Terra di confine – L’ultimo grande western

terradiconfineIeri sera ho rivisto con molto piacere questo film trasmesso da Iris: Terra di confine – Open range, diretto e interpretato da Kevin Costner e uscito nelle sale nel 2004.
Il film è a mio parere l’ultimo grande western classico. Dopo sono venuti altri titoli certamente interessanti come Quel treno per yuma di James Mangold uscito nel 2007 e L’uccisione di Jesse James per mano del codardo Robert Ford uscito nello stesso anno. Nel primo caso si tratta di un remake mentre nel secondo troviamo un’opera molto interessante ma fin troppo introspettiva che lo allontana dalla definizione di western classico. Poi sono venuti Django unchained e The eightful eight di Quentin Tarantino, ma per quanto quest’ultimo sia molto abile dietro la macchina da presa, non si può negare che il suo cinema sia pieno zeppo di omaggi e riferimenti ai b-movie con un’autentica passione per lo splatter, che rendono queste due pellicole opere a se stanti. E se tra pochi mesi vedremo nelle sale il remake del classico I magnifici sette, il trailer ci mostra ancora una volta il tentativo di avvicinare spettatori più giovani grazie a movimenti di camera veloci e colonna sonora rock.

Per questi motivi mi sento di definire Terra di confine l’ultimo grande western classico e, secondo i miei gusti, il più bel western dai tempi de Gli spietati, che però proponeva una riflessione sulla violenza radicata nelle radici della civiltà americana: ad esempio quello che dovrebbe essere il buono della storia, ovvero Clint Eastwood alla fine non ne esce tanto bene in confronto a quello che dovrebbe essere il vero cattivo interpretato da Gene Hackman. Perché il primo è forse peggio del secondo dal momento in cui nella sua vita ha ucciso molte persone innocenti mentre l’antagonista ha solo commesso la leggerezza di punire due malviventi che hanno sfregiato una prostituta barattando la loro condanna con i loro cavalli.

Tornando a Terra di confine, ricordo che quando uscì in sala corsi a vederlo in quanto appassionato di film western e fan di Kevin Costner, protagonista del film che più di tutti ha segnato la mia infanzia: Robin Hood principe dei ladri. L’attore non è nuovo ai film western, che in qualità di regista si trova qui alla sua terza prova dopo lo stupendo Balla coi lupi che nel 1990 ottenne un enorme successo e fece incetta di premi oscar. Non andò altrettanto bene nel 1997 con L’uomo del giorno dopo, una sorta di western post apocalittico ambientato in un futuro inquietante, ma alla fin fine risulta comunque un western. Il film fu un enorme flop al botteghino e ricevette parecchie critiche negative. A me nonostante tutto il film piacque, e non poco. Anche se alcune trovate le ho trovate un po’ discutibili, ad ogni modo l’ho trovato un gran bel film. Sette anni dopo la scottatura, Costner torna come regista con Terra di confine e il film, al di là di ogni pronostico, si rivelò un successo. Costato 22 milioni di dollari ne incassò quasi 70.

La pellicola ripropone tutti gli elementi classici del western: il cowboy silenzioso, i saloon, i mandriani, i negozianti onesti, lo sceriffo corrotto e i malviventi.
Tutti elementi che fanno pensare ai grandi film di gente come John Ford, Howard Hawsk e Henry Hathaway.
La prima parte del film è lenta e serve a scavare nella psicologia dei personaggi, ponendo attenzione anche sui paesaggi e sulle piccole azioni della gente comune. Se in Balla coi lupi il protagonista si affezionava a Due calzini, un lupo delle praterie con le zampe bianche, in questo film lo vediamo affezionarsi a un cagnolino, ponendo l’accento sul fatto che per questo tipo di personaggio taciturno è più facile affezionarsi a una bestia priva di parole che rapportarsi con le persone.
Sarà infatti molto difficile per il protagonista Charley Waite dichiarare i suoi sentimenti a Sue Barlow, interpretata da una bravissima Annette Benning, se non con l’aiuto del suo pard Boss Spearman interpretato magistralmente da Robert Duvall che in questo film ne esce assoluto vincitore.

Se vi piacciono i film western non potete assolutamente perdervi questo piccolo capolavoro, che non ha l’epicità di Balla coi lupi ma si rivela comunque un signor film.
Tuttavia non occorre essere appassionati di cowboy per apprezzare il film: se vi interessano le storie in cui i protagonisti combattono coi loro conflitti interiori e arrivano in quel momento della vita in cui si guardano indietro facendo i conti con quanto è stato fatto, questo film farà certamente per voi.

Buona visione.

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