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Terza parte dedicata al cinema da ridere, in cui andremo ad approfondire quei film che ci hanno fatto ridere o anche semplicemente sorridere.
Nei due post precedenti (che potete leggere cliccando qui e qui) abbiamo avuto la conferma, grazie ai commenti, di come alcuni titoli siano entrati nel cuore di molti spettatori e lì saranno destinati a restare.
In questo terzo post parlerò di altri film che secondo me sono imprescindibili se si vuole approfondire il discorso “commedia”.

Inizialmente avevo previsto di scrivere tre post, ma visto che si sono aggiunti alcuni titoli ho deciso di scrivere anche un quarto post che pubblicherò a breve.

Si parte…

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Il MostroRegia: Roberto Benigni – Con: Roberto Benigni, Nicoletta Braschi, Michel Blanc, Jean-Claude Brialy – Italia/Francia – 1994

Tra i film diretti da Roberto Benigni, dopo La vita è bella che rimane il suo capolavoro assoluto, Il Mostro trovo sia il migliore. Fu campione di incassi della stagione ‘94/95, tuttavia oggi risulta praticamente dimenticato.
Benigni interpreta Loris, uno strampalato studioso di cinese che viene scambiato per il mostro che da qualche tempo uccide giovani donne. Per spiarne i comportamenti, Jessica (Nicoletta Braschi) si insedia nel suo appartamento con l’intento di smascherarlo, dando vita ad alcune situazione equivoche che la faranno sospettare del povero Loris.
È una commedia basata sull’equivoco sessuale e le situazioni sono ben congeniate, alcune addirittura geniali. Benigni non ha mai brillato per tecnica registica, ma qui offre una pellicola ben architettata e, insieme allo sceneggiatore Vincenzo Cerami, fa passare il discorso sull’essere diversi ed emarginati. Insomma, è un film più profondo di quanto si possa pensare.
C’è anche qualche frecciatina all’allora maggioranza politica, che vide l’ascesa di Berlusconi.
Anche questa volta, come dai tempi di Don Camillo, la produzione italo – francese ha dato risultati felici.


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Non ci resta che piangereRegia: Roberto Benigni, Massimo Troisi – Con: Roberto Benigni, Massimo Troisi, Amanda Sandrelli, Paolo Bonacelli – Italia – 1985

Prima e unica collaborazione tra il comico toscano Benigni e il napoletano Troisi.
Il risultato è un piccolo gioiello del cinema italiano; un film che non brilla per il suo spessore artistico, ma risulta adorabile grazie alla simpatia, l’alchimia e la sincerità dei due protagonisti.
Se si guarda il film attentamente si può notare come, in alcune scene, i due a stento riescano a trattenere le risate.
Praticamente ogni singola scena del film contiene una sequenza entrata nell’immaginario collettivo: l’attesa interminabile al passaggio a livello, la lettera a Savonarola, il pagamento del pedaggio col celebre tormentone “Un fiorino” ripetuta più volte, Troisi che per conquistare una ragazza si finge un musicista intonando “Yesterday” e l’invenzione del treno.
Un film cui è impossibile non affezionarsi, che fu premiato dal pubblico ma accolto in maniera un po’ fredda dalla critica.


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I nuovi mostriRegia: Dino Risi, Mario Monicelli, Ettore Scola – Con: Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Ornella Muti, Eros Pagni, Orietta Berti – Italia – 1977

Quattordici anni dopo I mostri, diretto dal solo Risi, questa volta sono tre i registi chiamati a rappresentare l’Italia degli anni ’70, molto lontana da quella vista nella pellicola del decennio precedente, tra minacce di terrorismo e paura della mafia.
Si ride ma si sente anche un forte retrogusto amaro nel vedere come si comporta l’italiano medio di fronte a certe situazioni.
Su tutte il mafioso Salvatore, che nell’episodio “Con i saluti degli amici” viene ferito mortalmente a colpi di fucile da due sicari di un clan rivale, e quando un brigadiere lo soccorre chiedendogli chi fosse stato, egli nega spudoratamente di essere stato ferito.
Oppure nell’episodio più divertente “Hostaria” in cui un cuoco e un cameriere, omosessuali, sfogano la loro gelosia azzuffandosi in cucina, creando così i “sapori di una volta”.
Anche l’episodio iniziale “Autostop”, con Eros Pagni e Ornella Muti, è un ritratto perfetto e inquietante della paura del terrorismo che si respirava in quegli anni.
Questo sequel, forse, non sarà all’altezza del precedente, ma offre comunque alcuni momenti memorabili grazie alla maestria dei tre registi e alla “mostruosità” degli attori.


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Operazione Sottoveste (Operation Petticoat) – Regia: Blake Edwards – Con: Cary Grant, Tony Curtis, Joan O’Brien, Dina Merrill, Virginia Gregg – Usa – 1959

Operazione Sottoveste, dopo La pantera rosa, è probabilmente il film più famoso di Blake Edwards.
Una satira bellica tra le più riuscite del genere con una splendida coppia di attori, qui mattatori assoluti (Grant – Curtis).
Ho un piccolo aneddoto legato a questo film: quando ero in prima media, partecipai a un corso che si teneva durante il rientro pomeridiano. Si poteva scegliere tra cinema, falegnameria e un’altra attività che adesso non ricordo. Io ovviamente scelsi cinema, perché mi dava la possibilità di guardare film insieme ai miei compagni, e dato che io a scuola ero popolare solo per essere un esperto in materia, avevo così modo di esternare questa mia conoscenza.
Ogni settimana si guardava un film in base a un genere in particolare, e quando fu la volta del genere “comico” la prof. di inglese propose “Operazione Sottoveste”.
Dentro di me ero fortemente preoccupato, perché già conoscevo il film e, nonostante mi fosse piaciuto, sapevo che non era un film comico nel vero senso della parola ed ero più che convinto che i miei compagni non lo avrebbero apprezzato, perché in quegli anni il concetto di “comico” era legato ai Corti di Aldo, Giovanni e Giacomo e Tutti pazzi per Mary. Se si fosse deciso di proporre questo film per il genere “commedia” avrebbe avuto più senso. Quindi i miei compagni si aspettavano di vedere un film che li facesse ridere (e io sapevo che nessuno avrebbe riso).
E infatti così fu; durante il film non sentii nessuna risata, anzi avvertii solo noia latente.
Alla fine la prof. dovette ammettere la propria disfatta: “Sì, beh… non è un film comico.”
Per rimediare, la volta successiva guardammo “Tre uomini e una gamba”.
Operazione Sottoveste rimane comunque un ottimo esempio di commedia brillante di un regista tra i migliori in questo genere.


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Una pallottola spuntata (The Naked Gun: From the Files of Police Squad) – Regia: David Zucker – Con: Leslie Nielsen, Priscilla Presley, Ricardo Montalban, George Kennedy, O.J. Simpson – Usa – 1988

La squadra de L’aereo più pazzo del mondo (David e Jerry Zucker, Jim Abrahams e Pat Proft) torna al lavoro con uno dei film demenziali per eccellenza. Una sequenza pirotecnica di gag costruite sulla comicità distruttiva e pasticciona di Leslie Nielsen, nei panni del detective combinaguai Frank Drebin. Il film ha avuto due sequel: Una pallottola spuntata 2½ – L’odore della paura (1991) e Una pallottola spuntata 33⅓ – L’insulto finale (1994). Il terzo, per quanto mi riguarda, è il più divertente, ma il primo resta un classico della comicità demenziale.
Il film, costato 12 milioni di dollari, ne ha incassati quasi 79, e il sequel incasserà ancora di più.


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Un pesce di nome Wanda (A Fish Called Wanda) – Regia: Charles Crichton – Con: John Cleese, Jamie Lee Curtis, Kevin Kline, Michael Palin – Gran Bretagna – 1988

Tra le commedie inglesi degli anni ’80, Un pesce di nome Wanda è di sicuro una delle più riuscite e divertenti. Nel film compaiono due membri dei Monty Python, John Cleese (che ha anche scritto il film) e Michael Palin.
A funzionare è soprattutto il personaggio dell’americana Jamie Lee Curtis, alle prese con la freddezza del britannico John Cleese.
Il regista è Charles Crichton, all’epoca 78enne che non dirigeva un film per il cinema da 23 anni.
Questo fu il suo ultimo lungometraggio.
Kevin Kline vinse un meritatissimo Oscar come miglior attore non protagonista, soffiando il premio a due mostri sacri come Alec Guinness (candidato per Little Dorritt) e Martin Landau (Tucker, Un uomo e il suo sogno).
Nel 1997 l’intero cast si ritroverà per girare Creature Selvagge, che però sarà un flop di critica e pubblico.


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Una poltrona per due (Trading Placet) – Regia: John Landis – Con: Eddie Murphy, Dan Aykroyd, Don Ameche, Ralph Bellamy, Jamie Lee Curtis – Usa – 1983

Una poltrona per due è una divertente commedia che cerca di rispolverare la classica commedia “capitalistica” sulla falsariga delle pellicole di Preston Sturges (regista di Lady Eva, I dimenticati e Meglio un mercoledì da leone).
L’operazione nostalgia è però tenuta intelligentemente sullo sfondo, a vantaggio di una comicità e contenuti decisamente più attuali.
Inizialmente i due protagonisti dovevano essere interpretati da Gene Wilder e Richard Pryor, che ormai erano diventati una coppia cinematografica grazie al successo di “Nessuno ci può fermare”.
Pryor ebbe però un incidente che lo costrinse ad un periodo di riabilitazione e la scelta cadde su Eddie Murphy, che però volle un altro attore bianco al posto di Wilder, perché non voleva essere considerato un “rimpiazzo”.
Il film è un’altra prova di quanto John Landis fosse particolarmente in forma negli anni ’80, grazie a titoli intramontabili come The Blues Brothers, Un lupo mannaro americano a Londra, I tre amigos! e Il principe cerca moglie.
Una poltrona per due è, negli anni, diventato un classico per il periodo natalizio, e infatti dal 1997 Italia1 lo trasmette puntualmente la sera della vigilia di natale.


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Poveri ma belliRegia: Dino Risi – Con: Marisa Allasio, Maurizio Arena, Renato Salvatori, Alessandra Panaro, Lorella De Luca, Memmo Carotenuto – Italia – 1956

L’estate dell’anno scorso vidi un documentario su Dino Risi, che metteva in luce alcuni aspetti della sua vita privata e proponeva numerosi spezzoni tratti dai suoi film. Mi sono così reso conto che i film proposti li avevo visti quasi tutti e mi erano piaciuti molto. Sono andato così su Wikipedia a guardare la sua filmografia in ordine cronologico, dopodiché ho potuto dire con certezza che Risi, dall’inizio della sua carriera ai primi anni ’80 non ha mai diretto un brutto film.
Provo a citare qualche titolo, giusto per rendere l’idea: Pane, amore e…, La nonna Sabella, Venezia, la luna e tu, Il vedovo, Il mattatore, Una vita difficile, Il sorpasso, Il giovedì, Operazione San Gennaro, Straziami, ma di baci saziami, La moglie del prete, Profumo di donna.
Questa lista dovrebbe rendere l’idea della grandezza di Dino Risi.
Poveri ma belli rappresenta un punto cardinale nell’affermazione della commedia all’italiana, perché nonostante fosse già avviata da qualche anno, manteneva ancora alcuni legami con il neorealismo. I personaggi sono interpretati da attori allora sconosciuti, appartengono al proletariato ma hanno una mentalità piccolo borghese, specchio dello sviluppo della società italiana degli anni ’50. Due i seguiti, entrambi diretti da Risi: Belle ma povere (1957) e Poveri milionari (1959), entrambi gradevoli ma non al livello del primo.


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Preferisco l’ascensore (Safety Last) – Regia: Fred C. Newmeyer, Sam Taylor – Con: Harold Lloyd, Mildred Davis, Bill Strothers, Noah Young – Usa – 1923

Dopo Charlie Chaplin e Buster Keaton, Harold Lloyd è uno dei più importanti attori del cinema muto. Forse non possiede i tratti somatici subito riconoscibili di Chaplin e Keaton, il primo divenuto famoso come Charlot il vagabondo e il secondo per via della sua espressione statica; tuttavia la peculiarità di Lloyd era il funambolismo. I suoi personaggi, sempre ottimisti in linea con lo spirito dell’America nei ruggenti anni venti, si tiravano fuori dai guai grazie alle loro prestazioni atletiche nel superare gli ostacoli.
La scena che lo vede appesa alla lancetta di un orologio su un grattacielo in questo film è diventata un’icona del cinema muto.
La sceneggiatura è di Hal Roach, amico di Lloyd dal 1914, famoso per aver collaborato anche con Stanlio e Ollio.
Il film non è all’altezza delle pellicole di Chaplin e Keaton, ma rimane comunque un titolo importante da tenere a mente qualora si volesse approfondire la propria conoscenza sul cinema muto.


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Pretty womanRegia: Garry Marshall – Con: Richard Gere, Julia Roberts, Hector Helizondo, Ralph Bellamy – Usa – 1990

Tra la grande depressione del 1929 e la fine della seconda guerra mondiale, le commedie realizzate (grazie a registi come Billy Wilder, George Cukor, Howard Hawsk, e Frank Capra) furono capaci di fornire agli spettatori medi americani modelli di comportamento universali nei confronti di temi quali l’amore, il lavoro e il successo. Non è un caso infatti che gran parte delle commedie girate in quegli anni ruoti attorno alla fiaba di Cenerentola che incontra il principe azzurro, bello ma soprattutto ricco. Pretty Woman si inserisce perfettamente in questo filone, inaugurando un nuovo decennio (gli anni ’90) con una commedia classica che diventerà una delle più rappresentative di questa decade.
Il film fu un enorme successo e ancora oggi quando viene riproposto in tv (mediamente una volta all’anno) registra sempre ottimi ascolti.
Pretty Woman lanciò la carriera di Julia Roberts e ri-lanciò quella di Richard Gere che dopo Ufficiale e gentiluomo (1982) non ebbe più molta fortuna al botteghino.
I due attori torneranno a lavorare insieme nel 2000 con Se scappi ti sposo, altro grande successo.


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Provaci ancora Sam (Play It Again, Sam) – Regia: Herbert Ross – Con: Woody Allen, Diane Keaton, Tony Roberts, Jerry Lacy, Susan Anspach – Usa – 1972

Tra i film con Woody Allen protagonista non diretti da lui, Provaci ancora Sam è probabilmente il più famoso e il migliore.
Racconta le avventure di Sam Felix critico cinematografico abbandonato dalla moglie che è convinto di parlare con il fantasma di Humprey Bogart. La coppia di amici Linda e Dick cercano di procurargli qualche incontro ma con scarsi risultati. Linda avrà una relazione con Sam ma la cosa non può andare avanti e Sam si congederà da lei proprio come Bogart in Casablanca, ritrovando la voglia di reagire.
È una commedia costruita sul mito di Bogart, che ripropone molte sequenze del celeberrimo Casablanca. Nella versione originale il personaggio di Allen si chiama Allan e non Sam, questo perché la distribuzione italiana temeva che il pubblico non potesse cogliere l’allusione del titolo originale “Suonala ancora Sam”, frase che viene pronunciata da Ingrid Bergman in Casablanca.
Io amo la pioggia: sciacqua le memorie dal marciapiede della vita”. (Sam Felix)


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RatataplanRegia: Maurizio Nichetti – Con: Maurizio Nichetti, Angela Finocchiaro, Edy Angelillo – Italia – 1979

Maurizio Nichetti rappresenta un caso a se stante nel cinema italiano.
Io ho avuto modo di conoscerlo con il bellissimo e sottovalutato (come tutti i suoi film) Volere volare, dopodichè sono andato a esplorare la sua filmografia trovando veri e propri gioielli come Ho fatto splash, Allegro ma non troppo (diretto da Bruno Bozzetto), Ladri di saponette e questo Ratataplan.
Uscito nel 1979, è il suo primo lungometraggio che ebbe un inaspettato successo di pubblico, incassando sei miliardi di lire costando appena cento milioni.
Ratataplan è una commedia anomala poiché il protagonista, l’ingegner Colombo, non pronuncia una parola durante tutto il film, e i restanti dialoghi sono costituiti da un insieme di lingue straniere e suoni onomatopeici.
L’espressione malinconica e impassibile di Nichetti gli valse il soprannome di “Buster Keaton longobardo”.

Con questi undici film si conclude la terza parte dedicata alle commedie.
Come al solito aspetto i vostri commenti per capire quali film vi sono piaciuti di più e se condividete le mie scelte.
Vi do appuntamento tra qualche giorno per il quarto e ultimo post.

A presto…