CHARLIE PATROL

station

Il cielo non prometteva niente di buono, questo era il pensiero che tormentava Kurt Sellers alla guida del suo furgone; ma le nuvole grigie erano alle sue spalle, quindi era convinto che sarebbe riuscito a evitare la tempesta e raggiungere casa entro l’indomani mattina. Era tardo pomeriggio, non metteva qualcosa nello stomaco da cinque ore e l’indicatore del carburante si stava avvicinando allo zero. Un cartello segnalava una stazione di servizio a un kilometro di distanza. Dopo aver fatto il pieno, costeggiò il furgone ed entrò in quella che sembrava essere una vera e propria tavola calda. C’erano solo un paio di clienti all’interno, anche loro autisti pensò Kurt, poiché all’esterno aveva notato un camion parcheggiato. Non voleva perdere troppo tempo perché il cielo stava diventando sempre più scuro e minaccioso.

Ordinò un panino e una lattina di birra quando la sua attenzione andò a posarsi verso un banco vicino alla vetrina. Vi erano esposti diversi giocattoli e gadget ma ad incuriosire Kurt fu un poliziotto di plastica con un sorriso largo e luminoso e una mascella ben squadrata. Il braccio destro faceva una curva a L, e nella mano impugnava una pistola. La cosa strana è che non era chiuso in nessuna confezione e non aveva il prezzo esposto. Kurt prese in mano il giocattolo e si accorse che sulla schiena c’era un interruttore. Provò a premerlo ma non successe niente. Si rivolse alla signora dietro al banco, una signora sulla cinquantina con un seno prominente e delle braccia così grosse che sembravano sul punto di esplodere.
“Quanto viene questo?”
La signora dette un’occhiata al pupazzo poi guardò Kurt negli occhi come se le avesse fatto la domanda più stupida del mondo.
“Dia qua” fece la signora. Guardò attentamente il pupazzo poi disse:
“Ma questo non è quello stupido personaggio dei cartoni animati? Come diavolo si chiama?”
“Non saprei” rispose Kurt “pensavo solo che potrebbe essere un ottimo pensiero per mio figlio di nove anni. Lui adora i poliziotti e i cowboy”.
In quel momento comparve dal retro bottega un uomo pelato con pochi capelli sui lati della testa, con la tipica espressione del marito che non vede l’ora di mollare tutto per cominciare una vita altrove ma che invece sa che non cambierà un bel niente.
La signora grossa, probabilmente la moglie di quel tizio, si rivolse a lui (che si chiamava Frank) chiedendogli quanto costasse il giocattolo.
“Questo è un fondo di magazzino. Deve aver preso acqua o qualcosa del genere. Non funziona neanche cambiandogli le batterie” disse il signore mentre premeva il pulsante sulla schiena del poliziotto.
“Inoltre nella confezione c’erano in dotazione dei proiettili di plastica della grandezza di una biglia, che andavano inseriti proprio qui dietro” fece vedere la parte posteriore della pistola.
“Ma chissà dove sono andati a finire, forse qualcuno è rimasto incastrato dentro, non saprei”.
“Peccato” rispose Kurt Sellers prima di mandare giù l’ultimo sorso di birra.
“Sa che le dico?” disse Frank “Glielo regalo. Lo consideri un omaggio”.
“Non posso accettare” rispose Kurt Sellers.
“Su, non faccia troppi complimenti. Me ne sarei dovuto sbarazzare in qualche modo. Meglio regalarlo a un brav’uomo come lei piuttosto che gettarlo nella spazzatura”.
“Beh..se è così… allora la ringrazio”.
Dettero entrambi un’occhiata fuori dalla vetrina, il cielo diventava sempre più nero e la sabbia si sollevava da terra andando a sbattere contro i vetri.
“Pare stia arrivando una tempesta” osservò Frank. “Ha ancora molta strada da fare?”
“Più o meno trecento miglia” rispose Kurt “Se non sarò più veloce della tempesta dovrò fermarmi in un Motel. Ne conosce qualcuno da queste parti?”
Frank diede le indicazioni a Kurt suggerendogli che poco dopo la prossima uscita avrebbe trovato un motel a prezzi ragionevoli.
Uscì dalla tavola calda e dovette coprirsi gli occhi con una mano perché il vento stava sollevando la sabbia da terra. La tempesta sarebbe arrivata di lì a poco.
Mentre era alla guida del suo furgone gli venne in mente dove aveva già visto quel personaggio.
Era Charlie Patrol, protagonista di un cartone animato per bambini. Suo figlio avrebbe di sicuro apprezzato.
Si trattava di una delle prime versioni di giocattolo poiché quel cartone era stato creato parecchi anni prima e negli ultimi anni era tornato in voga leggermente rivisitato. Il fischio del vento lo portò nuovamente alla realtà e così pensò che prima avrebbe raggiunto il motel e meglio sarebbe stato.
E così fece. Arrivò al motel un quarto d’ora più tardi, parcheggiò il furgone nel piazzale di fronte all’ingresso, che comprendeva un portico notevolmente lungo con due distributori di bibite e snack, ed entrò.
Il vento cominciava a gridare e Kurt sperava solo di non trovare dietro il banco lo stesso gestore del motel che aveva visto in Psycho. Trovò invece un ragazzo sulla trentina dai modi garbati e gentili, anche se non dava l’idea di trovarsi lì con particolare entusiasmo. Chiese una camera e il ragazzo gli porse la chiave senza chiedergli nessun documento ma comunicandogli semplicemente la tariffa notturna.
“Serve un documento?” chiese Kurt
“Non siamo così formali da queste parti” rispose sorridendo il ragazzo, che si chiamava Donovan.
“Pare stia arrivando una bella tempesta” osservò Kurt tentando di instaurare un dialogo.
“Già” rispose il ragazzo “credo che passeremo tutti una bella nottata. Spero solo non faccia troppi danni.”
“è la prima volta che capita da queste parti?” chiese Kurt.
“L’ultima volta è successo cinque anni fa. Un bel disastro, pensi che le macchine fuori sono finite lungo la strada. Una si è persino capovolta.”
Kurt maledì il fatto di non aver tirato su dal furgone la sua merce. Si trattava di macchine del caffè e altri elettrodomestici vari. Roba non particolarmente costosa ma erano articoli che avrebbe dovuto vendere ai suoi clienti, quindi per lui rappresentavano un valore non indifferente.
In quel momento entrarono due ragazzotti molto giovani, Kurt notò subito la spavalderia nei loro movimenti; uno dei due con una spalla andò addosso a Kurt ma non gli rivolse alcun tipo di scuse, solo un’occhiata sbruffona. Quel ragazzo doveva essere molto giovane, pensò Kurt, non aveva nemmeno 25 anni. Aveva il viso divorato da quello che in passato doveva essere stato acne e due orecchini in entrambe le orecchie. L’altro invece era più alto e massiccio. Carnagione scura e un’espressione che sembrava cercare qualsiasi tipo di pretesto per ficcarsi nei guai. Il ragazzo più piccolo disse al ragazzo dietro il banco che lui e il suo amico dovevano fermarsi lì quella notte. Senza chiedere se ci fosse una stanza libera, né un cenno di saluto, né un per cortesia. Aveva deciso che quella sera si sarebbero fermati lì.
“Sei fortunato” disse Donovan “ne è rimasta soltanto una”.
“Direi che siamo fortunati entrambi, non trovi?” replicò il ragazzo fissando Donovan negli occhi.
I due ragazzi si avviarono verso le scale non prima di aver gettato un’occhiata minacciosa a Kurt.

Un’ora più tardi Kurt si trovava nella sala d’ingresso, seduto su una poltrona. Il cellulare non prendeva e il telefono fisso era inutilizzabile. Avrebbe tanto voluto avvisare sua moglie dell’imprevisto.
Fuori il vento cresceva sempre di più, le porte sbattevano, i vetri vibravano e la sabbia si sollevava da terra creando vortici attraverso i quali era impossibile vedere le macchine all’esterno.
Scesero altre persone. Una coppia di anziani, due ragazze sui 18 anni e una coppia giovane sulla trentina con un bambino di sei anni.
La signora anziana fu la prima a parlare: “Sapevo che il tempo stava cambiando. L’ho capito stamattina quando ho avvertito quelle fitte alla mia gamba. Ogni volta che mi fa male la gamba il tempo cambia, e stamattina mi faceva più male del solito. Io te l’avevo detto di non metterci in viaggio, Russell, ma tu niente, non hai voluto ascoltarmi”
“Non cominciare Helen, per una volta abbi il buon senso di stare zitta. I signori qui non hanno voglia di sentire le tue lamentele.”
Nel frattempo il bambino allargava le braccia verso sua mamma chiedendo di essere preso in braccio
“Jack sei grande ormai, la mamma non ce la fa a sollevarti”
“Mamma quando finisce il temporale?” chiese il bambino
“Non è un temporale Jack, è solo un po’ di vento” rispose Kevin, il padre “Vedrai che domattina saremo già sulla strada verso casa.”
Le due ragazze erano vicine alla finestra con le mani nelle tasche delle loro pesanti felpe con su delle scritte in inglese. Masticavano chewing gum e parlavano sottovoce tra di loro. Una delle due rispondeva agli sguardi ammalianti di Donovan che da dietro il banco fingeva di tenere in pugno la situazione, ma in realtà non sapeva bene cosa fare. I due si scambiavano sorrisi ma non sarebbero andati oltre.
I presenti per un momento distolsero la loro attenzione dal suono dal vento poiché catturati dal rumore provocato da degli scricchiolii. Erano dei passi pesanti che provenivano dalle scale, che si stavano avvicinando sempre di più. Fecero il loro ingresso i due ragazzi che Kurt aveva incontrato un’ora prima. Il ragazzo alto guardava dritto davanti a sé, l’espressione era sempre quella di prima. Kurt Sellers pensò che doveva averne due in tutto ad essere generosi. Il ragazzo più piccolo invece teneva la testa sollevata e si guardava intorno come se stesse dando un suo giudizio personale ai presenti. L’esito finale probabilmente decretava che gli facevano schifo tutti quanti, anche il bambino.
“Bene signori” esordì il ragazzo più piccolo “Io sono Scooter, e lui mio fratello Big Boy. A quanto pare questa notte la passeremo insieme” stava guardando nuovamente Kurt che avrebbe tanto voluto avvicinarsi e spaccargli la bocca con un pugno.
In quel momento il ragazzo tirò fuori una pistola da dietro i pantaloni e la puntò ai presenti. Tutti ebbero un sussulto, qualcuno accennò anche un grido. La mamma strinse più forte a sé il piccolo Jack, i due coniugi anziani corrugarono il volto e le ragazzine spalancarono la bocca guardandosi intorno.
“Perciò signori miei” continuò il ragazzo “cerchiamo di rendere la convivenza il più cordiale possibile. Siete d’accordo?”
Si avvicinò alla coppia di anziani, Russell e Helen, nel frattempo Big Boy aveva tirato fuori un coltello a scatto e scrutava attentamente i presenti. Donovan era in piedi dietro il bancone, Kurt fece caso a un particolare: stava tenendo d’occhio il cassetto alla sue destra, aspettando il momento giusto per raggiungerlo.
“Tu” disse Scooter rivolto a Helen “Tira fuori quello che hai. Soldi, gioielli, tutto”
Lei tremava, dette un’occhiata al marito che le fece un cenno con la testa dopodiché si tolse la collana d’oro e gli orecchini. Glieli porse al ragazzo poi si fermò.
“Anche quella” fece Scooter indicando la fede.
“La prego, questa no”
“Sta’ zitta vecchia scema e dammi quel cazzo di anello”
“Non osi parlare così a mia…”
Russell non fece in tempo a finire che Scooter gli sferrò il calcio della pistola in pieno volto. Il colpo non fu eccessivamente forte, ma lo fu abbastanza da far emettere al vecchio un grugnito di dolore.
“Russell, mio dio” urlò la donna.
“Levati quel cazzo di anello” gridò nuovamente Scooter, quando Donovan fece uno scatto verso il cassetto ed estrasse qualcosa. Scooter fu distratto dal rumore e tutto successe in meno di un secondo.
Donovan impugnava una pistola estratta dal cassetto ma Scooter fu più veloce. Si girò di scatto e non vide quello che Donovan teneva in mano. Capì solamente che aveva tirato fuori qualcosa dal cassetto, il che comportava un probabile rischio, e così fece fuoco. Donovan schizzo all’indietro battendo violentemente la schiena contro la parete. Una parte del petto sembrava essergli esplosa, schizzando sangue e pezzi di carne sul volto. Strisciò verticalmente verso il basso finché non si sentì un tonfo. Dopo sparì dalla visuale. Tutto ciò che restava era una striscia di sangue sulla parete e un foro in mezzo ad essa.
Le due ragazze gridarono. Una delle due iniziò a piangere. Il bambino era rivolto dall’altro lato con gli occhi sbarrati. Sua mamma era abbracciata al marito.
“Brutto assassino” disse Russell.
Kurt si guardava intorno sperando che una soluzione si presentasse magicamente.
Ma nessuna soluzione si presentò, o perlomeno non quella che si sarebbe immaginato lui.
Avrebbe voluto avere tra le mani un oggetto pesante da scagliare con tutta forza verso quella testa di cazzo e spaccargli la testa. Sì, avrebbe voluto ucciderlo. Per la prima volta in vita sua Kurt Sellers avrebbe voluto uccidere una persona. Per di più un ragazzo che poteva essere suo figlio. Ma non c’era nessun oggetto nelle vicinanze. Né un piatto, né un bicchiere, né un mezzobusto di pietra. Niente.
Scooter si girò nuovamente verso i presenti:

“Finirete tutti così se non collaborerete”.

E mentre si avvicinò nuovamente alla coppia di anziani, non riuscì ad iniziare quello che stava per dire perché una voce lo precedette.
“Getta la pistola”
La voce catturò l’attenzione di tutti. Non si capiva da dove venisse. Era una voce metallica e contraffatta, e soprattutto atona, come se chi la pronunciava non provasse alcuna emozione.
“Getta la pistola” la voce si presentò nuovamente. Tutti i presenti si guardarono tra di loro, ma nessuno di loro aveva pronunciato quelle parole. Perfino Big Boy parve stupito, ma la sua espressione non cambiò di molto.
Scooter si guardava intorno come se gli avessero pisciato sulle scarpe e stesse cercando il colpevole.
“Chi è stato?” chiese. Ma in cuor suo sapeva che nessuno dei presenti aveva pronunciato quella frase. Lo sapeva, ma non voleva ammetterlo.
Poi uno scricchiolio riecheggiò nella stanza. Un rumore che ricordava quelle molle che servono a caricare i carillon. Uno scricchiolio continuo che si stava avvicinando sempre di più. Guardarono tutti verso la stanza che portava verso le scale e videro qualcosa uscire dal buio. Dovettero abbassare lo sguardo per vederlo perché era qualcosa di molto piccolo. Sembrava… un giocattolo.
“è Charlie Patrol” disse il bambino con un tono che sembrava quasi entusiasta data l’occasione.
Kurt Sellers strabuzzò gli occhi e per poco non gli venne un colpo al cuore. Non poteva credere a quello che vedeva. Quel giocattolo a terra era proprio il suo Charlie Patrol.
Quando Scooter lo vide disse “Che razza di scherzo è questo? Volete prendermi per il culo”
Charlie Patrol fece ancora due passi in avanti e disse nuovamente “Getta la pistola”
Scooter iniziò a ridere “Qualcuno vuole farmi diventare pazzo” poi guardo Big Boy, iniziò a ridere pure lui.
Charlie Patrol sollevo il braccio piegato a L, quello nel quale impugnava la pistola e poi si sentì un clac, come se qualcuno avesse premuto un interruttore.
Scooter fece uno scatto all’indietro e tutti udirono il grido disumano che provenne dalla sua bocca. Un grido che sfociò in un suono gutturale intriso di vomito.
Scooter si voltò verso i presenti e tutti videro che si premeva la gola con una mano, poi aprì la mano per guardare cosa ci fosse all’interno e dalla gola partirono dei fiotti di sangue che schizzavano ovunque.
Scooter cercava di dire qualcosa ma non ci riusciva.
“A..iut..atemi” sembrava dire. Big Boy tentò di avvicinarsi ma Charlie Patrol sollevò nuovamente il braccio e si sentì un altro clac. Questa volta fu Big Boy ad essere colpito, e fu colpito alla caviglia. Piegò il ginocchio a terra poi scivolò in avanti. Tentò di proteggersi con la mano che impugnava il coltello ma la mossa gli fu fatale. Il coltello andò a conficcarsi nella guancia destra e uscì dall’occhio sinistro. Ebbe solo qualche convulsione mentre si trovava per terra poi si immobilizzò per sempre.
Scooter si stava premendo ancora la gola con la mano, ma non bastava a fermare il sangue. Fuori il vento sembrava un vero e proprio grido, e manifestò tutta la sua potenza scardinando la porta d’ingresso. Più o meno tutti gridarono in preda alla paura. La sabbia entrò e nessuno riusciva a guardare fuori per via di essa. I vetri esplosero e un oggetto non ben identificato colpì Kurt alla testa che cadde e perse i sensi.
Mentre era accasciato a terra vide qualcosa verso l’uscita. Un paio di scarpe messe in modo tale da comporre una V che scomparivano verso la strada. Sembravano trascinate da qualcosa, ma Kurt non ebbe modo di vedere perché perse completamente i sensi.

Nove mesi più tardi Kurt Sellers si trovava nuovamente alla guida del suo furgone. Aveva portato a termine un consistente numero di vendite e poteva ritenersi soddisfatto. Decise che quello era il modo giusto in cui sentirsi. Passò davanti a un posto familiare. Una stazione di servizio che nove mesi prima l’aveva visto come cliente. A Kurt tornarono in mente brutti ricordi legati a quella pessima serata ma non ci fece caso; aveva fame e ricordava che il sandwich che aveva mangiato la volta precedente era particolarmente buono, così decise di replicare. Quando entrò trovò la stessa signora dai seni prosperosi, forse leggermente dimagrita ma non abbastanza da farne un figurino. Kurt ordinò un panino e una lattina di birra, proprio come la volta precedente.
La signora lo osservò attentamente poi avvicinandosi gli chiese:
“Dica un po’… lei non è mica quel tizio che nove mesi fa….”
“Eh già… sono proprio io”.
“Mio Dio” disse la signora come se volesse scusarsi di qualcosa. “Anche lei era presente quella sera al motel?”
Kurt fece sì con la testa.
“e dire che è stato mio marito a consigliarle quel posto. Quando abbiamo saputo la notizia abbiamo tanto sperato che lei avesse tirato dritto.”
“Se avessi tirato dritto probabilmente ora sarei disperso nel vento.” Disse Kurt. “Tutto sommato è andata bene così” concluse.
“c’è di buono che quei due disgraziati hanno avuto la fine che si meritarono” continuò la donna “uno con il volto squarciato e l’altro divorato dagli avvoltoi nel deserto. Chissà chi l’ha trascinato fino lì.
Lei non ha visto chi è stato?”
“No” rispose Kurt “e se devo essere sincero non mi importa più un granché ormai”
La donna capì finalmente che era ora di cambiare discorso e improvvisamente il volto le si illuminò.
“A proposito. Sa che cosa ho trovato la mattina dopo qui fuori? Aspetti un attimo”
Andò nella stanza posteriore e tornò fuori dopo un minuto circa con qualcosa in mano.
“Ecco qua. Le dice niente?” Kurt rimase senza parola. La signora aveva appena appoggiato sul banco niente di meno che Charlie Patrol. Era proprio come se lo ricordava, forse con un aspetto leggermente più desueto rispetto a nove mesi prima.
“è tipico di mio marito regalare qualcosa in un sacchetto bucato”.
Kurt inizialmente divenne pallido ma poi trovando tutto molto surreale fece una risata.
“è sempre un regalo, se le interessa ancora”
“Certo che mi interessa, giocattoli così non ne fanno più ormai.”
Kurt pagò il conto e prima di uscire raccomandò alla signora di salutare Frank, il marito.
Tornò alla guida del suo furgone con Charlie Patrol appoggiato al sedile sul lato passeggero.
Il cielo era sereno, e lo sarebbe stato per tutto il weekend.

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