Ciao Bambino

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Siamo tutti cresciuti con Bud Spencer, inutile negarlo. Quanti di noi non si sono mai trovati, anche per caso, seduti davanti alla tv in una sera d’estate a ridere per la centocinquantesima volta di fronte alle scazzottate di Bambino, Bomber, Bulldozer, Piedone o Lo sceriffo extra terrestre?

Nessuno credo. Ecco perché ieri sera una parte importante della nostra infanzia se n’è andata per sempre. Bud Spencer, vero nome Carlo Pedersoli, era il nonno che avremmo voluto tenere per mano anche a 30 anni, sentendoci sicuri perché ci avrebbe protetto da qualsiasi pericolo.

Ci avrebbe fatto giocare col suo pancione e la sua barba e avrebbe dato un pugno in testa al bulletto che ci faceva i dispetti.

Carlo Pedersoli si è sempre definito un personaggio e mai un attore, e per sua stessa ammissione non possedeva grandi doti attoriali. Allora cos’è che ha reso grande Bud Spencer e ha fatto sì che diventasse un’icona? Forse la consapevolezza di partecipare a un gran bel gioco.

I suoi film non brillavano per sceneggiatura, fotografia o regia, erano tutti più o meno simili e la frequenza con cui venivano girati andava a discapito della qualità. Però si percepiva in lui la voglia di giocare, grazie a quelle scazzottate ariose che gli effetti sonori rendevano molto simili a dei cartoon, e quelle pistolettate negli spaghetti western in cui nessuno moriva mai veramente. Io personalmente non riuscirei a immaginare la mia infanzia senza …Continuavano a chiamarlo Trinità, a mio parere il miglior spaghetti western della storia del cinema. Fra tutti è il film del duo che più ho divorato, e se da piccolo mi divertiva per le scazzottate e le battute di Bambino sempre incazzato e nervoso col fratellastro Trinità, da grande ho riconosciuto una sceneggiatura non così banale e infantile, nonché un commento musicale di tutto rispetto.

Ogni situazione si reggeva solo ed esclusivamente sulla statura di Bud Spencer e le sue quattro espressioni: quella scocciata, quella furiosa, sbigottita e ridanciana.

Tra gli anni ‘70 e ‘80 è stato il vero grande protagonista di un certo genere di film, insieme al compagno di sempre Terence Hill. Ma mentre quest’ultimo rappresentava la parte atletica e attraente del duo, e quindi quella più convenzionale, Bud rappresentava invece la parte meno convenzionale perché niente in lui era davvero ordinario: pancione ma atletico (non dimentichiamo che è stato il primo italiano campione di nuoto a scendere sotto il minuto nei 100m stile libero) mani grosse, barba immensa, e occhi socchiusi. Un cartone animato appunto.

Gli spaghetti western e i film comici erano, quindi, un pretesto per quegli sganassoni surreali, e ciò che ha reso grande Bud Spencer è la consapevolezza di essere solo un personaggio, e l’umiltà con la quale ha riconosciuto di essere solo un personaggio e non un attore l’ha reso ancora più grande perché vero.

Ed è in momenti come questi che il cinema tira fuori tutta la sua potenza e il suo fascino: per il fatto di rendere immortale una persona che fisicamente non c’è più. Noi continueremo a vedere e rivedere i film del duo Spencer-Hill senza mai stancarci, ma allora cos’è cambiato rispetto a prima?

Perché oggi siamo così tristi? Siamo tristi perché fino all’altro ieri sapevamo che Bud Spencer esisteva. Lui era da qualche parte, anche se non girava più film importanti da almeno un decennio (Cantando dietro i paraventi  di Ermanno Olmi risale al 2003) e aveva limitato le sue apparizioni televisive, noi sapevamo che lui stava facendo qualcosa da qualche parte, magari seduto dietro la sua grande barba bianca a raccontare qualche aneddoto sulla sua meravigliosa vita o magari intrattenendo qualche bambino spappolando una mela con una mano sola (come ha fatto in una delle ultime apparizioni a Che tempo che fa) regalando ancora sorrisi e tenerezza.

Oggi, dunque, saremo un pochino più malinconici quando guarderemo un film con Bud Spencer, ma da un lato saremo ancora più riconoscenti verso questo grande uomo che ci ha regalato momenti indimenticabili. Una parte di noi se ne è andata, ma grazie alla forza del cinema un’altra parte di noi vivrà per sempre.

Grazie Bud.

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