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Si tratta probabilmente dell’esordio discografico più felice e ispirato della musica italiana. Con l’uscita del nuovo album Start, mi è tornata la voglia di ascoltare Ligabue, e di riesplorare la sua carriera. Per questo ho deciso di dedicare un post per ogni album di inediti del Liga che pubblicherò a cadenza settimanale. Si partirà quindi dal primo album omonimo del 1990, fino ad arrivare a Mondovisione del 2013, perché a Made in Italy e Start ho già dedicato un post ciascuno.
(Se vi interessa ho scritto anche dell’album live Giro d’Italia, l’articolo lo potete leggere cliccando sul titolo del disco).

Parliamo ora dell’album…

Ligabue è il titolo del primo album del rocker di Correggio pubblicato nel maggio del 1990.
Come dirà lo stesso cantautore, il primo album ha una spontaneità e freschezza che non si potrà mai replicare, ed è proprio per questo che è difficile paragonare questo primo album a quelli che seguiranno. Troppo facile dire che si tratta del più bello, e un po’ superficiale ammettere la sua ingenuità. L’album contiene 11 tracce una più bella dell’altra, quasi tutte diventate dei veri e propri cavalli di battaglia nei live; ma se le canzoni sono tutte ottime, non si può dire lo stesso per gli arrangiamenti, che tecnicamente non sono impeccabili, ma donano all’album quella freschezza, di cui parlavamo prima, che non verrà mai più replicata.
Il sound presenta echi che spaziano da Springsteen agli U2, non trascurando la moda degli anni ’80 in Italia; nonostante questo, non si era mai sentito niente del genere prima. Le canzoni di Luciano Ligabue rappresentarono una vera e propria svolta nel panorama musicale italiano, paragonabile a nessun’altro.

L’album si apre con la super hit Balliamo sul mondo, uno dei pezzi più celebri di Ligabue.
Il tema trattato ricorda molto lo Springsteen degli anni migliori. Si parla di due personaggi (paragonati a Fred Astaire e Ginger Rogers) che tentano di fuggire nella speranza di trovare certezze e stabilità.

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Un Ligabue trentenne e capellone nel videoclip di “Balliamo sul mondo”

Si continua con Bambolina e Barracuda, canzone insolita e divertente con ritornello cantato e strofa recitata. Racconta di un playboy che incontra una donna dominatrice e femminista con esiti tragicomici.

La terza traccia è una delle più amate nella carriera del Liga: Piccola stella senza cielo.
La musica delicata e sognante è perfetta per essere ascoltata di notte mentre si è in macchina lungo un’autostrada. Negli anni è stata riarrangiata più volte, e tra queste la più celebre è quella del 2003 che lanciò l’album live acustico Giro d’Italia.

Marlon Brando è sempre lui è uno dei capolavori assoluti del Liga. Anche qui nel testo troviamo influenze springsteeniane e ancora una volta i protagonisti sono una coppia di giovani che, con pochi soldi in tasca, decidono di andare al cinema a vedere un film con il divo Marlon Brando.
Canzone molto richiesta dal vivo che, inutile dirlo, ha fatto breccia nel cuore dei fan.

Tocca ora a un altro classico di Ligabue: Non è tempo per noi. La versione su disco è penalizzata da un arrangiamento country, efficace ma che non rende giustizia alla canzone. Nel videoclip invece la possiamo sentire in versione molto più rock ed è tutta un’altra cosa, specialmente nel ritornello che è di una forza devastante. Entrata a pieno titolo tra i brani intramontabili del Liga, Non è tempo per noi è diventato un piccolo gioiello della musica italiana.

Un riff di chitarra potente introduce Bar Mario, una delle canzoni simbolo del Ligabue anni ’90.
La figura del Bar verrà citata in tutti gli album fino a Miss Mondo (’99), il passaggio più celebre è senz’altro quello contenuto in Certe notti (Ci vediamo da Mario prima o poi).
La canzone ha dato il nome al FanClub di Ligabue.

A seguire un altro capolavoro: Sogni di Rock ‘n’ Roll. Canzone originariamente scritta per Pierangelo Bertoli, pubblicata nel 1988 nell’album Tra me e me. In quella versione la voce di Ligabue compariva nel controcanto finale.
Un vero e proprio capolavoro, conosciuto dai fan e non, è un racconto autobiografica di un post sabato sera. Musicalmente è impreziosita da un assolo di sax.

Come vedete siamo solo alla settima traccia e abbiamo già un numero impressionante di capolavori

L’ottava traccia è forse la meno importante dell’album. Si intitola Radio Radianti, brano che contesta un certo modo di fare radio. Musicalmente è godibile, ma in mezzo a tanti capolavori, purtroppo, fa la figura del riempitivo.
Dal vivo è stata rispolverata nel 2015, anno del 25esimo anniversario dell’album.

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Campovolo 2015 – Festa per i 25 anni dell’album “Ligabue” e 20 di “Buon compleanno Elvis”

Freddo cane in questa palude è una mini canzone che introduce il brano successivo. Si descrive uno scenario grigio e silenzioso che porta a desiderare un evento che cambi la situazione.

Al termine di questa traccia, che dura un minuto, inizia Angelo della nebbia, canzone sottovalutata che, a detta dello stesso Ligabue, è penalizzata da un arrangiamento non all’altezza.
Tuttavia si tratta di una bellissima ballad, rivisitata in maniera più accorta nell’album Giro d’Italia.

Solitamente il Liga conclude i suoi album con delle ballata, tranne in questo primo album in cui la chiusura è affidata alla energica Figlio d’un cane. Anche questa già cantata da Pierangelo Bertoli e inserita nell’album dell’anno prima Sedia elettrica. Una rock song che dura poco meno di tre minuti, anche questa molto apprezzata dai fan.

Queste undici canzoni compongono l’opera prima di Luciano Ligabue, e come avete visto si tratta di un esordio col botto. Canzoni che regaleranno al Liga vita eterna e che gli consentiranno di vivere di rendita qualora dovesse smettere di comporre nuova musica.
Dopo questo inizio stupendo il nostro ci sorprenderà ancora con il secondo album.

Ma di questo ne parleremo settimana prossima…

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…continua su “Ligabue – Lambrusco coltelli rose e popcorn“.