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Il primo post di questa nuova piccola serie di articoli è dedicata al grande Bob Seger.
In questo articolo darò qualche breve informazione sul percorso musicale del cantautore statunitense e poi vi consiglierò tre album che io reputo fondamentali.

Bob Seger nella sua carriera ha goduto di una notevole fama negli Stati Uniti e in Inghilterra, specialmente tra la fine degli anni ‘70 e la metà degli anni ‘80.
In Italia purtroppo i suoi album non hanno mai avuto particolare fortuna e la sua fama è relegata quasi esclusivamente alla hit “Old time rock ‘n’ roll”, e le versioni italiane di due bellissime canzoni: “Grazie perché” di Gianni Morandi e “Il Pagliaccio azzurro”, rispettivamente cover di “We’ve got tonight” e “Til it shines”.

Seger esordisce nel 1969 con l’album “Ramblin’ gamblin’ man”, e nei dieci anni successivi realizza ben undici album; dieci di inediti e il live del 1976 “Live Bullet”.
I primi album non lasceranno il segno, e il primo degno di una certa risonanza è “Seven” del ‘74, che come suggerisce il titolo è il settimo album di inediti. Il disco è maggiormente noto per il fatto che per la prima volta compare la Silver Bullet Band, che accompagnerà Seger in molti lavori successivi, e per la Opener Track “Get out of Denver”, che verrà proposta spesso dal vivo. Il riscontro commerciale però è ancora tiepido; l’album infatti raggiunge solamente l’80esima posizione in classifica. L’album successivo “Beautiful loser”, pubblicato l’anno dopo, in cui la Silver Bullet Band non suona mai compatta ma i membri vengono utilizzati separatamente. Di questo album verranno ricordate particolarmente la title track e “Katmandu”, che verrà utilizzata nel 1985 nella colonna sonora del film “Dietro la maschera”, con Cher.

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Il primo album “Ramblin’ Gamblin’ Man” del 1969

Finalmente nel 1976 arriva il primo capolavoro: “Night Moves”, uno degli album più amati dai fan.
Con esso arriva anche il successo nazionale con ben sei milioni di copie vendute negli Stati Uniti, e nove canzoni tutte bellissime, tra cui si fanno ricordare la title track, “Mainstreet”, e “Rock and Roll Never Forgets”. Il successo verrà confermato due anni più tardi (siamo nel ‘78) con “Stranger in Town”, album stupendo in cui brani trascinanti e frizzanti si alternano a splendide ballads. È l’album che contiene molte delle poche canzoni famose anche in Italia: la celeberrima “Old Time Rock and Roll”, “Till it Shines” e “We’ve Got Tonight”, che come dicevamo prima diverranno famose nelle versioni italiane.

Nel 1980 pubblica il suo primo e unico album a raggiungere la prima posizione nella Billboard Charts 200: “Against the Wind”, altro capolavoro contenente canzoni semplici e immediate ma di una bellezza struggente. La title track è uno dei massimi capolavori di Bob Seger; una ballata sostenuta quasi esclusivamente dalla chitarra acustica e dal pianoforte, quest’ultimo vero e proprio marchio di fabbrica per Seger. Due anni più tardi è la volta di “The Distance”, in cui Seger ripropone la sua ricetta a base di canzoni movimentate e ballate semplici e intense. L’album contiene “Shame on the Moon”, che all’epoca fu uno dei suoi più grandi successi raggiungendo la seconda posizione nella prestigiosa Billboard Hot 100.
L’album contiene inoltre quella che è la mia canzone preferita in assoluto di Bob Seger: “Roll Me Away”. Molto springsteeniana nei contenuti, poiché parla di due giovani in fuga, la canzone fu ispirata da un viaggio in moto. Vero protagonista della canzone è il pianoforte, presente lungo tutto il brano, mentre il resto della band fa il suo lavoro rendendo la canzone un autentico capolavoro.

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Bob seger e la Silver Bullet Band durante un Tour del 1977

Nel 1986 esce “Like a Rock”, classico album seegeriano influenzato però dai suoni tanto in voga negli anni ‘80. Per questo motivo non è considerato uno dei migliori lavori da parte dei fan, ma la title track è puro Seeger al cento per cento. Il resto è piacevole ma niente di imprescindibile.

Bisognerà aspettare ben cinque anni per un nuovo album di inediti; è infatti del 1991 “The Fire Inside”, accolto tiepidamente dalla critica. L’album vende bene ma non quanto i precedenti.
Nel 1994 esce “Greatest Hits”, che diverrà l’album più venduto di Seger con ben nove milioni di copie solo negli Stati Uniti. Con quanto raccolto fino a quel momento, una raccolta non poteva che essere un capolavoro.
L’anno successivo esce il fiacco “It’s a Mystery”, che raggiungerà solamente la posizione numero 27 della classifica statunitense, risultato peggiore dal 1976, anno del “Live Bullet” che si fermò alla posizione 34.

Seguirà un silenzio discografico lungo ben undici anni, quando il nostro torna nel 2006 con “Face the Promise”, album in cui Seger cerca di tornare ai fasti degli anni ‘70, riuscendoci solo in parte.
Il primo singolo “Wait for Me” è una tipica ballata in puro stile Bob Seger, e l’album risulta piacevole, anche se dopo undici anni di silenzio ci si aspettava qualcosa di più. Due gli ospiti d’eccezione: Patty Loveless che canta sulle note di “The answer’s in the question” e Kid Rock che duetta con Bob in “Real mean bottle”, probabilmente la canzone più convincente dell’album.
Passano altri otto anni prima del nuovo lavoro “Ride Out”, dato alle stampe nell’ottobre del 2014.
Qui troviamo sei inediti e quattro cover, il che fa pensare più a un tentativo di voler allungare il brodo che non a una vera e propria esigenza comunicativa. Ma l’album ci restituisce un Bob Seger in forma con la voglia di cantare puro rock and roll e country rock. In America il disco si spinge fino alla posizione numero 3, e la critica lo accoglie con giudizi contrastanti.

“Solo” tra anni più tardi, nel 2017, esce il nuovo “I knew you when”, che a parere mio è il lavoro più convincente degli ultimi trent’anni. Qui si avverte ancora la grinta di Bob mescolata alla nostalgia. Seger continua a fare quello che gli riesce meglio: ballate sostenute dal pianoforte alternate a grintosi brani rock e blueseggianti. La canzone che dà il titolo all’album vale da sola il prezzo del biglietto. È un po’ la summa di tutto il percorso musicale di Bob Seger, e se si ascolta con gli occhi chiusi sembra di tornare ai tempi di “Against the Wind”.

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L’ultimo album di inediti “I Knew You When” del 2017

Questi sono i quasi cinquant’anni di carriera di Bob Seger riassunti in poche righe.
Ora vediamo quali sono i tre album che io reputo fondamentali e che vi consiglio assolutamente di ascoltare.

I TRE ALBUM FONDAMENTALI

STRANGER IN TOWN (1978)

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Il primo album che vi consiglio è “Stranger in Town”, il decimo lavoro in studio. Probabilmente molti fan avrebbero scelto il precedente “Night Moves”, ma la verità è che i due album sono equivalenti a livello musicale, mentre troviamo qualche differenza a livello tematico. L’ambientazione di “Night Moves” è più provinciale poiché all’epoca la fama del cantante non aveva ancora raggiunto tutta l’America, mentre in “Stranger in Town” lo spirito è quello dello straniero che giunge nella città degli angeli dopo anni di esibizioni in piccoli locali.
L’album è composto da nove tracce, tutte bellissime, senza un momento di stanca.
Si parte con “Hollywood Nights”, brano ritmato in cui lo straniero del titolo dell’album si ritrova fuori dai confini della provincia per approdare tra le luci e le colline di Hollywood.
Segue la bellissima “Still the Same”, una di quelle bellissime ballate senza tempo che troviamo in quasi tutti gli album di Seger. Chitarra acustica, batteria, pianoforte e un coro di voci femminili bastano a rendere questa canzone un capolavoro.
La terza canzone la conosciamo tutti: “Old Time Rock and Roll”. In questo brano di puro rock and roll classico, Seger rivendica la classicità di questo genere in un periodo in cui la musica punk si stava affermando, e i vecchi eroi del rock erano ormai in declino.
“Till it Shines” è un’altra bellissima ballata che in Italia conosciamo per la versione che ne fece Anna Oxa dal titolo “Il pagliaccio azzurro”.
“Feel Like a Number” è un trascinante rock and roll sostenuto da un infuocato pianoforte alla Jerry Lee Lewis, mentre “Ain’t Got No Money” mantiene alto il ritmo grazie a una chitarra blueseggiante e l’immancabile pianoforte.
“We’ve Got Tonight” è una splendida ballata, coverizzata da Gianni Morandi che la trasformò in “Grazie perché”.
Chiudono l’album “Brave Strangers” e “The Final Famous Scene”, la prima si sviluppa attorno a un piano mentre il sax crea un’atmosfera quasi jazz cotnrappuntata da un coro gospel, mentre la seconda crea un’atmosfera da film holluywoodiano grazie al sontuoso arrangiamento.
“Stranger in Town” trovo sia più completo dei precedenti “Night Moves” e “Beautiful Loser”, e vi regalerà 40 minuti di puro rock and roll.

Tracklist

  1. Hollywood Nights
  2. Still The Same
  3. Old Time Rock & Roll
  4. Till it Shines
  5. Feel Like A Number
  6. Ain’t Got No Money
  7. We’ve Got Tonight
  8. Brave Strangers
  9. The Final Famous Scene

AGAINST THE WIND (1980)

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Dopo ben undici anni di carriera, e ben undici lavori in studio (più il “Live Bullet” del ‘76) Seger raggiunge la consacrazione di pubblico definitiva con questo album che sarà il primo e unico a raggiungere la posizione numero 1 delle Charts statunitensi. La critica non fu entusiasta come con i lavori precedenti, incolpando Seger di essere diventato troppo commerciale. La rivista Rolling Stone definì l’album addirittura “codardo” e scrisse che questo era il peggior album dell’artista.
Io penso che in “Against the Wind”, Seger proponga ancora una volta la stessa ricetta, ma con una carica e freschezza maggiori. A vincere sono sicuramente le ballate: “You’ll Accomp’ny Me”, posizionata al secondo posto della tracklist è semplicemente da brividi, se pensiamo che si appoggia quasi esclusivamente sull’interpretazione vocale di Seger contornato dall’immancabile pianoforte, la chitarra acustica e un coro femminile che esplode a fine canzone.
Anche “Fire Lake” è una bella ballata che ebbe un buon successo come singolo, per non parlare di “Shinin’ Brightly” canzone che chiude l’album, dall’incipit quasi springsteeniano che si apre con chitarra acustica e assolo di sax. Per arrivare poi al capolavoro assoluto dell’album “Against the Wind”, canzone che si mantiene praticamente uguale durante tutti i suoi cinque minuti e mezzo, ma che nonostante questo non annoia e già dalle prime note di chitarra ti fa pensare al capolavoro senza tempo. Anche le canzoni più rockeggianti se la cavano bene, come le scatenate “The Horizontal Bop” e “Betty Lou’s Gettin’ Out Tonight”, omaggi al rock anni ‘60. Meno scatenata ma tiratissima è “Her Strut” che provocò all’autore alcuni problemi per via del testo accusato di sessismo.
“Against the Wind” è un album senza tempo, che sono sicuro anche tra cento anni regalerà le stesse emozioni di adesso.

Tracklist

  1. The Horizontal Bop
  2. You’ll Accomp’ny Me
  3. Her Strut
  4. No Man’s Land
  5. Long Twin Silver Line
  6. Against The Wind
  7. Good For Me
  8. Betty Lou’s Gettin’ Out Tonight
  9. Fire Lake
  10. Shinin’ Brightly

THE DISTANCE (1982)

the distance

Ancora una volta accompagnata dalla Silver Bullet Band, Bob Seger torna sulle scene due anni dopo il bellissimo “Against the Wind” con questo lavoro che potrebbe sembrare un copia incolla del lavoro precedente, ma ad ogni modo contiene nove bellissime canzoni.
Nella realizzazione del disco, Seger fu influenzato dal film di Woody Allen “Io e Annie”, e aveva intenzione di realizzare un album sul rapporto di coppia, ma non voleva realizzare qualcosa di troppo “sentimentale”. Alcune canzoni riflettono le intenzioni iniziali, come il singolo di successo “Even Now”, “Love’s the Last to Know”, “Little Victories” e “House Behind a House”.
Dispiace che la canzone dell’album ad aver avuto più successo è una cover: “Shame on the Moon”, scritta da Rodney Crowell l’anno prima. La canzone raggiunse la seconda posizione dei singoli più venduti. Sembra a tutti gli effetti una composizione di Seger, sulla falsariga di brani celebri come “Against the Wind”, ma è un peccato che altre canzoni bellissime non abbiano avuto lo stesso grande successo; in particolar modo mi riferisco a “Roll Me Away” che secondo me è la più bella canzone che Seger abbia mai composto. Un brano emozionante che da solo vale tutto l’album. Qui la Silver Bullet Band è al suo meglio, e il testo che parla di una coppia in fuga fa pensare al miglior Springsteen degli anni ‘70. Ecco, se dovessi scegliere un solo brano di Seger da far ascoltare a tutti, quello è proprio “Roll Me Away”.
Notevoli anche i tre ritmatissimi brani all’inizio dell’album: “Even Now”, che ha un ritornello che rimane subito impresso, “Makin’ Yhunderbirds” e “Boomtown Blues”, quest’ultima dall’andamento blueseggiante.
“The Distance” non è considerato un capolavoro dalla critica, e i fan gli preferiscono lavori come “Beautiful Loser”, “Night Moves” e “Against the Wind”. Per me invece è un manifesto del Seger pensiero, perché rappresenta in pieno lo stato di grazia in cui l’artista si trovava tra la fine dei ‘70 e la metà degli anni ‘80. Già dall’album successivo “Like a Rock” dell’86 la vena compositiva cominciava ad infievolirsi, e gli arrangiamenti che strizzavano l’occhio alle mode in voga in quel decennio di sicuro hanno peggiorato le cose.
Questo per me è l’ultimo grande album di Bob Seger.

Tracklist

  1. Even Now
  2. Makin’ Thunderbirds
  3. Boomtown Blues
  4. Shame On The Moon
  5. Love’s The Last To Know
  6. Roll Me Away
  7. House Behind A House
  8. Comin’ Home
  9. Little Victories

Ci vediamo giovedì con John Mellencamp…