L’epifania tutte le feste porta via. E quest’anno si è portata via anche tre grandi nomi del cinema: Peter Bogdanovich, Mariano Laurenti e Sidney Poitier, tre artisti grandi nel loro genere, e non solo.

Il primo, Peter Bogdanovich, nato a Kingston il 30 luglio 1939, era un regista che passerà alla storia per aver diretto “L’ultimo spettacolo”, capolavoro che ottenne 8 nomination agli Oscar vincendo 2 statuette. Fu uno dei nomi simbolo della New Hollywood insieme a Martin Scorsese, Francis Ford Coppola, Michael Cimino, Brian De Palma e William Friedkin.
Il suo cinema, caratterizzato da uno stile sobrio, fa ampio uso della nostalgia come mezzo espressivo, riflettendo il passato degli Stati Uniti attraverso l’immaginario cinematografico, come testimoniano pellicole come “Vecchia America” (1976), “…e tutti risero” (1981) e “Texasville” (1990), quest’ultimo seguito del suo capolavoro “L’ultimo spettacolo”.
Tra gli altri film da ricordare è impossibile non citare “Ma papà ti manda sola?” (1972), commedia con Barbra Streisand e Ryan O’Neal, omaggio al cinema di Vincente Minelli e “Paper Moon – Luna di carta” (1973), che si rifà al cinema di Frank Capra.
Il suo ultimo film per il grande schermo è stato “Tutto può accadere a Broadway” (2014), che però non ha convinto né critica né pubblico.
Fu molto amico di Jerry Lewis, con il quale però non ha mai collaborato.


Per chi ama il cinema di Genere italiano, Mariano Laurenti non ha certo bisogno di presentazioni.
È stato uno dei registi simbolo della Commedia Sexy italiana degli anni ‘70, insieme a Sergio Martino e Nando Cicero. Nato il 15 aprile del 1929, esordì come aiuto regista negli anni ‘50 affiancando grandi registi come Mauro Bolognini, Dino Risi, Camillo Mastrocinque e Steno.
Il suo esordio come regista avvenne nel 1966 con “Il vostro superagente Flit”, commedia con Raimondo Vianello, parodia del fantaspionaggio e fantascienza, con una giovane Raffaella Carrà che interpreta un aliena.
Di seguito realizzerà alcuni divertenti musicarelli, come “I ragazzi di Bandiera Gialla” (1967), “Una ragazza tutta d’oro” (1967) e “Zingara”. Questi film non sono che un pretesto per ascoltare alcune delle canzoni più in voga in quel periodo, portando sul grande schermo i loro principali interpreti come Bobby Solo, Iva Zanicchi e Loretta Goggi.
Dopo i musicarelli inizierà una collaborazione col duo Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Il regista diresse la coppia in 6 film: “Satiricosissimo” (1970), “I due maghi del pallone” (1970), “Mazzabubù… quante corna stan quaggiù” (1971), “Ma che musica maestro” (1971), “I due assi del guantone” (1971) e “Continuavano a chiamarli i due piloti più matti del mondo” (1972).
In seguito si specializzerà nella Commedia Sexy italiana regalando alla storia di questo genere alcuni dei titoli più importanti e ricordati: “Quel gran pezzo dell’Ubalda tutta nuda e tutta calda” (1972), probabilmente il film per la quale Edwige Fenech viene maggiormente ricordata, “La bella Antonia, prima monaca poi dimonia” (1972), “La vedova inconsolabile ringrazia quanti la consolarono” (1974), e alcuni film con protagoniste attrici come Gloria Guida e Edwige Fenech nelle vesti di “Infermiera”, “Liceale” e “Insegnante”.
Collaborò diverse volte anche con Pippo Franco, che venne diretto dal regista in alcune celebri commedie come “Patroclooo!… e il soldato Camillone, grande grosso e frescone” (1973).
Laurenti fu attivo nel cinema dal 1966 al 1999, anno del suo ultimo film “Vacanze sulla neve”.
In 33 anni ha diretto ben 52 film, oltre ad aver preso parte come attore a 4 pellicole, la più celebre delle quali è sicuramente “Milano odia: la polizia non può sparare” (1974), di Umberto Lenzi, in cui interpreta l’avvocato di Giulio Sacchi (Tomas Milian). È proprio da questo film che è tratta una delle pochissime immagini che si trovano del regista: volto paffuto e grossi occhiali neri.
La critica ha spesso liquidato i film di Laurenti (e della Commedia Sexy in generale) come banali, volgari e inutili, ma ciò che spesso viene dimenticato è che per girare film con pochi mezzi e in brevissimo tempo occorre avere un talento non indifferente. E Mariano Laurenti questo talento ce l’aveva, eccome. Ricordiamo anche che le Commedie Sexy incassavano molto, e il denaro che fruttava alle case di produzione serviva ad essere impiegato per film dal budget più consistente.

E infine ci ha lasciati un altro grandissimo del cinema: attore, regista e simbolo alla lotta contro il razzismo: Sidney Poitier.
Nato a Miami il 20 febbraio del 1927, è stato il primo attore afroamericano a vincere il premio Oscar, grazie al film “I gigli del campo” (1963), bellissimo film in cui l’attore interpreta un giovane afroamericano che vagabonda per le strade degli Stati Uniti, quando si imbatte in un gruppo di suore fuggite dalla Germania dell’Est e le aiuta a costruire una cappella in un angolo dell’Arizona.
Il suo film più amato molto probabilmente è la bellissima commedia “Indovina chi viene a cena?”, in cui divide lo schermo con due giganti del cinema: Spencer Tracy e Katharine Hepburn.
Il film diretto da Stanley Kramer, oltre ad essere una delle più amate commedie hollywoodiane di tutti i tempi, è diventata anche un manifesto della lotta contro il razzismo, poiché qui viene trattata per la prima volta in maniera aperta la questione dei matrimoni misti nell’America degli anni ‘60.
Il discorso sulla discriminazione razziale lo troviamo anche in un altro celebre film di Poitier: “La calda notte dell’Ispettore Tibbs”, che insieme al film di Kramer è sicuramente il titolo più noto cui l’attore abbia preso parte. Questo noir poliziesco diretto da Norman Jewison ha avuto due seguiti non all’altezza dell’originale.
Si è cimentato anche dietro la macchina da presa dirigendo 9 pellicole con altalenante fortuna.
Vanno ricordati “Grazie per quel caldo dicembre” (1973) e “Nessuno ci può fermare” (1980), grande successo con la coppia Gene Wilder – Richard Pryor.
Nel 2002 ottenne un Oscar alla carriera e nel 2009 l’allora presidente degli Stati Uniti Barack Obama lo ha insignito della Medaglia Presidenziale della Libertà.


In un solo giorno se ne sono andati tre grandi protagonisti del Cinema. Tre personalità completamente diverse tra loro che sono riuscite ad essere grandi in ciò che hanno fatto.
L’immagine principale che ho scelto per questo articolo è quella del cinema in disuso tratta da “L’ultimo spettacolo” di Bogdanovich, e rende bene l’idea di un tempo che non tornerà mai più.
In momenti come questi torno a pensare a quanto sia grande e magico il potere del Cinema, poiché ci dà la possibilità di godere dei tesori che i grandi ci hanno lasciato. Fino alla fine dei nostri giorni.