Human touch – la lunga attesa e il mezzo flop

human touchContinua il nostro viaggio alla scoperta della discografia di Bruce Springsteen.
Oggi tocca a Human touch, nono album in studio uscito in contemporanea con Lucky town (di cui parlerò settimana prossima). L’album è considerato il peggiore di Bruce, e in parte capisco questo punto di vista.
Io penso che questo sia un disco fin troppo sottovalutato; forse da Springsteen ci saremmo aspettati molto di più, ma se questo album fosse stato fatto da un qualsiasi cantante pop americano avremmo quasi certamente gridato al capolavoro. Perché in tutta franchezza Human touch contiene dodici canzoni (più la ninna nanna Pony boy) gradevoli e brillanti, che se non altro hanno il compito di divertire e intrattenere.

Cinque anni di attesa per un fan sono decisamente troppi. Tanto è passato dall’ultimo album in studio Tunnel of love, quando nel marzo del 1992 escono due nuovi album del boss. Cinque anni senza raccolte, live o un qualsiasi tipo di pubblicazione (a parte Chimes of freedom, ep di quattro canzoni live ma non inedite). Non ho vissuto quel periodo da fan, ma non posso immaginare quanto debba essere stato stressante sopportare quell’attesa. Ed è forse per questo che molti fan sono rimasti delusi da questo album: prima di tutto per una brutta notizia, ovvero che Bruce non avrebbe più collaborato con la E Street band.
E poi perché le nuove canzoni mancavano di quei tratti tipici ai quali Bruce aveva abituato i suoi fan.
Non c’era la disperazione e il furore degli album precedenti ma solo il punto di vista di un uomo maturo ormai sposato con figli. Le storie di un tizio che vuole frenare la sua corsa.
Ma io penso che questo approccio sia sbagliato. Dobbiamo prendere Human touch per quello che davvero è, ovvero una raccolta di canzoni pop rock disimpegnate.
L’unico membro della E Street band che collabora con Bruce in questo album è il pianista Roy Bittan, che appare anche come autore insieme a Bruce dei brani Roll of the dice e Real world. Il suono dell’album è prevalentemente impostato sulle tastiere, e in molti al tempo si accorsero che durante i live lo strumento tenuto più alto era proprio il piano di Bittan, mentre il boss si sgolava e si dimenava sul palco quasi a sopperire la mancanza di supporter degni dei live che lo hanno reso grande.

L’album si apre con una bella canzone, tra le più radiofoniche di Springsteen: Human touch.
Una canzone che non ci fa sentire il peso dell’assenza della E Street band poiché scorre via piacevole con la giusta dose di patos e grinta. Subito dopo però il disco subisce un calo notevole con tre brani piuttosto scialbi: Soul driver, in cui non basta la voce possente di Bruce per rendere interessante una canzone tutto sommato inutile. 57 channels (and nothin’on) propone un testo interessante ma è lontana anni luce dalla bellissima ed incalzante versione live immortalata nel dvd MTV (un)plugged. E Cross my heart che è sì piacevole ma probabilmente sarebbe passata inosservata perfino come outtake.
Perfino la successiva Gloria’s eyes che dovrebbe rialzare un po’ il tiro scorre via senza lasciare niente.

Dopo quattro brani deludenti il disco subisce un picco inaspettato grazie a With every wish, che vale da sola il prezzo del biglietto. Di sicuro i fan di Bruce mentre stavano ascoltando questo album, devono aver fatto un sorriso durante l’ascolto di questo brano, perché si tratta di un piccolo capolavoro in cui compare il Bruce che tanto amiamo, ovvero lo story teller, il narratore di storie, accompagnato da una musica minimale dall’andamento folk, impreziosita dalla tromba.

Si prosegue bene con la frizzante Roll of the dice, cantata con la solita grinta e accompagnata dal piano di Bittan. Una canzone ideale per i live che purtroppo però dopo quel periodo è stata un po’ accantonata. Segue Real world, canzone che non ha colpito particolarmente i fan, che però a me piace. Forse l’arrangiamento è un po’ troppo “pompato” ma io la trovo gradevole e non mi stanco mai di ascoltarla. La successiva All or nothing at all ha un testo tremendo però la musica funziona. È rock allo stato puro, di quello più disimpegnato, un po’ a-la Kiss se vogliamo fare un paragone. Anche questa pensata appositamente per i live, ha conosciuto qualche buon momento nei concerti successivi per poi essere dimenticata.

Man’s job è una canzone che adoro. Una canzone pop leggera leggera che non può non metterti di buon umore. Sono quasi sicuro che se l’avesse cantata un cantante pop che non avesse lo spessore di Springsteen, avrebbe spopolato in radio. La versione live presente nel cd e dvd MTV (un)plugged conferma che anche dal vivo la canzone funzionava, forse anche più che su disco.

I wish I were blind è, insieme a With every wish, la canzone che ha messo d’accordo tutti. Una bellissima e struggente canzone d’amore cantata con la giusta dose di sofferenza e trasporto, ed è forse per questa convinzione nel cantato che i fan l’hanno tanto apprezzata.

Dopo una canzone melodica ecco arrivare la trascinante The long goodbye, che liricamente offre la summa dello Springsteen-pensiero dei primi anni ’90 (Well I went to leave twenty years ago, since then I guess I been packin’ kinda slow. Sure did like that admirin’ touch, guess I liked a little too much). È quindi uno Springsteen che saluta con affetto quel ragazzaccio che anni prima si dimenava come un pazzo parlando di corse per le autostrada e fughe di notte, abbracciando una più rassicurante e confortevole vita coniugale.

Dopo una serie di brani di buon livello ecco arrivare la canzone considerata dai fan la più brutta in assoluto: Real man. In effetti la canzone ha un testo che, seppur divertente, rasenta l’osceno, e la musica è davvero pompata all’inverosimile. A me personalmente mette allegria e da un certo punto di vista mi diverto a sentire Bruce gridare “Well you can beat on your chest, hell any monkey can. You make me feel like a real man”. Trattandosi di un episodio isolato ci può stare.

Non pago di concludere l’album con una canzone mediocre, Bruce calca la mano inserendo una ninna nanna tradizionale: Pony boy. Ed è qui che i fan probabilmente hanno pensato che Bruce doveva aver perso la testa. Mettiamo il fatto che io sono un fan di bocca buona e che probabilmente mi divertirei ad ascoltare perfino un’incisione di Bruce che canticchia mentre cucina, ma questa è davvero troppo. Non la trovo di nessuna utilità e non mi viene voglia di fermarmi ad ascoltarla. Certo può avere senso se la vediamo nell’ottica di un percorso familiare che si conclude cantando la buona notte al proprio figlioletto, ma certe cose dovrebbero essere vissute nell’intimità e non date in pasto ai fan che ti stavano aspettando da cinque anni. Nonostante l’enorme attesa, Human touch non si rivelò il successo sperato, raggiungendo la seconda posizione in classifica, mancando così il primo posto nelle charts americane che fu però ottenuto in paesi come l’Italia e il Regno Unito. Quando nel 2009 uscì Working on a dream molti fan rivalutarono le proprie posizioni circa Human touch, ma questa è un’altra storia di cui parleremo più avanti.

Detto questo, ritengo Human touch un album estremamente gradevole, sebbene lontano anni luce dai lavori passati, e dalla vena più marcatamente pop rock.
Io personalmente passo dei periodi in cui di Bruce ho voglia di ascoltare solo questo e Lucky town, e quindi li metto in macchina e li lascio girare fino a consumarsi.

Vi propongo di seguito la tracklist e vi do appuntamento a settimana prossima con Lucky town.

 

  1. Human touch
  2. Soul driver
  3. 57 channels (and nothin’ on)
  4. Cross my heart
  5. Gloria’s eyes
  6. With every wish
  7. Roll of the dice
  8. Real world
  9. All or nothing at all
  10. Man’s job
  11. I wish i were blind
  12. The long goodbye
  13. Pony boy

 

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18 comments

  1. Ascolto (e adoro) Bruce da quando avevo 8 anni (certo, all’epoca non capivo, ma mi piaceva). Nel 1992 ero un ragazzino ma mi ricordo l’uscita di questo disco e del suo “gemello” Lucky Town, comprati in musicassetta alla fiera.
    Di fatto, di due album salvo 4-5 canzoni. Probabilmente tirando fuori le migliori song dai due dischi ne usciva fuori uno apprezzabile.
    Ogni cosa però va contestualizzata nel periodo storico e nella vita dell’autore.
    In quegli anni era esploso il grunge (per quel che vuol dire), il Seattle Sound e, contemporaneamente, gruppi come Metallica e Guns N’ Roses andavano alla grandissima (anche se il black album e il doppio Use Your Illusion non sono i lavori migliori delle due band, d’altro canto nemmeno Nevermind è il miglior disco dei Nirvana). Le sonorità viravano decisamente verso “l’hard”, anche il grande pubblico re-iniziava ad apprezzare i suoni sporchi e diretti degli “strumenti reali”.
    In quegli anni Springsteen ha superto la 40ina, è sposato con figli, vive in California, è ormai un’icona, pochi anni prima ha conosciuto un successo planetario che, fra le altre cose, l’ha reso molto ricco. Forse sente che è il caso di fare il cantautore intimista (alla Cohen?), sperimentando a modo suo sui suoni, forse ha solo bisogno di “cambiare aria”, magari cerca una strada che non sia stata già percorsa da altri, non più il folk singer cupo di Nebrasca, ma nemmeno la star planetaria di Born in the USA . Sperimenta a modo suo.
    Con tutta probabilità il doppio HT – LT sono la produzione più insignificante della sua carriera ma con altrettanta proabilità sono stati un passaggio obbligato. Dopo qualche anno infatti si vedrà uno Springsteen quasi “rinato” che ha pacificato tutto (o quasi) e ha trovato la quadratura del cerchio fra le sue diverse anime.
    Salvo Human Touche per questo.
    grazie della rece

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    1. Grazie a te per l’apprezzamento. In una discografia come quella del boss è normale considerare HT e LT loro minori (insieme a Working on a dream). Io le considero comunque delle parentesi grazie alle quali ho avuto modo di ascoltare uno Springsteen “diverso” e quindi ci può stare. Forse tra i due album quello che ne risente di più è LT poiché composto da sole dieci canzoni e uscito all’ombra di Human touch che ha avuto più passaggi radiofonici.

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  2. Come sai questo disco per me ha un sapore speciale in quanto è stato il primo disco del Boss che abbia mai ascoltato, il disco che mi ha fatto innamorare della sua musica. Col senno di poi ho capito benissimo che uno dei meno brillanti nella sua discografia, però è un po’ come il primo amore, quella tipa delle medie un po’ bruttina che però è stata la prima e quindi ti rimane dentro in maniera indelebile.

    Detto questo credo che il problema più grosso di HT fu quello di essere doppio – col gemello LT. Infatti in ambo i dischi ci sono canzoni decisamente buone ma anche molte fetecchie: magari prendendo il meglio dei due avrebbe visto la luce un album molto più bello.

    Discorso diverso per l’aspetto musicale.
    L’assenza della E Street Band non solo si sente, addirittura si vede. Perchè le immagini che sempre sono state suscitate dalle canzoni di Springsteen non vengono più in mente lasciando spazio a paesaggi anonimi, un po’ più patinati, ma meno realistici.
    Per nostra fortuna Bruce tornò sui suoi passi poco dopo…

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