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È passata ormai una settimana dalla fine della 70esima edizione del Festival di Sanremo, condotta con grandissimo successo da Amadeus. Come ogni anno si dice tutto e di più del Festival, ma una volta finito ciò che dovrebbe rimanere sono le canzoni; e c’è da dire che quest’anno ce ne sono state un bel po’ di meritevoli. Amadeus ha cercato di accontentare tutti dimostrando di avere gli occhi puntati sul presente proponendo realtà interessanti appartenenti al mondo del rap (Rancore, Junior Cally), artisti usciti dai vari talent (Anastasio, Giordana Angi, Alberto AUrso), veterani del Festival (Masini, Zarrillo), vecchie glorie (Rita Pavone) e un paio di esordi interessanti (Paolo Jannacci, Piero Pelù).

Con questo articolo voglio esprimere il mio parere sulle 32 canzoni in gara (24 dei Big e 8 dei Giovani). Le canzoni saranno elencate seguendo la classifica finale.

1) Diodato – Fai rumore: Non erano in molti ad aspettarsi la vittoria di Diodato, ma c’è da dire che la canzone è perfetta per Sanremo. Bella voce, bel ritornello e al centro il tema universale dell’amore che non guasta mai. Probabilmente è la volta buona che Diodato raggiunga la consacrazione dopo esser passato quasi inosservato tra i giovani con “Babilonia” ed essere tornato tra i Big nel 2018 con Roy Paci con la splendida “Adesso”. Vittoria meritata.

2) Francesco Gabbani – Viceversa: Dato per favorito sin dall’inizio, alla fine si è dovuto “accontentare” della medaglia d’argento. Dopo aver portato due canzoni ritmate come “Amen” e “Occidentali’s karma”, questa volta Gabbani stupisce tutti con una bellissima ballata scritta insieme a Pacifico. Musicalmente è coinvolgente e il testo è molto ben scritto. Resta da scoprire se il cantante saprà ricrearsi uno spazio all’infuori di Sanremo.

3) Pinguini Tattici Nucleari – Ringo Starr: La frase del ritornello “In un mondo di John e di Paul io sono Ringo Starr”, era già destinata a diventare popolare, e con questa canzone la band indie bergamasca sicuramente raggiungerà un pubblico molto più vasto. Sperando che non gli tocchi la stessa sorte de “Lo stato sociale”, che non sono riusciti a bissare il successo di “Una vita in vacanza”.

4) Le Vibrazioni – Dov’è: Terza volta a Sanremo, questa volta hanno rischiato di arrivare tra i primi tre. Tra le canzoni portate in gara finora è quella più immediata.

5) Piero Pelù – Gigante: Una delle piacevoli sorprese del Festival è stato l’esordio a tutto rock dell’ex Litfiba. La carriera solista di Pelù era partita col botto nel 2000 per poi subire un brusco calo, dovendo ricorrere ai ripari organizzando una reunion coi Litfiba. Con questa canzone “El Diablo” pare aver ritrovato la giusta carica.

6) Tosca – Ho amato tutto: Vincitrice insieme a Ron nel 1996 con “Vorrei incontrarti tra cent’anni”, Tosca porta in gara una ballata perfetta per la sua bellissima voce. La vittoria nella serata delle Cover ha contribuito a far sì che si piazzasse ai piani alti della classifica.

7) Elodie – Andromeda: Scritta da Mahmood e Dardust (e si sente) autori di “Soldi” canzone vincitrice dello scorso Festival, è un brano perfetto per la bellissima voce di Elodie. L’arrangiamento è uno dei più belli tra quelli sentiti quest’anno.

8) Achille Lauro – Me ne frego: Rivelazione di quest’anno è stato senza ombra di dubbio Achille Lauro, che grazie ai suoi travestimenti ha attirato tutta l’attenzione su di sé. Probabilmente i suoi look e i messaggi ad essi legati hanno avuto la meglio sulla canzone, che comunque è molto bella. L’anno scorso però a sorprendere era stata la canzone (Rolls Royce) e non il contorno.

9) Irene Grandi – Finalmente io: Ci mancava questa Irene Grandi. La cantante toscana torna al rock aggressivo, con due autori d’eccellenza come Vasco Rossi e Gaetano Curreri, che per lei avevano scritto “La tua ragazza sempre”, brano che si classificò secondo nel 2000. È stata la prima canzone ad esibirsi nella prima serata, e ha contribuito ad un inizio col botto.

10) Rancore – Eden: Dopo aver duettato l’anno scorso con Daniele Silvestri nella bellissima “Argentovivo”, il rapper romano si dimostra una delle realtà più interessanti dell’Hip-hop italiano.

11) Raphael Gualazzi – Carioca: Il cantante e pianista ci riprova dopo la vittoria del 2011 e la partecipazione con The Bloody Beetroots nel 2014. Purtroppo la canzone, seppur piacevole e adatta a una dimensione live, non esprime pienamente il potenziale di Gualazzi. Peccato.

12) Levante – Tikibombom: Prima volta a Sanremo per la cantautrice. Con questa canzone la giovane cantante non sembra particolarmente interessata a raggiungere un pubblico più vasto, ma a confermarsi presso i suoi fan che certamente apprezzeranno.

13) Anastasio – Rosso di rabbia: Il vincitore della dodicesima edizione di X Factor dimostra di avere una buona penna, ma la canzone sembra voler accontentare un pubblico che non ascolta rap. Forse sarebbe stato meglio rimanere su un territorio prettamente hip-hop che non voler piacere a tutti i costi ad un pubblico più vasto.

14) Alberto Urso – Il sole ad est: Sono lontani i tempi in cui la lirica veniva portata sul palco di Sanremo con capolavori come “Con te partirò”. Negli anni si sono presentati diversi tenori, ma nessuno è mai riuscito a stupire. Ci ha provato Alessandro Safina nel 2002 con esiti imbarazzanti, e Luca Canonici con la vergognosa “Italia amore mio” insieme a Pupo e Emanuele Filiberto di Savoia nel 2010. Il giovane vincitore di Amici di Maria propone una canzone che finirà presto nel dimenticatoio.

15) Marco Masini – Il confronto: Masini torna a Sanremo per festeggiare i suoi trent’anni di carriera, cominciati proprio su questo palco nel 1990, quando vinse tra i Giovani con “Disperato”. La canzone non si discosta molto dalle produzioni precedenti; si sente la mancanza dei storici collaboratori Beppe Dati e Giancarlo Bigazzi, ma la canzone trova il suo punto di forza nella voce ancora forte e aggressiva del suo interprete.

16) Paolo Jannacci – Voglio parlarti adesso: Il figlio dell’indimenticabile Enzo sale per la prima volta sul palco in qualità di cantante con una delicata ballata dedicata alla figlia. Può sembrare impietoso fare confronti col padre, ma le esibizioni di Enzo Jannacci a Sanremo erano di tutt’altro spessore.

17) Rita Pavone – Niente (Resilienza 74): Negli anni l’ex Gian Burrasca ha contribuito a creare un’immagine di sé alquanto ridicola, complici i look e alcuni commenti imbarazzanti di natura politica. Sul palco, però, ha dimostrato di avere ancora grinta da vendere, e la canzone è pure bella. Se la Pavone si limitasse a cantare sarebbe un gran bene per tutti.

18) Michele Zarrillo – Nell’estasi o nel fango: Tredicesima partecipazione per l’instancabile Zarrillo, che è ormai diventato l’alter ego maschile di Anna Oxa; ovvero, uno che non riesce a far emergere le proprie canzoni all’infuori di Sanremo. Questa volta non porta in gara la solita ballata, ma una canzone un po’ più movimentata ma che non ha niente per cui valga la pena ricordarla.

19) Enrico Nigiotti – Baciami adesso: L’anno scorso con “Nonno Hollywood” cantava di quanto gli mancava il rumore delle pisciate di suo nonno. Quest’anno invece porta in gara un brano più convenzionale ma efficace. L’impressione, però, è che Nigiotti sia destinato ad avere più fortuna come autore per altri cantanti che non per se stesso.

20) Giordana Angi – Come mia madre: Classificatasi seconda alla diciottesima edizione di Amici di Maria De Filippi, la cantante 26enne ha dimostrato di avere una bella voce, un po’ fuori dai soliti canoni. La canzone è forse un po’ troppo intima per conferirle la giusta consacrazione. Per quello ci vorrà un po’.

21) Elettra Lamborghini – Musica (e il resto scompare): A dare una ventata di trash al Festival ci ha pensato la nipote del famoso imprenditore, che per compensare la pochezza della canzone è dovuta ricorrere ad abbigliamenti abbastanza osceni, che però faranno la sua fortuna sui social.

22) Junior Cally – No Grazie: Era dato per ultimo fin dalla prima serata, ma il rapper se l’è cavata con un dignitoso penultimo posto. Accompagnato da un’infinità di polemiche per via del linguaggio utilizzato in alcuni vecchie canzoni, alla fine della fiera la canzone non è niente di così scandaloso. Qualche frecciatina a destra e sinistra le hanno conferito la palma di canzone più politica di Sanremo, ma voglio ben sperare che nel 2020 occorra ben altro per scandalizzare il pubblico sanremese. Ad ogni modo la canzone non è male, e dal vivo rende molto bene.

23) Riki – Lo sappiamo entrambi: Dopo essersi fatto notare ad Amici di Maria De Filippi, alla quale è seguito un periodo particolarmente redditizio, Riki esordisce a Sanremo classificandosi a sorpresa ultimo. La canzone è piacevole, ma non è niente di che. Andrà benissimo per i fan sedicenni del cantante.

ESCLUSI: Bugo e Morgan – Sincero: Il caso “Bugo – Morgan” è stato il momento clou di questo Sanremo, che ha dato origine a numerosi meme. Nel corso della quarta serata, Morgan intona la prima strofa con testo modificato, in cui critica pesantemente il collega. Bugo abbandona così il palco, visibilmente irritato. L’esibizione viene così interrotta e i cantanti esclusi dalla competizione. La canzone non è affatto male, e avrebbe meritato una maggiore risonanza non per il comportamento fuori dalle righe di Morgan, ma per la sua qualità. Se non altro i due cantanti sono riusciti a far parlare di se.

Per quanto riguarda i Giovani non posso esprimermi perché non ho ascoltato attentamente tutte le canzoni, ad eccezione delle prime due classificate: il primo è Leo Gassman con “Vai bene così”, una bella canzone che parla di integrazione e accettazione, e la seconda classificata la sedicenne Tecla con “8 marzo”, canzone carina cantata con garbo ma priva di particolari guizzi. La ragazza deve ancora crescere.

Queste erano le mie considerazioni sulle canzoni dell’ultimo Festival di Sanremo.

E voi quali canzoni avete apprezzato?

Alla prossima…