Volere volare – un tesoro dimenticato

volere volare

Stavo pensando di creare una nuova categoria e nominarla “I dimenticati” per poter scrivere di quei film che hanno accompagnato la mia infanzia e che erano molto popolari negli anni ’90, ma che poi col tempo sono finiti nel dimenticatoio. Anche se l’idea che un film possa finire nel dimenticatoio è strettamente legata al potere che hanno i mass media; se un film non viene più proposto in tv non vuol dire per forza che sia stato dimenticato, specialmente da chi come me ha amato certe pellicole che ora non vengono più trasmesse, ma questo è un altro discorso

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Il film di cui vorrei parlare oggi è Volere volare, un piccolo grande gioiello di quel gran genio sottovalutato di Maurizio Nichetti, uscito nel 1991. Si tratta del sesto film dell’attore regista milanese, e anche questa volta egli rimane fedele alla definizione di Piccolo Buster Keaton longobardo, poiché Nichetti ha fatto della mimica il suo punto forte, e quell’espressione stralunata e malinconica che lo vede protagonista di situazioni surreali più grandi di lui lo hanno reso paragonabile al grande divo del cinema muto.
Il primo film di Nichetti Ratataplan era praticamente un film muto, che ebbe a sorpresa un grandissimo successo, poi negli anni i suoi personaggi sono evoluti fino ad arrivare a questa nuova avventura in cui il protagonista del film rimane sempre nel suo mondo surreale ma con qualche dialogo in più.

Due paroline sulla trama: Maurizio è un esperto di suoni e lavora insieme al fratello Patrizio (Patrizio Roversi) presso uno studio di doppiaggio. Mentre quest’ultimo doppia film pornografici, il primo si cimenta esclusivamente coi cartoni animati. Un giorno conosce Martina, (Angela Finocchiaro) che si definisce un’assistente sociale, quando in realtà si tratta di una escort un po’ sui generis, poiché deve soddisfare alcune richieste folli da parte dei clienti, come ad esempio farsi vedere nuda sotto la doccia, farsi rapinare sotto casa, consolare un marito la cui moglie si finge morta, e fare la passeggera terrorizzata di un tassista sadico.
Una serie di eventi portano a far sì che Maurizio venga coinvolto in queste strane situazioni di cui Martina è protagonista, e quando quest’ultima rischia di perdere la clientela decide di chiedere a Maurizio di lavorare insieme a lei, ma lui inizia a poco a poco a trasformarsi in un cartone animato.

Il paragone con Chi ha incastrato Roger Rabbit? Uscito solo tre anni prima è inevitabile, ma Nichetti aveva questo sogno nel cassetto da anni e gli ci sono voluti cinque anni per realizzarlo. Per chi lo segue dall’inizio della sua carriera non è difficile pensare che un personaggio così avrebbe prima o poi partorito un’idea del genere, senza dimenticare che il suo primo film da protagonista fu Allegro non troppo, film a tecnica mista diretto da Bruno Bozzetto nel 1976, quando Zemeckis non si sapeva nemmeno chi fosse.

Volere volare è un’opera a se stante, non paragonabile a nessun’altra pellicola italiana, non solo per l’uso della tecnica mista ma nelle numerose trovate a dir poco geniali.
I personaggi di contorno sono tutti riusciti e rimangono impressi per le loro peculiarità:
i due architetti gemelli baffuti che si presentano a casa di Martina per vederla vestirsi al mattino, il professore anziano con la voce da bambino, l’impiegato (interpretato da Renato Scarpa) che fa sedere Martina su una fotocopiatrice per avere le sue mutande su carta, il cuoco che cosparge Martina di cioccolata fondente, la coppia di necrofili, il rapinatore che ama essere insultato, il tassista sadico, e infine Loredana l’amica di Martina,una civettuola in cerca dell’uomo ricco che possa mantenerla e che troverà con Patrizio un’ottima sintonia.
Tutte figure che rimangono impresse, complici le situazioni surreali. A fare da contorno una Milano notturna e malinconica, siamo in zona Navigli.

Maurizio e Martina riusciranno ad unire i loro due mondi surreali e trovare una perfetta sintonia, tant’è che quando costui le si presenterà davanti con le sembianze di un cartone animato la sua reazione non sarà così tanto stupita.

Consiglio di recuperare questo piccolo gioiello di film, forse un po’ troppo surreale e innovativo per piacere al grande pubblico, ma che di certo verrà amato da chi ha una certa sensibilità e amore verso un cinema italiano che non c’è più e che forse non è mai esistito se non nelle pellicole di Maurizio Nichetti.

Da vedere assolutamente.

Curiosità:

  • Gino e Michele hanno collaborato alla sceneggiatura.
  • il film ha vinto il David di Donatello per la miglior sceneggiatura.
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