Per gli appassionati del cinema di genere, Umberto Lenzi non è certo uno che ha bisogno di presentazioni. Il regista toscano, che il 6 agosto di quest’anno avrebbe compiuto 90 anni, è stato uno dei maggiori esponenti del filone poliziottesco, ma in tutta la sua carriera ha saputo destreggiarsi in vari generi: piratesco, peplum, storico, bellico, western, thriller erotico e appunto il poliziottesco.
Quest’ultimo, come dicevo, è il genere che l’ha consacrato nell’olimpo dei maestri di quel cinema popolare, all’epoca tanto bistrattato dalla critica ma che negli anni è stato riconsiderato.

Quest’anno, oltre a ricorrere il novantesimo compleanno del regista, si celebra anche l’anniversario del suo esordio sul grande schermo, poiché il primo lungometraggio da lui diretto risale al 1961, e si tratta di “Le avventure di Mary Read”, mentre l’ultimo film, il poliziesco “Hornsby e Rodriguez – Sfida criminale” è del 1992. In trent’anni di carriera Lenzi ha diretto 61 pellicole, una media di venti film a decennio. Questo articolo nasce dall’esigenza di far scoprire, a coloro che lo leggeranno, quelle pellicole del regista passate in sordina o altrimenti non così note come altre decisamente più fortunate. Quando si parla di Umberto Lenzi i titoli che vengono spesso menzionati sono quelli legati al filone poliziottesco: “Milano rovente” (1973), “Milano odia: la polizia non può sparare” (1974), “Roma a mano armata” (1976), “Napoli violenta” (1976), “Il trucido e lo sbirro” (1976) [che segna l’esordio del celebre personaggio Er Monnezza interpretato da Tomas Milian], “Il cinico, l’infame e il violento” (1977), “La banda del gobbo” (1977).
Oltre a questi cult del genere, è facile sentir nominare titoli riconducibili al genere horror e “Cannibal movie”, come “Il paese del sesso selvaggio” (1972), ricordato per aver inaugurato il genere, “Mangiati vivi!” (1980) e “Cannibal ferox” (1981), questi ultimi due usciti sull’onda del successo di “Cannibal Holocaust” pellicola di Ruggero Deodato datata 1980.

In mezzo a tutti questi famosissimi titoli è facile, quindi, dimenticarsi di tante altre perle nascoste, e altri titoli che a un primo impatto difficilmente possono essere associati al regista; ad esempio alcuni si saranno dimenticati che il regista ha diretto perfino un film di Pierino. Si tratta di “Pierino la peste alla riscossa”, uno dei quattro “apocrifi” , interpretato da Giorgio Ariani anziché il più celebre e inimitabile Alvaro Vitali. Il film si lascia vedere con una certa simpatia e nostalgia per via di due attori del calibro di Mario Brega e Elena Fabrizi, detta “Sora Lella”, il primo interpreta il padre e la seconda la nonna.

Ora vi propongo dieci film che reputo meritevoli di essere visti, e che sono facilmente reperibili su Prime Video, RaiPlay e YouTube.

1
Le Avventure di Mary Read
(1961)

Si tratta del primo film del regista, ed è un esordio tutto sommato dignitoso. In bilico tra cappa e spada e piratesco, la pellicola si lascia guardare grazie al tono scanzonato e all’ambientazione ben riuscita seppur realizzata con un budget irrisorio. La protagonista Mary Read è interpretata da Lisa Gastoni, attrice e modella che dopo aver interpretato diversi film di genere, vince nel 1967 il Nastro d’argento come Miglior attrice per il film “Svegliati e uccidi” di Carlo Lizzani. Nel ’62 l’attrice e il regista lavoreranno insieme nel discreto “Duello nella sila”.

2
Il trionfo di Robin Hood
(1962)

Tra i numerosi film dedicati al leggendario arciere, questo è sicuramente uno dei meno famosi.
Ed è un peccato perché si tratta di un’opera godibilissima seppur con molti difetti.
In molte sequenze assistiamo al “trionfo” dell’approssimazione, tanto per citare il titolo, ma le scene di battaglia girate con una certa maestria, e la recitazione scanzonata che ben si addice alla leggenda del bandito più famoso di tutti i tempi, rendono la visione molto piacevole.
Lo trovate per intero su YouTube.

3
Caterina di Russia
(1963)

Fotoromanzo storico molto romanzato che mette in scena l’ascesa al trono di Russia di Caterina, gli amori, gli intrighi politici e lo scontro con il consorte Pietro III per la conquista dell’impero.
Nonostante sia passato solo un anno dall’esordio, e con altri due film girati nel frattempo, Lenzi si dimostra sempre più abile e disinvolto nel mettere in scena un film storico, avendo a disposizione un budget risicato. Caterina è interpretata da Hildegard Knef, che fu la prima attrice tedesca ad approdare a Hollywood nel dopo guerra. Tornerà a recitare in una produzione italiana soltanto nel 1988 ne “La casa 4”, uno dei sequel apocrifi del capolavoro di Sam Raimi.

4
Zorro contro Maciste
(1963)

Per gli appassionati dei Peplum storici girati a basso costo e con un’idea di base inverosimile, questo film è una vera e propria delizia. Nonostante l’improbabile incontro tra i due eroi, in fase di sceneggiatura hanno optato per la soluzione meno bizarra, ovvero portare Maciste ai tempi di Zorro e non viceversa. Vediamo quindi la storia ruotare attorno alla successione al trono di Filippo II, e vede i due protagonisti inizialmente farsi la guerra per poi allearsi una volta intuite le avide intenzioni della principessa Malva (interpretata da Moira Orfei).
Un film dinamico che si guarda con immenso piacere.

5
Attentato ai tre grandi
(1967)

Film bellico al quale Lenzi teneva particolarmente. A proposito della pellicola il regista ebbe a dire: “Io mi aspettavo che Attentato ai tre grandi mi portasse chissà quale successo e invece è un film che non ha visto nessuno, mentre continuano ad arrivarmi lettere di complimenti per “Cannibal Ferox”. Questo un po’ mi rode”.
Ambientato nel 1942, durante la seconda guerra mondiale, il film ha per protagonista un commando composto da cinque militari tedeschi che si reca in Marocco per uccidere Churchill e gli altri partecipanti alla Conferenza di Casablanca. Tuttavia, il titolo italiano è impreciso perché con la locuzione “i tre grandi” gli storici intendono Churchill, Roosevelt e Stalin.
Rispetto alle pellicole precedenti, Lenzi alza leggermente il tiro, e infatti il film è molto più solido e ben diretto; un bel film bellico a tutti gli effetti. Si percepisce che il regista fosse appassionato di storia e ci tenesse particolarmente a questo progetto, mostrandosi più a suo agio rispetto ad altri generi.
Da recuperare assolutamente.

6
Tutto per tutto
(1968)

Primo dei due western diretti dal regista, che non amava particolarmente il genere, ma riesce comunque a mettere in scena con gran ritmo e professionalità una storia molto banale.
La pellicola può contare su un cast di tutto rispetto: nel ruolo del protagonista Johnny Sweet troviamo Mark Damon, attore statunitense specializzato in spaghetti western, che ha lavorato ben due volte con Roger Corman. Poi con Sergio Corbucci e Carlo Lizzani. Nel ruolo di Gufo troviamo John Ireland, attore canadese che ha preso parte a celebri western come “Sfida infernale” di John Ford e “Il fiume rosso” di Howard Hawks.
Sebbene possa apparire come un compitino svolto senza troppa partecipazione, vale la pena di guardarlo.

7
Una pistola per cento bare
(1968)

Secondo dei due western diretti da Lenzi nello stesso anno. Che il regista non fosse amante del genere lo si intuisce dal suo scarso contributo alla causa (con soli due film in una vastissima filmografia) e dalla sensazione di trovarsi davanti a lavori commissionati realizzati bene ma con pochi guizzi. La mano del regista riesce comunque a farsi sentire, e rendono godibile un film altrimenti anonimo. Il protagonista è un testimone di Geova che rifiuta le armi e per questo arrestato in quanto disertore. Quando torna a casa trova i genitori uccisi, e decide così di vendicarsi.
Non mancano gli spunti interessanti e i momenti di sicuro effetto.

8
La legione dei dananti
(1969)

Con una sceneggiatura scritta tra gli altri da Dario Argento, e un protagonista del calibro di Jack Palance, Lenzi dimostra ancora una volta quanto il genere bellico gli fosse particolarmente congeniale. La trama e i suoi risvolti non sono certo il punto forte del film, che ad ogni modo risulta scorrevole e godibile grazie a una regia dinamica che punta più sull’intrattenimento che alla ricostruzione storica. A supportare il protagonista troviamo un cast di caratteristi internazionali ottimamente scelto.

9
L’uomo della strada fa giustizia
(1975)

Tra gli otto poliziotteschi girati dal regista, questo è uno dei titoli meno blasonati. Protagonista è un ingegnere milanese (Henry Silva) che, alla morte della figlioletta durante una rapina, decide di farsi giustizia da solo. Il film segue chiaramente l’onda de “Il giustiziere della notte”, uscito l’anno prima, solo che anziché New York troviamo una Milano nel pieno degli anni di piombo, e il film rispecchia bene il clima di paura e tensione che si respirava in quel periodo.
Il volto glaciale di Henry Silva era già noto nel noir italiano, ed era già stato diretto da Lenzi nel 1974 in “Milano odia: la polizia non può sparare” e diverse volte da Fernando Di Leo (“La mala ordina” del 1972 e “Il boss” del 1973).
Visto oggi, grazie soprattutto all’ambientazione meneghina, assume quasi un valore storico.

10
La casa 3 – Ghosthouse
(1988)

Impossibile non menzionare questo film, poiché è stato quello che mi ha fatto scoprire il regista. Visto da bambino, registrato su vhs in seconda serata, all’epoca mi aveva particolarmente suggestionato, tanto da farmi appassionare alla serie de “La casa” e andare a recuperare tutti i film della serie, molti dei quali imbarazzanti. Si tratta del primo sequel apocrifo del capolavoro di Sam Raimi, che ha diretto i primi due episodi rispettivamente nel 1981 e nel 1987.
Sicuramente è un film realizzato in maniera frettolosa e recitato malissimo, ma può vantare alcune sequenze di sicuro effetto, come la scena iniziale in cui una famiglia viene massacrata. La musichetta generata da un carillon e che accompagna i momenti che precedono un omicidio, dà i brividi.
Il produttore del film è Joe D’Amato, considerato il regista italiano più prolifico di sempre con all’attivo oltre 200 film, che si fece carico del progetto con la sua casa di produzione Filmirage, e che fece spostare l’azione negli Stati Uniti.
Il successo del film fu tale da rendere possibile alla casa di produzione di D’Amato la realizzazione di altri due sequel con registi e cast differenti.

Dopo “La casa 3”, Umberto Lenzi dirige altri 7 film fino al 1992, più altri 3 che inizialmente dovevano far parte di una serie intitolata “I maestri del thriller”, destinata alla televisione e all’home video. I film però vennero considerati troppo violenti per un pubblico televisivo e uscirono l’anno successivo all’interno della serie “Lucio Fulci presenta”.

Con la morte del cinema di genere, molti colleghi di Lenzi si riciclarono come registi televisivi, ma il suo carattere anarchico gli impedì di cedere a compromessi, per questo la sua filmografia si ferma al 1992, quando ancora il regista si trovava nel pieno della sua vivacità intellettuale.

Il regista, scomparso il 19 ottobre 2017 a 86 anni, ci lascia in eredità una vasta e variegata filmografia capace di fare la felicità di ogni appassionato di cinema. Spero che questi titoli che vi ho riportato (oltre a quelli maggiormente noti) vi possano essere d’aiuto a riscoprire un grande maestro del cinema di genere, e che possa regalarvi qualche ora di puro svago immergendovi in un cinema che non esiste più.