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Segue da “BlueSugar“…

Dopo essere stato impegnato per tutto il 1999 con le 131 date del “Bluesugar Europe Tour”, nel 2000 Zucchero si prende un anno di pausa per la scrittura del nuovo album.

Il 12 marzo del 2000 partecipa all’evento “Faber, Amico fragile” concerto in omaggio a Fabrizio De André tenutosi al Teatro Carlo Felice di Genova. Per l’occasione esegue una versione sublime di “Ho visto Nina volare“. La sua interpretazione stupisce per intensità, specialmente dal momento in cui sembrava impossibile che lo stile di De André potesse sposarsi con quello di Zucchero. L’evento verrà immortalato su un doppio album che uscirà nel 2003.

Nell’estate del 2001 le radio mandano in rotazione il singolo “Baila (Sexy thing)”, che si rivela un successo strepitoso. Il nuovo album, il nono di inediti, esce a settembre e si intitola “Shake”.

Il libretto del cd contiene un’esplosione di colori vivaci, raffiguranti pavoni, uva e angurie che possono assumere forme sessuali. Questa vivacità non si vedeva dai tempi di “Spirito DiVino”, e questa scelta ben rappresenta i contenuti dell’album; “Shake” infatti segue la struttura dei classici del cantante, ovvero quegli album composti da “All hits” come “Blue’s”, “Oro, incenso e birra” e il già citato “Spirito DiVino”. Si può dire, però, che tutto cambia per restare uguale, Perché le canzoni ci presentano il classico Zucchero, ma con un nuovo vestito. Nelle canzoni, infatti, si fa ampio uso di elettronica, loop, e campionamenti. Da una parte si resta spiazzati, ma dall’altra ci si sente a casa perché nelle canzoni di “Shake” quello che si sente è Zucchero al cento per cento.

Nella copertina si vede il volto in bianco e nero di Zucchero, mentre gli occhiali da sole sono colorati. Il cantante nella foto è intento a urlare, e questo ci dà l’impressione di qualcosa di energico e vivace. In poche parole, questo album ci farà stare svegli. Piccola parentesi: in quegli anni Zucchero aveva un look orribile; messi da parte il cappello piumato e il giubbotto leopardato, ora il nostro indossa occhiali da sole colorati, tanto di moda all’epoca, e magliette nere attillate.

Ma ora parliamo delle canzoni

Come negli album succitati, “Shake” inizia con tre canzoni potentissime una attaccata all’altra. “Sento le campane” è una vivace e simpatica canzone, che ci accompagnerà nell’estate del 2002, in cui l’immaginario del cantante rimane intatto: “Quando vedo te, sento le campane, mi scappa la pipì, da da dall’emozione”. Strano che nessuno abbia colto l’autocitazione nel verso: “Sono figlio di una notte che vola”. “Una notte che vola” è infatti il titolo della canzone con la quale Zucchero esordì a Sanremo nel 1982. Il cantante non ha mai detto niente a riguardo, ma sono sicuro che non si tratti di una scelta casuale.

Music in me” è molto elettronica, e trova uno dei suoi punti di forza maggiori nella voce di Chance, corista di colore che accompagnerà Zuccherò nei tour successivi e in alcune tracce dell’album.

Porca l’oca” ha un arrangiamento quasi metal, e l’intro ricorda qualcosa dei Deep Purple. A metà canzone si sente una campionatura di “What I’d say” di Ray Charles. Il testo è assurdo, ma è anche molto divertente: “Un po’ di là, un po’ di qui, un po’ di là come l’aquila. C’ho il gallo, e c’ho il cane, e c’ho l’anitra che fa qua qua, e c’ho il pane, e c’ho il salame, e la Fra che mi fa gola. Ma la foca ma la foca no, e porca l’oca porca l’oca no.”

Ora tocca a uno dei vertici dell’album, forse il picco assoluto: “Ali d’oro” è una ballata blues, accompagnato da un pianoforte campionato, ma il vero colpaccio Zucchero l’ha messo a segno coinvolgendo niente meno che John Lee Hooker, uno dei massimi esponenti del blues. Come raccontato nell’autobiografia “Il suono della domenica”, John Lee Hooker si trovava nello studio di registrazione e improvvisava versi accompagnato dalla musica, tra questi: “I lay down with an angel, ‘cause she treat me kind sometimes”, che poi è stato usato nella canzone.
Fu l’ultima incisione del bluesman perché morì pochi giorni più tardi. L’album è infatti dedicato alla sua memoria.

Segue “Ahum”, secondo singolo dell’album. Altra ballata da pelle d’oca, sostenuta da una batteria elettronica e in cui compare la voce di Barry White, questa volta campionata da “Just the way you are”. Anche qui sentiamo la voce della corista Chance. La voce di Zucchero e la sua creano qualcosa di magico.

La sesta traccia è un’altra ballata, e il livello è ancora altissimo. “Scintille” fu il settimo singolo dell’album, scelto per il natale del 2002. Il testo è una vera e propria poesia: “Stelle più di mille, cadono a colori, come figli e sogni, fanno arcobaleni, e poi scintille”. Le campionature di un paio di brani blues creano un effetto anni ‘50; sembra infatti di ascoltare una canzone proveniente da un’altra epoca, da un altro paese. Come dicevo in un post precedente, sembra incredibile come Zucchero sia riuscito a portare l’America in un contesta puramente italiano senza apparire per nulla ridicolo.

Dopo tre ballate mozzafiato, ecco arrivare il primo singolo “Baila (Sexy thing)”. Nonostante l’enorme successo del brano, trovo sia la canzone meno riuscita dell’album. Ho sempre pensato fosse una canzone indirizzata ad un pubblico radiofonico, anche abbastanza distratto, e che non fosse volta a giustificare l’acquisto di un album. Ad ogni modo sono contento che abbia contribuito al successo di “Shake”. Anche qui sono presenti diversi campionamenti e una citazione di Nietzsche: “…che devi avere un caos dentro di te, per far fiorire una stella che balla”.

Seguono altre due belle ballate, entrambe scelte come singoli. “Dindondio”, che ha una melodia in puro stile Zucchero, anche se sembra una versione (molto) inferiore di “Così celeste”. Il testo è scritto insieme a Pasquale Panella, e si sente, soprattutto nella musicalità delle parole.
Rossa mela della sera”, nuovamente scritta insieme a Panella, trovo sia molto più bella, sia nel testo che nella musica. “È rosso il sole, è una mela. Che sbuccia l’aria della sera”.

Si torna col piede sull’acceleratore grazie alla titletrack “Shake”, canzone vivacissima in cui Zucchero torna a parlare della ex moglie: “Ora, che sei rimasta sola, scusa, ma a me mi importa una sega”. Ma come sempre, anche nei testi più frivoli, il nostro inserisce sempre immagini poetiche e delicate: “Adesso che un sole acceso, che non sei te, accende ogni notte il buio, anche per me.”

Chiude l’album “Tobia”, in cui Zucchero torna a collaborare con Francesco De Gregori, che scrive il testo. La canzone è dedicata all’amatissimo cane del cantante che in un giorno di pioggia uscì di casa e non trovò più la via del ritorno. Il testo è pura poesia: “Ma ti sto cercando, e ti sto annusando, e non so ancora dove sei. Stanco più stanco al vento, che piove già, sta gocciolando, in questa notte sola che, cancella i passi e il tempo, cancella me, cancella il mondo”.
Terzo gioiello che Zucchero e De Gregori creano insieme dopo “Diamante” e “Pane e sale”.

Shake” produrrà ben 7 singoli di successo e resterà al primo posto in classifica per quattro settimane consecutive. Ad oggi ha venduto 715.000 copie, ed è il quarto album più acquistato in Italia nel 2001.

Per il prossimo album di inediti bisognerà aspettare ben 5 anni, ma prima il bluesman ci delizierà con una gustosa sorpresa: un album di duetti… ma di questo ne parleremo la prossima volta.

…continua con “Zu & Co.

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