Oggi Robert Allen Zimmerman, meglio conosciuto come Bob Dylan, compie 80 anni.
Un traguardo importante per quello che forse è il più grande cantautore di tutti i tempi, colui che più di tutti ha saputo smuovere le coscienze, regalando alla storia della musica alcune delle canzoni più belle di tutti i tempi, premiato con un Oscar nel 2001 per la canzone “Things have changed” dal film “Wonder boys”, e vincitore del prestigioso premio Nobel per la letteratura nel 2016. L’anno prossimo invece ricorrerà il 60esimo anniversario dalla pubblicazione del primo album omonimo, che però è considerato come uno dei lavori meno rappresentativi, anche perché composto da canzoni non sue.
Poco tempo fa avevo scritto un altro post su Bob Dylan, in cui elencavo i miei 15 album preferiti (lo trovate cliccando qui), che ancora oggi è uno dei miei post più visualizzati, non so il perché.
Oggi invece voglio consigliarvi altri 10 album che non amo come gli altri 15 ma che sono comunque importanti e che vale la pena ascoltare. Ricordiamo che Dylan in quasi 60 anni di carriera ha pubblicato 39 album in studio, l’ultimo dei quali lo scorso giugno “Rough and rowdy ways”. Tra questi 39 album rientrano i 3 dischi di cover dedicati alle canzoni portate al successo da Frank Sinatra, e un album di canzoni natalizie (“Christmas in the heart” del 2009).
Se nel post precedente gli album in classifica rappresentavano esclusivamente i miei gusti personali, qui ho voluto invece scegliere altri dieci album in ordine cronologico che reputo i più importanti tra quelli rimasti fuori dalla mia classifica.

Andiamo quindi a scoprire questi dieci album di Bob Dylan.

1) The Times They Are a-Changin’ (1964)

Terzo lavoro discografico di Bob Dylan, è un album composto esclusivamente da canzoni acustiche, ed è considerato un vero e proprio manifesto della canzone di protesta.
Contiene alcune delle più celebri canzoni del primo periodo dylaniano, tra queste la canzone che dà il titolo all’album, “Boots of Spanish Leather”, “The Lonesome Death of Hattie Carroll” e “Restless Farewell”. Queste canzoni verranno proposte in concerto negli anni successivi con arrangiamenti diversi. Stranamente ebbe più successo nel Regno Unito dove arrivò alla quarta posizione, mentre negli States raggiunse il ventesimo posto.

2) Another Side of Bob Dylan (1964)

Uscito sette mesi dopo il precedente “The Times They Are a-Changin’”, questo album risulta musicalmente ancora un po’ acerbo, mentre le liriche sono sempre molto potenti. Lo spettro di Woody Guthrie viene relegato sullo sfondo per dar spazio a una commistione tra folk e rock, complice l’incontro che il nostro ebbe con i Beatles. La loro musica fu di ispirazione a Dylan per la stesura di alcuni brani. Nei testi troviamo sempre riferimenti politici, ma viene lasciato spazio anche al lato intimo dell’autore. La canzone più famosa è probabilmente “It Ain’t Me Babe”, mentre di una certa fama godono anche “I Shall Be Free No.10” e “Chimes of Freedom”.

3) John Wesley Harding (1967)

Dopo tre album che segnarono la famosa “svolta elettrica”, Dylan torna a una dimensione più acustica, con canzoni più essenziali soprattutto nei testi.
Testi più scarni quindi, ma con molti riferimenti biblici.
La canzone più famosa dell’album è senza dubbio “All Along the Watchtower” che venne ripresa anche da Jimi Hendrix in una versione che fece storia. Anche “I’ll Be Your Baby Tonight” ebbe un notevole successo e fu coverizzata da diversi artisti. L’album fu accolto calorosamente dalla critica e fu un successo di pubblico, raggiungendo la seconda posizione in classifica.

4) Nashville Skyline (1969)

A un anno e mezzo da “John Wesley Harding”, Dylan pubblica questo album che all’epoca fece molto scalpore per via delle sonorità country e dell’atmosfera rilassata che si respira nelle canzoni.
L’album è infatti una raccolta di 10 canzoni molto leggere e senza troppe pretese. Anche la voce di Dylan è cambiata, e appare più intonata e molto melodica.
La canzone che apre l’album “Girl from the North Country” è cantata insieme a Johnny Cash, ed è uno dei momenti più interessanti dell’album, che fu un buon successo raggiungendo la prima posizione nel Regno Unito e la terza in America.

5) Pat Garrett & Billy the Kid (1973)

Questo album è da menzionare per due motivi: il primo perché per la prima volta Dylan partecipa alla colonna sonora di un film, e il secondo perché contiene una delle canzoni più famose in assoluto di Dylan: “Knockin’ on Heaven’s Door”.
Quasi tutti i pezzi sono strumentali, e fanno parte della colonna sonora dell’omonimo film diretto da Sam Peckinpah e interpretato da Kris Kristofferson e James Coburn. Anche Dylan compare nella pellicola nel ruolo di “Alias” un pistolero.
All’epoca l’album non fu accolto molto bene dalla critica, ma contribuì a far entrare nella storia il capolavoro di Peckinpah.

6) Planet Waves (1974)

L’album segno il ritorno di Dylan al rock, dopo una seria di album di ispirazione principalmente country. A mio avviso non si tratta di un lavoro memorabile, ma ha il merito di essere il primo album del cantautore a raggiungere il primo posto nella chart statunitense, e di contenere “Forever Young” una delle sue canzoni più famose e più volte ripresa dal vivo.

7) Desire (1976)

Terzo album consecutivo a raggiungere il primo posto nella classifica statunitense, dopo “Planet Waves” e “Blood on the tracks”. Questo disco ci rimase per ben 5 settimane risultando uno dei suoi album più venduti, e contiene uno dei massimi capolavori di Dylan: “Hurricane”, canzone dedicata alla travagliata vicenda giudiziaria del pugile Rubin Carter.
Altre canzoni importanti sono “Romance in Durango”, “Isis”, “One More Cup of Coffee” e “Sara”.

8) Infidels (1983)

Facciamo un salto negli anni ‘80 con questo album che è il primo dopo la “conversione cristiana” che aveva trovato sfogo nei tre album precedenti. Sebbene Dylan non abbia rinunciato alla sua fede, con questo nuovo lavoro si dedica a temi più personali come l’amore e l’abbandono.
Tuttavia la canzone che apre l’album “Jokerman” è piena di immagini religiose e riferimenti biblici, ed è davvero difficile coglierli tutti. Nell’album trova spazio anche “Sweetheart like you” che verrà rifatta in italiano da Francesco De Gregori diventando “Un angioletto come te”.

9) Under the Red Sky (1990)

Gli anni ‘80 non sono stati molto redditizi per Dylan, né a livello commerciale, né di critica. Si intravede uno spiraglio nel 1989 con la pubblicazione di “Oh Mercy”, da molti definito come uno dei migliori lavori di Dylan. Tuttavia l’anno successivo egli pubblica questo album da molti considerato come uno dei peggiori in assoluto. In un’intervista del 2006 a Rolling Stone Dylan disse che la scarsa qualità dell’album era dovuta alla lavorazione troppo frettolosa e alla quantità di persone coinvolte nei lavori. L’album comunque si fa ascoltare con piacere, anche se non si è abituati ad ascoltare un Dylan così leggero e quasi infantile.

10) Together Through Life (2009)

Il 33esimo album di Dylan arriva a poco più di 2 anni di distanza dal precedente “Modern Times”, ed era dai tempi di “Under the red sky” che il cantante non pubblicava un disco scritto di getto, sull’onda dell’ispirazione del momento. Rispetto al precedente album si tratta però di un passo indietro, perché le canzoni suonano tutte uguali e non c’è nessun brano che fa gridare al capolavoro. Nel disco precedente si trovavano eccellenti pezzi rock, genere che qui è praticamente assente; troviamo invece molte fisarmoniche e violini, e il genere dominante è un folk con contaminazioni blues. Il menestrello di Duluth ci ha abituati decisamente meglio.