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Secondo post dedicato a quattro cantanti molto famosi in America, ma che in Italia non hanno mai avuto il giusto riconoscimento. Oggi parlerò di John Mellencamp, che in America è considerato uno dei principali esponenti dell’Heartland rock, quasi alla pari di Bruce Springsteen, e in oltre quarant’anni di carriera ha venduto 40 milioni di dischi.

Inizia la sua carriera a 24 anni, quando firmò un contratto con l’agente Tony DeFries, famoso per aver lavorato con David Bowie, Iggy Pop e Mott the Hoople. L’agente insistette affinché il primo album del cantante “Chestnut Street Incident” uscisse sotto lo strano pseudonimo di Johnny Cougar, e la cosa avvenne all’insaputa di Mellencamp.
L’album fu un insuccesso, così Mellencamp cambiò casa discografica e registrò nel 1978 “A Biography”, che però non uscì negli Stati Uniti. La canzone “I need a lover” ebbe successo in Australia, così fu inserita nell’album successivo “John Cougar” uscito nel 1979.

Nel 1982 esce “American Fool” primo album di Mellencamp a scalare le classifiche grazie a hit come “Hurt So Good” e “Jack & Diane”. L’album arriva al primo posto della classifica e vi rimane per nove settimane consecutive. Grazie a questo successo, Mellencamp riuscì a costringere la casa discografica ad aggiungere il suo vero cognome al nome d’arte. L’album successivo, “Uh-HUH” uscì, infatti, con il nome di John Cougar Mellencamp, ed ebbe anch’esso un buon successo grazie a singoli come “Crumblin’ Down”, “Pink Houses” e “Authority Song”, quest’ultima diverrà uno dei suoi inni. Nel 1985 esce uno dei suoi lavori più celebri; “Scarecrow”, dedicato al popolo degli agricoltori. Grazie a canzoni come “Rain on the Scarecrow”, “Small Town” e “R.O.C.K. in the USA” divenne il portavoce delle popolazioni rurali. Il disco è una combinazione di puro rock ‘n’ roll e ballate dylaniane. A questo punto della sua carriera, Mellencamp decide di migliorarsi come musicista e aggiungere al suo rock ‘n’ roll strumenti come fisarmonica e violino; nasce così “The Lonesome Jubilee” uscito nel 1987. Dall’album verranno estratti singoli di successo come “Paper in fire”, “Cherry Bomb” e “Check it out”.

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“American Fool”, il primo successo di John “Cougar” Mellencamp

Nel 1989 esce “Big Daddy”, album che tratta i temi della paternità e delle responsabilità personali. La canzone più conosciuta dell’album è probabilmente la malinconica “Jackie Brown”.
Nel 1991 esce “Whenever We Wanted”, primo album pubblicato sotto il nome John Mellencamp, abbandonando così il soprannome “Cougar”. Da questo momento la popolarità di Mellencamp subirà un calo, e vedranno la luce album che non passeranno alla storia come “Human Wheels” del ‘92, “Dance Naked” del 1994, “Mr. Happy Go Lucky” del 1996. Il successivo “John Mellencamp” del 1998 segnerà l’inizio della collaborazione con la Columbia Records, con la quale pubblicherà tre album, ovvero il succitato lavoro omonimo, “Cuttin’ Heads” (‘01) e “Trouble No More” (‘03).

Nel 2007 tornerà alla ribalta grazie all’album “Freedom’s Road”, grazie al quale esordisce alla posizione numero 5 della classifica statunitense, il più alto esordio della sua carriera.
Nell’album Mellencamp duetta con Joan Baez sulle note di “Jim Crow”.
Appena un anno e messo dopo esce “Life, Death, Love and Freedom”, una raccolta di canzoni folk rock questa volta prodotto da T-Bone Burnett. Da questo momento Mellencamp pubblicherà lavori volti a esplorare la tradizione americana, abbandonando il rock degli esordi per dedicarsi a un folk rock più minimalista con gli album “No Better Than This” (‘10), “Plain Spoken” (‘14), “Sad Clown & Hillbillies” (‘17) e l’ultimo “Other People’s Stuff” del 2018.

Mellencamp non ha mai fatto un vero e proprio tour in Europa, ma molti sicuramente ricorderanno le sue prime tappe italiane nel luglio del 2011. Le date previste erano tre. Roma, Vigevano e Udine. La data di Udine venne cancellata perché i biglietti non andarono tutti esauriti, mentre la serata nel suggestivo Castello Sforzesco di Vigevano mise a dura prova i fan. Prima dell’esibizione venne proiettato il documentario “It’s About You” incentrato sulla lavorazione dell’album uscito l’anno prima “No Better Than This”. Cinquanta minuti di proiezione, tutta in lingua originale che sollevò molti fischi. Il cantante si presentò sul palco alle 22.25 per un’ora e un quarto di concerto. Troppo pochi per un cantante che in America vede il suo nome troppo spesso accostato a quello di Bruce Springsteen, famoso per i suoi concerti di quasi quattro ore.
Niente da dire sulle performance e sulla band, ma la breve durata e la mancanza di un bis hanno fatto storcere il naso a molti dei presenti.

Vediamo ora quali sono i tre album fondamentali che vi consiglio di ascoltare.

Trovo sia difficile scegliere tre album di questo artista perché, onestamente, penso che nessun album sia un capolavoro dall’inizio alla fine, ma ognuno di essi contiene almeno un paio di canzoni che vale assolutamente la pena di ascoltare. Inutile negare che gli anni ‘80 siano stati i suoi anni più significativi, per questo ho scelto due album di quel decennio e uno più recente.

I TRE ALBUM FONDAMENTALI

Uh-HUH (1983)

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Dopo aver ottenuto un enorme successo l’anno precedente con l’album “American Fool”, capace di sfornare due pezzi da novanta come “Hurts So Good” e “Jack and Diane”, Mellencamp pubblica “Uh-HUH”, un album più maturo, di puro rock ‘n’ roll chitarristico senza troppi fronzoli.
L’album segna il passaggio da un rock per teenagers a un rock più adulto ricco di riferimenti a temi sociali e di protesta. Non ancora politico come “Scarecrow” di due anni più tardi, ma la strada è quella che poi lo avrebbe portato, in anni più recenti, a schierarsi contro Bush e la guerra in Iraq.
L’album si apre con un tris di pezzi micidiali: “Crumblin’ Down” canzone che il nostro non si stancherà mai di proporre dal vivo, “Pink Houses” bellissima ballata sostenuta ba chitarra acustica, chitarra elettrica, batteria e un coro di voci femminili, per arrivare poi alla canzone migliore dell’album “Authority Song”: una sorta di “I Fought the Law” versione aggiornata, molto chitarristica e diretta, dal ritmo irresistibile.
L’album procede poi con frizzanti e movimentate canzoni come “Warmer Place To Sleep”, “Play Guitar”, quest’ultima vera e propria dichiarazione di fedeltà verso quel rock di matrice stoniana di cui è ricco il disco e che investe anche “Serious Business” e “Lovin’ Mother Fo ya”.
A discostarsi notevolmente dal disco è “Jackie O”, delicata e deliziosa ballata dedicata alla figura di Jacqueline Onassis (ex First Lady di Kennedy). A chiudere l’album la più pacata e acustica “Golden Gates”.
Se questo non è il miglior album di Mellencamp ci va molto vicino, e ad ogni modo testimonia un periodo che non tornerà mai più, sia a livello di energia che di apprezzamento commerciale.

Tracklist

  1. Crublin’ Down
  2. Pink Houses
  3. Authority Song
  4. Warmer Place To Sleep
  5. Jackie O
  6. Play Guitar
  7. Serious Business
  8. Lovin’ Mother Fo Ya
  9. Golden Gates

SCARECROW (1985)

scarecrow

Dopo due album di successo, Mellencamp, ribadendo il suono scarno, duro e arrabbiato del disco precedente, si erge a patriota del Midwest anti-reaganiano parlando di crisi, di disoccupazione, di emarginati, di piccole città dimenticate. L’immagine di copertina fa pensare a un fotogramma tratto da “Furore” di John Ford, tratto dal romanzo capolavoro di John Steinbeck, che dieci anni più tardi avrebbe ispirato Bruce Springsteen per la realizzazione del suo capolavoro acustico “The Ghost of Tom Joad”. L’esempio più diretto è Woody Guthrie, ma questa volta lo strumento di condanna non è la chitarra che uccide i fascisti, ma la potenza della band di Mellencamp, capace di esaltare il realismo delle liriche con un suono diretto, spontaneo e ruvido. Difficile non amare questo album, grazie al modo spontaneo in cui si parla di famiglia, amicizia e tradizioni, ma soprattutto per la musica frizzante ed energica che non può non far breccia nel cuore di chi ama il puro rock americano. Un paio di riempitivi impediscono all’album di essere un autentico capolavoro, ma ad ogni modo ci troviamo di fronte a un gran bel disco che offre momenti indimenticabili come “Rain On The Scarecrow”, “Small Town”, “Minutes To Memories”, “Lonely Ol’ Night”, “Rumbleseat”, “Justice And Independence ‘85”, e l’inno rock finale “R.O.C.K. in the USA”.
Un album da avere.

Tracklist

  1. Rain On The Scarecrow
  2. Grandma’s Theme
  3. Small Town
  4. Minutes To Memories
  5. Lonely Ol’ Night
  6. The Face of The Nation
  7. Justice And Independence ’85
  8. Between a Laugh and a Tear
  9. Rumbleseat
  10. You’ve Got to Stand For Somethin’
  11. R.O.C.K. In The USA (A Salute to 60’s Rock)

FREEDOM’S ROAD (2007)

freedom road

Questo album segna il ritorno di Mellencamp a un rock impegnato e di protesta chiaramente schierato contro l’amministrazione Bush. Dopo i folgoranti anni ‘80, Mellencamp ha subito un calo di popolarità, complice qualche disco non propriamente riuscito, ma soprattutto perché il rock negli anni ‘90 doveva vedersela con fenomeni nascenti come il grunge; quindi negli anni in cui dominavano fenomeni come Nirvana e Pearl Jam, era difficile trovare spazio per chi si ricollegava alla tradizione americana. Basta pensare che anche Bruce Springsteen in quegli anni non se la passava un granché bene, e l’unico suo lavoro ad aver avuto un vero e proprio successo fu il Greatest Hits del 1995.
Ascoltando le prime note di “Someday”, prima traccia dell’album, si nota che non siano poi così lontani dalle atmosfere di lavori come “Scarecrow”; certo, si sente che è passato qualche anno e il nostro non è più quel rocker ribelle che sferrava pugni nel videoclip di “Authority Song”; ora suona più marcata la voglia di narrare piuttosto che rockeggiare. Lo dimostrano alcuni bellissimi episodi dell’album come “Freedom’s Road”, “The Americans”, “Ghost Towns Along The Highway”, e in cui il vertice viene raggiunto nella stupenda “Jim Crow” cantata insieme a Joan Baez, paladina anni ‘60 delle canzoni di protesta. “Our Country”, invece, è l’unica canzone veramente rock dell’album, destinata a diventare una sorta di inno.
“Freedom’s Road” è un album che non strizza l’occhio alle radio, dove infatti non avrà vita facile, ma Mellencamp se ne frega e ci offre un disco fatto di canzoni di spessore.
Il nostro proseguirà su questa linea anche con i lavori successivi; lavori interessanti ma non incisivi quanto questo bell’album.

Tracklist

  1. Someday
  2. Ghost Towns Along the Highway
  3. The Americans
  4. Forgiveness
  5. Freedom’s Road
  6. Jim Crow (Feat. Joan Baez)
  7. Our Country
  8. Rural Route
  9. My Aeroplane
  10. Heaven Is a Lonely Place

Ci vediamo Lunedì 08 giugno con il post dedicato a Kid Rock.

Alla prossima…