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Edo era mio cugino.
È venuto a mancare lo scorso dicembre a soli 57 anni.
E proprio oggi Facebook mi ricorda un post che lui aveva scritto due anni fa, in occasione della festa della liberazione.
Prima di proporvi il post vorrei spendere due parole sul personaggio Edo.

Edo era un artista, e come tutti gli artisti aveva delle peculiarità che gli impedivano di risultare anonimo.
Era astratto, divertente, citazionista, complicato ed estremamente geniale.
Nasce grafico, ma negli anni si è cimentato nella scrittura vincendo anche un premio letterario, ma come gran parte degli artisti non era mai puntuale e non sempre veniva capito, quindi non ha mai raggiunto il riconoscimento che avrebbe meritato.

Edo era la parte più bella nella storia di una dinastia familiare.
Egli rappresentava i sorrisi, la voglia di stare insieme, la voglia di divertirsi, il senso di appartenenza e il bisogno di non scordarsi mai di nessuno: in una famiglia tutti sono importanti, a partire dai genitori fino ad arrivare al cugino di terzo grado. Ecco, Edo incarnava tutto questo.
Ed è proprio per questo motivo che è rimasto nel cuore di tutti i suoi parenti, da quelli più vicini a quelli più lontani che lo vedevano una volta all’anno.

Quando ho saputo della sua morte non ho pianto; ho abbassato lo sguardo e mi è scappato un sorriso. Un sorriso che avrei preferito non avere ma che mi è uscito spontaneo pensando a quanto la vita e il tempo siano delle volte assurdi e indecifrabili. Un sorriso nato d’istinto pensando ai nostri scambi di battute, alla sua voglia di scherzare, oppure a quella volta che in occasione degli ottant’anni di suo padre pubblicò su Facebook una vignetta (seguita da un post) in cui c’era scritto: “A quale supereroe credi di assomigliare?” e di seguito le foto dell’Uomo Ragno, Silver Surfer e Gino, il padre di Edo, mio zio.
La morte di Edo è stata un duro colpo, per la consapevolezza di un’epoca che non tornerà più.
Quell’unione familiare che solo lui riusciva a creare se ne è andata per sempre insieme a lui; eppure non riesco ancora a rassegnarmi al fatto che Edo non ci sia più.
Non riesco a piangere una morte che non avverto come tale.
Perché Edo lo avverto oggi più che mai, nei suoi disegni, le sue vignette, le sue smorfie, le foto che immortalano momenti che lui sapeva rendere memorabili attraverso la stravaganza e la voglia di divertirsi senza risultare caciarone, ma semplicemente fiero di essere lì.

Oggi, 25 aprile, so che è una giornata a cui Edo teneva particolarmente;
e io me lo immagino da qualche parte, sigaretta tra le labbra, cappellaccio in testa e camicia a quadri che starà sicuramente celebrando i suoi eroi, i miei eroi, gli eroi di noi tutti che diedero la vita per regalarci la libertà di cui oggi godiamo.
Eroi come il partigiano Alfredo Valla, di cui leggerete qui sotto.

Sì, me lo immagino da qualche parte Edo; perché certi fuochi sono impossibili da spegnere.
Ci aveva provato qualcuno. Qualcuno che lo aveva preso in antipatia.
Potevano procurarsi serbatoi e cisterne colme d’acqua, ma non sarebbero bastati a domarlo.
Sono riusciti ad alimentare la sua fiamma.
Oggi Edo è più immortale di prima.

Qui sotto il post di Edo.

Lettera aperta al Primo Ministro della Repubblica.

Ué, disgraziato!
Ci sei ? Sei connesso? Mi senti? Non mi trovi su Facebook e non ho nessun hashtag su Twitter ma devo usare questi mezzi per dirti un paio di cosette. Devi scusarmi, non ho studiato e le parole mi vengono così, dalla pancia. Dovrei essere più rispettoso ma visto che tu hai offeso me e altri come me non ritengo di dovertelo.
Mi chiamo Alfredo Valla e ci metto la faccia. Quella sul cippo dove sono morto il 5 aprile del ‘45.
Non sono mica morto così, come tutti. Sono morto perché mi hanno sparato. Mi hanno sparato perché ero un partigiano. Ero un partigiamo perché volevo che il mio Paese fosse libero. Libero di darsi le sue leggi, secondo i princìpi della democrazia. Quella che hai studiato a scuola, ti ricordi?
Adesso sento che tu inviti la gente a non andare a votare. Tu. Tu che ti sei sbattuto per assumere quel ruolo: facitore di democrazia di un Paese libero. Mi viene il dubbio che tu non abbia capito l’importanza del ruolo e le relative responsabilità. Un dubbio, solo un dubbio…
Io non sono morto per le trivelle, caro il mio bischero.
Sono morto per dare il diritto a tutti di votare, di scegliere. Le trivelle, l’acqua pubblica (poi ne riparliamo, dell’acqua pubblica…), l’aborto, il divorzio. Scegliere, decidere, accettare il volere della maggioranza.
Tu, pinocchietto mio, puoi anche non essere d’accordo con chi la pensa diversamente da te ma è tuo dovere istituzionale spingere la gente ad usare gli strumenti con cui affermare la democrazia, E’ un tuo dovere, at capì ?!?
Sono morto per niente. Peggio: sono morto e mi prendete pure in giro.
Fra un po’ sarà il 25 aprile. Che non ti venga l’idea di andare in piazza a parlare dei valori della Resistenza e tutte le altre storie sul sacrificio nostro perché sennò m’incazzo.
M’incazzo di brutto.
Sta’ nel tuo principato, fatti una bella spiedata coi tuoi tirapiedi e fatti un bel selfie con la chianina che sfrigola, è meglio.
A chi parli, guitto? A chi c’ha il computer e l’Ipad e l’Iphone? La middle class informatizzata? E gli altri? Tu lavori per tutti gli italiani?
Hai letto troppo Machiavelli e pure male, come il tuo padre putativo quel libro dell’Erasmo da Rotterdam…

Ah, a proposito: vergognati.
Alfredo Valla, Partigiano.

alfredo valla
Il partigiano Alfredo Valla morto il 5 aprile ’45
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