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Terzo e ultimo post dedicato ai romanzi western. Anche oggi vedremo dodici bellissimi, imperdibili, e in alcuni casi rarissimi libri ambientati nel vecchio West. Dato che si tratta dell’ultimo post ho deciso di farvi una sorpresa: ho trascritto l’incipit di ogni romanzo, nella speranza di invogliarvi maggiormente a entrare in questo bellissimo mondo.

 

Il figlio

il figlio

Autore: Philipp Meyer
Titolo originale: The Son
Casa editrice: Einaudi
Anno: 2013
Pagine: 560

Opera seconda di Philipp Meyer, che con “Ruggine americana” del 2009 aveva dato prova del suo talento. Definire western questo romanzo sarebbe riduttivo; qui l’autore descrive la storia del Texas occidentale attraverso tre generazioni di una famiglia texana, i McCullough, pionieri, allevatori e poi petrolieri. Il capostipite della famiglia è Eli, ora centenario, chiamato “Il Colonnello”, rapito dai comanche in tenera età e tornato a vivere fra i bianchi da adulto, diventato un ricchissimo patròn sulla pelle dei messicani. Il figlio Peter, invece, sogna un futuro diverso, che non sia quello del petrolio che contamina le terre; egli infatti non esiterà a schierarsi dalla parte delle vittime. È considerato “la grande delusione” per la sua incapacità di incarnare la visione paterna. Si arriva infine a Jeanne Anne, pronipote del colonnello e magnate dell’industria petrolifera, ultima erede dell’impero familiare. Attraverso cento anni di storia, Meyer descrive i grandi spazi aperti, le praterie annerite da immense mandrie di bisonti, fino ad arrivare ai modernissimi ranch del giorno d’oggi. Un romanzo potente, scritto con una forza e lucidità sconvolgente, che non si pone il problema di schierarsi e apparire troppo politico. Probabilmente hanno ragione quei critici che definiscono “Il figlio” il miglior romanzo americano di questo secolo.

Incipit: Mi hanno profetizzato che sarei vissuto fino a cent’anni e siccome li ho compiuti non vedo perché dovrei dubitarne. Non morirò da cristiano, ma il mio scalpo è intatto e se esiste un terreno di caccia eterno, lì sono diretto. Oppure allo Stige. Al momento credo che la mia vita sia stata fin troppo breve: quanto bene potrei fare se mi fosse concesso un altro anno in piedi. Invece sono inchiodato a questo letto, a farmela addosso come un poppante.


Ogni uomo è polvere

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Autore: John Cunningham
Titolo originale: Warhorse
Casa editrice: Longanesi & C.
Anno: 1956
Pagine: 316

Da quelle poche informazioni che sono riuscito a reperire, l’autore, nato a Deer Lodge nel Montana nel 1915, cominciò a scrivere a diciassette anni. Le sue novelle ebbero però fortuna solo dopo la seconda guerra mondiale (dove Cunningham combatté nel Sud Pacifico), quando apparvero sulle riviste americane più famose come Collier’s e The Saturday Evening Post; proprio su Collier’s fu pubblicato il racconto “The Tin Star” da cui fu tratto il film “Mezzogiorno di fuoco”, western che fece epoca. Questo romanzo viene presentato nel retro copertina come “il romanzo base da cui sono tratti i più bei film western degli ultimi cinque anni”. L’opera pare sia stata scritta nel 1956, mentre l’edizione italiana che possiedo della Longanesi & C. è dal 1967. Nel romanzo seguiamo le vicende di Buford Allen, un vecchio duro, selvaggio e incorreggibile che insegue i suoi sogni di dominio infrangendo le leggi. Un buon romanzo ottimamente tradotto da Maria Eugenia Morin.

Incipit: La falda del cappello di Tucker si stagliava contro il cielo, uno scudo nero contro la desolata immensità azzurra sovrastante. Stava fermo sul cavallo in cima al poggio, con un ginocchio intorno al pomo della sella. L’arido vento occidentale gli sfiorava il volto dolcemente, asciugandogli il sudore a poco a poco, spaccandogli le labbra e inaridendogli la bocca e il naso. A Nord la pianura d’oro pallido degradava ed egli scorgeva il polverone lontano della mandria di Long, che lo precedeva di venti miglia, a una buona giornata di duro cammino.


I compari

i compari

Autore: Edmund Naughton
Titolo originale: McCabe
Casa editrice: Oscar Mondadori
Anno: 1959
Pagine: 196

L’edizione in mio possesso è del 1971, anno dell’omonima trasposizione cinematografica di Robert Altman, con Warren Beatty e Julie Christie. Il film è un capolavoro che conteneva diversi elementi di innovazione nel genere, e il libro non è da meno. La storia è ambientata a Presbyterian Church, città nei pressi della frontiera canadese che, come tante altre città situate nel nord-ovest americano, erano squallide ma allo stesso tempo pericolosamente eccitanti. John McCabe è un avventuriero, mentre Constance Miller è una prostituta bellissima e intelligente. Insieme gestiscono una casa di tolleranza, finché una compagnia intende mettere le mani sulla loro proprietà. Il finale avrà esiti tragici.
A restare maggiormente impressi sono i due indimenticabili protagonisti, e certi passaggi folgoranti legati al loro rapporto.
Da quel poco che si sa dell’autore, egli nacque nel 1926 a New York, fu scrittore e giornalista e scrisse sei romanzi western e crime fiction, ma a quanto pare solo “I compari” fu tradotto in italiano. Un libro piccolo ma imperdibile, che non può mancare nella libreria degli appassionati di letteratura western, ma anche di chi è semplicemente amante di cinema, poiché il film che ne è stato tratto è un vero e proprio capolavoro.

Incipit: L’uomo che tutti conoscevano col nome di Pudgy McCabe osservò una goccia d’acqua formarsi in cima al pilastro bianco e squadrato, uno dei quattro che sostenevano il tetto del campanile. La goccia formò un rivoletto che scivolò giù, giù, lungo il pilastro, finché non venne assorbito da una pozzanghera in terra.
“Se uno è destinato a scomparire, bisogna che scompaia in grande stile” disse tra sé e sé. “Non ho mai pensato di doverlo fare in altra maniera.”


Uno sceriffo per tutti

uno sceriffo per tutti

Autore: John Reese
Titolo originale: A Sheriff for All the People
Casa editrice: Longanesi & C.
Anno: 1976
Pagine: 163

Un libricino piccolo, che inizialmente potrebbe dare l’impressione di una lettura estiva di serie b, e invece si tratta di una lettura appassionante, imperdibile per gli amanti del West.
L’autore di questo libro, John Reese, ha ottenuto due volte il massimo premio assegnato dall’associazione degli scrittori americani di western. Si è fatto conoscere con “Disperati a Shapiro” e “Gesù a cavallo”. Di quest’ultimo la critica ha detto che si tratta del miglior romanzo apparso in America sulla Frontiera dalla pubblicazione del Virginiano. Si tratta di un romanzo molto lungo, a quanto pare una trilogia inizialmente pubblicata separatamente e poi riedita in un unico volume, che (come indicato nella prefazione del libro) la casa editrice era intenzionata a tradurre. A quanto pare la cosa non andò a buon fine perché di un’edizione italiana non vi è traccia.
“Uno sceriffo per tutti” ha per protagonista Rodgerson Downey, sceriffo con diversi problemi da risolvere: sua moglie lo tradiva? Sarebbe riuscito a farsi eleggere alla carica di vicegovernatore? Era vero che un famoso delinquente stava organizzando una rapina nel territorio da lui amministrato?
Insomma, il nostro protagonista avrà un gran bel daffare nonostante le poche pagine a lui dedicate.

Incipit: Lo sceriffo Rodgerson Downey, della contea di Hillary, nel Wyoming, scivolò in silenzio fuori dal letto in quella mattina d’autunno e andò verso la finestra che dominava dall’alto la facciata della sua casa. Quella notte aveva dormito in soffitta, come faceva di solito quando lui e sua moglie Clytie erano in disaccordo. I suoi piedi nudi, esitanti per il freddo, trovarono con sicurezza un percorso senza scricchiolii sulle assi del pavimento verso la piccola finestra.


Uomini disperati

uomini disperati

Autore: James D. Horan
Titolo originale: Desperate men
Casa editrice: Longanesi & C.
Anno: 1949
Pagine: 351

L’autore, classe 1914, è principalmente noto per aver scritto “The Wild Bunch” (che non ha niente a che vedere con l’omonimo capolavoro di Sam Pechinpah), sulle avventure di Butch Cassidy e Billy the Kid. Ha pubblicato più di quaranta titoli tra romanzi storici e di finzione. “Uomini disperati” non è un romanzo ma racconta, con tratti biografici, le vicende di celebri personalità del West come Jesse James, Doc Holliday e i fratelli Earp. Una lettura molto interessante che dona epicità a una lezione di storia.

Incipit: Gli eroi, come disse un giorno George Meredith, non muoiono, almeno finché non sia finito il romanzo. Gli eroi, e con essi i malvagi, vivono per sempre nel racconto di chi li ha conosciuti e nelle pagine della storia. Sono come una grande famiglia prolifica con rami collaterali distribuiti in molti paesi, una famiglia che “attraverso il nero abisso del tempo” si ricollega agli antenati che uccidevano draghi, liberavano vergini e spogliavano i ricchi prepotenti.”


L’avvoltoio non aspetta

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Autore: Lewis B. Patten
Titolo originale: Boothill
Casa editrice: Longanesi & C.
Anno: 1966
Pagine: 163

Lewis B. Patten è stato uno dei più prolifici autori di romanzi western americani. Sulla pagina wikipedia a lui dedicata vengono riportate 112 titoli, ma ce ne sono sicuramente altri. Ha spesso pubblicato sotto i nomi di Lewis Ford, Lee Leighton e Joseph Wayne. Ad esempio questo romanzo non compare nel lunghissimo elenco di titoli riportati su Wikipedia.
Si tratta di una lettura leggera ma appassionante che vede protagonista il giovane Matt Foreman. Il giovane trova nello sceriffo Frank Eakins una figura paterna, e quest’ultimo prende il ragazzo come suo aiutante. Quando Matt scopre il cadavere di Frank nel deserto il dolore è grande, non solo per la morte di quest’ultimo, ma perché un avvoltoio gli ha cavato gli occhi. L’unica persona che potesse aver teso un’imboscata allo sceriffo era Abe Kobeck, delinquente assetato d’oro e sangue che aveva già ucciso sette uomini. Matt decide di prenderlo e di fare giustizia a tutti i costi.

Incipit: A Nord, fuori dalla città di Furnace Creek, si stendeva un paesaggio di aride montagne di nuda roccia, dove persino i cactus stentavano a crescere. Sotto un cielo azzurro intenso, infuocato in quell’ora del meriggio, il sole batteva sul cavallo e il cavaliere: gli unici esseri animati a perdita d’occhio. Era un uomo vecchio. Lo si capiva dai pochi ciuffi di capelli bianche, dalle cicatrici sul suo volto e sul collo arrossati dal vento. La sua pelle era scura come quella di un Apache. I suoi occhi, più azzurri del cielo, ammiccavano al sentieri che si apriva sui suoi passi. Aveva settant’anni, Frank Eakins. E di quei settanta, cinquanta li aveva passati a cavalcare deserti come quello che attraversava adesso.


Le pistole pazze

le pistole pazze

Autore: Lewis B. Patten
Titolo originale: The Arrogant Guns
Casa editrice: Longanesi & C.
Anno: 1965
Pagine: 215

Ancora Lewis B. Patten e ancora una volta troviamo i suoi tratti caratteristici ben riconoscibili nell’incipit. Inizio con descrizione dell’ambiente che precede la presentazione di un personaggio importante della storia. Anche questo libro, come il precedente, si rivela una lettura semplice ma appassionante e avventurosa.
Un giovane indurito dalle esperienze è diviso tra l’affetto che prova per il suo protettore e l’amore di una donna. Il primo l’ha salvato quando gli indiani massacrarono la sua famiglia, ma ora è diventato quasi folle per le sconfitte subite in guerra e per una feroce smania di potere che lo spinge alla vendetta. La seconda, invece, rimpiange il lusso e gli agi che aveva in passato.

Incipit: All’alba apparve la prima nuvola, bassa, nera, che solcava il cielo come una nave da guerra, diretta a nord-ovest. Dapprima le nuvole apparvero una alla volta o a gruppetti, ma dopo un’ora, prima ancora che il sole si fosse affacciato all’orizzonte, invasero il cielo da tutte le parti a perdita d’occhio. Il tuono brontolò rabbiosamente. Un fulmine squarciò la terra, incendiò un pino intristito in un punto più alto della pianura, frantumò una roccia e la lasciò sbriciolata, fumante e calda, nell’aria improvvisamente umida. La pioggia incominciò a cadere accompagnata dall’ululato del vento che scrollava il tetto di travi di cedro della stazioncina ferroviaria mandando tutto ciò che non era legato a rotolare sullo spiazzo della stazione.
Matt Wyatt guardò, pensieroso, dalla finestra spruzzata d’acqua. Il treno non sarebbe arrivato prima di un paio d’ore.


Vento di terre lontane

vento di terre lontane

Autore: Paul I. Wellman
Titolo originale: Jubal Troop
Casa editrice: Baldini & Castoldi
Anno: 1941
Pagine: 831

Questo titolo suonerà familiare agli appassionati del genere per via dell’omonimo film di Delmer Daves con Rod Steiger e Glenn Ford. Il film era più che buono, ma tutte le vicende presenti nel libro si ridussero a una storia di gelosia. Il libro contiene molto di più, anche per via delle oltre ottocento pagine. Una storia di invidia e brama di potere che fa da sfondo a un grande affresco di un periodo storico del West. Dalle opere dell’autore furono tratti i seguenti film: “Cheyenne”, “The Walls of Jericho”, “Apache”, “The Comancheros” e “The Iron Mistress”.

Incipit: La distesa di rozze casette senza intonaco che si scorgeva nell’aspro panorama del Dakota doveva essere Teton. Nella mente assonnata di Jubal passò un lieve senso di gratitudine. La terribile morsa del freddo premeva sul suo cervello; quelle casette significavano per lui rifugio, del fuoco, forse una goccia di liquore per sollevare le sofferenze provocate dall’umidità e dalla stanchezza. Ma questo pensiero fu subito scacciato, appena concepito. Rammentava, ora, che non aveva denaro, non aveva neppure una moneta d’argento in tasca ed i padroni dei bar, era cosa ben nota, erano molto freddi con chi non aveva denaro. Per di più quello di cui maggiormente aveva bisogno era il cibo. Il suo lungo corpo dinoccolato albergava sempre una fame divorante, una creatura maligna che rodeva i suoi organi vitali. Sospirò nell’agitata rassegnazione dell’esaurimento mentale e fisico.


Il grande cielo

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Autore: A.B. Guthrie Jr.
Titolo originale: The Big Sky
Casa editrice: Mattioli 1885
Anno: 1947
Pagine: 449

Un bellissimo romanzo scritto da un grande della letteratura western, premio Pulitzer nel 1950.
Una lettura intensa con una forte componente nostalgica nel descrivere il passato e i ricordi, ma che in un certo modo anticipa lo stile “On the road”, di cui qualche anno più tardi Jack Kerouac ne diventerà lo scrittore simbolo. Del western classico, in questo romanzo, troviamo i grandi sentimenti umani messi in gioco. Boone, il giovanissimo protagonista, decide di andarsene di casa lasciando la famiglia stufo delle botte di suo padre. Non tarderà a mettersi nei guai. Il suo peregrinare è anche un’occasione per esplorare la natura incontaminata tra odori di stagni, cavalli, bisonti e grandi spazi. Un romanzo imperdibile e facilmente reperibile, da cui nel 1952 fu stato tratto l’omonimo film di Howard Hawks con Kirk Douglas.

Incipit: Serena Caudill sentì un passo, fuori, poi il cigolio della porta della baracca e si rese conto che stava entrando John. Continuò a ravvivare il fuoco sul quale rosolava una gallina.
“Dov’è Boone”
“In giro, per quel che so.” Alzò lo sguardo e lo vide chiudere la porta contro la pioggia alle proprie spalle, senza voltarsi, mentre con gli occhi cercava di abituarsi all’oscurità della cucina. Zoppicò fino a raggiungere la parete, producendo un battito irregolare sul pavimento rivestito di legno. Fece per appendere il cappotto all’attaccapanni, ci ripensò e se lo ributtò sulle spalle. Nel calore della stanza si sentiva il suo odore di vacca, sudore, alcool e lana bagnata.
“Si capisce che fuori piove già dal rumore che fai coi piedi,” disse Serena, seguendolo con lo sguardo.
“L’hai già detto un sacco di volte.” Era in piedi davanti alla finestra, come se riuscisse a vedere qualcosa oltre la carta oleata che faceva da vetro. “Cambieresti cantilena se anche tu avessi una pallottola nella gamba.”


Sceriffi e banditi

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Autore: Piero Pieroni
Casa editrice: Mursia
Anno: 1990
Pagine: 134

C’è una precisa riflessione che sta alla base di quest’opera: entrando in un negozio di giocattoli non ci stupisce che oltre a trovare tra i robot e i videogiochi, troviamo anche  vecchi cinturoni con tanto di Colt e cartucce, Winchester, stelle a cinque punte e cappelli da cowboy, insomma tutto l’occorrente per giocare a banditi e sceriffi. Sembra che in queste due figure vi sia qualcosa di intramontabile, un simbolo che nella nostra civiltà tecnologica riesce ancora a conservare tutta la sua vitalità.
Pieroni non si limita a fornire precise informazioni biografiche, ma riesce a cogliere e a mettere in evidenza ciò che in quei personaggi v’è di più essenziale.
Il libro, diviso in sette capitoli, racconta di altrettante figure leggendarie del West.
Si narrano le vicende di Jesse James, Wild Bill definito “Il principe dei pistoleri”, Black Bart (il bandito poeta), la sfida all’O.K. Corral, John Wesley Hardin, il bandito Bill Doolin, e i cavalieri del Branco Selvaggio. Il libro è accompagnato da alcune belle fotografie d’epoca che ritraggono i personaggi principali.
L’autore Piero Pieroni, nato a Firenze nel 1929, ha condotto studi approfonditi sulla storia degli indiani d’America e su tutta la storia del West. È morto nel 2006 in un ristorante in provincia di Lecce, soffocato da un pezzo di carne mentre era a pranzo. Quello stesso pomeriggio avrebbe dovuto ritirare a Cutrofiano il Premio nazionale di letteratura venatoria.

Incipit: Un giovane cavaliere galoppa sulle sterminate praterie del West, cantando allegramente, scaricando in aria le sue Colt, sostando qua e là a punire un malvagio, a umiliare un superbo, a difendere una vedova. La società governata dai malvagi e basata sull’ingiustizia, lo ha messo al bando, ed egli per vivere e, appunto, per aiutare gli umiliati e gli offesi, è costretto ogni tanto a procurarsi il denaro assalendo una banca, depredando una diligenza o un treno. Ma il suo cuore è nobile e puro: egli è il simbolo dell’eterna giovinezza, dell’indomito ardimento, della lealtà, del coraggio, dello spirito cavalleresco che hanno permesso ai pionieri di conquistare il West. È, per molti, anche il simbolo del Vecchio Sud che, sepolto dalle rovine della guerra perduta, non aspira alla rivincita, cova e attua sogni di sanguinaria vendetta. Il giovane bandito – eroe si chiama Jesse James.


Quando muoiono le leggende

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Autore: Hal Borland
Titolo originale: When the Legends Dies
Casa editrice: Rusconi
Anno: 1963
Pagine: 349

Un romanzo commovente e profondo scritto in modo semplice e scorrevole.
Il protagonista, Tom Black, è un ragazzo pellerossa che viene strappato al mondo in cui vive ed è costretto ad entrare nel mondo civile degli yankees. Ma non riesce ad accettarne i dogmi e i costumi. Egli diventa un eccezionale domatore di cavalli e un campione dei rodei. Ma il successo non riesce a placare in lui la nostalgia, così decide di tornare a vivere nella natura.
L’autore Hal Borland ha lavorato come giornalista e come editor in vari giornali. È stato autore di saggi, memorie e opere narrative ambientate nel West. “Quando le leggende muoiono” è la sua opera più celebre, da cui è stato tratto un film nel 1972 diretto da Stuart Millar e interpretato da Richard Widmark.

Incipit: Il suo uomo arrivò a casa a metà pomeriggio, quasi di corsa, lungo il sentiero. La trovò seduta sull’ultimo gradino della casa – una casa scolorita, di due stanze – mentre mordicchiava dei ramoscelli di felce, tenendo d’occhio il bambino che correva dietro alle farfalle tra le erbe alte. Quando lei alzò lo sguardo, vide attraverso le alte erbe che aveva il volto insanguinato e la camicia strappata e sporca di sangue sul davanti: si mise una mano sulla bocca soffocando un grido di dolore e sorpresa. George la precedette in casa e, quando lei lo raggiunse, le fece cenno di tacere e le bisbigliò nella loro lingua utah: “Mi stanno dando la caccia. Portami dell’acqua e un’altra camicia”.


Sei morto e non lo sai

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Autore: Ernest Haycox
Titolo originale: Free grass
Casa editrice: Edizione speciale per Corriere della sera
Anno: 1928
Pagine: 217

Come nei post precedenti, chiudo con uno dei trenta libri pubblicati nel 2016 come inserti del Corriere della sera. Questa volta ho scelto questo bel libro di Ernest Haycox, uno degli scrittori di maggiore successo nel campo della narrativa western e certamente uno dei più prolifici. La sua produzione comprende oltre trecento racconti, pubblicati in riviste statunitensi di grande diffusione, e ventiquattro romanzi, alcuni usciti postumi. Oltre al successo popolare, fu molto apprezzato anche dal mondo letterario, tanto che fra i suoi assidui lettori si annoverano personalità del calibro di Gertrude Stein e Ernest Hemingway. Da alcuni suoi racconti sono stati tratti film di successo, il più famoso è certamente “Ombre rosse” di John Ford, ispirato al racconto “La diligenza per Lordsburg”.

La storia narra delle avventure di Tom Gilette, tornato dopo cinque anni passati a studiare nelle raffinate città dell’Est, per aiutare il madre nello spostamento della loro mandria verso le nuove terre da conquistare del Dakota. Lontano dai metodi raffinati delle città dell’Ovest, il nostro riscoprirà la terra cui sente di appartenere. Ma il viaggio si rivelerà drammatico a seguito di alcuni inganni e tradimenti. Dovrà vedersela con vecchi amici e loschi affaristi di Washington.

Incipit: La mandria del Circle G, duemilacinquecento capi di Menard County, Texas, aveva passato l’Arkansas e si era accampata appena fuori dalla pista, a un paio di chilometri da Dodge City. Nell’oscurità il fuoco formava una spirale arancione che illuminava di tanto in tanto la faccia di qualche mandriano. Ce n’erano diciotto, compreso il cuoco di colore la cui figura gigantesca scivolava avanti e indietro nel cerchio di luce, mentre portava i piatti della cena. Da poco lontano giungeva il lamento notturno di un cowboy.

 

Il nostro viaggio nella narrativa western è finito, per ora. Vi ho raccontato di tutti i libri di questo genere che posseggo nella mia libreria, tranne quei trenta che sono usciti come inserto del Corriere, di cui ho scelto solo tre titoli con i quali ho chiuso tutti e tre i post.
Sicuramente più avanti tornerò a deliziarvi con questi bellissimi libri appena riuscirò a recuperarne altri. Per adesso grazie per avermi fatto compagnia in questa bellissima avventura.

Alla prossima…