Settimana scorsa (25 agosto) Tim Burton ha compiuto 63 anni. Sul web gli omaggi al regista si sono sprecati, e diversi siti hanno pubblicato la loro personale classifica dei 19 lungometraggi girati da Burton nell’arco di 34 anni. Ho visto cose assurde, come ad esempio “Batman – il ritorno” al 13esimo posto e “Alice in Wonderland” sul podio. Poco convinto e alquanto amareggiato, ho così deciso di pubblicare la mia personale classifica. Tempo fa avevo già scritto due post dedicati al regista (La filmografia di Tim Burton dal 1985 al 2001, e La filmografia di Tim Burton dal 2003 a oggi), senza però mettere i film in ordine di preferenza. Per quanto le classifiche siano quasi sempre del tutto soggettive, siamo in molti però a concordare sul fatto che Burton ha creato veri e propri capolavori, mentre altri titoli non sono all’altezza del suo nome. È stato quindi molto facile per me scegliere quali film relegare in fondo alla classifica, ma è stato invece difficile non poter inserire più di un titolo nella top 3. Ma alla fine ho fatto le mie scelte, e di seguito trovate la mia classifica.

19
Alice in Wonderland (2010)

Di questo film se ne è parlato fino all’esaurimento. Incasso stratosferico (il più alto nella carriera di Burton) effetti speciali bellissimi, che però non bastano a salvare un film dimenticabile.
Il sodalizio tra Burton e Johnny Depp, qui alla loro settima collaborazione, inizia a mostrare la corda, sebbene il Cappellaio Matto di Depp sia diventato un vero e proprio fenomeno, tanto che la sua figura accompagnata da aforismi degni di un sedicenne ha spopolato sui social. Forse il problema principale di questo film è che essendo una mega produzione Disney, a Burton sia stata lasciata poca libertà creativa, e il risultato si vede. Per la prima volta dopo aver visto un film del regista, sono uscito dal cinema con la sensazione di aver visto il nulla.

18
Planet of the Apes (2001)

Dopo un decennio memorabile quali sono stati gli anni ‘90, Burton entra nel nuovo millennio compiendo quello che forse è il suo primo passo falso. Al di là del trucco di Rick Baker, del film si salva ben poco. Sembra che a Burton interessi più rendere le scimmie più vere possibile, dimenticandosi però di dare tono e anima al film. Fa piacere però ritrovare Charlton Heston (protagonista dell’originale del ‘68) nel ruolo del padre del Generale Thade, interpretato da Tim Roth. Al di là delle critiche, fu il nono incasso mondiale del 2001.

17
La fabbrica di cioccolato (2005)

Remake dell’indimenticabile adattamento del 1971 interpretato dal grande Gene Wilder, è un film divertente e molto colorato, ma al di là dell’aspetto visivo non c’è un granché da ricordare.
I sorrisi e le faccine di Johnny Depp alla lunga stancano. Ma questo è solo il mio parere, perché ad ogni modo il film è piaciuto alla critica e ancora di più al pubblico che lo ha premiato con un incasso globale di 475 milioni di dollari, rendendolo così l’ottavo film più visto del 2005.
Complice sicuramente la popolarità di Johnny Depp che in quegli anni stava spopolando con la saga dei Pirati dei Caraibi.

16
Sweeney Todd – il diabolico barbiere di Fleet Street (2007)

Questo tredicesimo lungometraggio di Tim Burton (il sesto insieme a Johnny Depp) rientra nella categoria dei “Film belli che non mi sono piaciuti”. In pratica è uno dei film che anche se non ti piace ha il pregio di non farsi dimenticare. Visivamente è straordinario, e gli attori tutti molto convincenti, su tutti il grandissimo Alan Rickman nei panni dei giudice Turpin. Le canzoni però le ho trovate troppo ridondanti, e su una ventina di queste ricordo solo “Pretty woman” cantata da Rickman e Depp. E per un musical avere delle canzoni non convincenti lo trovo molto grave. Ma questa non è tutta colpa del film, ma del musical da cui è tratto.

15
Miss Peregrine – la casa dei ragazzi speciali (2016)

Gli anni dieci del 2000 rappresentano un periodo critico per Burton. Dopo il grande successo di “Alice in Wonderland”, secondo più alto incasso del 2010, il nostro non è più riuscito a raggiungere simili livelli in termini commerciali. E questo “Miss Peregrine” non fa eccezione. Se c’è un solo termine che ben si addice a questa pellicola è “sottotono”. E pensare che il materiale alla base poteva essere trattato in maniera molto più egregia, perché il romanzo per ragazzi all’origine della storia ha per protagonisti i cosiddetti piccoli “Freaks” che tanto stanno a cuore al regista. E invece il film sembra girato con poca convinzione, facendone così un’enorme occasione persa.

14
Pee Wee’s Big Adventure (1985)

Si tratta sicuramente di un’opera incompiuta e ancora acerba, ma se non altro qui troviamo tutto il Tim Burton che verrà. Il protagonista è il bizzarro e infantile Pee Wee (Paul Rubens) che, disperato per il furto della sua bicicletta, vivrà una serie di avventure surreali per ritrovarla. Come biglietto da visita è davvero notevole, perché già da questa opera si intuisce il grande amore di Burton per il cinema. Sicuramente strano e difficilmente collocabile, ha però il merito di aver aperto al regista le porte di Hollywood.

13
Dark Shadows (2012)

Per la prima volta la coppia Burton – Depp non convince né critica né pubblico. Tratto dall’omonima soap opera degli anni sessanta creata da Dan Curtis, il film vede Johnny Depp nei panni di Barnabas, un vampiro che si risveglia nel 1972 e deve fare i conti con la strega Angelique (Eva Green) da lui sedotta e abbandonata nel 1760. Probabilmente il film ha sofferto in termini economici la concorrenza con “The Avengers”, grande blockbuster di quell’anno. Perché il film, pur non essendo uno dei vertici burtoniani, ha il merito di intrattenere offrendo una pellicola dal buon ritmo e visivamente accattivante, specialmente grazie all’ambientazione anni ‘70 e relativa colonna sonora di quel periodo.

12
Big Eyes (2014)

Probabilmente verrà ricordato per essere uno degli incassi più bassi della carriera di Tim Burton, avendo racimolato solo 29 milioni di euro in tutto il mondo. Il film però è costato appena 10 milioni di dollari, quindi non si può parlare di flop totale dal momento in cui ha incassato tre volte le spese di produzione. Ricordo di essere uscito dal cinema molto entusiasta, dopo le scottanti delusioni di “Sweeney Todd” e “Alice in Wonderland” (non cito “Dark Shadows” perché non l’avevo visto al cinema). Quindi dopo aver visto questo film coloratissimo interpretato da una bellissima Amy Adams e un gigantesco Christoph Waltz, mi sono sentito molto appagato. La storia è trattata in maniera molto semplice, e si concentra sulla pittrice Margaret Keane, che dipingeva bambini dagli occhi enormi. Il merito però se lo prendeva il marito Walter Keane, anch’egli aspirante pittore ma di scarso talento. A parte un paio di digressioni oniriche, il film mantiene un tono piuttosto convenionale (cosa rara nel cinema di Burton), e la regia si affida quasi esclusivamente ai due magnifici interpreti e ai quadri della pittrice. Uno dei film più piccoli e semplici di Burton, ma che riesce a emozionare.

11
Dumbo (2019)

Si può dire che “Alice in Wonderland” ha dato il via alla moda degli adattamenti in live action dei classici Disney, al quale sono seguiti altri titoli di grande successo come “Maleficent”, “Cenerentola”, “Il libro della giungla” e “La bella e la bestia”. Purtroppo “Dumbo” si rivelerà uno degli adattamenti con l’incasso più basso: 353 milioni incassati a fronte di una spesa di 170.
Certo il film ha molti difetti, come alcune sequenze in cui si vede che la scenografia è completamente realizzata al computer, ma ha il merito di non essere un copia incolla del cartone originale. Ovviamente le breve durata dal classico Disney del 1941 (64 minuti) ha contribuito a stimolare la fantasia degli sceneggiatori che hanno dovuto inventare una storia nuova, mantenendo solo poche sequenze uguali al cartone, su tutte quella strappa lacrime del piccolo Dumbo che con la proboscide cerca la mamma chiusa in una gabbia. Dispiace che i personaggi che compongono il circo (quei “Freaks” tanto amati da Burton) risultino un po’ sacrificati, e questo era un aspetto che il regista avrebbe potuto/dovuto sfruttare meglio. Ad ogni modo è cento volte meglio di “Alice in Wonderland”, e alla fine della visione ti lascia un sorriso e tanta tenerezza. E poi rivedere sul grande schermo il trittico Keaton – DeVito – Burton quasi trent’anni dopo “Batman – il ritorno” è già di per sé una gioia.

10
Mars Attacks! (1996)

Entriamo nella top ten, e da qui in poi siamo a livelli altissimi. “Mars Attacks!” al cinema fu un flop, e questo lo si deve in gran parte alla concorrenza con “Independence Day” che quell’anno sbancò i botteghini di tutto il mondo. Ed è un gran peccato che il film sia stato rivalutato solo più tardi, perché avrebbe meritato più successo. Forse gli omaggi alla fantascienza degli anni ‘50 (e hai relativi film considerati di Serie Z come quelli di Ed Wood) non hanno catturato l’interesse del grande pubblico, ma chi ama quel genere di fantascienza e gli aspetti folli e visionari del cinema di Burton, qui avrà pane per i suoi denti. Il cast è semplicemente strepitoso: Jack Nicholson, Glenn Close, Danny DeVito, Michael J. Fox, Martin Short, Rod Steiger Natalie Portman, Annette Bening e Tom Jones.

9
Il mistero di Sleepy Hollow (1999)

Il racconto da cui è tratto, “La leggenda della valle addormentata” (1819) di Washington Irving, dà a Tim Burton la possibilità di dare ampio sfogo al suo immaginario gotico. Il cavaliere senza testa interpretato da Christopher Walken è uno dei personaggi indimenticabili tra i tanti portati al cinema dal regista, e anche Johnny Depp è particolarmente a suo agio nel ruolo dell’imbranato detective Ichabod Crane. Nel cast troviamo alcuni volti noti del cinema del regista: Jeffrey Jones, Michael Gough, Martin Landau e la compagna dell’epoca Lisa Marie. C’è anche un cameo del grande Christopher Lee.

8
La sposa cadavere (2005)

A metà degli anni dieci del 2000 Burton si trovava in un momento particolarmente prolifico e redditizio. Tra il 2003 e il 2005 escono al cinema ben tre film, due dei quali considerati capolavori, ovvero “Big Fish” e “La sposa cadavere” e “La fabbrica di cioccolato” che non considero tra le sue opere migliori, ma che comunque è piaciuto molto a critica e soprattutto al pubblico. “La sposa cadavere” riporta Burton alla tecnica del Stop Motion, proprio come nel 1993 con “Nightmare Before Christmas”, che lo vide nelle vesti di ideatore e produttore mentre la regia era di Henry Selick. Il film con protagonista Jack Skeletron rimane un capolavoro insuperabile, ma questa opera gli si avvicina molto. Burton mette in scena una storia d’amore struggente e commovente, giocando sul contrasto tra il mondo dei vivi grigio e squallido, e quello dei morti reso vivace e colorato. Johnny Depp presta la voce a Victor, un timido futuro sposo che risveglia il fantasma di Emily (doppiata da Helena Bonam Carter), assassinata il giorno del suo matrimonio, che trascina Victor nell’aldilà.
Qui il futuro sposo scopre che il mondo dei morti è molto più allegro di quello dei vivi.

7
Frankenweenie (2012)

Chi nel 2012 è rimasto deluso da “Dark Shadows” si sarà sicuramente sentito felicemente appagato da questo splendido film d’animazione uscito nello stesso anno.
Si tratta di un rifacimento dell’omonimo mediometraggio realizzato nel 1984, che segue le vicende del giovane Victor che resuscita il suo cane Sparky. Un film degno del miglior Tim Burton, i cui tutto è al posto giusto: magia, ironia, sentimento e omaggi al cinema horror e di fantascienza degli anni ‘50. Burton si sbizzarrisce donando a tutti i personaggi delle peculiarità stravaganti e indimenticabili. Il professore di scienze, doppiato da Martin Landau, ha le fattezza di Vincent Price, icona del cinema horror anni ‘50 e ‘60, che apparve per l’ultima volta al cinema proprio in un film di Burton: “Edward mani di forbice”, nel quale interpretava il creatore di Edward.

6
Beetlejuice – spiritello porcello (1988)

Secondo lungometraggio di Burton, e uno dei titoli più amati. Alec Baldwin e Geena Davis interpretano una coppia di sposini che, dopo essere morti in un incidente d’auto, si ritrovano prigionieri della loro villetta. Per liberarsi dei nuovi inquilini decidono di rivolgersi a Betelgeuse (Michael Keaton) un disgustoso “bio esorcista”.
Il film è un susseguirsi di trovate geniali: il plastico all’interno del quale vive Betelgeuse, i vermi delle sabbie, gli arredamenti insoliti, e la sala d’attesa dell’aldilà. Per non parlare della scena i cui i nuovi inquilini vengono posseduti sulle note di “Banana Boat Song” di Harry Belafonte. Un film realizzato con semplicità in cui viene messa in campo tutta la genialità e il talento visivo di Burton.
Geniale.

5
Batman (1989)

Burton riporta la figura dell’uomo pipistrello sul grande schermo, dopo la serie tv degli anni ‘60 con Adam West, privandola però del suo stile pop, rievocando lo stile dei fumetti di Bob Kane e mettendo in scena uno stile tutto suo. All’inizio si respira un’atmosfera noir, grazie alle sequenze che vedono protagonista Jack Napier, criminale al soldo del boss interpretato da Jack Palance, che durante uno scontro con la polizia cade nell’acido trasformandosi in Joker. L’interpretazione di Jack Nicholson nei panni della storica nemesi di Batman è a dir poco memorabile, e riesce a cogliere il giusto spirito del personaggio. Forse il film soffre di uno sbilanciamento a favore del villain, perché sono proprio le sequenze che vedono protagonista il Joker a restare più impresse. Ma nel complesso il film è una delle opere burtoniane più riuscite, e da quel momento il mondo dei cine comics non sarebbe stato più lo stesso.

4
Ed Wood (1994)

All’inizio degli anni ‘90 Burton realizza tre capolavori uno in fila all’altro: “Edward mani di forbice”, “Batman il ritorno” e “Ed Wood”, film dedicato a quello che viene considerato il peggior regista di tutti i tempi. Il film si concentra sulla lavorazione dei due titoli più celebri del regista: “Glen or Glenda” (1953) e “Plan 9 from outher space” (1959). Quello di Burton è un vero e proprio atto d’amore verso il cinema di serie z, ovvero a quei film realizzati in maniera rozza e superficiale ma che contenevano quella genuinità che non si riscontrava nelle grandi produzioni.
Martin Landau interpreta Bela Lugosi, attore che nel 1931 interpretò il Dracula di Tod Browning, e che concluse la carriera cinematografica con film a basso costo, mentre Vincent D’Onofrio interpreta Orson Welles.
Una vetta assoluta del cinema di Burton.

3
Edward mani di forbice (1990)

Tim Burton e Johnny Depp consegnano alla storia quella che sicuramente è la “creatura” più amata dell’universo burtoniano. L’attore, qui alla sua prima collaborazione col regista, dà corpo al fragile e delicato Edward, creato da un inventore (Vincent Price) che muore prima di completare la sua creatura, lasciandogli delle forbici al posto delle mani. Edward si dovrà scontrare con i pregiudizi della gente, che prima lo tratta come un fenomeno da baraccone, per poi vederlo come una minaccia. In questa favola dark Burton esprime tutto il suo amore verso gli emarginati, puntando il dito ferocemente contro l’ipocrisia della società. La scena in cui Kim (Winona Ryder) balla sotto la neve creata da Edward è pura poesia, ed è una delle sequenze più toccanti del cinema degli anni ‘90.
Ultima interpretazione di Vincent Price, icona del cinema horror anni ‘50 e ‘60, che si congeda dal suo pubblico in maniera memorabile.

2
Big Fish (2003)

Dopo il deludente “Planet of the Apes”, Tim Burton firma il suo capolavoro del nuovo millennio, nonché una delle sue vette assolute. Meno gotico delle opere precedenti, il film stupisce per la sua vivacità e i colori allegri, che ben si sposano con le atmosfere circensi presenti nella pellicola, talvolta di felliniana memoria. La storia è piena di poesia e tenerezza: Will (Billy Crudup) torna dal padre in fin di vita (Albert Finney), con il quale ha sempre avuto un rapporto conflittuale perché l’uomo ha sempre raccontato la sua vita riempiendola di fantasia. Ripercorriamo così la vita del padre Ed Bloom (Ewan McGregor da giovane) assistendo al suo viaggio fantastico ricco di personaggi memorabili.
Un film a dir poco meraviglioso, che per un soffio non ho inserito al primo posto.

1
Batman – il ritorno (1992)

Dopo il successo del primo Batman dell’89 a Burton viene concessa la piena libertà creativa, e il risultato è sorprendente. Siamo davanti a un inno alla diversità, con il personaggio del Pinguino (Danny DeVito) che fa più tenerezza che paura, abbandonato quando era ancora in fasce perché deforme, egli ha solo bisogno d’amore. Stilisticamente Burton omaggia l’espressionismo tedesco, donando cupezza e obliquità alle scenografia e omaggiando vecchie pellicole: il travestimento del Pinguino, ad esempio, ricorda quello del Dottor Caligari, mentre Max Schreck, uomo d’affari senza scrupoli (Christopher Walken) ricorda Nosferatu del 1922. I cine fumetti che verranno in seguito non riusciranno mai a replicare l’intensità e la poesia di questo capolavoro burtoniano, sebbene le scene d’azione siano molto poche; cosa impensabile per i cine comics di oggi.
Un capolavoro, e probabilmente il miglior cine comic di sempre.

Una menzione d’onore merita sicuramente “Nightmare Before Christmas”, che non è diretto da Burton ma è stato da lui ideato e prodotto. Il capolavoro in stop motion è così tanto legato al suo nome che molti ancora oggi credono erroneamente che sia lui il regista.
Il film è un vero e proprio capolavoro, senza un attimo di noia, pieno di canzoni memorabili e composto da una ricca galleria di personaggi tutti indimenticabili.