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Il post sul cinema degli anni Dieci non ha suscitato molto interesse, e in parte lo capisco.
Quindi stavolta tornerò a un terreno più congeniale sulla falsariga dei post che ho scritto sui film simbolo dagli anni ’90 agli anni ’20. E il fatto che oggi parleremo dei film del primo decennio del 2000, periodo che più o meno tutti noi abbiamo vissuto, spero possa trovare il vostro favore.

Come vedremo, nei primi dieci anni del nuovo millennio sono state prodotte pellicole molto interessanti, e alcune hanno avuto un’influenza non indifferente sul cinema a venire, specialmente nell’ambito dei Cinecomics. Come avrete intuito dai post precedenti, io sono molto legato agli anni ’90 poiché allora ero un bambino mentre nel 2000 invece ero un ragazzino e l’uscita dei film di cui scriverò l’ho vissuta in pieno e ce l’ho ancora impressa nella memoria.

Andiamo a vedere, quindi, quali sono stati i film simbolo dei 2000.

2000) Il Gladiatore (di Ridley Scott)

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Il nuovo millennio si apre con diversi titoli interessanti, ma il trono spetta al film che ha rispolverato la carriera del grande Ridley Scott. Con Il Gladiatore Scott riporta in auge un filone tanto di moda negli anni ’50 e che per anni era stato dimenticato: il peplum.
Fu un successo inaspettato, sia di critica che di pubblico. Cinque premi Oscar (Tra cui Film e attore protagonista Russell Crowe) e un incasso globale di 460 milioni.
Scene di battaglia spettacolari e una frase che è ormai diventata di uso comune: “Al mio segnale scatenate l’inferno”.
Nello stesso anno vanno ricordati Memento (esordio fulminante di Christopher Nolan), La sorpresa inglese Billy Elliott, La tigre e il dragone, Castaway e Unbreakable (opera seconda di Night Shyamalan).


2001) Harry Potter e la pietra filosofale (di Chris Columbus)

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In realtà la vittoria del 2001 dovrebbe essere un ex aequo tra Harry Potter e Il signore degli anelli, ma credo che il maghetto partorito dalla mente della scrittrice inglese J.K. Bowling, più di tutti abbia solleticato la fantasia di grandi e piccini, e sia tuttora oggetto di discussione grazie ai recenti passaggi televisivi e l’uscita nelle sale di Animali Fantastici 2, spin off della serie.
Il regista è un nome particolarmente amato da chi, come me, è stato bambino negli anni ’90: Chris Columbus, padre di commedie memorabili come Mamma ho perso l’aereo (1 e 2), Mrs. Doubtfire e L’uomo bicentenario. Dopo un paio di risultati non eclatanti al botteghino, Columbus conferma di non aver perso lo smalto e di riuscire a dirigere una storia che sappia stupire i bambini e divertire anche i più grandi. Non la sua opera migliore, ma comunque in linea con le logiche del nuovo millennio. L’incasso ha sfiorato il miliardo di dollari globali.
Tra le sorprese di quell’anno ricordo con piacere l’horror The Others, Il delizioso Il favoloso mondo di Amelie, lo strappalacrime Pearl Harbor, Monsters & Co. di casa Pixar, il primo e tamarrissimo Fast & Furious, il primo Shrek e l’italiano La stanza del figlio di Nanni Moretti.


2002) Spider-Man (di Sam Raimi)

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È la pellicola che ha inaugurato la fortunatissima stagione dei Cinecomics, che tuttora prosegue alla grande. Da diverso tempo i fumetti al cinema non stavano più avendo molto successo: Batman era fermo dal 1997 dopo il tremendo Batman & Robin. Superman era in stand by addirittura dal 1987 (a metà anni ’90 Tim Burton avrebbe dovuto dirigere un reboot con Nicolas Cage protagonista ma non venne mai realizzato). Nel 2000 arrivarono gli X-Men ma non fecero scintille al botteghino.
L’uomo ragno di Sam Raimi fu quindi la sorpresa del 2002. Il regista realizza uno dei migliori Cinecomic di sempre (con il secondo farà addirittura meglio) perché propone tutto ciò che dovrebbe avere un film tratto da un fumetto: persone vere con problemi veri, un antagonista spaventoso ma con un lato umano, un’avvincente storia d’amore e amicizia senza trascurare un’atmosfera puramente fumettistica.
Il 2002 fu anche l’anno dei secondi episodi di Harry Potter e Il signore degli anelli, Insomnia (opera seconda di Christopher Nolan), e il Pinocchio di Benigni che non riuscì a suscitare l’entusiasmo ottenuto col precedente capolavoro La vita è bella.


2003) Kill Bill: Volume 1 (di Quentin Tarantino)

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Alla sua uscita Kill Bill non fece faville al botteghino (sebbene fosse stato il più alto incasso di Tarantino fino a quel momento), ma dopo quindici anni sfido io a trovare qualcuno che non conosca questo film, o che all’epoca non provò un minimo di interesse. Dopo sei anni di assenza (precisamente da Jackie Brown, tratto da una novella di Elmore Leonard e non direttamente da un soggetto di Tarantino) il regista torna con un film che mescola abilmente diversi generi, senza fare economia di uccisioni e squartamenti. Uma Thurman in tuta gialla con in mano una Katana è entrata nell’immaginario collettivo. Curioso il fatto che il primo film di Tarantino, Le iene, era tutto al maschile mentre Kill Bill è prevalentemente al femminile.
Quell’anno a dominare il botteghino fu Alla ricerca di Nemo.


2004) La passione di Cristo (di Mel Gibson)

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Durante la pasqua del 2004 nelle sale dominava la nuova fatica di Gibson regista, nove anni dopo il trionfo di Braveheart. La passione di Cristo non fece i numeri di Braveheart (comprensibile per un film parlato in aramaico con sottotitoli), ma fece molto discutere per le scene particolarmente cruente che avevano al centro le ultime ore di Gesù. Alcuni l’hanno massacrato giudicandolo splatter, altri l’hanno elogiato poiché perfettamente in linea con la poetica del regista. Io trovo che il film trovi la sua ragione d’essere non nella spettacolarizzazione della sofferenza di Gesù, ma nei suoi momenti più intimi, e in alcune trovate registiche notevoli; come il momento in cui inizia a piovere dopo la crocifissione di Gesù e la resurrezione.
Diversi titoli interessanti uscirono nel 2004: Gli incredibili, Collateral, il capolavoro di Eastwood Million Dollar Baby, l’ambizioso Alexander di Oliver Stone, Troy, Se mi lasci ti cancello, The aviator (che era favorito agli Oscar andati poi a Million Dollar Baby) e il bellissimo Spider-Man 2 e Kill Bill: Vol. 2.


2005) I segreti di Brokeback Mountain (di Ang Lee)

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Per quanto riguarda la seconda metà degli anni Duemila, comincia a diventare difficile trovare un film simbolo per anno poiché il lasso di tempo trascorso è ancora troppo breve per consentire di trarne delle conclusioni. Tuttavia è possibile individuare quali film abbiano avuto una notevole risonanza durante il loro anno di uscita, e nel 2005 un titolo che fece molto discutere fu I segreti di Brokeback Mountain, diretto dal regista orientale Ang Lee reduce dal flop di Hulk (2003).
Il film fece discutere perché aveva al centro le vicende di due cowboy gay.
Per la prima volta il tema dell’omosessualità veniva introdotto in un contesto, quale quello dei mandriani, che finora era stato prevalentemente interpretato da figure maschili solide e virili.
È considerato uno dei migliori film riguardanti l’amore omosessuale e si distingue per le notevoli interpretazioni di Jake Gyllenhaal e il compianto Heath Ledger.
Ang Lee, grazie a questa pellicola, si portò a casa l’Oscar come miglior regista e si rifece dalla delusione di Hulk grazie a buone critiche e un ottimo incasso di 178 milioni a fronte di un budget di appena 14 milioni.
I titoli fondamentali usciti nel 2005 non sono pochi: si ricordano Match Point, che riportò Woody Allen alle attenzioni del botteghino dopo diversi flop, il primo episodio de Le cronache di Narnia (saga che non ha saputo mantenere alto l’interesse), il King Kong di Peter Jackson, il remake de La fabbrica di cioccolato di Tim Burton, V per Vendetta (diventato, ahimè, un’icona per i nuovi anarchici che probabilmente manco sanno chi è Alan Moore), il primo e leggerissimo episodio dedicato ai Fantastici 4, Sin city, il flop di Benigni La tigre e la neve, ma soprattutto il ritorno del cavaliere oscuro con il bellissimo Batman Begins di Christopher Nolan, che totalizzò un incasso di 374 milioni di dollari che non sono niente in confronto al miliardo che avrebbe raggiunto il sequel.


2006) Il diavolo veste Prada (di David Frankel)

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Il 2006 è stato un anno che ha segnato l’uscita di diversi film importanti, tuttavia Il diavolo veste Prada, sebbene non occuperà mai un posto di rilievo nella storia del cinema, resterà tra i film che hanno suscitato interesse nell’anno della sua uscita. La commediola rosa americana torna a dominare il botteghino. Meryl Streep, con la sua ottima performance, ci regala un personaggio eccentrico, tiranno e gelido ma con un velo di malinconia che solo una grande interprete poteva lasciar trapelare. Il film si regge principalmente sulla sua interpretazione, su quella della graziosa Anne Hathaway e la simpatia di Stanley Tucci.
Il 2006 ha visto l’uscita di alcuni film certamente più validi: The Prestige, che Christopher Nolan realizza tra il primo e il secondo Batman, The Departed, che vede finalmente Martin Scorsese trionfare agli Oscar, Il labirinto del fauno, capolavoro di Guillermo Del Toro, Il codice da Vinci, La ricerca della felicità, Cars, 300, il ritorno di James Bond con Casino Royale, e il ritorno dell’Uomo d’acciaio in Superman Returns, tentativo non particolarmente riuscito di Bryan Singer di dare nuova linfa all’iconico personaggio DC.


2007) Io sono leggenda (di Francis Lawrence)

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Il 2007 è l’anno di quello che io trovo essere un capolavoro assoluto, uno dei migliori film degli ultimi anni: Non è un paese per vecchi, con il quale i fratelli Coen vinsero l’Oscar. Tuttavia Io sono leggenda è stato un titolo fondamentale per quell’anno perché, oltre a realizzare un ottimo incasso, ha dato la conferma del momento d’oro di Will Smith, reduce dai successi di Io Robot, Hitch e La ricerca della felicità, e che sarebbe proseguito l’anno dopo con Hancock e Sette anime.
Il film si regge totalmente sulla presenza di Will Smith, poiché è l’unico protagonista e unico sopravvissuto a un’epidemia che si ritrova a girare con il suo cane in un futuro distopico, cercando di inviare segnali radio nel tentativo di trovare qualche sopravvissuto.
Un buon film, senza cali di tensione che regala anche qualche brivido.
Altri film usciti quell’anno: La promessa dell’assassino, Into the wild, Transformers, Ratatouille, lo stupendo Il petroliere (ennesima performance memorabile di Daniel Day Lewis), Sweeney Todd, tenebroso musical di Tim Burton, Grindhouse (esperimento fallito di Quentin Tarantino e Robert Rodriguez di proporre un film in due episodi, e infatti in Italia sono stati distribuiti separati), il terzo Spider-Man e American Gangster.


2008) Il cavaliere oscuro (di Christopher Nolan)

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Il 2008 è stato un anno fondamentale per il futuro dei Cinecomics: in casa Marvel hanno dato il via al MCEU con il primo episodio di Iron Man, mentre Christopher Nolan gira quello che è considerato uno dei migliori cinecomic di tutti i tempi, portando Batman a una dimensione più realistica lontana anni luce dai toni gotici di Tim Burton e quelli sgargianti di Joel Schumacher.
La morte prematura di Heath Ledger nel gennaio del 2008 ha sicuramente influito sulla presa mediatica del film, e quindi sul suo incasso (altrimenti difficilmente si spiegherebbe la differenza abissale tra l’incasso di Batman Begins e questo secondo episodio). Questo secondo episodio, dicevamo, è considerato non solo il miglior film tratto da un fumetto, ma uno dei migliori film degli ultimi anni. L’interpretazione di Ledger è stata elogiata a dismisura (e anche qui ci chiediamo, un po’ malignamente, quanto abbia influito la sua morte) e la regia di Nolan è assolutamente impeccabile. Io con tutti questi elogi sono d’accordo solo in parte.
Appena vidi il film ovviamente ne fui esaltato dalla visione e ricordo di aver ammesso che si trattava di uno dei cinque film più belli che avessi mai visto. Con gli anni l’entusiasmo si è un po’ ridimensionato. Il cavaliere oscuro è certamente un’opera fondamentale per il cinema in generale, e non solo legato ai cinefumetti, ma trovo che in alcuni momenti il suo prendersi troppo sul serio lo renda pesante. Sicuramente sto facendo della critica un po’ spicciola, ma stiamo pur sempre parlando di un tizio che va vestito in giro da pipistrello e un antagonista truccato da clown, quindi trovo che l’approccio serioso di Nolan abbia funzionato meglio nel primo e terzo episodio. Questo non vuol dire che Il cavaliere oscuro sia il meno bello dei tre; trovo semplicemente che la sovraesposizione mediatica non abbia giovato alla qualità del film che è indubbiamente alta, ma ne abbia esaltato i punti meno interessanti. Ad ogni modo a Il cavaliere oscuro va riconosciuto il merito di aver portato le storie tratte dai fumetti a un livello decisamente più alto, catturando l’attenzione di chi fino a quel momento aveva relegato questo genere di storie a semplice intrattenimento per ragazzi. L’influenza registica di Nolan ha avuto ripercussioni notevoli sul cinema a venire, e non solo sui cinecomics.
Il 2008 è stato anche l’anno del fenomeno Twilight, il musical Mamma mia, il robottino di casa Pixar Wall-E, il premio oscar The Millionaire di Danny Boyle, il bellissimo Changeling di Clint Eastwood, il capolavoro Gran Torino, sempre di Eastwood e il primo e irresistibile Kung Fu Panda.


2009) Avatar (di James Cameron)

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Questa volta è impossibile avere dubbi: il 2009 è l’anno di James Cameron.
Avatar è il film con il più alto incasso della storia del cinema (2.8 miliardi di dollari), superando il precedente record, sempre di Cameron, detenuto da Titanic.
È un film di cui praticamente tutti hanno parlato: dalla riviste di cinema, a quelle di moda, perfino quelle a tema geografico, ognuna ad analizzare diversi aspetti del film.
Chiaramente avendo generato un dibattito così ampio, il film non poteva certo passare inosservato.
In quel periodo il 3-D si stava affermando nei cinema e Avatar ha saputo sfruttare questa tecnologia al meglio. Per quanto riguarda la mia esperienza sono state poche le visioni in 3-D davvero degne di nota; tra queste rientrano sicuramente Avatar e Hugo Cabret di Martin Scorsese.
La visione di questo ottavo lungometraggio di James Cameron trovo sia obbligatoria per vivere il cinema nel suo massimo potenziale visivo. Quello che è stato Guerre Stellari per gli anni ’70 Avatar lo è diventato per gli anni ’00.
Anche se la trama non brilla per la sua originalità, le va riconosciuta una dimensione sociopolitica che troviamo nei “selvaggi” schiacciati dalla civiltà e dal progresso tecnologico.
A Cameron bisogno riconoscere l’entusiasmo e l’abilità nella continua ricerca di nuove meraviglie tecnologiche e visive.
A distanza di quasi dieci anni stanno per essere terminati i quattro sequel.
Tra i film che hanno saputo farsi strada nel cinema nonostante il fenomeno devastante di Avatar troviamo i seguenti titoli: Bastardi senza gloria di Tarantino, il meraviglioso Up di casa Pixar, il primo episodio dedicato a Sherlock Holmes di Guy Ritchie, il sottovalutato Watchmen di Zack Snyder, e il fenomeno comico Una notte da leoni.


Siamo giunti al termine di questo viaggio nel cinema dei primi dieci anni del Duemila.
Come avrete visto questo decennio non è stato affatto male, e sono sicuro che in molti di voi si sono riaccesi dei piacevoli ricordi. Spero che questo post abbia suscitato il vostro interesse nonché la voglia di vedere o rivedere i film di cui ho voluto scrivere.
Come sempre aspetto i vostri commenti per vedere cosa ne pensate e scambiarci i nostri punti di vista.

Insieme abbiamo visto come il cinema sia cambiato in dieci decadi: siamo partiti dagli anni ’90 e poi a ritroso fino agli anni ’10 per poi tornare a un periodo relativamente recente come il 2000.
Esplorare questi decenni mi ha molto appassionato,e la cosa che più mi eccita del cinema è che c’è sempre qualcosa di cui parlare o scrivere, e quindi da imparare.
Quindi se siete appassionati di cinema non perdete di vista il mio blog; presto tornerò con argomenti molto interessanti.

Alla prossima…

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