We shall overcome: The Seeger sessions – Una grande festa americana

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Siamo arrivati al 17esimo appuntamento settimanale che ha come protagonista la discografia di Bruce Springsteen: oggi parliamo di We shall overcome: The Seeger sessions, album uscito nell’aprile del 2006 a un anno esatto di distanza dall’ultimo disco in studio Devils & dust.
Per la prima volta Springsteen propone un album composto interamente da cover, che hanno come filo conduttore il fatto di essere canzoni di protesta cantate (anche) da Pete Seeger.
Sono canzoni ben radicate nella cultura americana, che hanno più di cento anni di vita, e in queste nuove vesti Bruce riesce a restituire a questi “inni” nuova linfa rendendole vivaci e più vive che mai.

Tutto ebbe inizio nel 1997 quando Bruce insieme a una band bluegrass incise We shall overcome per l’album Where have all the flowers gone: a Pete Seeger tribute, album tributo al grande folk singer.
Bruce, che non conosceva a fondo il repertorio di Seeger, decise di approfondirne la conoscenza e tra la fine del 2005 e l’inizio del 2006 riunì la band per due veloci session giornaliere, e lì registrarono il resto del materiale. Incisioni casalinghe che rendono il tutto più spontaneo e giocoso.
Ancora una volta il nostro stupisce tutti pubblicando un album che non ci saremmo mai aspettati, dopo il ritorno al rock potente di The rising e l’episodio acustico di Devils & dust.
I protagonisti di queste canzoni non si discostano molto da quelli che Bruce ci ha proposto in tutti questi anni: marinai lontani da casa, operai che lavorano alle ferrovie, gente in cerca di un lavoro, tutti personaggi che rientrano nella poetica springsteeniana.
L’album nel complesso è molto vivace e allegro, episodi pregevoli si alternano però a brani che possono risultare un po’ ridondanti.
Tra i momenti da salvare ci sono sicuramente la prima traccia Old Dan Tucker, ottimo modo di aprire le danze, la bellissima Jesse James (con la quale aprì il concerto a Milano il 12 maggio 2006), la struggente Shenandoah, unica canzone davvero calma dell’album insieme a We shall overcome, che anch’essa rasenta la perfezione per il cantato quasi sussurrato. Sembra che Springsteen voglia avvicinarsi in punta di piedi a una canzone così leggendaria. E poi Jacob’s ladder, impossibile resisterle. Quando l’ho ascoltata prima volta avevo promesso che durante il concerto mi sarei messo a saltare e gridare: non è successo, ma fu comunque un momento molto divertente. My Oklahoma home è un altro momento intenso, quasi commovente mentre la canzone scelta come singolo Pay me my money down va bene per rappresentare tutto l’album. Ritmo allegro, trombe in primo piano e un testo di denuncia.
John Henry e Mary don’t you weep le trovo un po’ troppo “fracassone” anche se dal vivo rendono bene.

Nel dvd sono presenti due bonus track: Buffalo gals, in perfetta linea con tutte le altre canzoni e How can I keep from singing cantata tutta in coro.
Qualche mese più tardi uscirà una nuova versione con tre canzoni in più: la bellissima How can a poor man stand such time and live?, con un testo rielaborato, Bring’em home e una versione dal vivo di American land che verrà suonata con la E Street band in tutte le date tra il 2007 e il 2009, e ne verrà pubblicata una versione in studio come bonus track di Wrecking ball.

Per promuovere l’album il nostro terrà ben 8 concerti in Italia tra maggio e ottobre 2006.
Il concerto che tenne a Milano fu il primo al quale assistetti. Devo dire che fu enorme l’emozione di trovarmi ad un concerto di Springsteen per la prima volta, anche se era solo un antipasto.
L’anno dopo con la E Street band, sempre a Milano, fu tutta un’altra storia, e gli anni seguenti negli stadi fu una cosa ancora più grande.

Personalmente questo album mi piace, anche se raramente mi ritrovo ad ascoltarlo.
Tutti quei banjo e violini alla lunga possono stancare, e alla sua uscita non mi entusiasmò tanto quando il precedente Devils & dust. Ad ogni modo sono canzoni che prese singolarmente divertono e mettono allegria e mostrano uno Springsteen in ottima forma con una band che si dimostra all’altezza del performer, come dimostreranno i concerti.
Sarei stato curioso di ascoltare un album di canzoni inedite con la stessa band, e questa curiosità fu in parte saziata con Wrecking ball, ma di questo ne parleremo più avanti.

Vi propongo di seguito la tracklist e vi do appuntamento a settimana prossima con Magic.

  1. Old Dan Tucker
  2. Jesse James
  3. McGrath
  4. Oh, Mary, Don’t You Weep
  5. John Henry
  6. Erie Canal
  7. Jacob’s Ladder
  8. My Oklahoma Home
  9. Eyes on the Prize
  10. Shenandoah
  11. Pay Me My Money Down
  12. We Shall Overcome
  13. Froggie Went A-Courtin’
  14. Buffalo Gals(bonus track su DVD incluso)
  15. How Can I Keep from Singing?(bonus track su DVD incluso)

 

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