25 aprile a Sesto San Giovanni

resistenza

Sono nato e cresciuto a Sesto San Giovanni, esattamente trent’anni fa.
Un’infanzia vissuta nella Stalingrado d’Italia coi pomeriggi d’estate passati in un parco che si chiama Carlo Marx; questo probabilmente ha influito non poco sulla mia visione romantica e nostalgica di una vita operaia che ora purtroppo non c’è più.
Ho fatto in tempo a vedere le rotaie che tagliavano le strade, che consentivano il trasporto di merci all’interno degli stabilimenti Breda, Falck e Marelli.
Quando da piccolo passeggiavo per strada con mia nonna, ricordo che ci fermavamo sempre a guardarle; in particolare ho ancora in mente le rotaie lungo via General Cantore.

Sesto ha un bellissimo passato alle proprie spalle, e sono convinto che bisognerebbe valorizzarlo ancora di più e fare il possibile affinché non venga dimenticato.
Quando tempo fa ho sentito che qualcuno avrebbe voluto demolire l’area Falck per costruirci uno stadio mi sono venuti i brividi. Sarebbe come abbattere il Colosseo perché tanto non ci sono più i gladiatori; una cosa folle calpestare ciò che ha reso grande una città.

Domenica era una bella giornata di sole e ne ho approfittato per fare un giro in bicicletta per Sesto. È una cosa che faccio puntualmente quando arriva la primavera e le giornate sono più lunghe e luminose. E con mia immensa gioia mi sono scoperto ancora innamorato di questa città, come lo ero da bambino. Ho percorso il mio quartiere, il borgo di Cascina Gatti, poi mi sono fermato qualche minuto al giardino di Villa Mylius e poi ho fatto tappa a Villa Zorn, che in questi giorni sta ospitando l’iniziativa Sesto in fiore, una mostra – mercato di fiori e piante arricchita da un’esposizione fotografica dedicata ai caduti durante la lotta di Liberazione del nazi-fascismo. È un evento a cura del circolo ANPI in collaborazione con Associazione Fior di Mylius.

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Uno scorcio del giardino di Villa Mylius

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Villa Zorn

Sarà stata la giornata di sole, o forse sarà perché sono particolarmente sensibile a questi temi, ma il tutto mi ha emozionato, e non poco. Ho trovato una città viva ed entusiasta, fiera di essere sestese e fiera del proprio passato. Lontana anni luce da certi commenti beceri e populisti (e ignoranti) che si leggono su alcune pagine Facebook dedicate alla città, in particolare una pagina che dovrebbe limitarsi a “segnalare” ma che invece è volta sempre di più a creare malcontento e allarmismi inutili con l’unica finalità di tirare l’acqua al proprio mulino in vista delle elezioni.

Tra i commenti di queste personcine (o webeti come li definirebbe Mentana) si ritrovano puntualmente parole ripetute a pappagallo come “Degrado” e “Abbandono”, quando io invece ho trovato una città che ancora sa emozionarmi coi suoi monumenti e i suoi scorci.

Uno di questi è sicuramente il Monumento alla Resistenza, situato nell’omonima Piazza della Resistenza di fronte al comune. Ogni tanto, quando mi trovo da quelle parti, mi piace percorrere i trentacinque metri del muro in salita che si concludono con una statua rappresentante la Vittoria, che con le mani alzate libera un volo di colombe.
Su entrambi i lati del muro sono rappresentanti i tredici momenti più importanti della Resistenza, raffigurati con la tecnica del bassorilievo.
Il monumento fu inaugurato durante i festeggiamenti per il 25 aprile del 1963 e progettata dall’architetto Piero Bottoni e dalla scultrice polacca Anna Praxmayer.
Ammirare questo monumento a ridosso del 25 aprile assume un fascino ancora più grande ed è, se possibile, ancora più emozionante.

Tempo fa si era parlato di una raccolta fondi per restaurare il monumento,e i soliti leoni da tastiera hanno manifestato il loro dissenso. E pensare che chi ha dato la propria vita in nome di ideali quali libertà, democrazia e giustizia sociale si è sacrificato anche per persone come loro.

Oggi, anche se il tempo non sembra promettere bene come domenica, tornerò in Piazza della Resistenza a rendere il mio personale omaggio a questi eroi. E mi sentirò piccolo, anzi minuscolo di fronte a loro, ma il mio cuore sarà pieno di orgoglio e potrò dire a testa alta di essere un cittadino Sestese.
Alla faccia dei social-segnalatori.

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Il Monumento della Resistenza che si affaccia sul comune

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