Il 4 aprile Francesco De Gregori ha compiuto 70 anni. Tutto il mondo della musica ha celebrato la ricorrenza dedicando messaggi e tweet al Principe della musica italiana. Queste occasioni, più di ogni altra, rappresentano un pretesto per ripercorrere la carriera dell’artista in questione. Nel caso di De Gregori possiamo affermare che in quasi cinquant’anni di carriera il livello compositivo si è mantenuto sempre piuttosto alto. Tanto per intenderci, De Gregori non ha mai fatto un album brutto. Forse alcuni sono stati penalizzati dagli arrangiamenti, ma le canzoni alla base sono sempre state di ottimo livello. Gli album pubblicati in studio ad oggi sono 22; 17 di inediti, uno in collaborazione con Antonello Venditti (l’album d’esordio “Theorius Campius” del 1972), l’EP del 1983 “La donna cannone”, l’album in collaborazione con Giovanna Marini (“Il fischio del vapore” del 2002) nel quale venivano rivisitate canzoni popolari, la raccolta “Vivavoce” del 2014, con canzoni riarrangiate, e per finire quello che ad oggi è l’ultimo album pubblicato: “De Gregori canta Bob Dylan – Amore e furto”, nel quale, come si intuisce dal titolo, il nostro propone traduzioni in italiano di brani di Bob Dylan.

Per celebrare questo grande artista, voglio proporvi dieci album imperdibili, non in ordine di preferenza ma in ordine cronologico. Con questi dieci dischi attraverseremo cinquant’anni di ottima musica italiana.

1
Rimmel
(1975)

Quarto album in studio per De Gregori, è quello che lo consacra definitivamente al pubblico italiano. Dopo tre album molto validi, ma ancora acerbi (“Theorius Campus”, “Alice non lo sa” e “Francesco De Gregori”), “Rimmel” è il disco perfetto del Principe. Perfetto nei suoni, che non sono invecchiati nonostante i 46 anni passati, perfetto nei testi e nell’accompagnamento musicale. Non c’è una canzone di troppo tra le nove canzoni che compongono l’album. Si parte dalla stupenda “Rimmel” considerata uno dei capolavori della musica italiana, la dolce “Pezzi di vetro”, l’inno proletario di “Pablo”, prima collaborazione con Lucio Dalla, “Il signor Hood” dedicata a Marco Pannella e la celebre “Buonanotte fiorellino”.
Un album perfetto.

2
Bufalo Bill
(1976)

A un anno da “Rimmel”, De Gregori pubblica un altro capolavoro, questa volta dedicato al sogno americano, ma che fotografa anche certe situazioni di attualità in Italia, come ad esempio il pilota precipitato nel canale di Sicilia. E poi Luigi Tenco, gli immigrati meridionali, il ‘68 e la distruzione dei miti presenta nella traccia “L’uccisione di Babbo Natale”, ballata acustica da pelle d’oca solo voce e chitarra. Il disco è fortemente influenzato dal Bob Dylan di inizio anni ‘70 nel suono; precisamente da album come “New Morning” e “John Wesley Harding. La canzone più famosa dell’album è probabilmente la dolcissima “Santa Lucia”.

3
Titanic
(1982)

De Gregori entra negli anni ‘80 con un altro capolavoro, a dieci anni esatti dall’esordio con “Theorius Campus”. Si tratta certamente di un album più leggero ed immediato rispetto ad altri lavori, e questo suo facile accesso ha fatto sì che diventasse negli anni uno degli album più amati dell’artista. Alcune canzoni sono diventate vere e proprie pietre miliari della musica italiana, come “La leva calcistica della classe ‘68”, la quale melodia ricorda in alcuni momenti “The Greatest Discovery” di Elton John. Poi la title track “Titanic”, che nonostante la musica vivace usa la nave come metafora della divisione delle classi sociali. Troviamo poi la ballata dylaniana “Caterina”, la collaborazione con Giovanna Marini in “L’abbigliamento del fuochista”, la rockeggiante “Rollo & His Jets”, e il finale struggente con “San Lorenzo”.
Un altro capolavoro.

4
Canzoni d’amore
(1992)

I tre album successivi a “Titanic” vengono considerati tra i meno riusciti nella discografia di De Gregori, nonostante essi contengano comunque almeno una canzone manifesto. Gli album in questione sono “Scacchi e tarocchi”, “Terra di nessuno” e “Mira Mare 19.4.89”.
Ma è con “Canzoni d’amore” che il Principe torna a proporre un album dai suoni freschi e immediati, che si sposano a testi di denuncia e talvolta arrabbiati, nonostante il tema principale sia l’amore. Qui emerge la rabbia nei confronti dei speculatori, mafiosi e figure politiche come Bettino Craxi, la quale figura emerge ne “La ballata dell’Uomo Ragno”, scritta in clima di Tangentopoli.
Le due canzoni più famose sono sicuramente “Viaggi & Miraggi” e “Adelante! Adelante!” due veri e propri gioielli della musica italiana. Leggeri ma non banali.

5
Amore nel pomeriggio
(2001)

De Gregori si affaccia al nuovo millennio con un altro capolavoro. Un album intenso e corposo, non immediato come alcuni lavori precedenti, ma dall’indubbia intensità e forza compositiva.
Il primo singolo fu la maestosa “Il cuoco di Salò”, arrangiata dal maestro Franco Battiato. Altra collaborazione eccezionale è quella con Nicola Piovani nella traccia “Natale di seconda mano”, dove il musicista premio Oscar suona il pianoforte e cura l’arrangiamento. Nell’album trova posto anche una bellissima versione di “Canzone per l’estate” scritta insieme a Fabrizio De André e originariamente pubblicata nell’album di quest’ultimo “Volume 8” del 1975.
Il disco ha vinto la Targa Tenco per il miglior album.

6
Il fischio del vapore
(2002)

Cantato in collaborazione con Giovanna Marini, l’album racchiude alcune canzoni popolari e altre scritte dagli stessi De Gregori e Marini che ricalcano lo stile della musica folk.
Si tratta di un disco anacronistico, anti commerciale, ma anche per questo stupendo.
Due sono le composizioni della Marini: “I treni per Reggio Calabria” e “Lamento per la morte di Pasolini”, mentre di De Gregori ritroviamo “L’abbigliamento di un fuochista” già presente in “Titanic”. La canzone che dà il titolo all’album “Sento il fischio del vapore” è probabilmente ispirata alla spedizione italiana in Albania del 1914. Trovano spazio anche alcune celebri ballate popolari come “Bella ciao” e “O Venezia che sei la più bella”.

7
Pezzi
(2005)

Nei quattro anni passati dall’ultimo album di inediti “Amore nel pomeriggio”, De Gregori pubblica l’album con Giovanna Marini e i due album live “Fuoco amico” nel 2002 e “In Tour” insieme a Fiorella Mannoia, Pino Daniele e Ron, anche questo nel 2002. Nel marzo del 2005 si presenta con “Pezzi” una raccolta di dieci canzoni che spaziano tra il rock, il folk alla Bob Dylan e il blues. Canzoni dal suono vivace e immediato e ottimamente suonate.
L’apertura è affidata alla dylaniana “Vai in Africa, Celestino”, una canzone vivace e scorrevole.
Seguono la blueseggiante “Numeri da scaricare” e la bellissima ballata “Gambadilegno a Parigi”.
Si tratta dell’ultimo album “rock” di De Gregori.

8
Calypsos
(2006)

Visti i lunghi tempi di attesa che passano tra un album e l’altro (mediamente 4 anni), nel febbraio del 2006 De Gregori stupisce tutti pubblicando “Calypsos” a soli 11 mesi di distanza da “Pezzi”. Verrebbe da pensare che si tratta di canzoni scritte in fretta e furia. Tutt’altro. Il disco contiene “Nove canzoni nuove” (come suggerisce il sottotitolo in copertina) e sono una più bella dell’altra.
L’album non è mai stato particolarmente valorizzato dal vivo, ma contiene alcune perle tra le quali quella che forse è la più bella canzone d’amore di De Gregori: “Cardiologia”.
Da segnalare anche la notturna e visionaria “Per le strade di Roma”.

9
Per brevità chiamato artista
(2008)

Come nel 2006 con “Calypsos”, De Gregori stupisce ancora una volta pubblicando un nuovo album a soli due anni dal precedente. Anche questa volta il livello compositivo è molto alto. Si parte con la bellissima e autobiografica title track , che nel suono ricorda “The Window” di Leonard Cohen. Tra le nove canzoni si segnalano la bellissima e countryeggiante “Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra” e la stupenda “L’angelo di Lyon”, cover italiana del cantautore statunitense Tom Russell. Può sembrare un disco scritto in fretta e furia e poco curato, ma la bellezza dei brani sopra citati vi farà ricredere.

10
Sulla strada
(2012)

Ad oggi è l’ultimo album di inediti del Principe. La scrittura si è fatta più morbida e meno ermetica, ma i testi sono sempre di ottimo livello. Il disco non propone niente di nuovo, specialmente nei suoni, già sentiti e anche meglio in altri lavori, ma bastano due brani come “Guarda che non sono io” e “Omero al cantagiro” per ricordarci che De Gregori è stato, è e sarà sempre uno dei migliori cantautori della storia della musica italiana. Particolare fortuna ha avuto il singolo “Ragazza del ‘95”, deliziosa ballata sostenuta da un giro di tromba particolarmente delizioso.