Made in Italy – Finalmente un grande album di Ligabue

20161012125036_liga

Sarà il periodo, sarà che ho voglia di sentire nuove canzoni, sarà che sto invecchiando, oppure che ultimamente sono un po’ “unplugghed”, ma il nuovo album di Ligabue mi piace; e non poco.

Era da più di dieci anni che non mi entusiasmavo così tanto per un disco del rocker di Coreggio, più o meno da Nome e cognome datato 2005, che all’epoca mi piacque molto ma che oggi col senno di poi qualche difettuccio penso ce l’abbia. Bisogna tornare al 2002, anno di Fuori come va? Per trovare l’ultimo vero bellissimo album del Liga; quell’album praticamente era un greatest hits di inediti, mentre gli ultimi due Arrivederci mostro e Mondovisione non mi hanno per niente entusiasmato. Mi spiego meglio: entrambi gli album contenevano delle buone canzoni (specialmente il primo), liricamente ineccepibili, ma musicalmente molto piatti. Arrangiamenti prevedibili, come se il nostro si fosse scordato che esistono altri strumenti oltre a chitarra, basso e batteria.
Invece in questo album a colpirmi è stato proprio il sound, finalmente arricchito da trombe, sax e qualche tastiera in più.

Come molti sapranno, si tratta di un concept album che racconta la storia di Riko, un ragazzo sposatosi molto giovane con Sara, che vivrà sulla sua pelle la crisi economica e anche quella del matrimonio. Scende in piazza per protestare divenendo suo malgrado un personaggio per i media a seguito di uno scontro con la polizia. I talk show lo usano e si dimenticano presto di lui, che tornerà alla sua solita vita con una nuova consapevolezza.
La cosa che incuriosisce è che Ligabue racconta una storia tutta italiana con un sound che è forse il più americano che abbia mai utilizzato.

L’inizio della opener La vita facile è puro rock alla Ac/dc, un intro alla chitarra come lo abbiamo già sentito mille volte, ma va benissimo così. La canzone sono sicuro diventerà una presenza fissa nei live poiché ha tutti gli ingredienti del classico alla Ligabue. E verso la fine, quando ti aspetti il solito assolo di chitarra, ecco la sorpresa: niente di meno che un assolo di tromba. In Mondovisione un momento del genere era impensabile ma ora finalmente è arrivato.
Anche la terza traccia È venerdì, non mi rompete i coglioni ha un suono molto americano che ricorda il wall of sound di Phil Spector; anzi, a essere precisi sembra un po’ scopiazzata da Hungry hearts di Bruce Springsteen, ma anche questa volta va benissimo così. Da quanto tempo non si sentiva una canzone così allegra di Ligabue? Troppo.
Anche Dottoressa è una canzone che possiede una struttura musicale di una banalità allucinante ma che funziona alla grande. Una canzonetta leggera leggera che ti fa venire il sorriso sulle labbra perché era davvero da troppo tempo che non si sentiva un Ligabue così poco serio e quasi divertito.

Sembra che il Liga abbia voluto giocare di più con gli strumenti musicali come dimostra Mi chiamano tutti Riko, che a mio avviso ha un testo bellissimo, in alcuni punti persino feroce con la situazione politica italiana; basta pensare a versi come: “E c’è uno che promette Più figa e meno tasse” oppure: “Ma dico cose vecchie che tutti già sapete, o che ricordate se volete”, quest’ultima la trovo molto efficace e pungente, molto meglio di quanto fatto con Il muro del suono tre anni fa, che voleva essere una canzone di denuncia ma mi sembrava molto banale e superficiale.

Tra le canzoni che meritano di essere segnalate non può mancare I miei quindici minuti. Testo come al solito ben scritto e una musica che gioca un po’ a fare il reggae rock, e che scorre via risultando davvero deliziosa. Ho fatto in tempo ad avere un futuro (che non fosse soltanto per me) è un’altra grande canzone, presentata in anteprima al concerto di Monza a settembre insieme a La vita facile e Dottoressa. Una classica ballata alla Ligabue arricchita da una sezione fiati che le dà quasi un tocco soul. Altra bellissima canzone è la quarta traccia Vittime e complici, che narra dei problemi coniugali di Riko e Sara.
Unica canzone che trovo anonima è L’occhio del ciclone, canzone movimentata piacevole ma che scorre via senza lasciare particolari sensazioni.
L’album si chiude col singolo Made in Italy e Un’altra realtà.
La prima non sono ancora riuscito a inquadrarla bene; quando l’ho ascoltata la prima volta in radio non mi aveva lasciato niente mentre ora ammetto che comincia ad affascinarmi, anche se il testo lo trovo un po’ troppo abbozzato. L’inizio mi ricorda The promise, sempre di Springsteen,
La seconda invece è davvero una gran bella canzone;  una dolce ninna nanna, impreziosita da un coro di bambini.
La canzone vuole essere una chiusura ottimista per un futuro migliore. Unico difetto è la breve durata.

In totale l’album propone 11 canzoni e 3 pezzi brevi (poco più di un minuto) che forse rappresentano i momenti morti del disco poiché smorzano il ritmo e fanno venir la tentazione di schiacciare tasto avanti, ma si tratta comunque di canzoni utili al racconto: si tratta di Meno male, Quasi uscito e Apperò, quest’ultima accompagnata da un insolito ukulele.
L’album è stato lanciato dal singolo G come giungla, che al primo ascolto non mi aveva fatto impazzire ma mi aveva incuriosito per via di quel pianoforte stranamente vivace per una canzone del Liga, specialmente viste le ultime produzioni.

Nel booklet all’interno del cd troviamo delle lettere che precedono i testi di ogni canzoni, che servono a tenere insieme la storie; sono le lettere che Riko manda al suo amico Carnevale, protagonista della canzone È venerdì, non mi rompete i coglioni.

La sensazione che ho avuto, ascoltando l’album, è che Ligabue abbia avuto più libertà e spontaneità nel realizzarlo. Si nota specialmente negli arrangiamenti e nei testi, profondi ma scritti con una semplicità davvero ammirevole. In più il nostro ha avuto l’abilità di realizzare un concept album con canzoni che possono funzionare benissimo anche da sole se estrapolate dal loro contesto.
Finalmente Ligabue torna a realizzare un album degno del suo nome e della sua fama da rocker.
Spero continui su questa strada.

Tracklist

  1. La vita facile
  2. Mi chiamano tutti Riko
  3. È venerdì, non mi rompete i coglioni
  4. Vittime e complici
  5. Meno male
  6. G come giungla
  7. Ho fatto in tempo ad avere un futuro (che non fosse soltanto per me)
  8. L’occhio del ciclone
  9. Quasi uscito
  10. Dottoressa
  11. I miei quindici minuti
  12. Apperò
  13. Made in Italy
  14. Un’altra realtà
Annunci

2 comments

  1. Hai fatto tornare la voglia anche al sottoscritto di ascoltare il Liga, per me bisogna addirittura tornare all’ album ” Buon Compleanno Elvis” poi l’ho ascoltato svogliatamente qual e la negli anni successivi senza seguirlo veramente in quanto non mi trasmetteva più quelle sensazioni che sentivo nei primi album (la colpa è forse del sottoscritto che nel frattempo è cambiato ed era in cerca di altro….). Bella recensione, ciao Massimo

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...