da grande

Scegliere dieci film tra tutti quelli che hanno accompagnato la mia infanzia è un’impresa davvero ardua. Da una parte posso contare sulla mia vasta videoteca che mi aiuta a rinfrescarmi la memoria qualora non dovessi ricordarmi tutti i titoli fondamentali; d’altra parte devo fare uno sforzo considerevole dal momento che non tutti quei film li possiedo in dvd, e andare in cantina a rispolverare tutte le videocassette francamente non mi va.
Se, come in questo caso, la cerchia si restringe ai soli film italiani la cosa diventa un pochino più facile; quindi mi sembra doveroso dedicare un post a uno dei film più deliziosi che abbia mai visto: Da grande.

Non sono mai stato un fan della commedia italiana anni ’70-’80 rappresentata da volti quali Lino Banfi, Massimo Boldi, Paolo Villaggio e Chistian De Sica. Ma Renato Pozzetto è un discorso a parte; lui l’ho sempre adorato. La sua comicità stralunata e surreale me lo fa sentire particolarmente vicino.
Da piccolo ho amato pellicole come Mia moglie è una strega, La patata bollente, La casa stregata, Il ragazzo di campagna e su tutti Da grande.

Quando vidi per la prima volta questo film avrò avuto più o meno dieci anni, eravamo a metà anni ’90. Ero a casa dei miei nonni paterni a Verbania, insieme ai miei genitori un sabato pomeriggio.
Eravamo tutti in casa e mentre mia mamma sbrigava delle cose in cucina con mia nonna, io, mio padre e mio nonno eravamo in sala davanti alla tv quando iniziammo a vedere questo film.
Non l’avevo mai visto; conoscevo Pozzetto e mi stava molto simpatico, e quel film subito mi catturò.
Possedeva una dolcezza e un’innocenza, sebbene trattasse un tema tutt’altro che banale, che subito destò la mia attenzione.

Da grande è un film che ti fa stare bene. Racconta le avventure di un bambino di 8 anni, Marco, stufo di non essere compreso dai genitori e che, quindi, esprime il desiderio di diventare grande.
Detto fatto: il piccolo Marco si trova nei panni di se stesso a 40 anni, e Pozzetto è stupendo nell’interpretare un adulto con l’innocenza e i modi impacciati di un bambino.

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Il 40enne Marco, grazie all’animo di un bambino di 8 anni, si scopre un bravissimo baby sitter

Alcuni dei momenti più adorabili del film vedono protagonista la sorellina Silvietta, una bambina deliziosa che in una scena non tagliata del film la si sente dire “Io non mi chiamo Silvietta, io mi chiamo Gaia” poiché la bambina si chiamava realmente Gaia, e forse non era pienamente consapevole del fatto di trovarsi su un set cinematografico.
Il finale del film è davvero commovente, e ogni volta mi fa venire la pelle d’oca.

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Dopo una rocambolesca fuga, Marco torna nei panni di un bambino e ride del fatto di non avere più peli sul petto.

Questo film, diretto da Franco Amurri nel 1987 (anno di nascita del sottoscritto), ogni tanto sento il bisogno di rivederlo. Ed è per questo che non poteva mancare nella mia collezione di dvd.
Il regista ebbe una breve esperienza a Hollywood dove nel 1994 diresse Il mio amico Zampalesta con Harvey Keitel, ed ebbe una relazione con Susan Sarandon.
Le cose non devono essere andate particolarmente bene poiché nel 2001 tornò in Italia a dirigere l’esordio cinematografico dei Fichi d’india Amici ahrarara, pellicola delle ambizioni decisamente più basse.

Da grande rimane indubbiamente il suo piccolo capolavoro, anche nella più vasta filmografia di Renato Pozzetto questo titolo risulta sicuramente uno dei più maturi e meno banali, nonostante sia un film leggerissimo e adatto a tutti.

Un piccolo gioiello da vedere e rivedere.

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Marco non si è ancora abituato al fatto di non essere più un bambino