L’uomo dei sogni – quando un film riesce a farci sognare

locandina

Se amate le storie edificanti, l’ottimismo dell’America degli anni ‘80 che guarda agli anni ‘60 con una certa nostalgia, se pensate che l’America sia la più grande creatrice di storie confortanti che riescono a scaldarti il cuore, se amate gli spazi aperti e le case con altalene sulla veranda che danno su un campo di grano, allora L’uomo dei sogni è il film che fa per voi.

Nel 1989 (anno del film) Kevin Costner era all’inizio del suo splendore.
Il futuro gli avrebbe riservato grandi cose, e aveva alle spalle una manciata di titoli di tutto rispetto che lo hanno consacrato un divo di Hollywood: tra questi Fandango, Silverado, Senza via di Scampo, Bull Durham e soprattutto The untouchables – Gli intoccabili, capolavoro di due anni prima diretto da Brian DePalma dove Costner divideva la scena con due mostri sacri come DeNiro e Sean Connery.
L’uomo dei sogni sembra quindi un film costruito su misura per Kevin Costner, che in quegli anni era forse uno degli attori che rendeva meglio una certa idea di America, basata sui valori fondamentali quali famiglia, benessere e…baseball.

L’attore veste i panni di Ray Kinsella, modesto agricoltore che una sera, mentre cammina tra i filari del suo campo sente una voce sussurrare: “Se lo costruisci, lui tornerà”.
Inizialmente sbigottito, Ray teme si tratti di uno scherzo, ma quando la voce si fa insistente, dopo un iniziale contrariamento egli ha un’illuminazione: deve costruire un campo da baseball.
Una volta terminato il campo, Ray vede materializzarsi davanti ai suoi occhi Shoeless Joe Jackson e, successivamente gli altri sette giocatori della squadra Chicago White Sox, che nel 1919 furono squalificati a vita. Quel campo sembra quindi diventare il campo delle seconde occasioni, o come suggerisce il più evocativo titolo originale: Field of dream, il campo dei sogni. E non potrebbe essere altrimenti.
Ma la missione non è finita, e la voce incita Ray a continuare. Ed è così che Ray conosce lo scrittore Thomas Mann (James Earl Jones), ormai ritiratosi, e Archibald Graham, un ex giocatore ritiratosi e diventato medico che però è morto nel 1972. La storia si conclude con un esito inaspettato e strappalacrime.

L’uomo dei sogni è un film che ha diversi difetti: innanzitutto le motivazioni che spingono Ray ad agire. Perché deve costruire il campo? Perché sente dentro di sé che è la cosa giusta da fare? Un po’ deboluccio come motivo. E perché quando sente la seconda voce dire “Lenisci il suo dolore” crede si tratti di Thomas Mann dopo averlo sentito nominare ad un comizio? Perché ancora una volta crede sia la cosa giusta? Il film si regge quindi più sui sentimenti che non sulla logica, ma è anche per questo che io personalmente lo amo: perché non perde di vista per un attimo il vero protagonista del racconto, e cioè il sogno, come suggerisce il titolo.

I sogni accompagnano tutta la storia. Certo bisognerebbe essere americani per apprezzare pienamente un film in cui il baseball occupa una parte fondamentale, e bisogna avere nel dna un certo modo di fare cinema a-là John Ford per via di quei spazi aperti che danno un senso di libertà.
Ed è proprio per questo che io amo L’uomo dei sogni. Perché sa essere americano al 100% e non si vergogna di esserlo.

Kevin Costner occupa praticamente tutte le scene del film, e spesso l’inquadratura si sofferma su quel suo sguardo candido e sognante, che io avrei scoperto con Robin Hood – Principe dei ladri, film che ha segnato la mia infanzia, e il suo ruolo gli riesce più che bene.
Il finale poi è uno di quelli che mi fa sempre scendere una sincera lacrima, e sono pochi i film che riescono a commuovermi con regolarità ogni volta che li rivedo.
Momento cruciale del film è quando Ray chiede com’è il paradiso, e si sente rispondere che il paradiso è il luogo dove i sogni si avverano; e quando si gira e vede la moglie e la figlia dondolarsi sull’altalena sulla veranda della loro villa sotto un bellissimo tramonto, capisce che è proprio quello il suo paradiso.

L’uomo dei sogni ebbe successo in America e ad oggi è considerato una delle pietre miliari di Kevin Costner, sebbene in Italia non sia disponibile in dvd, ed è un vero peccato.
Spero che le case di produzione sappiano colmare questa lacuna quanto prima, perché per gli amanti delle belle storie americane questo titolo dovrebbe comparire nella propria videoteca.
Perché questo film riesce a far sognare, e questo è uno dei migliori pregi che un film possa avere.

– Questo è il paradiso?
– No, è lo Iowa

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