SANREMO

Sanremo è l’argomento di conversazione della settimana. Piaccia o non piaccia, tutti ci troviamo a commentare le canzoni, i conduttori, gli ospiti e via discorrendo.
Con questo post voglio concentrarmi esclusivamente sulle canzoni, che sono il motivo principale per il quale guardo sempre il festival con curiosità, nella speranza di ascoltare qualche bella canzone. Il resto dello spettacolo francamente mi interessa poco.
Non ho stilato una classifica vera e propria ma ho diviso le canzoni in tre zone: Zona rossa le peggiori, Zona gialla quelle così così e Zona blu le migliori.


ZONA ROSSA

  • Il Volo – Musica che resta
  • Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte
  • Nek – Mi farò trovare pronto
  • Motta – Dov’è l’Italia
  • Federica Carta e Shade – Senza farlo apposta
  • Paola Turci – L’ultimo ostacolo
  • Patty Pravo con Briga – Un po’ come la vita
  • Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra luce

Il Volo – Musica che resta
Sicuramente sarò di parte, ma questi ragazzi proprio non li sopporto. Le loro canzoni le trovo del tutto prive di contenuti e volte solo a mettere in risalto i loro vocalizzi. Solo un gran urlare, ma la canzone alla fine dov’è? E poi trovo tristissimo che il loro gruppo sia stato creato ad arte a seguito di un talent. Altra cosa che non sopporto è che abbiano il nome di una delle più belle canzoni di Zucchero, uno dei miei cantanti preferiti. Insomma, bocciati su tutti i fronti.

Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte
La sua presenza a Sanremo ha sempre fatto sembrare il Festival più vecchio di cinquant’anni. Al di là dell’esordio avvenuto nel 2002, che era tutto sommato piacevole, il resto è sempre stato puro riempitivo. Nessuna delle sue canzoni resterà nelle storia. Bella voce ma la canzone dopo cinque minuti l’hai già dimenticata.

Nek – Mi farò trovare pronto
Nek è una delle più belle voci maschili che abbiamo in Italia, eppure non vuole proprio saperne di fare una bella canzone. Non che non ne abbia fatte durante la sua carriera, dispiace però che ancora non si decida a compiere il salto di qualità. Dopo oltre venticinque anni di carriera credo sarebbe anche ora. E poi quel sound quasi techno, di chi proprio non ne vuol sapere di crescere (un po’ come Max Pezzali) a un certo punto diventa quasi ridicolo.

Motta – Dov’è l’Italia
La canzone non è brutta, ma non mi ha lasciato niente. E poi Motta mi sembra uno di quei personaggi che vogliono apparire strani a tutti i costi, dal look al modo di cantare. Non lo trovo per niente genuino.

Federica Carta e Shade – Senza farlo apposta
Ormai per questioni anagrafiche non potrò mai appassionarmi a questi ragazzi e al genere di musica che propongono (rap con ritornello urlato da voce femminile), però provo una gran tenerezza; specialmente se penso che Federica Carta è nata quando io andavo alle medie.
La canzone è un trionfo del già sentito: giochi di parole che spopolano tra i sedicenni sui social: “Dammi il mio panico quotidiano”, “C’è la luna piena ma tu hai la luna storta”.
Il ritornello mette in risalto la bella voce di Federica Carta ed è tutto sommato piacevole, ma la partecipazione di Shade la trovo del tutto inutile, priva di ogni carisma e talento. Se la canzone fosse stata cantata solo da lei, ne avrebbe sicuramente giovato.

Paola Turci – L’ultimo oscatolo
Paola Turci ha sempre cantato canzoni interessanti, mai banali, dentro e fuori dal Festival.
Nel 2017 era tornata a Sanremo in grande stile con “Fatti bella per te”.
Questa volta invece ha toppato alla grande. La canzone non è assolutamente degna delle sue capacità. Ad ogni modo la stima che nutro nei confronti di questa cantante rimane inalterata.

Patty Pravo con Briga – Un po’ come la vita
I tempi di “…e dimmi che non vuoi morire” sembrano appartenere a un’epoca lontanissima.
Patty Pravo sembra essere diventata la caricatura di se stessa e dovrebbe seriamente considerare l’idea di andare in pensione. Il meglio l’ha già dato da tempo.

Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra luce
Canzone interessante e piacevole il controcanto di Nino D’Angelo, ma la trovo inferiore alle altre canzoni finite nelle zone blu e gialla.
Ad ogni modo trovo ammirevole l’evoluzione musicale di Nino D’Angelo che già nel 2002 a Sanremo ci aveva stupiti con “Marì” e l’anno dopo aveva portato una canzone difficile come “A storie ‘e nisciuno”.
ZONA GIALLA

  • Boomdabash – Per un milione
  • Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood
  • Francesco Renga – Aspetto che torni
  • Loredana Bertè – Cosa ti aspetti da me
  • Mahmood – Soldi
  • Simone Cristicchi – Abbi cura di me
  • Ghemon – Rose viola
  • Ultimo – I tuoi particolari

Boomdabash – Per un milione
I ragazzi sono simpatici e la canzone orecchiabile. Mi è sembrata uscita da un Sanremo anni ’90 e non so per quale motivo mi ha fatto pensare ad Alex Baroni.
Tuttavia trovo che i ragazzi sarebbero più credibili e spontanei se cantassero in dialetto.
Piacevole ma niente di più.

Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood
Una ballata musicalmente tradizionale (sempre piacevole) dedicata alla figura del nonno.
Descritta con molta delicatezza con alcuni spunti insoliti (“Mi mancano i tuoi fischi mentre stai a pisciare”).
Credo che crescerà ad ogni ascolto, anche se manca quel qualcosa per renderla più emozionante.
Nigiotti comunque è da tenere d’occhio.

Francesco Renga – Aspetto che torni
Grande voce che mi aveva emozionato nel 2001 tra i giovani con “Raccontami”, e l’anno successivo tra i big con “Tracce di te”. Da qualche anno, però, non vuole saperne di andare oltre la canzone d’amore convenzionale. Nessun’evoluzione nel sound e nello stile (come i colleghi Nek e Pezzali, con i quali, guarda caso, ha condiviso l’ultimo tour).
Piacevole, ma un po’ scontato.

Loredana Bertè – Cosa ti aspetti da me
A differenza della collega Patty Pravo, Loredana Bertè ha ancora grinta da vendere. Che poi siano anni che non canta una canzone memorabile, questo è un altro discorso. La canzone che porta al Festival (scritta dal buon Gaetano Curreri degli Stadio) mette in risalto la sua voce ma niente di più. Occasione in parte persa.

Mahmood – Soldi
Nello stile e nella tonalità somiglia molto al collega Ghali; il contenuto non è banale e il coraggio non gli manca. È sicuramente da tenere d’occhio.

Simone Cristicchi – Abbi cura di me
Dopo la vittoria nel 2007 e alcuni anni di fiacca, torna Simone Cristicchi con una ballata molto delicata cantata con grazia ed emozione. Cristicchi ha già dato ampiamente prova in passato del suo talento, ma sembra non riesca a trovare la chiave per la conferma definitiva. Nemmeno stavolta.

Ghemon – Rose viola
Un pezzo insolito per Sanremo; un bel sound e un testo scritto bene.
Funziona, ma per ora non è nella mia top 8.

Ultimo – I tuoi particolari
Vincitore di Sanremo giovani nel 2018, il giovane Ultimo, anche questa volta, conferma di avere un buon gusto melodico. Questa canzone piacerà moltissimo ai giovanissimi, categoria nella quale non rientro più, motivo per cui non impazzisco per questa canzone, anche se la trovo molto godibile.
ZONA BLU

  • Achille Lauro – Rolls Royce
  • Arisa – Mi sento bene
  • Daniele Silvestri – Argentovivo
  • Einar – Parole nuove
  • Ex-Otago – Solo una canzone
  • Irama – La ragazza con il cuore di latta
  • Negrita – I ragazzi stanno bene
  • Zen Circus – L’amore è una dittatura

Achille Lauro – Rolls Royce
Quando ho sentito questa canzone mi si sono illuminati gli occhi. Cazzona e sfrontata al punto giusto, totalmente inadatta a Sanremo, ed è per questo che mi ha fatto impazzire.
Quando mai al Festival si erano sentiti nominare Jimi Hendrix, Elvis, Marilyn Monroe, Guns ‘n’ Roses e i Rolling Stones? Credo mai.
La canzone che ci voleva per svecchiare il Festival e dargli quel giusto tocco di ignoranza.
Avanti così, Achille.

Arisa – Mi sento bene
La voce di Arisa è sempre una garanzia. La canzone, a dirla tutta, sembra un po’ una via di mezzo tra un cartone Disney e la sigla di un programma per la tv, tuttavia la bellissima voce di Arisa e la sua personalità la rendono una canzone che ti mette di buon umore.

Daniele Silvestri – Argentovivo
Il nome di Silvesti è sempre stato una garanzia, e a Sanremo ha sempre portato pezzi di livello.
Questa volta però si è superato. La canzone è un pugno nello stomaco, sia musicalmente che per il testo durissimo. Ennesima prova del talento compositivo di Silvestri che qui si avvale della collaborazione del rapper Rancore che canta una strofa. Sicuramente la migliore.

Einar – Parole nuove
Non conoscevo questo cantante, che da quel che ho capito proviene dalla scuola di Amici di Maria De Filippi. Trovo che la sua canzone sappia unire tradizione e modernità, grazie al sound moderno e ben orchestrato. E per questo mi sento di promuoverlo a pieni voti.

Ex-Otago – Solo una canzone
Una bella sorpresa questa band. La loro canzone porta al Festival quella classe e delicatezza che non guasta mai, e che in passato ha riservato notevoli sorprese (vedi gli Avion Travel nel 2000).
Una bellissima canzone cantata con classe e raffinatezza. Tra le sorprese di questo Festival.

Irama – La ragazza con il cuore di latta
Dopo aver partecipato nella sezione Giovani nel 2016, Irama torna tra i big con una canzone coraggiosa. Non la solita lagna del ventenne di turno che deve spopolare tra i social, ma una canzone che parla di una ragazza maltrattata dal padre. Una via di mezzo tra rap e pop con influenze soul, grazie al coro che canta nel ritornello. Un’ottima canzone, sia liricamente che musicalmente.

Negrita – I ragazzi stanno bene
L’ultima, e unica, partecipazione della band aretina a Sanremo risale al 2003, anno in cui portarono “Tonight”. Canzone molto più carica e rockeggiante, e infatti si posizionò al terzultimo posto.
Questa volta portano una canzone più matura, in perfetta linea con le loro ultime produzioni.
Forse, non al massimo delle loro capacità, ma ad ogni modo una canzone sopra la media del festival, cantata da Pau con la solita grinta e partecipazione. Ai Negrita il pubblico non manca, ma mi piacerebbe vederli più considerati.

Zen Circus – L’amore è una dittatura
Avevo grandi aspettative verso questa canzone, primo perché mai avrei pensato di vedere i Zen Circus a Sanremo, e poi perché già sapevo che avrebbero portato un pezzo originale e lontano anni luce dai canoni del Festival. Infatti così è stato. Tuttavia non è tra i loro pezzi migliori (l’album “Andate tutti affanculo” rimane inarrivabile).
Ad ogni modo li promuovo per il coraggio.

Queste erano le mie impressioni sulle canzoni di Sanremo.
Voi avete ascoltato questi brani? Vi sono piaciuti? Fatemelo sapere nei commenti.

A presto…