ATTENZIONE, ATTENZIONE sono un idiota e lo scrivo su facebook

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Gli idioti del web: su questi personaggi scriverei pagine e pagine, e chi segue il mio blog sa bene che oltre il cinema e la musica spesso mi piace dedicare i miei articoli a questi pericolosi individui. (Ne ho già parlato qui e qui).

Chi, come me, frequenta il web senza condividere ogni singolo momento della sua giornata ma limitandosi a coprire il ruolo di osservatore, sa che giorno dopo giorno questi individui condividono contenuti sempre più falsi e assurdi: i più attenti avranno notato che queste persone, bene o male, sono sempre le stesse e che, guarda caso, poi condividono i post di un determinato personaggio politico, mettendo così in evidenza la loro propensione a farsi prendere per i fondelli.

Un tempo la gente credeva a quello che vedeva in televisione: con la differenza che poi stava a te decidere cosa riferire il giorno dopo ai tuoi conoscenti e cosa no, e soprattutto dipendeva tutto dalle situazioni che si presentavano. Non sempre si aveva l’occasione di riferire quanto appreso dalla tv, bufale o meno, e quindi molte volte le idiozie in cui credevamo restavano dentro di noi.

Ora sui social è tutto più palese: crediamo ad una bufala, una notizia che non sappiamo se è vera o meno, e subito la condividiamo mostrando il nostro pensiero a centinaia di persone. Il che equivale a mettersi un cartello in testa con su scritto: sono un cretino.
È come se negli anni ’70 i brigatisti fossero andati in giro con un cartello con su scritto “Sono un brigatista”.

Queste persone non hanno timore di apparire come degli idioti, tanto quello che pensano gli altri è un problema loro. Costoro si sentono in dovere di dire la propria anche quando non hanno assolutamente niente da dire, dimostrando che avere una tastiera e un mouse vuol dire soltanto una cosa: avere una tastiera e un mouse.

In questi giorni sta tornando in auge una catena che inizia con la parola “ATTENZIONE” ripetuta quasi una decina di volte a caratteri cubitali (il che già di per sé dovrebbe essere garanzia di fuffa) seguita da una pseudo dichiarazione che impedirebbe di utilizzare il proprio materiale presente sui social come foto, video e quant’altro. In apertura si legge che “Tutti gli avvocati ce lo stanno consigliando”. Ora io mi domando: esistono davvero persone che credono che un cazzo di post su facebook possa avere valore giuridico?

Se tu scrivi che non autorizzi il trattamento dei tuoi dati in un post, credi davvero che basti quel post per far sì che io, perfetto sconosciuto, non possa copiare una delle tue tante foto e usarla a mio piacimento?
Non so se pensare che copiare e incollare queste catene sia diventato un riflesso incondizionato o se esistono davvero persone che credono a queste scemenze.

E poi: ha senso combattere con questi idioti? Queste operazioni di debunking potrebbero aiutare queste persone a utilizzare una percentuale più alta del proprio cervello? Probabilmente no, ma il gusto di smerdarli resta impagabile, quindi per ora mi accontento di questo.
Anche perché loro, puntualmente, hanno sempre la risposta pronta.

L’estate scorsa circolava una bufala circa una tassa sui condizionatori, e gli idioti del web sono insorti dicendo che il governo vuole farci pagare anche l’aria. Andando a fare una ricerca un po’ più completa (che richiedeva cinque minuti scarsi, anziché i trenta secondi necessari per leggere e condividere la bufala su facebook) avevo scoperto che la tassa riguardava gli apparecchi che superavano i 12kw di potenza, quindi 40.000btu, quando i condizionatori nelle case dei comuni mortali arrivano a 12.000btu.
Quando ho cercato di far capire questo aspetto a un mio contatto che aveva creduto alla bufala la sua risposta è stata “ok, ma al di là di questo, ce n’era bisogno?”.
Ed è in risposte come queste che viene a galla il genio economista e politico del soggetto: persone che si nutrono di pomeriggio 5 e Studio aperto che pretendono di avere un’opinione su fatti di politica ed economia.

La maggior parte di queste persone dice: vabbè, tentare non costa nulla.
E invece costa più di quello che pensi: oltre a costare la tua dignità, che ormai, è chiaro, non ti deve stare molto a cuore, c’è tutto un discorso dietro sul quale non ti soffermerai mai a riflettere.

I siti che divulgano bufale molte volte trattano notizie vere, cambiano giusto quelle cinque parole che risultano fondamentali per la resa finale dell’articolo. La bufala genere condivisione, il che porta a centinaia di visualizzazioni a quel sito, e gli spazi pubblicitari trasformano le visualizzazioni in denaro.

Tradotto: i bufalari guadagnano migliaia di euro a settimana e tu fai la figura del coglione, e il tuo voto ha lo stesso valore del mio. Non è questo un buon motivo per avere le palle girate?

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