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Il post di oggi è il primo di una breve serie dedicato al cinema da ridere; ovvero quei film che ci hanno fatto ridere o sorridere. Ho selezionato un discreto numero di titoli cercando tra i classici intramontabili, avendo a disposizione un enorme materiale, e tra questi ho scelto quelli che più ho avuto modo di apprezzare.

Partiremo dal cinema muto degli anni ’20, passando per la commedia degli anni d’oro di Hollywood, arrivando quindi alle commedie più mature viste tra gli anni ’70 e ’80.
Insomma, ne vedremo delle belle.

Si comincia…

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A qualcuno piace caldo (Some like it hot) Regia: Billy Wilder – Con: Marilyn Monroe, Tony Curtis, Jack Lemmon – Usa – 1959
Billy Wilder è stato uno dei più grandi registi del secolo scorso, capace di dirigere capolavori drammatici come Viale del tramonto, anche se è considerato come il padre della commedia brillante americana grazie a titoli come Sabrina, Quando la moglie è in vacanza, e A qualcuno piace caldo che probabilmente è la sua commedia più famosa.
Il duo Curtis – Lemmon funziona che è una meraviglia e l’iconica Marilyn è perfetta in questo ruolo tagliato su misura per lei.
Mitica la battuta finale del miliardario che non si perde d’animo nemmeno davanti alla rivelazione della vera natura di Jerry – Daphnè esclamando imperturbabile: “Nessuno è perfetto”.


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Arizona Junior (Raising Arizona) Regia: Joel Coen – Con: Nicolas Cage, Holly Hunter, Trey Wilson, John Goodman – Usa – 1987
Surreale e irresistibile commedia ideata dai fratelli Coen, al loro secondo lungometraggio.
Il protagonista è un giovane Nicolas Cage, ladruncolo che si innamora di una poliziotta.
I due, non potendo avere figli, decidono di rapire uno dei cinque gemelli di un certo Nathan Arizona, “Re del mobile”. La coppia dovrà fare i conti con due evasi che si affezionano al Bambino, una coppia di vicini invadenti e con un motociclista cacciatore di taglie.
Il film è un collage di idee che vede mescolarsi diversi generi e miti americani. Le gag di stampo slapstick sono irresistibili.


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The blues brothersRegia: John Landis – Con: John Belushi, Dan Aykroyd, Carrie Fisher, Henry Gibson – Usa – 1980
Pietra miliare della comicità demenziale, il film deve il suo strepitoso successo alla partecipazione di numerose celebrità quali Aretha Franklin, James Brown, Ray Charles, John Lee Hooker, agli irresistibili momenti musicali, ai tempi comici perfetti e alla strepitosa alchimia tra Belushi e Aykroyd.
Inizialmente il film stentò al botteghino, tuttavia col tempo divenne un cult.
Con un budget di 30 milioni, ne incassò 57 in patria e 58 all’estero. Gli incassi oltre oceano quindi, resero i Blues brothers il primo film statunitense a incassare più all’estero che in patria.


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C’eravamo tanto amatiRegia: Ettore Scola – Con: Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Stefania Sandrelli – Italia – 1974
Capolavoro di Ettore Scola, è probabilmente una delle commedie italiane più belle degli anni ’70.
Il film attraversa trent’anni di costume italiano tra speranze e disillusioni di un gruppo di amici appartenenti a tre stili di vita differenti: L’intellettuale, il libero professionista e l’operaio.
Le sequenze ambientate nel passato, girate in bianco e nero, sono un omaggio a Vittorio De Sica e alla stagione del neorealismo italiano di film come Ladri di biciclette.


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Il cicloneRegia: Leonardo Pieraccioni – Con: Leonardo Pieraccioni, Lorena Forteza, Massimo Ceccherini, Barbara Enrichi, Natalia Estrada – Italia – 1996
Il ciclone si rivelò un caso nel 1996. Costato tre miliardi, ne incassò cinquanta.
È senza dubbio il miglior film di Pieraccioni, che non ha mai osato andare oltre la propria formula ripetuta per vent’anni e che alla fine, visti i risultati, ha stancato il pubblico complice anche una pigrizia narrativa sempre più evidente.
Però Il ciclone funziona, come hanno funzionato anche il precedente I laureati e il successivo Fuochi d’artificio, perché propone quello di cui ha bisogno la commedia all’italiana: sorrisi (e tanti) mai volgari, bei paesaggi e tanta spensieratezza. Tutti ingredienti che rendono Il ciclone uno di quei film che ti fa stare bene. Lo vidi da bambino al cinema all’aperto, una sera d’estate. E ricordare tutte quelle persone con le facce sorridenti e felici alla fine del film ancora oggi è estremamente piacevole.


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Come vinsi la guerra (The general) – Regia: Buster Keaton – Con: Buster Keaton, Marion Mack, Charles Smith, Frank Barnes – Usa – 1926
The general, dal nome dell’amata locomotiva, è il film più famoso di Buster Keaton, mostro sacro del cinema muto.
Quando ero piccolo avevo una vera e propria passione per i film “vecchi” in bianco e nero.
Forse perché avevo avuto modo di vederne tanti a casa dei miei nonni, e quindi quei film erano legati a ricordi felici. Quando vidi su un giornale che a notte fonda avrebbero trasmesso Come vinsi la guerra, non esitai a registrarlo.
Lo vidi il giorno dopo e da allora mi appassionai a Buster Keaton.
Questo film è ispirato alla vera storia del meccanico sudista Andrews, accaduta durante la guerra civile del 1862 a Big Shanty (Georgia).
Bellissima la scena finale in cui Keaton tenta di baciare la sua ragazza, appoggiati alla locomotiva, ma non riesce perché deve salutare col braccio destro ogni soldato che passa. Così decide di spostarsi sul lato sinistro e saluta tutti mentre col viso bacia la donna.


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Don CamilloRegia: Julien Duvivier – Con: Fernandel, Gino Cervi, Leda Gloria, Franco Interlenghi, Saro Urzì – Italia/Francia – 1952
Io dico sempre che finché su Rete4 verranno trasmessi film western e Don Camillo, ci sarà ancora speranza per l’umanità. Infatti, gli unici momenti in cui mi ritrovo a guardare la succitata rete televisiva sono grazie a questi film datati che guardo sempre con sommo piacere.
Don Camillo è un film che si lascia guardare sempre col sorriso. E dubito che passerà mai di moda perché il divario tra chiesa e comunismo è un argomento che resterà sempre attuale, anche se al giorno d’oggi si è arricchito di varie sfumature che non sempre coincidono con la definizione di “evoluzione” ma questo è un discorso troppo complesso.
Il film è tratto dalla serie di racconti di Giovanni Guareschi, e deve la sua fortuna alla scelta azzeccata dei due attori. In quegli anni le produzioni italo – francesi hanno regalato al cinema titoli davvero memorabili, e Don Camillo è senza dubbio uno di quelli.
La coppia tornerà insieme per altri quattro film della serie. Successivamente verranno prodotti altri due film con attori differenti; uno nel 1972 con Gastone Moschin e un altro nel 1983 diretto e interpretato da Terence Hill. Dimenticabili.


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La febbre dell’oro (The gold rush) – Regia: Charlie Chaplin – Con: Charlie Chaplin, Mack Swain, Georgia Hale – Usa – 1925
Tra i tanti capolavori di Chaplin (praticamente tutti tranne Un re a New York e La contessa di Hong Kong) La febbre dell’oro è probabilmente quello che offre più situazioni comiche memorabili.
La scena più memorabile è sicuramente quella in cui Charlot e Big Jim consumano una cena a base di scarpe bollite. Oppure quando Big Jim, divorato dalla fame, scambia Charlot per un pollo.
Il film, oltre a essere estremamente divertente, è anche una metafora sul sogno americano, che tratta temi tanto cari alla poetica chapliniana, sempre in bilico tra comicità e commozione.
Un capolavoro insuperato di poesia.


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I figli del deserto (Sons of the desert) – Regia: William A. Seiter – Con: Stan Laurel, Oliver Hardy, Mae Busch, Dorothy Christy, Charlie Chase – Usa – 1934
Tra i numerosi lungometraggi di Stanlio e Ollio, I figli del deserto è considerato tra i più riusciti. Appartiene alla serie delle “comiche matrimoniali”, dove il mondo femminile è visto come ostacolo da aggirare in quanto limitativo della loro poetica.
Memorabile la scena in cui la coppia torna a casa al canto di “Honolulu baby” con Ollio all’Ukulele. Altri titoli della coppia che mi sento di consigliare sono: Muraglie, Fra Diavolo, e I fanciulli del west.


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Frankenstein Junior (Young Frankenstein) – Regia: Mel Brooks – Con: Gene Wilder, Peter Boyle, Marty Feldman – Usa – 1974
Quando ero piccolo mi fu regalato un libro in cui venivano riportati duecento film considerati capolavori. Ricordo lo stupore che mi colse quando vidi tra questi Frankenstein Junior, poiché trovavo strano il fatto che un film comico venisse considerato capolavoro. Il film allora non lo avevo ancora visti, ma appena lo vidi capii subito il perché di quella scelta.
Frankenstein Junior è effettivamente un capolavoro. Una parodia riuscitissima del Frankenstein di James Whale del 1931, piena di trovate divertentissime (come la gobba di Igor che si sposta, il lupo ulu-là, il castello ulu-lì, il mostro che viene accolto in casa da un cieco).
Il film è girato in bianco e nero per renderlo stilisticamente più simile alla pellicola di Whale.
Probabilmente il miglior film della, tutto sommato breve, filmografia di Brooks.


Con questi dieci film è conclusa la prima parte dedicata ai film da ridere.
Sarei molto curioso di leggere il vostro punto di vista riguardo questi film nei commenti, se li avete apprezzati o meno.
A breve pubblicherò la seconda parte con altri dieci titoli.

A presto.

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