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Da un po’ di tempo ormai provo una particolare fascinazione verso Ray Bradbury.
Il motivo è questo: qualche anno fa conoscevo Bradbury solo grazie al celeberrimo “Fahrenheit 451”, romanzo di fantascienza del 1953 tra i più famosi della storia da cui fu tratto anche un film di Francois Truffaut.
Io non ho mai amato la fantascienza quindi mi sono sempre tenuto lontano da quel libro; ma allo stesso tempo mi domandavo come fossero le altre opere pubblicate da Bradbury, che oltre alla fantascienza si è cimentato anche nel giallo e nel noir.

Ma dovetti constatare, con amarezza, che in tutte le librerie non vi era traccia di altri suoi romanzi, non trovavo altro che “Fahrenheit 451” e “Cronache Marziane”.

 

Nel 2010 ero a casa di un’amica e rimasi incantato (come sempre quando vado a casa di qualcuno) dalla sua libreria.
E tra i tanti titoli uno mi incuriosì particolarmente; anzi, fu come se gli occhi mi si fossero letteralmente illuminati. Era “L’estate Incantata”, autore Ray Bradbury.
Il titolo evocativo contribuì a scatenare in me molte suggestioni; composto da sole due parole mi trasmetteva l’idea di infanzia, spensieratezza, ricordi e un’ode ai vecchi tempi che furono e non torneranno mai più.

Qualche anno dopo trovai in libreria, accanto a “Fahrenheit 451” e “Cronache Marziane”, un libro di cui non avevo mai sentito parlare prima: “Addio all’estate”.
Lo comprai senza nemmeno sfogliarlo, talmente era cresciuta nel tempo la mia fascinazione verso Bradbury. E pensare che di lui non avevo letto ancora niente.
Scoprii, aprendo quel libro, che si trattava del seguito di “L’estate incantata”, scritto ben 49 anni dopo.
Lo lessi d’un fiato, restando abbagliato dalla scrittura particolarmente poetica ad evocativa.
È uno di quei libri alla fine del quale potresti non ricordare la trama, perché la tua attenzione era tutta focalizzata sulla prosa. Infatti così mi è successo: la trama la lasciai in secondo piano, perché quel modo di scrivere “vecchio” se vogliamo, tenne accesa la mia attenzione.
E ancora oggi è uno dei libri che conservo con più affetto.

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Lo scorso dicembre mentre mi trovavo alla Feltrinelli di Monza, gli occhi mi si illuminarono nuovamente. A provocare quel bagliore fu “L’uomo illustrato”, opera di Bradbury di cui non avevo mai sentito parlare posizionato vicino agli immancabili “Fahrenheit 451” e “Cronache marziane”.
Sentivo di avere sul volto quell’espressione che hanno i bambini davanti a un negozio di giocattoli, e così tirai su il libro dirigendomi immediatamente alla cassa, senza neanche leggere la trama.
Arrivato a casa scoprii che si trattava di una raccolta di racconti di fantascienza, e così per la prima volta affrontai la letteratura fantascientifica.
Il libro fu per me una vera rivelazione. Nonostante non fossi stato mai un appassionato di fantascienza, devo dire che i 21 racconti mi hanno rapito e affascinato.
I racconti sono legati tra di loro dalla figura di uno strano personaggio con il corpo coperto da tatuaggi che hanno la particolarità di potersi animare e raccontare storie.
Ogni volta che vedo delle persone piene di tatuaggi penso sempre a “L’uomo illustrato”. Sarebbe bello se i tatuaggi potessero davvero animarsi e dare vita a un racconto. Anche se, effettivamente, ogni tatuaggio ha comunque una sua storia, solo che non si palesa mai di fronte a chi lo guarda.

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Qualche mese fa andai alla ricerca di quel titolo che negli anni avevo mitizzato nella mia testa: “L’estate incantata”.
Decisi di acquistarlo usato su ebay, poiché su Amazon e sul sito del Libraccio non si trovavano.
Ho trovato una libreria che possedeva la versione pubblicata negli anni ’90 dal quotidiano “L’Unità”. Me la ricordo benissimo quella collana perché mio nonno ogni tanto mi comprava un libro. Peccato non mi sia mai capitato tra le mani “L’estate incantata“.
Le copertina di quella collana di libri erano bellissime: principalmente bianche con dei tratti colorati qua e là che sembravano disegnate a meno. Essenziali eppure meravigliose.
Dopo anni finalmente avevo la possibilità di leggere quel libro. Quando mi arrivò a casa per posta, aprii la busta e rimasi qualche secondo a fissare la copertina, come se mi trovassi davanti a un momento a lungo sognato.
Però devo confessarvi una cosa: il libro ancora non l’ho letto.
Ho talmente tante letture in sospeso e novità che periodicamente si presentano che ho deciso di lasciare “L’estate incantata” in quella specie di dimensione onirica alla quale finora ha appartenuto.
Quando avrò la mente sgombra e meno libri accatastati sul comodino in attesa di essere vissuti, sarò pronto a vivere L’estate di Ray, come mi piace chiamarla.

estate

All’inizio di quest’anno, mentre vagavo nuovamente in libreria, mi sono imbattuto in “Omicidi d’annata”, raccolta di racconti gialli. Sì, perché il nostro Ray, oltre ad essere stato un maestro della fantascienza, ha scritto anche molti racconti gialli, principalmente negli anni ’40, pubblicati su riviste pulp specializzate in gialli e polizieschi.
L’atmosfera che si respira nei racconti mi ha catapultato negli anni ’40 ricordandomi scrittori come Raymond Chandler e Dashiell Hammett. Sono sicuro che questi racconti farebbero impazzire tutti gli amanti del giallo e anche del cinema, poiché si tratta di storie fortemente cinematografiche.

omicidi

Giusto ieri sera un mio amico mi ha prestato “Morte a Venice”, romanzo del 1985 trovato in una bancarella di libri usati. Si tratta di un giallo, primo di una trilogia che sarebbe proseguita con “Il cimitero dei folli” e “Constance contro tutti”. Ho iniziato stamattina a leggerlo e ho già divorato cinquanta pagine.
Inutile dire che i due seguiti sono già in lista d’attesa e non vedo l’ora di leggerli.

 

E così questo era il racconto di come è nato e poi proseguito il mio amore verso Ray Bradbury, scrittore ampiamente osannato grazie a “Fahrenheit 451” ma a mio avviso eccessivamente snobbato circa il resto della sua vasta bibliografia.
Il mio sogno sarebbe quello di entrare in una libreria e vedere, sotto la B di Bradbury, tutta una fila piena di opere sue e restare incantato davanti a tutti quei titoli indeciso su quale acquistare o se svuotare lo scaffale e uscire dal negozio con il sacchetto pieno.
Per ora mi accontento di finire quelli che ho accumulato, vale a dire “Morte a Venice” e i due seguiti che a breve acquisterò su qualche sito. E poi credo toccherà al tanto mitizzato “L’estate incantata”, anche se devo dire che tutto questo fascino che negli anni ho creato attorno alla figura dello scrittore dell’Illinois mi ha fatto venir voglia di avvicinarmi alla sua opera più celebre: “Fahrenheit 451”.

Buona lettura a me, dunque…

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