Quando è la colonna sonora a rendere immortale un film

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Una cosa che non ho mai confessato, da quando ho aperto questo blog, è il mio amore per la voce di Stevie Wonder. Non sono un grande ascoltatore di musica funk e soul, e non conosco a memoria tutta la discografia di Wonder, ma ho sempre avuto un debole per la sua voce.

Ed è soprattutto per questo motivo che ieri sera ho rivisto molto volentieri La signora in rosso,

diretto e interpretato dal grandissimo Gene Wilder, recentemente scomparso, che veste i panni del regista per la quarta volta.

Il film è leggero, brillante e gradevole; e per quanto la presenza del buon Wilder sia di per sé una garanzia, a uscirne vincitrice è senz’altro la colonna sonora.
Io non ho vissuto gli anni ’80 ma La signora in rosso è uno di quei film che non può non trasmettere una grande nostalgia per quel decennio, e potete immaginare l’effetto che fa sentire nel bel mezzo del film attaccare “I just called to say I love you” che è una delle canzoni manifesto degli anni ’80.
Perfino io, che di quel decennio ero presente sono gli ultimi tre anni, ho provato uno strano sentimento di nostalgia e tenerezza, e il fatto di sapere che Gene Wilder non c’è più e gli attori presenti nel film non si vedono più in giro ti fa rendere conto che quegli anni non sono più esattamente dietro l’angolo.

Per Stevie Wonder si tratta della prima colonna sonora, e nonostante egli fosse sempre stato estraneo a questo tipo di operazioni, l’album contiene quella che molto probabilmente è la sua canzone più famosa, la già citata “I just called to say I love you”.
L’anno prima, esattamente nel 1983, il film I ragazzi della 56esima strada di Francis Ford Coppola, si apriva sulle note di Stay gold che è forse la mia canzone preferita di Stevie Wonder: una splendida ballata con un magico assolo di armonica finale.

Dulcis in fundo la canzone “I just call…” vinse il premio oscar.
Ecco quello che Wonder ebbe da dire a riguardo: “Ho vinto l’oscar per un film che non ho nemmeno visto”.
Geniale.

Tornando alla colonna sonora del film, sono sicuro che essa abbia contribuito non poco a far entrare il film nell’immaginario collettivo. Senza nulla togliere alla bravura di Gene Wilder, le canzoni presenti nel film danno quel tocco magico al film senza il quale probabilmente sarebbe venuta fuori una deliziosa commediola ma nulla di più. O come dice il Morandini: “Come qualità corrisponde a un frizzantino più che a uno champagne”. E non credo abbia tutti i torti, qualitativamente parlando.
Ma gli occhi del nostalgico non possono essere più di tanto intransigenti: quindi ogni volta che guarderò La signora in rosso concluderò la visione con un bel sorriso stampato in volto, e una splendida musica nella testa.

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2 comments

  1. Mi giovane amico c’e’ qualcosa di magico nei film che hai citato
    Ero in fase adolescenziale e li vidi tutti e due al cinema dopo avergli fatto due cogones cm una casa al mio povero papa’ che pero’ si diverti’ moltissimo.(un po’ meno x Cristiane F. Noi ragazzi dello zoo di Berlino che in quanto a colonna sonora nn scherza!)
    Stevie Wonder e’ qualcosa di spettacolare ma devi amare il Funk…altrimenti nn c’e’ storia 😊

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  2. Carissima…
    Il funk è un genere che non frequento molto, ma Stevie Wonder lo ascolto sempre con immenso piacere. C’è una sua canzone, tra le meno note immagino, che mi fa impazzire in modo particolare: si intitola Tomorrow Robins will sing, la conosci? Tra l’altro nell’articolo mi sono dimenticato di citare Jungle fever, sua seconda colonna sonora per il film di Spike Lee. Bellissima.
    Grazie per il commento.

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