì finisco di lavorare alle 20.
Era da tempo che accarezzavo l’idea di andare a un concerto dei Dropkick Murphys, ma gli spazi chiusi per quel tipo di concerti li trovo leggermente claustrofobici, e pogare non è esattamente il mio forte. Meglio quindi uno spazio all’aperto dove aver la possibilità di defilarsi stando comunque all’aria aperta. Quindi, appena saputo che martedì 11 luglio si sarebbe tenuto un concerto dei Flogging Molly e i Dropkick Murphys al Carroponte di Sesto San Giovanni (la mia città) subito in me si è acceso l’interesse.

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Undici piccole storie di dolore e gloria per i Dropkick Murphys

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Il 6 gennaio è uscito il nuovo atteso album dei Dropkick Murphys dal titolo 11 short stories of pain & glory. La band di Boston rimane fedele al suono Celtic punk dei precedenti lavori, questa volta però le canzoni sembrano essere molto più “morbide” e dirette.

I critici hanno detto più o meno tutti la stessa cosa riguardo questo album: si tratta di un lavoro piacevole in cui si avverte un po’ di stanchezza e manca l’aggressività che ha caratterizzato i lavori precedenti. Sarà per questo motivo che io mi sono innamorato di questo disco fin dal primo ascolto.

Riassunto delle puntate precedenti: ho scoperto i Dropkick nel 2011 con il stupendo Going out in style e da subito mi innamorai di quel mix tra punk, rock, e musica celtica che ti proiettava in un pub irlandese con una Guinness in mano ad ascoltare storie dei cosiddetti “ultimi”, ignorati dalla società. L’album conteneva anche Peg o’ my heart, cantata con Bruce Springsteen, a dimostrazione di una certa rilevanza artistica ormai raggiunta.
Due anni dopo è uscito Signed and sealed in blood, meno bello ma non per questo un album inferiore. Non so quante volte mi sono ascoltato The boys are back sparata a tutto volume in macchina; una vera libidine.

E adesso, dopo ben quattro anni di attesa, ecco arrivare questo nuovo album:
è vero, le canzoni sono tutte molto più tranquille e leggere rispetto ai primi lavori, e a me piacciono proprio per questo motivo: ho sempre preferito le canzoni che viravano più verso il rock che non verso il metal, e quindi è per questo che amo alla follia gli ultimi album e non i primi.
A risentirne di più sono i testi, che sembrano scritti di getto, anche se comunque trattano temi importanti; una su tutte 4-15-13, splendida ballata che racconta con poche semplici parole dei lavoratori che cercano di tirare avanti come possono, nonostante le difficoltà.

Non troverete pezzi hard rock in questo album, quindi se siete fan dei primi Dropkick questo album non vi farà impazzire. Se invece vi piace la loro veste più soft, allora questo album è pane per i vostri denti.
Nonostante la loro semplicità, io ho apprezzato tutte le canzoni, e non ce n’è una che mi annoi o mi spinga a premere il tasto Next track.
Certo, dopo quattro anni di attesa ci si poteva aspettare un album un po’ più corposo e un numero di tracce maggiore, tenendo conto che tra le 11 canzoni presenti una è strumentale e due sono cover di brani tradizionali. Però a me sono bastate poche cose per amare alla follia questo album: prima di tutto la prima canzone, (dopo la strumentale The lonesome boatman) Rebels with a cause, un tiratissimo pezzo punk rock in cui le voci di Al Barr e Ken Casey si intrecciano alla perfezione, poi la leggerissima ma frizzante Sandlot, cantata tutta da Ken, in cui si parla dei bei tempi andati. Una canzone tenuta in piedi dalla chitarra acustica e dal battimani, quel genere di canzone che ti mette il buon umore. E poi la splendida Paying my way, un giro di piano avvolgente e un ritornello cantato in coro e perfino un assolo di armonica. Ecco, queste tre canzoni mi sono bastate per adorare questo album. Anche Kicked to the curb merita una menzione grazie al suo bel tiro e al testo disimpegnato e divertente.

Insomma, 11 short stories of pain & glory non resterà uno dei capisaldi nella discografia dei Dropkick, ma come album di transizione fa la sua bella figura. E anche se non sono canzoni che resteranno impresse, hanno comunque il pregio di accompagnare queste giornate e renderle più piacevoli; e per quanto mi riguarda, sono sicuro che tornerò ad ascoltare queste canzoni anche tra cinque anni, proprio come mi è capitato con Going out in style.

Buon ascolto.

Tracklist.

  • The Lonesome Boatman
  • Rebels With A Cause
  • Blood
  • Sandlot
  • First Class Loser
  • Paying My Way
  • I Had A Hat
  • Kicked To The Curb
  • You’ll Never Walk Alone
  • 4-15-13
  • Until The Next Time

Made in Italy – Finalmente un grande album di Ligabue

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Sarà il periodo, sarà che ho voglia di sentire nuove canzoni, sarà che sto invecchiando, oppure che ultimamente sono un po’ “unplugghed”, ma il nuovo album di Ligabue mi piace; e non poco.

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Quando è la colonna sonora a rendere immortale un film

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Una cosa che non ho mai confessato, da quando ho aperto questo blog, è il mio amore per la voce di Stevie Wonder. Non sono un grande ascoltatore di musica funk e soul, e non conosco a memoria tutta la discografia di Wonder, ma ho sempre avuto un debole per la sua voce.

Ed è soprattutto per questo motivo che ieri sera ho rivisto molto volentieri La signora in rosso,

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Bruce Springsteen – Indiscrezioni sul prossimo album

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Buone notizie per i fan di Bruce Springsteen: cominciano a trapelare in rete alcune indiscrezioni sul nuovo album che il nostro dovrebbe pubblicare dopo il The river tour, presumibilmente entro il 2017.
A parlarne è stato Jon Landau, storico manager del boss, quindi voce più che attendibile.
Ecco le parole che Landau ha avuto riguardo il nuovo progetto discografico:

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The ties that bind – The river collection – Tra piccoli gioielli e fondi di barile

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Le scelte possono significare molto, anzi tutto. Non basta avere il talento, a volte è necessario saper fare le scelte giuste per entrare nella storia. È quello che è successo a Bruce Springsteen quando nel 1979 consegnò alla Columbia il suo nuovo album The ties that bind, salvo poi prendere una decisione inaspettata: lo bocciò lui stesso. (altro…)