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Kid Rock non è un personaggio particolarmente simpatico. In Italia è diventato famoso più per le sue eccentricità che per la sua musica. Nel 2006 sale agli onori della cronaca per la sua relazione con Pamela Anderson, e continua a far discutere la sua simpatia per il partito repubblicano, il che fa di lui uno dei pochi rapper a sostenere il partito di Trump (anche se definirlo rapper è riduttivo, ora vedremo perché).

Negli anni è diventato paladino degli ideali più reazionari dell’immaginario Redneck, e se in America un personaggio così può trovare un certo pubblico (anche piuttosto vasto) in Italia risulta quantomeno ridicolo. Però c’è da dire che se non fosse per certe bizarrie, la musica di Kid Rock potrebbe trovare pubblico anche da noi. Perché Robert James Richie (questo il suo vero nome) è riuscito come pochi a fondere il rap col metal, l’hard rock, il southern rock e il country, e nell’ultima parte della carriera ha privilegiato una certa vena country capace di portare avanti una tradizione tutta Americana, che da anni non ha più niente da dire ma in quanto appunto tradizione è destinata a essere tramandata, e Kid Rock manda avanti questa tradizione alla grande.

Inizia la sua carriera nel 1990 con l’album hip-hop “Grits Sandwiches for Breakfast”, criticato piuttosto negativamente e definito da Rolling Stone come uno dei “venti peggiori dischi pubblicati da artisti musicali di serie A
Nel 1993 è la volta di “The Polyfuze Method”, album in cui si cominciano ad avvertire sonorità rap rock.
Due anni più tardi, nel ‘96, pubblica “Early Mornin’ Stoned Pimp”, in cui per la prima volta suona con la Twisted Brown Trucker Band, che accompagnerà Kid Rock per tutti gli album successivi (tranne “Born Free” del 2010).

grits sandwiches
La copertina del primo album “Grits Sandwiches for Breakfast”

L’esplosione avviene nel 1998 con “Devil Without a Cause”, che solo negli Stati Uniti vende 11 milioni di copie. Il quarto lavoro di Kid Rock è una riuscita miscela di generi che mescolano il rap con il southern rock, il country e l’hard rock. A determinare la fortuna dell’album sono stati alcuni singoli di grande successo come “Bawitdaba”, “Cowboy”, “Wasting Time” e “Only God Knows Why”.
Nel 2000 viene dato alle stampe “The History of Rock”, contenente vari inediti e nuove versioni di brani contenuti nei suoi primi lavori. È l’ultimo album a cui collabora Joe C., nano rapper membro della band, morto nel novembre di quell’anno dopo una lunga malattia.
Nel 2001 esce “Cocky” che vende molto bene, seppur meno di “Devil Without a Cause”.
L’album mescola nuovamente il rap a sonorità southern, e il punto forte del disco sono le ballate come “Picture” cantata insieme a Sheryl Crow, “Midnight Train to Memphis” e “Lonely Road of Faith”.
Il settimo album del cantante esce nel 2003 e si intitola “Kid Rock”; questo lavoro vira quasi esclusivamente verso sonorità country rock, abbandonando parzialmente il rap.

Dopo il “Live Trucker” del 2006, il 2007 è l’anno del successo definitivo, anche oltre oceano: “Rock n Roll Jesus”, sarà l’unico album di Kid Rock ad avere un buon successo anche in Europa grazie soprattutto al singolo estivo “All Summer Long”, canzone che utilizza un campionamento di “Werewolves of London” di Warren Zevon e di “Sweet Home Alabama” dei Lynyrd Skynyrd.
È l’unico album di Kid Rock ad esordire al primo posto della classifica statunitense, detronizzando niente meno che “Magic” di Bruce Springsteen. L’album entra in classifica perfino in Italia, e sarà la prima e unica volta per il cantante.

Nel 2010 esce “Born Free” composto unicamente da sonorità country rock. Alcune emittenti radiofoniche italiane hanno mandato in rotazione i singoli “Born Free” e “Care” cantata insieme a Martina McBride, ma l’album non è mai entrato in classifica da noi, mentre in America si è fermato alla posizione numero 5 vendendo un milione di copie.
Nel 2012 prosegue il suo viaggio nelle sonorità country rock con “Rebel Soul”, album di cui lo stesso Kid Rock non andrà particolarmente fiero perché realizzato troppo in fretta. In realtà in esso troviamo alcuni gustosi episodi country rock come “God Save Rock and Roll”, “Detroit, Michigan” e “Midnight Ferry”.
Bisognerà attendere tre anni per “First Kiss”, album che si spinge alla seconda posizione della Billboard 200, spinto dal singolo omonimo che è puro rock fm americano, mentre il resto dell’album è puro southern rock come la riuscita “Johnny Cash”, la bizarra (per un pubblico italiano, almeno) “Drinking Beer With Dad”, la bellissima “Best of Me” e quella che in termini musicali e vocali è il capolavoro dell’album “Jesus and Bocephus”, il quale testo potrà risultare ridicolo a un pubblico italiano.
L’ultimo (finora) album dell’artista è uscito nel novembre del 2017, ed è “Sweet Southern Sugar”, contenente dieci canzoni semplicissime e dirette che non offrono particolari guizzi, ma si fanno ascoltare con immenso piacere. Spicca su tutte la traccia finale “Granpa’s Jam”, un ritorno alle sonorità rap degli esordi.

Il patriottismo e la grinta vocale delle sue esibizioni, hanno fatto sì che negli anni Kid Rock venisse considerato il Bruce Springsteen dei repubblicani. Dal 1998 tutti i suoi album sono entrati nella Top Ten della Billboard 200, mentre in Italia lo sentiamo molto raramente in alcune radio che trattano maggiormente il genere Rock.

Ora vediamo quali sono i tre album fondamentali di Kid Rock.

I TRE ALBUM FONDAMENTALI

DEVIL WITHOUT A CAUSE (1998)

devil without

Non è neanche tra i miei cinque album preferiti di Kid Rock, ma mi sento di consigliarlo perché si tratta di un album molto importante sia per la carriera del cantante, che per il movimento Rap Metal degli anni ‘90. Inoltre l’album contiene delle canzoni indubbiamente belle che vale assolutamente la pena di ascoltare, su tutte “Wasting Time”, una irresistibile canzone rap con ritornello dall’andamento Southern cantato da Thornetta Davis, cantante blues che dal 1997 al 2003 ha fatto da vocalist a Kid Rock. La canzone più famosa è sicuramente la opener “Bawitdaba”, divenuta uno dei più grandi successi del cantante e considerata una delle sue migliori canzoni.
Un altro momento degno di nota è “Only God Knows Why”, ballata romantica cantata quasi tutta con l’autotune tranne nella potentissima parte finale.
I testi non sono il punto forte di questo album, che mi sento di consigliare a chi apprezza le sonorità rap non particolarmente impegnative.


KID ROCK (2003)

kid rock 2003

Questo album è per me fondamentale perché racchiude alla perfezione quello che Kid Rock è stato e quello che sarà in futuro. All’interno troviamo infatti rap (poco) e southern rock (molto).
È il primo album del cantante a discostarsi notevolmente dal genere hip-hop per abbracciare in modo definitivo il rock e il country; basti pensare alla canzone che apre il disco “Rock N Roll Pain Train”. Finora nessun album di Kid Rock si apriva con una canzone rock, mentre qui ad aprire le danze troviamo una chitarra che ci ricorda il sud degli Stati Uniti e certe ambientazioni rurali.
L’album prosegue con la divertentissima e volgarotta “Cadillac Pussy” cantata insieme a Hank Williams Jr. La terza traccia è una cover dei Bad Company, scelta come primo singolo. E anche qui siamo dalle parti del country rock. Atmosfere hip hop arrivano soltanto alla quarta traccia con “Black Bob”, per poi arrivare a un imprevedibile soft metal dalle venature southern con la bellissima “Jackson, Mississippi”, canzone originariamente scritta per l’album “Early Mornin’ Stoned Pimp”. Si prosegue con un’irresistibile miscela di country rock con le bellissime “Rock N Roll”, “I Am”, “Hard Night for Sarah” (che porta la firma del grandissimo Bob Seger”, e la deliziosa “Run Off to LA” cantata insieme a Sheryl Crow. Troviamo anche due cover del cantante country David Allen Coe: “Son of Detroit” e “Single Father”. La prima è una rivisitazione di “Son of the South”, nella quale Coe citava Kid Rock tra i cantanti che apprezzava. Kid Rock ha voluto così ricambiare il favore.
Un album che si lascia ascoltare dall’inizio alla fine che piacerà sicuramente agli amanti del Southern Rock.


BORN FREE (2010)

born free

Album fondamentale che rappresenta pienamente quello che è Kid Rock da dieci anni a questa parte. È il primo lavoro del cantante composto esclusivamente da canzoni Country Rock, questa volta però non è accompagnato dalla fedele Twisted Brown Trucker Band.
L’album è stato realizzato in maniera praticamente casalinga, e si sente dai pochi strumenti utilizzati: chitarre, banjo, piano, tastiere e batterie. La produzione di Rick Rubin ha contribuito a rendere il tutto cristallino e far si che il suono scivolasse via pulito e impeccabile.
Le dodici tracce scorrono via che è un piacere, e non c’è un momento di fiacca in tutto l’album.
Si apre con la title track “Born Free”, che vorrebbe essere un inno per il nuovo Kid Rock, e in parte ci riesce. In parte perché il nostro non sembra interessato a volersi conquistare simpatie oltre oceano, e infatti il testo è talmente patriottico che potrebbe imbarazzare un europeo, mentre è sincero al punto giusto da chiamare a raccolta orde di fan americani. Si prosegue con le frizzanti e vivaci “Slow My Roll”, “Care” e “Purple Sky”, mentre con la prima ballata dell’album “When it Rains” Kid Rock dimostra di saperci fare con il country melodico, complice anche la sua bellissima voce. Si torna al rock con “God Bless Saturday”, inno al cazzeggio di fine settimana, ma è con “Collide” che il nostro fa pieno centro. La canzone di per sé è una semplicissima ballata country, ma a perfezionare il tutto c’è la voce di Sheryl Crow e un altro grandissimo ospite d’eccezione: Bob Seger al piano. Seger e Rock avevano già collaborato nel 2006 nel brano “Real Mean Bottle”, contenuta nell’album di Seger “Face the Promise”.
Un altro duetto lo troviamo in “Flyin’ High”, in cui ad accompagnare Kid Rock troviamo Zac Brown. Altro pezzo che si avvicina ad essere capolavoro è “Times Like These”, che su un arpeggio di chitarra iniziale che riprende “Learn to be Still” degli Eagles, il nostro costruisce un testo dedicato alla crisi che in quel periodo aveva colpito la sua città natale Detroit.
“Rock On” è un’altra bellissima ballata con atmosfere molto seventies, mentre “Rock Bottom Blues” è un vivacissimo pezzo country rock sostenuto da una irresistibile armonica.
A chiudere “For the First Time (In a Long Time) insolitamente cantata in falsetto.
L’album venderà un milione di copie in America, mentre in Italia non entrerà mai in classifica, nonostante alcune radio abbiano passato con una certa frequenza i due singoli “Born Free” e “Care”.

Ci vediamo Giovedì 11 giugno con Tom Petty