Come si crea un ricordo (riflessione sui ricordi e il progresso tecnologico)

mixtapeSpesso, come molti credo, mi domando se il progresso tecnologico sia un bene o un male.
Non sono uno di quelli che dice “Si stava meglio quando si stava peggio”, anzi: trovo che con l’avanzare del tempo siamo sempre più avvantaggiati per quanto riguarda la medicina, i trasporti, la comunicazione ecc.
Una volta quando eri su un treno e avevi un appuntamento con qualcuno, se il treno si bloccava dovevi scendere trovare un telefono e chiamare quella persona, e se era già uscita di casa era un bel problema.
Adesso basta un sms e la questione è risolta.
Prima se ascoltando la radio trovavi una canzone che ti piaceva e non sapevi il titolo dovevi memorizzare le parole e poi cercarle sul computer, e prima ancora la ricerca era ancora più lunga. Ora invece basta un’App sul cellulare per scoprire titolo, autore e data di pubblicazione. Una figata.

Eppure sono convinto che quando la tecnologia non era così avanzata, la ricerca di qualcosa implicava delle azioni che talvolta potevano confluire in situazioni molto interessanti, e sicuramente più formative e portatrici di ricordi più solidi.
Ad esempio: quando ero uno studente (parlo di una quindicina d’anni fa, non di mezzo secolo fa) ero un appassionato di musica e cinema, come adesso; e quando mi capitava di sentire una canzone alla radio o in un programma televisivo partivo subito alla ricerca di altre canzoni dello stesso cantante.
Non avevo ancora l’adsl, la connessione era ancora lentissima e potevo stare massimo un’ora al giorno perché la tariffa non era illimitata, quindi andavo alla Feltrinelli e lì cominciava la mia ricerca.
C’erano delle colonnine adibite di cuffie sotto la quale era possibile passare il codice a barre del cd e così facendo potevi ascoltare trenta secondi di ogni canzone di un album. E se mi piaceva, andava a finire che lo compravo. E questo processo mi ha regalato dei momenti che ancora oggi ricordo con molto affetto: uscire da scuola, mangiare qualcosa al volo, fare una passeggiata in centro, passare ore alle messaggerie, e poi tornare a casa soddisfatto sono tra i ricordi più belli che ho del periodo scolastico.

Adesso invece se mi capita di voler approfondire la discografia di un cantante, basta andare su Youtube o scaricare canzoni con i programmi appositi e in un quarto d’ora potrei già avere una chiara idea sul tipo di musica che fa quel determinato cantante.
Il tutto senza muovermi di casa. Quindi mi chiedo: se avessi quindici anni oggi cosa farei? Molto probabilmente la mia ricerca la farei su Youtube e in una giornata potrei già essermi scaricato l’intera discografia di un cantante. Il tutto stando a casa mia. È davvero un progresso questo?
Sicuramente lo è a livello tecnologico, ma a livello umano?  ho svolto la mia ricerca senza coinvolgere nessuno e senza aver visto niente se non lo schermo del mio computer.
Mentre prima uscivo di casa, stavo all’aria aperta, incontravo persone e socializzavo con i commessi: a proposito di quest’ultimo aspetto, ricordo un ragazzo simpaticissimo che lavorava alla Feltrinelli in Corso Buenos Aires. Un pomeriggio mi presentai alla cassa con Who’s next dei The Who e Convivendo di Biagio Antonacci. Lui guardò i cd e mi chiese: “Dimmi la verità, Antonacci lo devi regalare?”.
Io gli risposi che in realtà erano entrambi per me, e che ero un divoratore di musica un po’ particolare.
Lui rimase un po’ allibito e mi rispose “Beh, niente da dire su Biagio, alcune sono carine… ma i Who… cazzo sono i Who”. Era un ragazzo coi capelli rasta e sempre sorridente (forse per via di qualche canna di troppo) ad ogni modo era sempre un piacere rivederlo.

Quindi mi chiedo se sia davvero indispensabile usufruire della tecnologia per ogni cosa o se non vale la pena di prendersi più tempo effettuando una ricerca un po’ più lunga ma umanamente più formativa laddove è possibile farlo.
Certo bisogna dire che il progresso tecnologico in molti casi può rivelarsi sorprendente. Prendete il cinema: nel 1939 fu creato il personaggio di Batman, e i ragazzini appassionati dell’uomo pipistrello di quegli anni avrebbero dovuto aspettare cinquant’anni per vedere il loro eroe sul grande schermo.

Tuttavia penso che vivere al giorno d’oggi abbia molti vantaggi: parlando a livello cinematografico abbiamo la possibilità di recuperare film vecchi (che io adoro) e godere di film nuovi che grazie al progresso tecnologico sono una gioia per gli occhi.
Per questo penso che vivere ancorati al passato serva a ben poco. Perché il passato rimane fermo in un punto e in un certo senso possiamo recuperarlo tramite foto, video, documenti e ricordi. Il futuro invece dipende dal presente che stiamo vivendo e se non ci sforziamo di renderlo memorabile avremo un ricordo di noi con la testa girata, mentre il mondo va avanti. Con o senza di noi.

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9 comments

    1. è un argomento che andrebbe approfondito. Avrei voluto scrivere tante di quelle cose, ma ho preferito soffermarmi sui miei ricordi personali altrimenti non avrei finito più. Di sicuro tornerò sull’argomento perché merita di essere approfondito sotto molti aspetti. Ieri per esempio ero in macchina ad un casello automatico e mi son chiesto se si può chiamare progresso una macchina che sostituisce un uomo. Forse i costi sono inferiori, ma persone che non lavorano non fanno girare l’economia quindi non lo chiamerei progresso. Come vedi avrei voluto approfondirlo sotto vari aspetti ma mi sarei dilungato un po’ troppo.

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  1. Ciao, ritengo che ci sia un vizio nella domanda.

    Se ho bisogno di informazioni su una determinata cosa prima dovevo uscire ed avere interazione umana.

    L’interazione è un valore, quindi sembra che il bisogno di informazioni fosse un pretesto, e ritengo che lo sia per molti e in molti casi.

    Oggi non c’è più quel pretesto, dovremmo semplicemente uscire dicendoci oggi ho voglia di interagire con altre persone, sarebbe un approccio più coerente ed onesto (o se vuoi mindufulness-compliance)
    😀

    Tutto questo ovviamente è solo una mia opinione

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  2. Qualche giorno fa mi trovavo a pensare di come l’arrivo di internet, YouTube e compagnia bella in tutte le case ci abbiano privato di alcune cose, anche se magari nessun altro a parte me ne sente la nostalgia. Per esempio, quand’ero alle medie, mi incollavo davanti a MTV per aspettare che trasmettessero le canzoni che mi piacevano. Poi abbiamo cominciato a scaricare la musica, le canzoni sono diventate disponibili in qualunque momento, e MTV è ormai storia vecchia.
    Meglio oggi, comunque, che posso trovare in un secondo la canzone che ascolto distrattamente alla radio (a volte mi basta digitare poche parole del testo su Google e la trovo subito), piuttosto che dieci anni fa quando mi ci voleva una vita per riascoltarla. Forse a livello umano, se qualcosa è andato perduto, è successo più per l’uso che facciamo del computer e dei social, che uso, ma verso cui nutro sempre un po’ di diffidenza.

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  3. Io sono una grande amante del Tempo!
    Ho fatto per parecchi anni Rievocazione Storica e mi emoziono quando cammino tra le mura di un castello al pensiero di quanti e quali altri piedi hanno calpestato quel selciato. So costruire una capanna con i pali e accendere il fuoco con la pietra focaia, eppure sono un utente direi avanzato di computer, ho sempre l’ultima versione del software che uso e ne imparo altri di continuo, come tutti ho lo smartphone, l’e-book reader ecc.
    Penso che il “segreto” stia nel cogliere i gioielli di ogni epoca. Qualcosa non è brutto o bello perché è vecchio o tradizionale o perché è senza storia o innovativo. Io amo sentire il fruscio della carta dei libri e non sostituirei mai il volume sul comodino che mi accompagna nel mondo di Oneiros, ma se viaggio, avere sotto mano decine di libri raccolti in un Kindle è impagabile!

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