Bruce Springsteen – Indiscrezioni sul prossimo album

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Buone notizie per i fan di Bruce Springsteen: cominciano a trapelare in rete alcune indiscrezioni sul nuovo album che il nostro dovrebbe pubblicare dopo il The river tour, presumibilmente entro il 2017.
A parlarne è stato Jon Landau, storico manager del boss, quindi voce più che attendibile.
Ecco le parole che Landau ha avuto riguardo il nuovo progetto discografico:

“È un genere di disco diverso per Springsteen. È presto per parlarne: è un disco meraviglioso, vedremo cosa rivelerà il prossimo anno. Siamo pessimi pianificatori. Tutto quello che posso dire è che è un disco solista e quando parlo di disco solista non mi riferisco a un album acustico. Infatti, è un disco molto espansivo e ricco. È uno degli sforzi più creativi di Bruce”.

Da tempo girava voce che il prossimo album sarebbe stato un disco solista; quello che ci chiedevamo è se sarebbe stato un album acustico come Nebraska, The ghost of Tom Joad e Devils & dust, album pubblicati a cadenza decennale, quindi a 11 anni dall’ultimo lavoro acustico non era impossibile pensare che il nostro sarebbe tornato su quelle atmosfere.
Invece le parole di Jon Landau ci lasciano immaginare qualcos’altro: a quanto pare non sarà un album acustico, ma semplicemente solista. Questo vuol dire che di sicuro non ci sarà la E Street band, quindi Bruce potrebbe avvalersi della collaborazione di alcuni musicisti d’eccezione oppure suonare gran parte degli strumenti come già successo in Devils & dust, album acustico ma che strizzava l’occhio a un pubblico più vasto grazie a melodie più orecchiabili e accessibili rispetto a Nebraska e The ghost of Tom Joad; infatti la critica non ebbe parole di elogio come invece accadde con i due precedenti album, ma fra i tre fu l’unico album ad arrivare al primo posto in America e in molti altri paesi.

Di questo album solista si parla dal 2011, poco prima della morte di Clarence “Big Man” Clemons, storico sassofonista della E Street Band, quando un tweet di Matt Chamberlain, batterista in passato al servizio di Peter Gabriel, Elton John e Tori Amos, accese l’interesse dei fan. Nel post si leggeva “Quando il Boss ti chiama devi andare.” Qualche giorno prima apparve un altro messaggio: “Oggi andrò nel New Jersey a registrare con quel ragazzo di quelle parti, sono così eccitato.”

Dal momento in cui né Wrecking ball High hopes erano album solisti e non vi ha suonato Chamberlain viene da pensare che la registrazione sia stata archiviata o messa in attesa e questa forse è la volta buona che scopriremo di cosa si tratta.

Ricordiamo anche che l’anno scorso emersero dei dettagli sul contratto che Springsteen aveva firmato con la Sony, rivelato dai documenti messi in rete da Wikileaks.
Il boss avrebbe rinnovato il contratto con la sua etichetta fino al 2027, e il piano prevede 13 album che andranno a dividersi tra allbum di studio, live e box retrospettivi (oltre a quello di The river che è già stato pubblicato ci sarebbero in cantiere anche Born in the U.S.A. e Nebraska).

Staremo a vedere. Nel frattempo i fan italiani non possono di certo dire di essere a digiuno dal momento in cui il boss si è appena esibito in Italia con ben tre date (due a Milano e una a Roma) per tre concerti memorabili; show che hanno sfiorato le 4 ore in cui ogni sera veniva proposta una scaletta completamente diversa e imprevedibile. La prima data di Milano è quella che è rimasta più fedele a The river: 14 canzoni eseguite su 20 tratte da quell’album. La seconda data era dedicata ai fan duri e puri. “solo” 8 canzoni tratte da The river e una serie di chicche come Roulette, Streets of fire, Something in the night e Seven nights to rock. In proporzione è stato suonato più Darkness on the edge of town che The river.
La data di Roma invece è stata memorabile ma non imprevedibile quanto avrei voluto.
In apertura la rarissima New York City Serenade (contenuta nel secondo album The wild, the innocent and the E Street shuffle)suonata per la seconda volta in assoluto in Europa, e la prima era stata sempre a Roma nel 2013. Uno show lungo 3 ore e 53 minuti che ha dimostrato ancora una volta (casomai ce ne fosse bisogno) che Bruce Springsteen è il miglior performer live vivente.

Ora aspettiamo ancora pochi mesi e di sicuro sapremo qualcosa di più sulle prossime mosse del nostro. Nel frattempo “Stay hard, stay hungry, stay alive.”

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7 comments

  1. Credo che Springsteen abbia già dato il meglio di sè nelle lavorazioni in studio.
    A mio parere nel nuovo secolo ha realizzato solo un disco capolavoro (The Rising) a cui si accompagnano album discreti (Magic), album sufficienti (Wrecking Ball e Devils) esperimenti interessanti ma non memorabili (Seeger Sessions) e album tra i più brutti della sua produzione (High Hopes e Workin on a dream).
    La qual cosa, tra l’altro, ci sta: è normale che con il passare degli anni il livello della produzione in studio cali e i pochi casi in cui questo non accade vanno considerati come eccezioni che confermano la regola.

    Alla luce di questo, non nutro grandi aspettative sul prossimo disco. Mi anima invece la curiosità di scoprire se le canzoni saranno più orientate al sound di Devils (che è tutto fuorchèun album acustico), oppure se il nostro avrà cercato di fare un album rock come dio comanda senza la E Street band (ma non credo) oppure ancora se abbia voluo cimentarsi in generi musicali mai esplorati in precedenza (pop, rap, soul, jazz, etc).

    Resta il fatto che la cifra della grandezza di Springsteen è espressa (oggi come 40 anni fa) dalla potenza dei suoi show e dalla capacità ri relazionarsi col pubblico e l’attualità. E in questo gioco il Boss non ha rivali.
    A tal proposito ti segnalo un articolo che mi ha trovato quasi completamente d’accordo:
    lagrandeconcavita.org/2016/07/19/ho-chiuso-con-bruce-springsteen-negli-stadi-ma-non-e-una-stroncatura/

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    1. Io ho uno strano approccio verso i nuovi album: inizialmente mi sembrano dei capolavori salvo poi capirne la mediocrità. High hopes per esempio: appena ascoltato mi ero esaltato tantissimo per brani come harry’s place e This is your sword (ti rendi conto?) Ora le trovo carine ma capisco che rasentano la mediocrità, e quell’album contiene brani che probabilmente non avrebbero trovato posto nemmeno su un ipotetico quinto cd di Tracks. Anche Wrecking ball non so valutarlo razionalmente. Grande album o grande bluff? I temi ci sono ma i testi non graffiano come dovrebbero, però c’è da dire che a livello musicale e lirico risulta compatto. Quindi nemmeno io ho grandi aspettetive verso il nuovo album se non l’enorme piacere che ne trarrò dai primi ascolti. Io spero che sia un album dalle sonorità variegate che poi porterà in tour con la E Street Band per un secondo giro, come successo con Wrecking ball. Perché per i concerti full band il tempo stringe, mentre per girare i teatri con chitarra e armonica c’è molto più tempo. Non voglio credere che il The river tour sia l’ultimo.
      P.s. molto interessante l’articolo che mi hai linkato. Punto di vista molto condivisibile.

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      1. Dubito che Bruce porterà in tour con la e-street band un album solista: non lo ha mai fattoin precedenza, nè con Nebraska, nè con Tom Joad nè con Devils (che a differenza degli altri si sarebbe anche prestato, magari con una e-street ridotta a Max, Garry, Roy e Nils).
        La mia sensazione è che ci potrebbe essere almeno un altro giro e non mi stupirei se fosse per commemorare BITUSA (come hai detto il cofanetto è già programmato) anzichè un nuovo futuro disco con la band.

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      2. Come te, anch’io mi esalto ai primi ascolti del disco, ma soltanto dopo ripetuti ascolti capisci l’importanza ed il “peso” artistico delle canzoni; suppongo sia una cosa normalissima: all’inizio le aspettative sono talmente alte che accetti di buon grado qualsiasi cosa del tuo cantante preferito, poi subentra la razionalità e il giudizio reale delle canzoni e dell’album. Infatti evito di fare recensioni “a caldo” di dischi ascoltati poche volte, in quanto di solito, dopo diverso tempo potrei scriverne una completamente diversa (vedi recensione del disco di Dylan dello scorso anno, recensito come disco splendido, salvo poi abbandonarlo dopo poco tempo in quanto noiosissimo, oppure la buona recensione-in tutti i sensi- di High Hopes, ma che in realtà si tratta di un disco decisamente brutto). Tra gli ultimi dischi di Bruce prediligo, oltre a The Rising ( che effettivamente è l’ultimo disco ben riuscito, ma è datato 2002….) sono le Seeger Sessions e Wrecking Ball …il resto è decisamente mediocre : a parte Magic, che è un disco onesto ma pecca di troppa produzione,nel senso che è stato troppo ripulito e per certi aspetti arricchito e ridondante il suono; per Working on a Dream, High Hopes ed in parte Devils & Dust, non sono dischi che Bruce avrebbe fatto uscire in passato, forse è stato mal consigliato ( non mi sono mai fidato molto di Jon Landau) e poi “quel” produttore Brendan O’Brien che ha rovinato quel poco che si poteva salvare, aiutato da Tom Morello nell’ultimo High Hopes.
        Il prossimo disco ci indicherà in che territorio musicale Bruce vorrà muoversi nel prossimo futuro. Mi auguro decida di virare verso un rock venato di radici e country- blues, che accoppiati ai testi splendidi che è in grado di scrivere ne verrebbe fuori un capolavoro. Sognare non costa nulla….
        ciao e complimenti per il blog.
        Massimo

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  2. Come già trapelato da alcuni twitter ed in alcuni blog di settore, le prossime “uscite”( penso non si possa parlare di vero e proprio tour ) saranno quelle di supporto al libro autobiografico di Bruce (sembra, con annesso cd di brani editi + alcuni inediti scritti per l’occasione) ma presumo che si limiterà a presentare il libro in alcuni show televisivi e poco altro.
    Per un possibile nuovo tour suppongo che bisognerà attendere il prossimo anno con l’uscita del nuovo disco inedito in studio (senza la E-Street Band) e poi, come dice Lapinsu, il probabile tour per celebrare l’imminente uscita del box dedicato a Born in The USA, che magari coinciderà con i 70 anni del nostro artista.

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    1. Ho letto anch’io dei sei brani inediti di “Chapter and verse”. Addirittura si parla di un demo registrato quando Bruce aveva meno di vent’anni. E già mi sembra di sentire il rumore della paletta che raschia il fondo del barile.
      Un tour legato al box set di Born in the Usa mi sembra un po’ una forzatura. Tenendo conto che l’album è già stato più volte omaggiato dal vivo. E poi abbiamo visto che di outtakes ne esegue ben poche dal vivo ogni volta che esce un box set, quindi riproporre l’album per intero non avrebbe molto senso.
      Ad ogni modo sarà divertente vedere cosa tirerà fuori dal cilindro.

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      1. Pienamente d’accordo sui tour legati ai box set, che sono una forzatura ( e parlo anche dei precedenti visto che ho smesso di andare ai suoi concerti dal 2003 quando ne avevo già visti ben otto dal 1985 ..) ma gli show impostati da Bruce sono per certi versi unici e ad alto tasso emotivo quindi saranno sempre un successo. E poi lui sul palco è il migliore….

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