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Terzo giorno, terzo disco.

L’album che ho scelto oggi è un grande classico della musica italiana: Sono solo canzonette di Edoardo Bennato, pubblicato nel 1980 a poche settimane di distanza dal precedente album Uffa! Uffa!

Non ho mai parlato di Bennato su questo blog e credo proprio sia giunto il momento di dedicargli un post, perché non solo è uno dei miei cantanti italiani preferiti, ma perché trovo che sia uno dei pochi, forse l’unico, che abbia saputo importare in Italia il vero spirito del Rock N Roll di stampo puramente americano.

Bennato per me ha sempre incarnato quell’idea di rock vecchio stampo tanto cara a me, nel suono e nei contenuti: Testi mai banali, sbeffeggiamento nei confronti dei potenti e soprattutto tanto sax.
Sì perché quando io sento il sassofono in una canzone rock sento gli occhi che mi si illuminano.
E quindi per me il Rock ‘n’ roll in Italia è Edoardo Bennato.

Perché ho scelto questo disco?

Perché è stato il primo mio album di inediti di Bennato.
Prima di questo avevo solo consumato il nastro della musicassetta di Sembra ieri, raccolta di canzoni riarrangiate pubblicata nel 2000.
Grazie a quella raccolta ho conosciuto alcuni dei brani più belli di Bennato come Cantautore, L’isola che non c’è, Mangiafuoco, Meno male che adesso non c’è Nerone, Tu vuoi l’America e Ok Italia.

Sono solo canzonette, invece, lo acquistai nel 2001 come inserto di un settimanale, e da lì il mio interesse verso Bennato crebbe notevolmente.
L’album contiene solo otto canzoni; sono poche, sì, ma che canzoni.
Non posso dire che tutte e otto siano imprescindibili, perché episodi come Dopo il liceo che potevo far? e Tutti insieme lo denunciam, per quanto piacevoli le trovo tutto sommato trascurabili anche se utili in funzione dell’album inteso come concept.
Ma per quanto riguarda le restanti canzoni, beh davanti a quelle posso solo inchinarmi.

Il rock di Capitan Uncino, Nel covo dei pirati, L’isola che non c’è, Ma che sarà, Rockoccodrillo e la title track Sono solo canzonette, credo siano titoli che facciano invidia a chiunque voglia intraprendere la carriera di cantante.
Sarebbe bastata anche solo una di queste canzoni per elevare un qualsiasi album a livelli altissimi.

Oltre alle canzoni più note che ormai sono entrate nella memoria collettiva di tutti noi come L’isola che non c’è, voglio dedicare due righe alla magnifica Nel covo dei pirati.
Una musica dolce, delicata, che ti fa sentire dentro una favola.
E se chiudi gli occhi durante l’ascolto ti sembra davvero di essere su un isola, in una notte magica illuminata dalla luna, con Peter Pan che ti tende la mano e ti chiede di volare insieme a lui.

Per quei pochi che non lo sapessero, l’album è un concept ispirato alla favola di Peter Pan, ed è un pretesto, come lo fu Burattino senza fili ispirato a Pinocchio tre anni prima, per osservare la società contemporanea.
Buona l’idea di dedicare a due personaggi secondari come Spugna e il Coccodrillo due canzoni tutte per loro, rispettivamente Dopo il liceo che potevo far, e la divertente e scanzonata Rockoccodrillo.

In quel periodo, quando acquistai il disco, Bennato stava assistendo a un calo di popolarità, poiché dai tempi di Abbi dubbi, uscito nel 1989 (trainato dalla hit Viva la mamma) nessun album aveva più avuto il successo dei precedenti. Quell’anno però (2001) la sua popolarità crebbe anche verso le nuove generazioni, grazie agli spot della Tim accompagnati da alcune delle sue più celebri canzoni.
Per sfruttare la popolarità ritrovata, fu pubblicato un doppio cd intitolato Afferrare una stella, che conteneva i suoi più grandi successi più alcune rarità che in precedenza furono pubblicate solo come singoli.

Tra il 2003 e il 2004, quando uscivo da scuola mi recavo spesso alla Fnac di Via Torino a Milano ed ebbi la fortuna di trovare gran parte degli album di Bennato al prezzo irrisorio di 4,90 euro.
Quindi ne approfittai e nel giro di poco tempo avevo quasi tutta la sua discografia, e non rimasi mai deluso.
Album come Burattino senza fili, Ok Italia, Sbandato, E’ arrivato un bastimento, Le ragazze fanno grandi sogni, e perfino i più sfortunati Il paese dei balocchi e Se son rose fioriranno, sono album che ho sempre adorato.

Tre anni fa, in occasione dell’Expo a Milano, mi trovavo a vagare col mio amico Piero tra i vari padiglioni, con in mano una birra belga e nell’altra un hamburger olandese, e con mia sorpresa notammo che quella sera si teneva un concerto di Bennato.
Restammo ad ascoltarlo e vi giuro che ascoltare certi capolavori uno in fila all’altro come Cantautore, Il gatto e la volpe, Mangiafuoco e L’isola che non c’è è stata una grande emozione.

Con questo post spero di essere riuscito a rendere onore al genio di Bennato, che ultimamente trovo essere troppo sottovalutato, e di aver reso bene l’idea del posto ragguardevole che occupa nella mia formazione musicale.

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