Working on a dream – la svolta pop

WOADCOVER

Un nuovo album di inediti a 1 anno e 4 mesi di distanza dal precedente? “Yes, we can” verrebbe da dire; perché Working on a dream, 15esimo album di inediti di Bruce Springsteen, esce proprio in concomitanza con l’insediamento di Barack Obama alla casa bianca, vedendo così dopo 8 lunghi anni un democratico alla presidenza degli Stati Uniti. Sono lontani i tempi in cui si doveva attendere 3-5 anni per un nuovo album del boss, ma la domanda che sorge spontanea è: era davvero necessario questo Working on a dream? La risposta è nì.

O meglio: un fan come me accetta sempre volentieri un nuovo album del suo eroe, anche se si tratta di materiale discreto: meglio qualche canzone in più che sia comunque piacevole, che poche ma tutte più belle. E questo album rappresenta probabilmente uno dei punti più bassi nella carriera di Springsteen, nonostante le 13 canzoni siano quasi tutte orecchiabili e, tutto sommato, piacevoli.

Sembra che si sia voluto amplificare il discorso pop iniziato con Magic; là c’erano un paio di canzoni che viravano verso atmosfere a-là Beach boys ricalcando una certa idea di pop anni ’60, e se Girls in their summer clothes era un episodio più che riuscito, non si può dire lo stesso con le canzoni di Working on a dream.

Pare che tutto sia iniziato durante le sessions di Magic: era stata registrata una canzone dal titolo What love can do, ma sembrava più la prima canzone di un nuovo album che non un episodio in linea con il resto di Magic, così il produttore Brendan O’Brien disse “Hey facciamone subito un altro”, e così nacquero le altre canzoni, scritte durante i momenti di pausa del Magic tour.

Working on a dream è erroneamente considerata come una canzone pro-Obama, come a suo tempo Born in the U.S.A. fu considerata un manifesto patriottico. Si tratta di una semplicissima canzone d’amore (scritta ovviamente prima dell’insediamento di Obama) che grazie allo spirito ottimista che si percepisce ha potuto adattarsi alla situazione che si respirava in America dopo le elezioni.

L’album contiene quasi tutte canzoni d’amore, eccezion fatta per l’opener Outlow Pete e il brano in chiusura The last carnival. Non succedeva dai tempi di Human touch che Springsteen proponesse al pubblico canzoni allegre, e infatti ancora una volta pare che non sia stato bene accolto. Certo, il primo posto in mezzo mondo non gliel’ha tolto nessuno, ma a livello di gradimento nessuno sembra essere impazzito per questo album, e la critica si è spaccata in due: dalla 5 stelle di Rolling stone a 1 stella de Il venerdì.

Io ho apprezzato il coraggio di questo album, ma lo considero una parentesi; un pretesto per continuare il tour e il tentativo da parte di Bruce di esplorare un territorio nuovo restando comunque fedele alla sua poetica. Le canzoni nel loro insieme risultano piacevoli, anche se gli arrangiamenti a volte risultano un po’ troppo kitsch. È il caso di This life e Kingdom of days; carine ma leggermente imbarazzanti se si pensa che a cantarle è il boss. Sentire colui che ha scritto Thunder road cantare “I love you, I love you, I love you, I do” richiede un po’ troppo sacrificio ai suoi fan.

Eppure le prime tre tracce lanciate in rete prima dell’uscita dell’album promettevano bene: Working on a dream era sì una canzonetta ma riusciva ed entrare subito in testa e regalarti il buon umore. My lucky day sembrava proporre uno Springsteen carico in linea con le atmosfere dei giorni migliori, e la E Street band si sentiva. Life itself è un pezzo dalle tonalità oscure ma affascinante. Poi però con l’ascolto dell’album abbiamo scoperto che My lucky day era l’unico pezzo da E Street band dell’album, e nonostante sembrasse pensato apposta per una dimensione live, dal vivo è stato proposto quasi mai. E il resto delle canzoni sfioravano livelli di leggerezza davvero inimmaginabili per uno come Springsteen. Prendete la remmiana Surprise, surprise: carinissima, per carità; l’avrò ascoltata centinaia di volte canticchiandola e sorridendo come un ebete, però il testo sembra scritto in due minuti. E probabilmente è andata così.

Queen of the supermarket inizia molto bene, con un andamento tipico di alcune ballate Springsteeniane, ma poi si perde in un pasticcio di cori che fa rizzare i capelli. What love can do è una canzone cazzuta e ha un andamento incalzante; se proprio devo trovarle un difetto è la durata troppo breve. Tomorrow never knows è un country leggero leggero che non aggiunge assolutamente niente, ma è l’ideale da ascoltare in macchina col finestrino abbassato. A metà disco troviamo una bella sorpresa: Good eye, un bluesaccio uguale a cento altre canzoni, ma la voce distorta di Bruce ottenuta dal bullet mic ricorda molto da vicino la versione di Reason to believe nel Magic tour. Il brano di apertura Outlaw Pete dura otto minuti, e sebbene non abbia la potenza evocativa di altre celebri cavalcate di Springsteen si salva perché riesce nell’impresa di non annoiare. (unica canzone eseguita regolarmente durante tutto il WOAD tour insieme alla title track).

Ma la migliore sicuramente è The last carnival. Qui Bruce dimostra che gli servono solo due cose per comporre un capolavoro: una chitarra e il cuore. La chitarra perché la canzone si appoggia quasi totalmente sugli arpeggi di chitarra, con un coro finale a rendere il tutto più struggente. E il cuore perché la canzone è una dedica a Danny Federici, storico tastierista scomparso l’anno prima.

Anche la bonus track The wrestler dimostra che Springsteen dovrebbe muoversi più spesso in quella direzione; la canzone è stata scritta apposta per l’omonimo film di Darren Aronofsky ed è eseguita soltanto con voce e chitarra.

Working on a dream è tutto sommato un album piacevole, se lo considerate come una deviazione dalla discografia del boss. Se paragonato a tutto il resto, chiaramente ne uscirà con le ossa frantumate.

Quindi a chi dare ragione? A Rolling stone o al Venerdì? Darò la risposta più banale che si possa dare: la verità sta nel mezzo. Non un capolavoro, ma neanche una schifezza; limitiamoci a definirlo un album orecchiabile.

Vi propongo di seguito la tracklist, e vi do appuntamento a settimana prossima con Wrecking ball.

  1. Outlaw Pete
  2. My lucky day
  3. Working on a dream
  4. Queen of the supermarket
  5. What love can do
  6. This life
  7. Good eye
  8. Tomorrow never knows
  9. Life itself
  10. Kingdom of days
  11. Surprise, surprise
  12. The last carnival
  13. The wrestler (bonus track)
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