La parola di oggi è questa: “disimpegno”. Sì, perché oggi voglio dedicare questo post a un personaggio che è diventato una vera propria icona degli anni ‘90, e chi è stato bambino in quel periodo può capire bene l’importanza che hanno avuto (e che hanno tuttora) le sue canzoni. Sto parlando ovviamente di Max Pezzali e del marchio 883.
Nonostante le canzoni degli 883 prima, e di Pezzali solista dopo, abbiano trattato temi tutto sommato seri e talvolta impegnativi, le prime immagini che vengono in mente pensando al repertorio del cantante pavese sono comunque legate al divertimento e alla nostalgia.
In poche parole, quando abbiamo voglia di divertimento e spensieratezza e, perché no, tornare un po’ ragazzini, possiamo trovare un ottimo rifugio nella musica degli 883.
Con questo post voglio proporre la mia personale classifica dei 6 album degli 883 e dei cinque di Max Pezzali solista, non riuniti in un’unica classifica ma distinguendo i lavori come se appartenessero a due artisti separati.

Per me Max Pezzali rappresenta qualcosa di unico e inimitabile nel panorama musicale italiano. Grazie a quella sua capacità di scrivere canzoni orecchiabili, dirette, che trattano temi universali con un linguaggio talmente semplice che ad un primo ascolto possono sembrare stupide, ma che in realtà raccontano la semplicità come nessun altro è mai riuscito a fare, possiamo annoverarlo tra i cantautori più originali e singolari degli ultimi trent’anni. Di sicuro Pezzali è l’eroe indiscusso degli anni ‘90. Qual è la prima cosa che vi viene in mente quando sentite nominare gli anni ‘90? a me personalmente, così a bruciapelo, le prime tre cose che mi vengono in mente sono “Beverly Hills”, Bim Bum Bam e gli 883. Inutile dire che tuttora Pezzali sta tenendo viva la sua immagine grazie a quel decennio che l’ha visto protagonista. Di recente infatti ha pubblicato un libro intitolato appunto “Max 90”, in cui il cantante ripercorre la sua storia concentrandosi soprattutto su quella decade. Tuttavia il pubblico che continua a riempire i suoi concerti non aspetta altro che ascoltare i successi degli 883 che non gli ultimi singoli, non tutti così poi così azzeccati.
Insomma, Max Pezzali non sarà De Gregori o Guccini, ma è, come amo definirlo io, un “Poeta del quotidiano”, perché sarebbe in grado di scrivere una canzone su un tizio che non riesce ad allacciarsi le scarpe, e sembrare comunque tenero e disincantato senza scivolare nel banale.

Ora vediamo la mia classifica degli album degli 883 e poi quella di Max Pezzali solista.

6

Uno in +
(2001)

L’ultimo album col marchio 883 è sicuramente il meno riuscito, e probabilmente l’unico che non è riuscito a fare storia. Sembra che l’intero lavoro si appoggi quasi esclusivamente sui duetti che non sulle canzoni, anche se ce ne sono alcune molto carine. Gli ospiti d’eccezione di cui accennavo prima sono tre: Syria, che canta nella parte finale della bella ballata “Essere in te”, Jovanotti presente in “Cloro”, uno dei momenti più vivaci e interessanti dell’album, che come sound ricorda molto da vicino alcuni episodi contenuti nel primo album “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, e J-Ax che offre una bella parte rappata in “Noi parte II”. Il resto dell’album scivola via tra tormentoni giocattolo come “Bella vera” e “La lunga estate caldissima” e ballate riflessive come la bellissima (e forse la migliore dell’album) “Come deve andare”, sicuramente l’episodio dell’album che i fan ricordano con più affetto. A chiudere l’album troviamo la canzone che dà il titolo all’intero lavoro, nella quale il cantante, allora 34enne, prende spunto dal giorno del compleanno per riflettere sulla maturità raggiunta (in parte) e ripercorrere alcuni momenti della giovinezza. L’album ebbe un buon successo, anche se ormai il marchio 883 non aveva più la stessa presa che aveva anche solo tre anni prima durante quel memorabile concerto tenuto in Piazza Duomo a Milano.

5

Grazie mille
(1999)

Si tratta dell’unico album degli 883 a non aver raggiunto il primo posto in classifica (raggiungerà la seconda posizione) ma nonostante questo fu un gran successo. Il gruppo era ancora sulla cresta dell’onda dopo la raccolta di successi “Gli anni” uscita l’anno prima, capace di vendere più di 800.000 copie, e il concerto in Piazza Duomo a Milano nel quale si radunarono oltre 100.000 persone. Quello fu probabilmente il culmine del successo della band. Quando uscì “Grazie mille” l’immagine di Pezzali era ancora popolarissima tra i giovani, e l’album fu trainato da alcuni singoli di grande successo come “Viaggio al centro del mondo” e “Grazie mille”, e soprattutto la splendida ballata “Nient’altro che noi”, una delle canzoni più belle in assoluto degli 883. La canzone fu accompagnata da un videoclip a cartoni animati, anch’esso memorabile. Altro singolo di successo fu “La regina del Celebrità”, in cui il cantante ricorda l’omonima discoteca di Pavia che frequentava da giovane (“in versione light pomeridiana” come sottolinea nella canzone).
Il resto dell’album non lascerà il segno, a differenza dei precedenti album che contenevano canzoni molto amate dai fan, anche quelle che non sono diventati singoli.

4

La dura legge del gol
(1997)

Max Pezzali è vicino ai trent’anni (li compirà a novembre, mentre l’album esce a giugno), e infatti la vena giovanile comincia a venire meno, e anche l’album da un punto di vista musicale non segna passi avanti rispetto ai due lavori precedenti. Alcune canzoni sono divenute presenze fisse nei live e hanno accompagnato la giovinezza di molti fan, anche se nessuno dei brani presenti ha la forza di ballate quali “Come mai” e “Ti sento vivere”. L’album fu trainato dal singolo estivo “La regola dell’amico”, una delle canzoni più divertenti e ballabili del gruppo. Altri brani di successo sono “Nessun rimpianto”, “Innamorare tanto”, “Un giorno così” e “La dura legge del gol”. Una delle canzoni più riuscite è sicuramente “Se tornerai”, dedicata a un amico venuto a mancare troppo presto. Nella tracklist è presente anche “Finalmente tu”, brano che Pezzali aveva scritto per Fiorello, con il quale si presentò al Festival di Sanremo arrivando al quinto posto. Curiosamente, lo stesso anno parteciparono anche gli 883 con “Senza averti qui” e arrivarono ottavi.

3

Hanno ucciso l’Uomo Ragno
(1992)

Insieme a “Ligabue” del 1990, primo album del rocker di Coreggio, penso sia l’esordio discografico italiano più interessante. Qui non c’è ancora spazio per le ballate che faranno storia già dall’anno successivo (si pensi a “Come mai”), ma troviamo un sound che si avvicina all’hard rock, genere che in futuro Pezzali e co. bazzicheranno molto poco. Però vengono trattati alcuni temi che in futuro verranno approfonditi, come le amicizie giovanili (“Jolly Blu”), le serate passate in compagnia in cerca di un posto dove andare (“Con un deca”), il rapporto conflittuale coi genitori (“S’inkazza”). Poi c’è la canzone manifesto dell’album, che oltre a dare il titolo all’opera, rappresenta sicuramente uno degli esordi più originali di sempre per un gruppo giovanile. La canzone “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” parla infatti dell’uccisione del proprio lato fantasioso che avviene con l’età adulta, e lo fa con immagini che entreranno per sempre nell’immaginario collettivo (L’industria di caffè, il bar che suona un blues degli Stones, il Guercio e il Commissario, e la facce di Vogue).
Fu il caso discografico dell’anno con 600.000 copie vendute.

2

La donna, il sogno e il grande incubo
(1995)

Nel 1995 Mauro Repetto lascia gli 883, che comunque figura come autore di alcuni brani.
Tra le 11 canzoni presenti non c’è un momento di stanca o un riempitivo buttato lì solo per far numero. Anche le canzoni non pubblicate come singoli verranno ricordate con affetto dai fan, lo testimoniano brani come “Gli avvoltoi”, “O me (o quei deficienti lì)” e “Fattore S”, quest’ultima vero e proprio inno alla sfiga. Tra le canzoni famose troviamo tre tra le ballate più belle di sempre degli 883: “Una canzone d’amore”,“Ti sento vivere” e “Senza averti qui”. Con quest’ultima il gruppo parteciperà al Festival di Sanremo arrivando all’ottavo posto. Bastano queste tre canzoni per consegnare alla storia questo terzo lavoro degli 883. Il titolo dell’album si ispira alla settima traccia “Il grande incubo”, e vuole creare una sorta di continuità coi lavori precedenti che portavano anche loro come titolo l’unico brano di fantasia dell’album. “La donna, il sogno e il grande incubo” si rivelerà essere il decimo album più venduto in Italia nel 1995.

1

Nord Sud Ovest Est
(1993)

Il secondo album degli 883 è sicuramente il migliore. Dieci canzoni che hanno fatto la storia, siano esse diventati dei singoli o no. Brani come “Sei un mito”, “Nord Sud Ovest Est”, “Nella notte”, “Rotta x casa di Dio” e soprattutto l’immortale “Come mai” hanno segnato indelebilmente gli anni ‘90, entrando di diritto nella storia della musica italiana. La vena compositiva di Max Pezzali è nel suo periodo d’oro, e anche qui come nel lavoro precedente propone immagini tramite strofe che accompagneranno la vita di migliaia di adolescenti per non lasciarli mai più. Pensate a versi come “Le notti non finiscono all’alba nella via”, oppure “Tappetini nuovi, Arbre magique”, e la sgangherata compagnia di amici che si ritrovano “Tutti con in mano birra e comogli noi, senza fidanzate, troie né mogli noi”. Davvero è impossibile immaginare gli anni ‘90 senza queste canzoni.
Fu l’album più venduto del 1993 con 1.300.000 copie.


Questa era la breve ma storica discografia degli 883. Ricordo che il fenomeno in quegli anni era così potente, che quando ero alle medie, durante le ore di disegno, ci era permesso di mettere su uno stereo le musicassette e ascoltarle cantando a squarciagola quelle canzoni memorabili.

Ora invece vediamo la mia classifica degli album di Max Pezzali solista, che non lasceranno un segno indelebile come i lavori realizzati sotto il marchio 883, ma che comunque vale la pena di esplorare.

5

Qualcosa di nuovo
(2020)

Basterebbe la presenza del singolo estivo “Welcome to Miami (South Beach)” per assegnare a questo album l’etichetta di peggior album di Max Pezzali. Tuttavia le altre canzoni si difendono piuttosto bene e salvano in parte il lavoro, il problema è che nessuna delle 12 canzoni verrà ricordata tra dieci anni. Si sperava che il singolo estivo rappresentasse un episodio a sé stante, con la sola intenzione di coprire un vuoto in attesa di un album (che al momento dell’uscita del singolo ancora non si sapeva quando sarebbe uscito); e invece questa sciagurata canzone è stata scelta per chiudere l’album, rischiando di rovinare quel qualcosa di buono che le altre canzoni riescono a dare. Tralasciando la suddetta canzone, l’album si apre con la title track, e per un attimo sembra di ritrovare il Max degli anni migliori. Una ballata in puro stile 883, intensa e melodica da cantare ai concerti con i fiammiferi accesi. Anche la seconda traccia “Non smettere mai” è molto piacevole, mentre il resto dell’album scivola via senza particolari picchi. Nella tracklist troviamo una collaborazione con J-Ax nella traccia “7080902000”, e con il trapper Gionny Scandal nella piacevole “Siamo come siamo”. Quest’ultima collaborazione dimostra ancora una volta l’interessa di Pezzali verso le nuove realtà giovanili della scena hip.hop, dopo la riedizione di “Hanno ucciso l’Uomo Ragno” del 2012, in occasione del ventennale, nel quale le canzoni sono state ricantate in chiave rap.

4

Terraferma
(2011)

Con questo album Max Pezzali vorrebbe raggiungere la maturità artistica, ma non ci riesce. Le canzoni più impegnate sono musicalmente poco accattivanti e nei testi il cantante pavese sembra voler dimostrare di essere cresciuto, ma lo fa con dei brani che sono destinati ad essere dimenticati dopo pochi ascolti. Le canzoni più movimentate invece sono sì orecchiabili, ma brani come “Fiesta baby” e “Il tempo vola”, oltre ad avere il sapore del riempitivo, risultano ridicoli se a cantarle è un signore molto vicino ai 50 anni. L’unica canzone che avrà un certo successo è “Il mio secondo tempo”, presentata al Festival di Sanremo 2011. Sarà anche l’unica canzone che verrà riproposta nei live, seppure il trasporto del pubblico non sarà particolarmente convincente.
L’album è un modesto successo e guadagnerà un Disco d’oro con 40.000 copie vendute.

3

Time Out
(2007)

C’è di buono che Max Pezzali non cerca più di rincorrere il tormentone e la canzone facile a tutti i costi, cimentandosi più che in passato in arrangiamenti dal sapore country, genere che in Italia funziona ben poco. Dopotutto può ancora permetterselo: nel 2004 il suo primo album solista “Il mondo insieme a te” aveva venduto molto bene, e nel 2005 la raccolta “TuttoMax” è stata per dieci settimane al primo posto in classifica. Le canzoni più trasmesse dalle radio sono state due: “Torno subito” e “Sei fantastica”. Quest’ultima si rivelerà essere la più apprezzata dai fan, e infatti sarà l’unica canzone eseguita nei live più recenti. Il resto dell’album si lascia ascoltare con piacere, ma manca quel trasporto che le canzoni degli 883 riuscivano a creare.
Una menzione a parte merita la canzone che chiude l’album “Chiuso in una scatola”. Un country breve e veloce che descrive l’ansia di trovarsi nel traffico. Come scrivevo all’inizio dell’articolo, Max Pezzali talvolta riesce a rendere interessante una canzone parlando di cose quotidiane ma insolite per una canzone, come appunto il trovarsi in mezzo al traffico chiusi in macchina.

2

Astronave Max
(2015)

Nonostante i quattro anni di attesa dal precedente album “Terraferma”, questo quarto lavoro solista di Max Pezzali non è riuscito a far breccia nel cuore dei fan, e anche le vendite si sono rivelate deludenti, arrivando a fatica a raggiungere il disco d’oro, tant’è che l’anno dopo l’album verrà ripubblicato con l’aggiunta di due inediti e le canzone posizionate in un ordine diverso.
La colpa del non esaltante successo probabilmente è da riscontrare nei singoli scelti per il lancio. Il primo singolo “È venerdì” è infatti un country leggero leggero, molto scialbo, che può essere rilassante e visto con un certo interesse solo se particolarmente appassionati al genere. Il secondo singolo è l’altrettanto insipida “Sopravviverai”, in cui Pezzali canta ancora una volta di un amore finito. A quasi cinquant’anni ci si aspetterebbe qualcosa di più.
Però a stupire è la qualità delle gemme nascoste in questo album. Basti pensare alla bellissima “Niente di grave”, dedicata al figlio Hilo, oppure a “I fiori nel deserto”, ballata lenta che accelera verso il finale, o ancora all’interessante pop elettronico di “Generazioni”, in cui il rapporto genitori – figli torna a essere centrale. Anche la canzone che ispira il titolo dell’album “Astronave madre” prende come insolito riferimento un centro commerciale per descrivere un non luogo fantasioso, all’interno del quale puoi trovare tutto. E poi c’è una canzone che vergognosamente non è stata scelta come singolo: “Ogni giorno una canzone” penso sia la ballata più bella dai tempi di “Nient’altro che noi”. Sono sicuro che se fosse stata scelta come primo singolo, l’album sarebbe andato molto meglio. Altra canzone che mi ha convinto è la seconda traccia “La prima in basso”, dedicata a uno dei grandi amori di Max: l’Harley Davidson. Certo, il testo sembra faticare a trovare immagini particolarmente incisive e creare strofe memorabili, ma la musica è davvero bella, con quel sax in sottofondo durante il ritornello che rende la canzone molto “americana”. Secondo me è un album che andrebbe rivalutato.

1

Il mondo insieme a te
(2004)

Il primo album solista di Max Pezzali è anche il più bello perché è quello che contiene il maggior numero di canzoni che dopo quasi vent’anni ancora si fanno ricordare. Il marchio 883 viene abbandonato solo in parte, perché la copertina raffigura il cantante in sella a una moto davanti a un segnale stradale che indica “Max Pezzali” davanti e “883” in un’altra direzione. Quindi il nome del vecchio gruppo compare nella copertina. Sicuramente una scelta commerciale, ma efficace nel voler indicare le intenzioni. Su dieci canzoni almeno quattro sono diventate delle evergreen: “Lo strano percorso”, scelta come primo singolo, “Eccoti”, “Me la caverò” e il brano che dà il titolo all’album “Il mondo insieme a te”. Le altre canzoni non si discostano molto dalle vecchie produzioni, ma nei testi si avverte una certa maturità raggiunta. Tra i brani più significativi che non hanno avuto passaggi radiofonici voglio ricordare “Con dentro me”, “Essenziale”, bellissima ballata sorretta quasi esclusivamente da voce e pianoforte, e “Mai uguali” che chiude l’album in maniera vivace.

Come avrete notato tra gli album pubblicati sotto il marchio 883 e quelli a nome Max Pezzali c’è una bella differenza. Ma non poteva essere altrimenti, perché gli 883 sono stati il simbolo degli anni ‘90 e di un modo nuovo di raccontare l’adolescenza; innovativi nel linguaggio ma anche nella metrica, grazie a quel modo di spostare gli accenti e risolvere il problema delle finali tronche andando a capo. Si tratta di una scelta stilistica che non ha eguali nel panorama musicale italiano.

Dunque Max Pezzali rappresenta, per chi è stato giovane negli anni ‘90, una specie di eroe, un narratore di storie semplici che ha dato voce agli “sfigati”, che ascoltando le sue canzoni riuscivano a sentirsi meno sfigati e più protagonisti. Peccato che negli ultimi tempi il cantante pavese sembra non riuscire a trovare una propria dimensione, continuando ad essere ricordato e idolatrato per le sue produzioni degli anni ‘90. Ricordo che qualche anno fa lo vidi ospite a “Che tempo che fa”, e in quella puntata eseguì una versione acustica di “Come mai”, e la canzone, con quell’arrangiamento minimale, funzionava alla grande. E lì ho pensato che quella potrebbe essere la strada giusta; lasciare da parte l’elettronica (che lui proprio non vuole decidersi a mollare) per mettere al centro le canzoni, che sono sicuro potrebbero funzionare con pochi strumenti, tutti suonati “fisicamente” e non riprodotti al computer. E forse allora potremo vedere il salto di qualità che da tanto tempo aspettiamo. Sperando di non doverci sorbire un’altra “Welcome to Miami Beach”.

Spero che questo tuffo negli anni ‘90 e in particolare nella musica di Max Pezzali e gli 883 vi sia piaciuto. Spero di leggere nei commenti il vostro parere su questo cantante al quale è impossibile non voler bene.

Alla prossima…