Grazie all’imminente arrivo di “Letter to you”, nuovo album del Boss in uscita il 23 ottobre, mi son ritrovato a riflettere sull’intera discografia del rocker del New Jersey, e in particolare mi sono soffermato sul concetto di “Title track”; il nuovo album porta il nome di una canzone contenuta all’interno del disco, che in questo caso è stata anche scelta come primo singolo, così mi sono divertito a vedere quanti album di Springsteen portano il titolo di una canzone contenuta nella tracklist. Praticamente tutti, tranne i primi due album. Springsteen ha esordito discograficamente nel 1973, anno in cui ha pubblicato due album: “Greetings from Asbury Park” e “The Wild, the Innocent and The E Street Shuffle”. Due anni dopo esce il capolavoro “Born to run” e da lì in poi tutti gli album di inediti portano il nome di una canzone, che spesso si rivela essere quella più importante, ma non sempre. Le Title track sono diventate tutte dei singoli, tranne “Magic” del 2007 e “Wrecking Ball” del 2012. Mi sono divertito a stilare la mia personale classifica di queste Title track e il risultato lo trovo interessante. Perché anche le canzoni che si trovano ai gradini bassi della classifica sono comunque buone canzoni, ma quelle ai primi posti stanno su un altro pianeta.

Vediamole tutte dalla “Peggiore” alla migliore.

17) HIGH HOPES (2014)

Scelta abbastanza prevedibile perché l’album in questione è un mix di inediti, rivisitazioni di vecchie canzoni e cover. L’album porta il titolo di una cover degli Havalinas, che era già stata eseguita nel 1995 durante le registrazioni degli inediti contenuti nel “Greatest Hits”. Anche l’album del 2006 “We Shall Overcome” porta il titolo di una canzone, ma quell’album era composto esclusivamente da cover, quindi non l’ho inserito in questa classifica. La canzone non è niente male, ma non aggiunge assolutamente niente alla carriera del Boss.

16) MAGIC (2007)

Una canzone insolita, questa “Magic”, contenuta nell’album omonimo registrato con la E Street Band, che ha prodotto singoli pregevoli come “Radio Nowhere”, “Girls in Their Summer Clothes” e “Long Walk Home”. Leggendo il titolo mi sarei aspettato qualcosa di vivace in cui la band avrebbe dato il massimo. Niente di tutto questo. La canzone ti spiazza dalle prime note con il suo andamento lento ma mai noioso, sostenuto da strumenti insoliti. La band è come se non ci fosse. Curiosamente la parola “Magic” non viene mai pronunciata nel titolo. A suo modo è una canzone affascinante e ipnotica, ma per la prima volta una Title track di Springsteen non diventa un singolo.

15) TUNNEL OF LOVE (1987)

Provo un affetto particolare per questo album, primo perché contiene la canzone che mi ha fatto conoscere Bruce “Tougher Than the Rest” e poi perché ha la mia stessa età. Dopo il successo planetario di “Born in the Usa” di tre anni prima, Springsteen avrebbe potuto prendere la strada più sicura proponendo un nuovo album full band con tutte le canzoni scartate in precedenza, molte delle quali avrebbero fatto la fortuna di chiunque (vedi “Tracks” del ‘98). Il nostro invece sceglie la strada più difficile e coraggiosa: un album di canzoni intime e personali che riflettono sul rapporto di coppia, con una manciata di canzoni pop “vittime” della moda degli anni ‘80 come “Brilliant Disguise” e questa “Tunnel of Love”. Inoltre la band non compare mai compatta in tutte la canzoni, ma i singoli membri vengono usati sporadicamente. Il sax di “Big Man”, per esempio, non compare mai. “Tunnel of Love” trovo sia una godibile canzone pop ma niente di più. Nell’ album troviamo cose migliori come “One Step Up” e “Walk Like a Man”.

14) WORKING ON A DREAM (2009)

La canzone (anzi l’album) che più ha fatto discutere. La maggior parte dei fan trovano che questo album sia il peggiore, riuscendo addirittura a togliere il trono che da anni apparteneva a “Human Touch” del ‘92. Io l’ho sempre trovato un album godibile e gustoso, che ovviamente non può competere con i lavori precedenti, ma che comunque si fa ascoltare con un certo piacere.
Questa Title track la voglio giudicare per quello che è: una semplice canzone pop, dal sapore sixsties. E in quanto tale è perfetta. Certo, se pensi che a cantarla è l’autore di canzoni come “Thunder Road”, “Jungleland” e “Darkness on the edge of town” probabilmente ti viene un certo prurito, ma la canzone in sé non è cosi malvagia come molti dicono.

13) LUCKY TOWN (1992)

Questo album è uscito lo stesso giorno di “Human Touch” e gli è toccato il triste destino di essere considerato come un fratello minore perché nelle classifiche compariva sempre dietro all’altro album, che era trainato da un singolo più potente. Negli anni però è stato rivalutato e ora viene considerato un lavoro nettamente migliore di “Human Touch”. È una canzone veloce, con un ritornello che entra subito in testa. Godibile ma non imprescindibile.

12) LETTER TO YOU (2020)

Forse è ancora troppo presto per giudicare questo singolo appena uscito, ma intanto, dopo numerosi ascolti, si è guadagnata un tutto sommato dignitoso dodicesimo posto. La mia opinione è che l’entusiasmo che ha generato la canzone sia dovuto più al fatto di sentire nuovamente tutta la E Street Band registrare in presa diretta, che non alla canzone in sé. Ritrovare il tipico sound E Street è una gioia pura, se pensiamo che l’ultimo album registrato full band è “Working on a Dream” del 2009, che comunque non conteneva canzoni puramente “E Street” come questo singolo e il successivo “Ghosts”. Un ottimo biglietto da visita per il nuovo album, che potrebbe crescere ulteriormente con il tempo.

11) THE GHOST OF TOM JOAD (1995)

Più che una canzone è una piccola opera letteraria, e infatti prende spunto dal capolavoro di John Steinbeck “Furore”, dal quale fu tratto il bellissimo film omonimo di John Ford, con uno strepitoso Henry Fonda. L’album fu pubblicato alla fine del 1995, pochi mesi dopo “Greatest Hits” che aveva visto avvicinarsi Springsteen alla sua storica band, e infatti molti speravano in un album rock. Invece Springsteen pubblica un album impegnativo, che si avvicina molto a “Nebraska” in quanto a sonorità, ma mentre lì le canzoni erano eseguite solo con chitarra, armonica e voce, qui troviamo qualche strumento in più, come i violini e il piano.
Una grande canzone, anche se non è tra i primi posti di questa classifica.

10) WESTERN STARS (2019)

Album uscito appena un anno e quattro mesi fa e che solo adesso sto riuscendo a metabolizzare fino in fondo (infatti è l’unico album di Springsteen che non ho ancora recensito).
Pubblicizzato come un omaggio al pop californiano anni ‘60, è in realtà qualcosa di diverso.
Le canzoni pop sono poche (e sembrano uscite dai momenti meno brillanti di “Working on a dream”), ma per il resto suona più come una versione di “Devils & Dust” con l’aggiunta di archi e violini. Questa Title track non è di facile presa, ma se ascoltata in silenzio e lontano da tutto, ti fa venire la pelle d’oca, specialmente verso la fine. Il testo mostra uno Springsteen narratore come non lo sentivamo dai tempi di “The Ghost of Tom Joad”. Una grande canzone.

09) WRECKING BALL (2012)

Ho sempre amato questa canzone. Da quando fu eseguita per la prima volta nel “Working on a dream Tour” del 2009, scritta in occasione della demolizione del Giants Stadium nel New Jersey. Quando la sentii per la prima volta pensai che purtroppo non avrei mai sentito questa canzone dal vivo in Italia, e invece Bruce è riuscito a sorprendermi, non solo pubblicando questa canzone si disco, ma addirittura a usarla come Title track. Dal vivo è un’autentica bomba, e quel “One, Two, One, Two, Three, Four” piazzato dopo il secondo ritornello che anticipa l’esplosione della Band, ogni volta mi fa impazzire.

08) DEVILS & DUST (2005)

Fu il primo album di Springsteen di cui ne ho vissuto pienamente l’uscita, poiché avevo iniziato a seguirlo seriamente un paio di anni prima, quando ormai “The Rising” era già uscito, quindi l’emozione che provai il giorno che questo album venne dato alle stampe ancora oggi rimane senza eguali. A molti potrebbe risultare una pallida imitazione di “The Ghost of Tom Joad”, poiché non ne possiede la forza lirica. Io invece la trovo molto evocativa, e musicalmente molto più emozionante. L’assolo di armonica è da pelle d’oca.

07) HUMAN TOUCH (1992)

Probabilmente il miglior singolo di Springsteen senza la E Street Band. Un onesto rock, grintoso ed efficace, che non fa sentire la mancanza della storica band. Fu l’unico singolo estratto dall’album ad avere un certo successo. La canzone è piazzata in apertura all’album, che purtroppo, già dalla seconda traccia, non mantiene le premesse che “Human Touch” sembra voler dare. Ascoltato oggi l’album è piacevole, ma Springsteen ci ha abituati sicuramente meglio, sia prima che dopo.

06) THE RISING (2002)

La canzone (anzi l’album) di cui l’America aveva bisogno dopo gli attentati dell’11 settembre. Questa canzone è un inno alla forza di rialzarsi e al senso di comunità, quest’ultimo aspetto viene a galla durante il “La-la-la” che viene dopo il ritornello. Una canzone potente, e anche furba se vogliamo, come il primo singolo “Lonesome Day” che con quel “It’s alright, it’s alright, it’s alright, yeah” diventa una spudorata strizzata d’occhio ai cori da stadio; ma grazie anche e soprattutto a queste due canzoni, l’album riesce a centrare il bersaglio entrando nel cuore dei fan, colmando un vuoto che durava ormai 18 anni. Perché “The Rising” è il primo album di inediti registrato insieme alla E Street Band dai tempi di “Born in the Usa”, e anche se la band non viene valorizzata al massimo nelle 15 canzoni dell’album, Springsteen dà alle stampe il suo capolavoro degli anni 2000.

05) NEBRASKA (1982)

Questa canzone è la dimostrazione del fatto che a Springsteen basta una chitarra e la sua voce per scrivere un capolavoro; anzi dieci, perché l’album contiene canzoni completamente acustiche, eseguite con chitarra e armonica e nient’altro. La canzone si ispira a una coppia di fidanzati che nel 1958 uccise undici persone nel giro di otto giorni, il tutto cantato con voce bassa, quasi spettrale.
È una canzone da pelle d’oca, prova della felice vena compositiva di Springsteen in quel periodo, oltre a essere un coraggioso episodio discografico che non avrà più eguali.

04) BORN IN THE USA (1984)

Che piaccia o no, questa resterà sempre la canzone più famosa di Bruce Springsteen. Anche se risulta essere croce e delizia per i fan, che da una parte la amano e dall’altra ne criticano la svolta commerciale, è in realtà molto di più di quello che può sembrare. Non è un urlo patriottico di un americano esaltato, ma un’accusa agli effetti che la Guerra del Vietnam ha avuto su molti giovani soldati. L’allora presidente Ronald Reagan la utilizzò per un comizio, non capendone il vero significato. La canzone fu originariamente scritta per l’album “Nebraska”, e infatti nel cofanetto “Tracks” potrete sentire una versione chitarra e voce, di una bellezza impressionante.

03) THE RIVER (1980)

Forse “The River” non è il migliore album in assoluto di Springsteen, ma di sicuro è quello in cui la E Street Band viene valorizzata al meglio. Questa canzone si ispira alle vicende della sorella del Boss, rimasta incinta a 17 anni. È una ballata che si apre con armonica e cresce a poco a poco, rendendola uno dei capolavori assoluti di Springsteen. L’album “The River” fu il primo numero 1 di Springsteen in classifica, e proprio settimana scorsa ha compiuto quarant’anni esatti dall’uscita.

02) DARKNESS ON THE EDGE OF TOWN (1978)

Uno dei massimi capolavori di Springsteen, contenuta in un album in cui praticamente tutte le canzoni sono capolavori. Però devo ammettere che preferisco di gran lunga le versioni live, che non quella su disco. Se per esempio ascoltate la versione eseguita all’Apollo Theater nel 2010 senza pubblico, assisterete a un’esecuzione da brividi di una potenza devastante.

01) BORN TO RUN (1975)

Scelta prevedibile, ma inevitabile. Una delle canzoni più potenti, epiche ed evocative della storia del Rock. Il testo è un fiume in piena e ogni strofa contiene almeno una frase memorabile. Per non parlare della musica che non lascia un attimo di tregua, a partire dall’inizio con la batteria, per arrivare al potentissimo assolo di sax, fino al micidiale stop-and-go che quando la canzone riprende è ancora più forte di prima. Un autentico capolavoro che resterà nella storia del rock nei secoli dei secoli.

Se siete fan di Bruce Springsteen mi piacerebbe sapere cosa ne pensate di questa classifica.

Tornerò a presto a parlare del Boss con una recensione di “Letter to you” che spero di pubblicare già settimana prossima.

A presto…