La stanza magica

proiezione

Milano in autunno è una delle città più belle del mondo. A questo stava pensando Davide mentre si dirigeva verso il cinema Manzoni, un cinema storico della periferia di Milano che proponeva perlopiù film vecchi e rigorosamente su pellicola, poiché non ancora attrezzati per la nuova tecnologia digitale. E il signor Cesare, storico proprietario del cinema, non aveva la minima intenzione di attrezzarsi per questo progresso tecnologico. Un po’ per una questione economica e in gran parte per una questione filosofica. Davide era quasi giunto all’ingresso del cinema, ma non aveva fretta, anzi, da come camminava e si guardava intorno sembrava non volesse perdersi un particolare di quello che lo circondava.

Le passeggiate autunnali per le vie di Milano erano ormai un rito e col passare degli anni continuavano ad affascinarlo. Forse perché gli ricordavano i giorni di scuola, quando invece di tornare a casa andava in giro per il centro con l’odore di caldarroste a insinuarsi nelle sue narici. O forse perché era semplicemente affascinato da una città che in alcuni punti risulta frenetica e stressante, mentre basta infilarsi in qualche via secondaria per trovare scorci dimenticati e particolari che sanno trasmetterti pace e serenità. Entrò nel cinema e trovò il signor Cesare in piedi dietro al bancone nella sua solita posizione eretta ed elegante. Occhiali leggermente abbassati sul naso e le sopraciglia inarcate delimitavano i suoi occhi attenti a scrutare dei documenti. Non aveva mai perso la sua eleganza, nonostante quei pochi capelli che gli erano rimasti sopra le orecchie e i baffi fossero diventati bianchi. Quando vide entrare Davide non seppe mascherare un vivo entusiasmo.
“Caro giovanotto, qual gaudio rivederti”
“Ciao Cesare, come stai?” chiese Davide sorridendo, perché la vista del signor Cesare sapeva metterlo sempre di buon umore.
“Sempre operativo” rispose con orgoglio il signor Cesare “il buon senso acquisito con l’età mi suggerisce di ignorare patetiche rimostranze, e da buon divulgatore di arte quale dovrei essere, preferisco abbandonarmi all’ottimismo”.
“Sei più solido di questo cinema, Cesare” commentò divertito Davide “anzi a volte credo che tu sia immortale come i film che trasmetti”.
Il signor Cesare allargò le braccia e disse “Vorrei poterti dare ragione, ma ahimè, temo che io mi stia incamminando verso il viale del tramonto, se mi consenti l’allusione cinematografica”.
“Meglio un viale del tramonto che uno sparo nel buio” rispose Davide citando l’omonimo film di Billy Wilder.
Il signor Cesare allungò il dito verso Davide e con un’espressione meravigliata rispose “Ancora una volta la tua competenza in materia mi lascia sbalordito. Mi congratulo vivamente”.
Dopo quell’attimo passato a citare vecchi film Davide chiese al signor Cesare se anche quel pomeriggio ci fosse Diego a proiettare il film. Diego era il figlio del signor Cesare e amico d’infanzia di Davide.
“Sicuro” rispose il signor Cesare. “Puoi salire a fargli compagnia, ne sarà ben lieto”
“Grazie Cesare” si congedò Davide “è sempre un piacere vederti”.
“il piacere è tutto mio, giovanotto. Sai benissimo di essere sempre il benvenuto in questo vecchio cinema”
Davide sorrise e stette per avviarsi verso la sala proiezioni, quando fu distratto da qualcosa. Il tendone rosso in fondo all’atrio si mosse e da esso vide uscire una figura. Era Anna, la moglie del signor Cesare e madre di Diego. Era parecchio più giovane del marito, avrà avuto all’incirca cinquantacinque anni ma era ancora una bellissima donna. I capelli neri come il petrolio e la pelle leggermente ambrata non nascondeva certe imperfezioni, che la rendevano ancora più attraente. Era vestita con dei pantaloni di velluto neri e una camicetta bianca coperta da una giacca dello stesso colore dei pantaloni, e Davide era sicuro che anche con addosso uno straccio usurato avrebbe fatto la sua maledetta figura. Perfino il signor Cesare non si sottrasse ad un’esclamazione di lode mascherata da un sottile velo di ironia.
“Che delizioso incedere” fu il suo commento nel veder arrivare la moglie.
Ella rispose con una semplice smorfia che le procurò due deliziose fossette sulle guance, e con quel piccolo particolare perse per un attimo la sua età adulta per riabbracciare i giorni dell’adolescenza.
La sua attenzione tornò a Davide. Le andò incontro allargando le braccia e con un sorriso che mostrava una perfetta dentatura candida.
“Davide, che meraviglia rivederti” esordì Anna mentre si appropinquò a schioccare due baci sulle guance del ragazzo. “non ti avevo quasi riconosciuto con la barba”. Mentre Anna accennò una carezza sul viso di Davide, egli riuscì a sentire un piacevole profumo provenire dalla mano della donna. Un profumo fresco e pulito che doveva appartenere a qualche fiore esotico.
“Forse mi sto un po’ trascurando” disse Davide in riferimento alla sua barba incolta.
“Ma scherzi? Stai benissimo, ti da’ un’aria più matura” rispose Anna con un’espressione lievemente provocante.
La voce del signor Cesare si intromise nel discorso: “I gentiluomini senza barba da queste parti siamo soliti a definirli… pulzelle”
A Davide scoppiò una risata mentre Anna alzò gli occhi al cielo: “Lui deve sempre dire la sua”.
Davide e Anna scambiarono ancora qualche futile parola e prima di congedarsi l’uno dall’altra si dettero ancora due baci raccomandandosi di non far passare troppo tempo per un prossimo incontro.
Mentre Davide si stava avviando verso l’amico fu interrotto un’ultima volta dalla voce della donna “Tra due settimane ci sarà una retrospettiva dedicata a John Ford. Non puoi perdertela”
“Verrò senz’altro” rispose Davide, e riprese il suo cammino.

Aprì la porta molto lentamente quasi temesse di svegliare qualcuno, in realtà voleva solo dar modo al suo amico Diego di accorgersi di lui senza che quest’ultimo se lo ritrovasse nella stanza provocandogli un infarto.
Diego era seduto davanti al proiettore, in quel momento stava regolando il quadro della messa a fuoco. Il film era iniziato da poco. Finita l’operazione si girò e vide l’amico, inizialmente finse di spaventarsi ma subito dopo lo accolse con un sorriso caloroso e con la mano gli fece cenno di entrare. Davide entrò nella stanza e si guardò intorno come fosse la prima volta, quando in realtà ci era già stato numerose volte. Provava sempre un certo fascino a entrare in quella stanza; era come sentirsi catapultato in un’altra dimensione. L’idea che il proiettore liberasse un fascio di luce da quale prendevano vita storie e personaggi era qualcosa che si avvicinava molto al suo concetto di magia. E quelle pareti bianche e scrostate prendevano nuova vita grazie alle locandine di vecchi film. In quella stanza John Wayne e Charlie Chaplin potevano convivere in perfetta armonia, come l’ebano e l’avorio sui tasti di un pianoforte.
Davide e Diego per certi versi sembravano fratelli, a giudicarli dall’aspetto. Diego aveva un paio d’anni più grande, leggermente più basso di statura e con qualche capello bianco che timidamente si affacciava tra la sua folta capigliatura. Erano amici da moltissimi anni, da quando erano piccoli. Finchè la scarsa attinenza con gli studi di Diego finì col fargli perdere due anni di scuola e ritrovarsi in classe con l’amico alle superiore. Lì la loro amicizia si solidificò ancora di più.
“Come va, fratello?” chiese Diego
“Avevo voglia di chiudermi in una stanza con una bella topolona come te” rispose Davide.
“Guarda che lì in sala è pieno di vecchi” fece notare Diego “Se ci sentono potrebbero ricordarsi dei bei giorni andati”.
Davide mimò un bacio diretto all’amico con tanto di occhiolino, e l’amico rispose mordendosi le labbra e usando il proiettore come improbabile preda sessuale.
Una volta terminati quei versi animaleschi Davide domandò all’amico:
“Dopo andiamo a mangiare alla Taverna?”
“Guarda che il film è iniziato da poco, come minimo stacco tra due ore” rispose Diego.
“Ti aspetto, non ho problemi. Posso rimanere qui o mi cacciano?”
“Beh… se ti hanno fatto entrare” fece notare Diego “Ormai ti conoscono. Probabilmente sono preoccupati per la mia salute mentale, hanno paura che sfaso e inizio a proiettare film erotici anni ‘70”
Davide alzò le sopraciglia e si guardò fugacemente intorno.
“Stai dicendo che qui dentro hai le bobine dei film erotici anni ’70?”
“Ma no era per dire” rispose sorridendo l’amico “A stare tutte le sere e le notti qui dentro questo buco uno può impazzire”.
“Ormai lo fai da dieci anni” gli ricordò Davide “se non sei già impazzito non credo capiterà ora. Piuttosto a me preoccupa che ogni sera proietti lo stesso film. Non è angosciante? Voglio dire, fossero film diversi almeno ti intrattieni in qualche modo”.
Probabilmente nel corso di quei dieci anni, Davide aveva già rivolto questa domanda all’amico, ma mentre glielo chiedeva sentiva di essere davvero interessato a sapere cosa si prova a proiettare tutte le sere un film. Era una cosa che lo affascinava ma al tempo stesso lo trovava un po’ angosciante.
“Hai ragione” rispose Diego “Ma questo è un cinema piccolo, con una sala. A Milano siamo in pochi a essere sopravvissuti, quindi se questo film piace e fa incasso continuiamo a proiettarlo. Anche se è obiettivamente un film di merda”
“Ormai lo saprai a memoria” osservò divertito Davide.
“Fin troppo. Ma sai cos’è il bello di questo lavoro?” a Diego si illuminò lo sguardo e Davide scosse la testa in attesa della risposta.
“Gli spettatori. Il film rimane lo stesso, ma gli spettatori cambiano. Lo vedi quel foro?”
Diego indicò la feritoia dal quale passava il fascio di luce del proiettore.
“Da lì puoi vedere uno scorcio di gente seduta a vedere per me lo stesso film di merda, ma per loro qualcosa di nuovo. Ragazzi come noi, di trent’anni ma anche più vecchi. Bambini, signorotti dell’alta borghesia, gente modesta… è strano come un film, un prodotto di intrattenimento puro, possa essere adatto più o meno a tutti. C’è a chi piace, a chi non piace, ma la curiosità di vederlo rimane”
Diego si schiarì la voce e poi continuò a descrivere con entusiasmo le sue sensazioni
“C’è l’amore, l’azione, la suspance… tutti vogliono far parte di quel frammento di vita immaginaria. E sai, forse è per questo che faccio il proiezionista. Per far parte di quelle vite.”
Davide stette qualche secondo a riflettere e quando trovò le parole cercò di esprimerle al meglio, senza voler apparire troppo filosofico:
“Eppure in quel frammento di vita immaginaria ci sono elementi che provengono dalla vita reale. Anche nei film più surreali e immaginari ci sono. Come i Cinecomics: trovi l’armatura, l’azione, i superpoteri, però c’è sempre un conflitto interiore che poi è quello di tutti, dell’uomo comune. E inevitabilmente riesce a sbrogliarlo. Forse quella è la parte più immaginaria, la risoluzione di un problema irrisolvibile”
“Sì ma il punto è vivere vite diverse” puntualizzò Diego “prendi il discorso degli spettatori; stesso film gente diversa, che vive una nuova emozione, non sua. Noi invece siamo protagonisti e spettatori dello stesso film. Stesso film, stesso pubblico. Pensa che loop.”
“Stai dicendo che vivi in un loop?” domandò Davide “Che la tua vita è un film solo, che sai a memoria? Quindi non cambia né il film né la gente che fa da spettatore?”
“Sai cosa ho fatto ieri sera?” chiese Diego eludendo la domanda dell’amico.
“Cosa?”
“Sono venuto qui alle 17 in punto, come oggi.”
“Ho capito dove vuoi arrivare, vorresti ogni tanto vedere qualche film nuovo, ovvero vivere altre vite, non fare sempre le stesse cose.”
“Anche come spettatore mi andrebbe bene” precisò Diego “Basta uscire da questo loop. Pensa se durante il tuo film preferito che sai a memoria qualcosa cambia, entra in scena un elemento completamente nuovo, inaspettato. Non saresti piacevolmente sorpreso?”
Davide sollevò lo sguardo cercando di immaginarsi la scena, probabilmente pensò a un film in particolare perché da come sorrideva sembrava essersi immaginato una scena in particolare.
“Beh, sì” rispose “Ma magari poi il film non mi piace più”
“è un rischio” incalzò l’amico “che corri per vedere qualcosa di nuovo. Per provare nuove emozioni. Ma scusa non è così anche per te? Cos’hai fatto ieri sera?”
“Sono venuto qui a trovarti” rispose Davide con un tono che lasciava intuire la banalità della risposta.
“e abbiamo fatto due chiacchiere, poi siamo andati alla Taverna” continuò Davide ricordando divertito la sera precedente “ma ci siamo divertiti, ti ricordi che ridere? A me basta questo. Avevo le lacrime. L’importante è sapersi divertire. Alla fine se il tuo film preferito è un film comico, la puoi vedere cento volte, non ti farà ridere come la prima, ma ti mette allegria, ti fa star bene.”
“Ma poi il film finisce…” considerò Diego con una punta di amarezza.
“E allora noi andiamo alla Taverna”.

I due si scambiarono una risata complice poi passarono il resto della proiezione quasi tutto in silenzio, interrotto qua e là da considerazione sul film in corso o su qualche spettatore in particolare. Davide tornò a contemplare le locandine sulla parete, mentre Diego affiancava il proiettore assicurandosi che tutto procedesse bene e non ci fossero inconvenienti, intervenendo ogni tanto con piccole manovre correttive.
Davide poi spostò lo sguardo verso il fascio di luce che lanciava verso lo schermo il solito film. Forse un film di merda, come l’aveva definito l’amico poco prima. Ma ad ogni modo unico. E forse magico, non come certi capolavori ma sicuramente anch’esso figlio di un’arte magica come il cinema. E come la stanza di quel vecchio cinema.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...