Lucky town – uno sfogo liberatorio

lucky townContinua il nostro viaggio alla scoperta della discografia di Bruce Springsteen. Oggi tocca a Lucky town, decimo album in studio uscito in contemporanea con Human touch, e per questo motivo sempre considerato come una sorta di fratello minore incapace di vivere di vita propria, mentre in realtà col passare del tempo ha acquistato più valore presso i fan che ora tendono a considerare Lucky town come un buon lavoro mentre Human touch è considerato il peggiore.
Certo, il fatto che Lucky town sia stato rivalutato non significa che sia uno degli album migliori di Bruce, anzi…
Quello che viene considerato come un pregio secondo me è il suo difetto maggiore: ovvero l’omogeneità.
Lucky town risulta fin troppo omogeneo, manca il “picco”, quel brano che mentre lo ascolti ti fa cambiare posizione sulla sedia da quanto sappia catturare l’attenzione; e invece tutto è fin troppo lineare rendendo così l’ascolto piacevole ma abbastanza prevedibile.

Mancano forse quei due brani in più per rendere il disco un attimino più corposo e far sì che venga considerato un album a sé e non come “il disco uscito insieme a Human touch”.
Ed è anche per questo motivo che l’album non è arrivato al primo posto in nessun paese, dovendosi accontentare, nel migliore dei casi, del secondo posto, come in Italia e in Inghilterra.
In America raggiunse il terzo posto, dietro Human touch, ma mentre quest’ultimo restò per qualche settimana in classifica, Lucky town scivolò via abbastanza vertiginosamente.

Veniamo alle canzoni: le danze si aprono con Better days, un inno alla nuova vita e alla nuova compagna. Come sappiamo Bruce era reduce da due divorzi: uno coniugale e uno musicale, e mentre per il primo non ci importa un granché, per quanto riguarda il secondo qualche lacrimuccia qualcuno potrebbe averla versata. La E Street Band fa sentire la sua mancanza, dopo il bello ma un po’ troppo casalingo Tunnel of love nessuno avrebbe mai pensato di sentire Bruce rockeggiare senza la sua amata band, e invece così è stato. E se in alcuni casi i risultati sono apprezzabili, l’assenza degli E streeters pesa enormemente.
Quindi Bruce racconta di quanto si senta appagato della sua nuova vita, essendosi appena trasferito in una villa da ricconi a Los Angeles, alla faccia dei “broken heroes” che riempivano le autostrade con la marcia ingranata su un’ultima possibilità.

La seconda canzone è quella che dà il titolo all’album: una canzone veloce, orecchiabile, cantata con grinta ma ancora nessun colpo al cuore. Ad ogni modo è uno degli episodi migliori che non necessariamente fa sentire la mancanza della E Street band.

Local hero è una canzone che mi è sempre piaciuta: divertente, autoironica e dall’andamento countryeggiante che risulta molto allegro e orecchiabile. Dal vivo la versione è resa molto più rock, basta vedere quella presente nel dvd MTV (un)plugged o quella reperibile su Youtube eseguita negli ultimi tour. Davvero sorprendente e di una potenza devastante.

La traccia successiva è If I should fall behind, che negli anni è diventata una sorta di un inno alla fratellanza: complice la versione eseguita durante il Reunion tour nel ’99 in cui ogni membro della band cantava una strofa. La canzone si propone musicalmente come una ballata per chitarra dall’andamento quasi latineggiante, mentre dal punto di vista lirico si parla delle difficoltà che comporta la strada percorsa in coppia. Canzone molto apprezzabile, stupenda nella versione contenuta in Live in Dublin.

Leap of faith è la canzone che preferisco. Forse è stata quella che a suo tempo mi colpì di più.
Allegra e orecchiabile, sicuramente la più radiofonica dell’album, con un testo stranamente ricco di doppi sensi di natura sessualeYou were the Red sea, I was Moses”. Purtroppo dimenticata nei live, mi piacerebbe molto sentirla dal vivo. Sono sicuro che avrebbe ancora molto da dare.

I toni si fanno molto più tristi e malinconici nella seguente The big muddy. Canzone lenta e dilatata in cui Il grande fango del titolo non sono altro che le bugie e i compromessi che ci portiamo dietro.
Il ritornello presenta un omaggio a Pete SeegerWaist deep in the big muddy.”

Living proof è una canzone potente (ancora di più nei live) cantata con molta grinta in cui si parla della gioia di essere padre. La prova vivente dell’esistenza di Dio è vedere il proprio bambino mentre dorme nel suo letto, in una vita che non è altro che un castello di carte fragile come ogni suo respiro.
Nonostante il tema trattato, la canzone personalmente non mi trasmette gioia, anzi mi dà un senso di inquietudine, forse per via di un arrangiamento poco arioso.

Book of dreams è una dolce ballata sulla vita matrimoniale. Piacevole, ma avrei preferito di gran lunga Happy, canzone scartata e presente nel quarto cd di Tracks.
Ecco, forse quella canzone avrebbe rappresentato quel “picco” di cui parlavo sopra.

Souls of the departed si discosta dalle atmosfere gioiose che riguardano la vita matrimoniale per offrire una denuncia di stampo sociale-politico. La prima strofa inizia citando “Bassora” città a sud dell’Iraq, e da qui possiamo intuire i richiami alla guerra del golfo. È una canzone che parla di morte e violenza, e l’abituale maestria con la quale Springsteen riesce a trattare certi argomenti rende questo brano uno dei migliori.

A chiudere la bellissima My beautiful reward. Si passa la vita alla ricerca di qualcosa e l’unico modo per trovare la propria ricompensa è non smettere mai di cercare. Ballata in puro stile Springsteen che come andamento ricorda vagamente Wreck on the highway, anche se i toni sono ovviamente molto meno drammatici. Bellissima anche la versione live in MTV (un)plugged.

Questo album non rappresenta certo uno dei picchi nella discografia di Bruce Springsteen, ma nonostante questo ha il merito di offrire qualche perla che a distanza di anni non è finita nel dimenticatoio.
Dopo questa piccola parentesi, piacevole ma non indispensabile, Bruce tornerà sui suoi passi per la gioia dei vecchi fan. Ma di questo parlerò la prossima volta.

Vi propongo di seguito la tracklist dell’album e vi do appuntamento a settimana prossima con Greatest hits.

  1. Better days
  2. Lucky town
  3. Local hero
  4. If I should fall behind
  5. Leap of faith
  6. The big muddy
  7. Living proof
  8. Book of dreams
  9. Souls of the departed
  10. My beautiful reward

 

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