Greatest hits – un insolito best of

greatest-hitsContinua il nostro viaggio alla scoperta della discografia di Bruce Springsteen. Oggi tocca a Greatest hits, album uscito nel febbraio del 1995 e prima raccolta ufficiale del rocker del New Jersey.
Il disco in questione si rivela una mossa necessaria poiché durante i primi anni ’90 la popolarità di Springsteen era calata notevolmente, complice due album (Human touch e Lucky town) che non hanno convinto il pubblico e il divorzio dalla E Street Band.
Un Greatest hits era quindi inevitabile per fare il punto della situazione di vent’anni di carriera e per riportare il boss alla ribalta,nonché ricongiungersi con i vecchi compagni per la registrazione di nuovi brani.

Nonostante il successo ricevuto, la pubblicazione di questo album lascia perplessa la maggior parte dei fan per diverse ragioni: il criterio con il quale sono stati scelti i brani che sembra smentire la natura stessa di un greatest hits dato che non tutti i brani inseriti hanno scalato le classifiche, e delle diciotto canzoni presenti quattro sono inedite. Quindi se da un lato l’album ha il pregio di regalare brani nuovi dall’altro toglie spazio disponibile per altre canzoni, specialmente se si pensa che dei primi due album non vi è traccia.

Ad ogni modo il disco inizia alla grande grazie alle note di Born to run; un’apertura del genere farebbe la felicità di ogni rockstar e pare che l’idea iniziale fosse proprio quella: aprire un album con Born to run, che nel disco omonimo si trovava alla quinta posizione. A seguire troviamo il capolavoro Thunder road. Una delle tante gemme di Springsteen, forse il suo capolavoro romantico.

Dall’album Darkness on the edge of town troviamo solo Badlands, divenuta negli anni un classico live ma forse non è il brano manifesto di Darkness. The river invece è presente con due brani: la canzone omonima e la hit Hungry heart. Quell’album conteneva venti canzoni quindi si potrebbero passare ore a discutere su quali canzoni avrebbero meritato di essere inserite e quali no.

Atlantic city rappresenta la parentesi acustica di Nebraska, album del 1982 mentre a seguire troviamo ben quattro canzoni tratte da Born in the Usa. Effettivamente quattro canzoni sono un po’ troppo, ma quell’album è il best seller del Boss e poiché si tratta di un Greatest hits possiamo comprendere. Le canzoni scelte sono la title track, Dancing in the dark (singolo più venduto di Bruce) My hometown e Glory days.

L’album Tunnel of love, che ebbe sì successo ma molto meno rispetto a BITUSA viene rappresentato solo da Brilliant disguise, mentre per Human touch e Lucky town sono state scelte rispettivamente la title track del primo e Better days.

E adesso spazio agli inediti: si inizia con Streets of Philadelphia, che non fa parte degli inediti ma è la prima volta che trova spazio su un disco. La canzone fa parte della colonna sonora del film Philadelphia del 1993 e fu vincitrice dell’oscar come miglior canzone originale. Ebbe il merito di riportare Springsteen alla ribalta quindi non si poteva trascurarla.

Secret garden è il primo vero e proprio inedito ed è una dolce ballata, tra le migliori dello Springsteen anni ’90. Suonata con la E Street band, nella canzone viene messo in evidenza il pianoforte di Roy Bittan e alla fine è arricchito da un delizioso assolo di sax.

Murder incorporated era la canzone che molti fan aspettavano: finalmente si torna a fare rock.
Scritta nel periodo di BITUSA ma scartata dall’album, la troviamo in una nuova versione remixata da Bobby C.
È un rock tiratissimo e i fan avevano decisamente bisogno di una canzone come questa per rispolverare il loro credo verso il Boss.

Blood brothers è un’altra ballata, prevalentemente acustica in cui spiccano chitarra  e armonica e un sax messo alla fine che sembra quasi chiedere permesso. Canzone bellissima che Springsteen dedica ai suoi compagni di viaggio.

A chiudere il potente folk rock di This hard land. Anch’essa scritta nel periodo di BITUSA (infatti è presente una versione più leggera in Tracks) completamente riarrangiata.
È un ottimo modo per chiudere l’album e delineare un quadro di quello che Bruce è stato ed era fino a quel momento. Molti speravano, dopo aver ascoltato questo disco, che presto avrebbero ascoltato un album di canzoni nuove con la E Street Band. Si sbagliavano, ma di questo parleremo la prossima volta.

Tirando le somme, si può definire Greatest hits un’abile operazione commerciale, che cerca di accontentare l’ascoltatore distratto, proponendo brani non sempre fondamentali ma di sicura presa, e lo zoccolo duro di fan grazie alle belle canzoni inedite.
Se non conoscete Bruce Springsteen questo è un ottimo album per farvi un’idea, mentre se siete fan tenetevi le canzoni inedite e per il resto fate voi la vostra selezione aggiungendo più brani e soprattutto più significativi.

Vi propongo di seguito la tracklist e vi do appuntamento a settimana prossima con The ghost of Tom Joad.

  1. Born to run
  2. Thunder days
  3. Badlands
  4. The river
  5. Hungry heart
  6. Atlantic city
  7. Dancing in the dark
  8. Born in the U.S.A.
  9. My hometown
  10. Glory days
  11. Brilliant disguise
  12. Human touch
  13. Better days
  14. Streets of Philadelphia
  15. Secret garden
  16. Murder incorporated
  17. Blood Brothers
  18. This hard land

 

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17 comments

  1. E’ il suo primo disco che ebbi la fortuna di “veder nascere”.
    Come raccontavo nella mia sorta di biografia springsteeniana “Io e Bruce”, mi innamorai della mia musica alla fine del 1994 ascoltando proprio Human Touch e pochi mesi dopo fu pubblicata questa raccolta che comprai speranzoso e che mi ripagò ampiamente introducendomi nella bellissime acque del Mare del Boss.
    Il greatesthits – come tutti i greatesthits – è un disco controverso che fece storcere il naso a molti e deluse ancora più persone, tuttavia è uno strumento utile per conoscere il Boss o, per chi proprio non avesse voglia o piacere ad approfondire la sua discografia, almeno conoscere ALCUNE delle sue canzoni più belle.

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    1. Sei stato fortunato a vederlo nascere. Io nel 95 andavo al cinema a vedere Casper, Babe – maialino coraggioso e Batman forever. Del boss non sapevo nemmeno l’esistenza. Certo che deve essere stata dura attendere sette anni per un altro album con la E Street Band

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      1. In realtà l’attesa fu meno dura di quanto possa pensare.
        Innanzitutto tieni conto che “de facto” la E-Street Band era sciolta e per oltre 10 anni (88/99) Bruce non si esibì mai con loro, tranne proprio un breve concerto in occasione del Greatest Hits.
        Quindi ormai vedere Bruce e gli E-Streeters separati era diventata cosa abbastanza normale e resa ancor più radicata dal fatto che il disco subito successivo fu un disco solista.
        In secondo luogo è pur vero che tra il greatest-hits e The Rising passano 7 anni, ma non dimentichiamo che nel 98 uscì Tracks e l’anno successivo Bruce parti col Reunion Tour che durò oltre 1 anni e fu sugellato dal disco + dvd Live in NYC.

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