Oggi Maurizio Nichetti compie 73 anni, e penso sia un’ottima occasione per ripercorrere e riscoprire la carriera di questo geniale e sottovalutato attore, regista e sceneggiatore italiano.
Ho scoperto l’attore milanese da bambino, a metà degli anni ‘90, grazie a un film in particolare “Volere volare”, uno dei suoi tanti gioielli che mescola attori in carne e ossa con cartoni animati.
Di sicuro questo è il film al quale sono più legato, ma devo dire che anche gli altri film che ho scoperto in seguito sono degni di nota.

Il primo lungometraggio a cui prende parte, solo come attore, è “Allegro non troppo” pellicola del 1976 diretta dal geniale disegnatore milanese Bruno Bozzetto.
Il film è in parte ispirato al classico disneyano “Fantasia”, ed è composto da sei episodi animati, ciascuno accompagnato da un celebre brano di musica classica. Nichetti interpreta un direttore d’orchestra molto imbranato.
Nel 1979 inizia la carriera da regista con “Ratataplan” che fu un grande successo.
Ha diretto 10 film fino al 2001, l’ultima pellicola per il cinema è “Honolulu Baby” che non ottenne successo. Da allora Nichetti si è dedicato alla televisione dirigendo alcune serie tv.

Di seguito trovate tutti i dieci film diretti da Nichetti, con la speranza di scoprire o riscoprire alcune tra le pellicole più originali del cinema italiano.

1. RATATAPLAN (1979)

Primo lungometraggio diretto da Nichetti, è praticamente un film muto con evidenti omaggi alle comiche di Stanlio e Ollio e Buster Keaton. Fu un inaspettato successo di pubblico rivelandosi l’11esimo miglior incasso della stagione.
L’attore milanese interpreta l’ingegner Colombo, che a causa del suo estro creativo non riesce a passare la selezione in una grande azienda. Inizia per lui una serie di avventure surreali, e alla fine si ritroverà a fare il violinista per una compagnia teatrale di cui fa parte anche la ragazza di cui è invaghito, interpretata da Angela Finocchiaro.
Tra le scene più celebri e divertenti quella in cui Colombo attraversa Milano per portare un bicchiere d’acqua in una riunione tra manager.
Un esordio folgorante che rappresenta qualcosa di insolito nel cinema italiano. Da vedere e rivedere.

2. HO FATTO SPLASH (1980)

Nichetti interpreta Maurizio, che da bambino si addormenta davanti alla tv e si risveglia vent’anni dopo nello stesso appartamento. Viene accolto dalla cugina Carlina, che convive con altre due ragazze, e porterà scompiglio nelle loro vite.
Con questo secondo lungometraggio Nichetti non perde il gusto per il surreale, facendo della mimica il suo vero punto di forza. Questa volta però le vicende non si concentrano soltanto sul suo personaggio ma viene dato ampio spazio alle tre protagoniste femminili (una di questa è Angela Finocchiaro). Sicuramente rispetto al film d’esordio perde in freschezza, ma questa seconda opera è una vera e propria delizia, e ancora una volta come avvenuto con “Ratataplan” rappresenta qualcosa senza eguali nel cinema italiano.

3. DOMANI SI BALLA (1982)

Qui Maurizio Nichetti divide la scena con la bravissima Mariangela Melato, ma questo suo terzo lungometraggio non rientra tra i suoi lavori migliori.
I due protagonisti Maurizio e Mariangela lavorano per un’emittente televisiva privata. Vengono mandati a girare un servizio in una casa di riposo e sono testimoni di un incidente aereo. Le persone a bordo sono salve ma ballano felicemente ipnotizzati da radiazioni aliene. La stazione tv cerca in tutti i modi di fermare il segnale in modo da riprendere il controllo sulle persone.
Interessante l’idea di fondo, e cioè quella di prendere di mira il potere della televisione sulla società odierna, ma il film risulta sfilacciato e confuso. Si fa guardare con piacere e un filo di tenerezza ma Nichetti ha fatto decisamente di meglio.

4. IL BI E IL BA (1985)

Primo film in cui Nichetti non compare come protagonista. Il film è costruito su misura per Nino Frassica, che qui interpreta Antonio, un ragazzo siciliano che parte per Milano alla ricerca di un professore capace di risolvere i problemi di forfora.
Qui Frassica dà sfogo alla sua verve comica riprendendo gli sketch che lo hanno reso popolare nel programma televisivo di Renzo Arbore “Quelli della notte”. I ritmi degli sketch televisivi però non sono gli stessi del cinema, e Frassica fatica a reggere 90 minuti di film, per questo in futuro non avrà mai più ruoli da protagonista per il cinema. Visto oggi si fa guardare con una certa nostalgia e tenerezza, anche se la regia di Nichetti perde la sua verve surreale mettendosi esclusivamente a disposizione dell’attore.

5. LADRI DI SAPONETTE (1989)

Dopo due film geniali, e altri due sottotono, Nichetti torna con quello che viene considerato uno dei suoi capolavori. Qui Nichetti interpreta se stesso, ovvero un regista che sta presentando un suo nuovo film di ispirazione neorealista, con evidente omaggio al capolavoro di Vittorio De Sica “Ladri di biciclette”. Un black out nello studio televisivo porterà i personaggi della pubblicità e lo stesso regista dentro il fim, stravolgendone la trama.
Ancora una volta a essere presa di mira è la televisione, in particolar modo le eccessive interruzioni pubblicitarie, cosa che all’epoca riguardava le reti private.
La trama è molto più approfondita rispetto ai film precedenti, e tutto il cast è convincente, specialmente Nichetti nelle doppie vesti di se stesso e l’attore protagonista del film neorealista, in cui per la prima volta lo vediamo senza baffi. Un film che mescola molto bene intelligenza e originalità.

6. VOLERE VOLARE (1991)

A questo film ho dedicato un intero post, che potete leggere cliccando qui.

7. STEFANO QUANTESTORIE (1993)

Dopo il buon successo di Volere volare, Nichetti torna con una storia originale che però non avrà lo stesso successo, complice il fatto di essere uscito in un’annata piena di titoli che hanno sbancato i botteghini, come “Jurassic Park”, “Aladdin”, “Mrs. Doubrfire”, “Schindler’s List”, “Philadelphia”, “Piccolo Buddha” e “Cliffangher”. Di fronte a questi blockbuster era quindi difficile che un film intelligente e raffinato come questa settima fatica di Nichetti trovasse posto nei piani alti del box office. Qui il protagonista è Stefano, un carabiniere quarantenne e celibe che inventa alcune storie su come sarebbe state la sua vita se avesse compiuto scelte diverse.
Il regista anticipa un’idea che sarà presente in molti film successivi, su tutti “Sliding doors” (1998).
La trama si sviluppa in maniera intelligente e arguta, e Nichetti ci mette di suo la fantasia e un certo disincanto. Come le ultime pellicole della sua filmografia, anche questa purtroppo non verrà ricordata come invece meriterebbe. Ottimi gli attori di supporto (Elena Sofia Ricci e Amanda Sandrelli) e in particolare i genitori di Stefano Milena Vukotic e Renato Scarpa.

8. PALLA DI NEVE (1995)

Visto da bambini può risultare simpatico, ma a conti fatti “Palla di neve” è il film meno riuscito di Nichetti regista. Le intenzioni sono buone: una favola per bambini con spirito ambientalista sulla falsariga di pellicole recenti come “Free Willy” uscito due anni prima.
Ma quello che era uno dei punti di forza dei film precedenti, ovvero gli attori di supporto, qui viene a mancare. Paolo Villaggio nel ruolo del protagonista appare svogliato e fuori luogo, Anna Falchi e Monica Bellucci sono pessime, mentre il cattivo di Alessandro Haber è fin troppo caricaturale.
Per la seconda volta Nichetti non appare come protagonista, ma ha un cameo nel ruolo di un marinaio.

9. LUNA E L’ALTRA (1996)

Dopo il deludente “Palla di neve” Nichetti torna un anno dopo con questa pellicola fiabesca e surreale, che sarà destinata a essere il suo ultimo gioiello per il cinema.
L’attore interpreta un bidello innamorato di Luna (Iaia Forte), maestra napoletana nella Milano degli anni cinquanta. Attraverso una lampada magica, la sua ombra prende vita propria rivelandosi caratterialmente opposta, espansiva ed esuberante.
Sicuramente la trama è sviluppata in maniera infantile, ma fa piacere ritrovare la vena poetica e surreale di Nichetti. Anche se il film non ha la forza dei suoi primi lavori, rappresenta comunque un’ottima alternativa per il cinema italiano degli anni ‘90. Certo in quel periodo non mancavano film leggeri e freschi (vedi “Il ciclone” uscito lo stesso anno), ma questa opera di Nichetti possiede quel tocco tenero e disincantato di cui ne avremmo avuto ancora bisogno. Invece, purtroppo, questa sarà la penultima fatica per il cinema del regista.

10. HONOLULU BABY (2001)

Torna dopo ventidue anni il personaggio dell’ingegner Colombo, protagonista di “Ratataplan”. La trama è ancora una volta surreale, come ben ci ha abituati Nichetti, ma la pellicola non possiede un grammo della freschezza e comicità del film del ‘79.
Purtroppo Nichetti lascia il mondo del cinema (dedicandosi successivamente alla televisione) con un’opera fiacca e ripetitiva. Non mancano gli omaggi al cinema del passato, come il titolo che richiama la canzone interpretata da Stanlio e Ollio nel fil “I figli del deserto” (1933), ma non bastano a salvare questo film che fa rimpiangere il Nichetti di vent’anni prima.


Con questo articolo spero di avervi fatto venir voglia di guardare almeno uno di questi film.
E spero anche, nel mio piccolo, di aver portato per un attimo l’attenzione verso questo geniale attore che meriterebbe di essere considerato un po’ di più.

Alla prossima…