Torna Zucchero con Black cat – uno sguardo sulla carriera del bluesman emiliano

cover-black-cat-zucchero-bIl 29 settembre uscirà il nuovo album di Zucchero dal titolo Black cat.
I colori vivaci della copertina e il titolo tengono fede alla promessa fatta qualche mese fa secondo la quale questo nuovo album sarebbe un ritorno alle atmosfere vivaci e goliardiche di Oro, incenso e birra datato 1989, il più grande successo di Zucchero e della discografia italiana con oltre due milioni di copie vendute solo in Italia.

Zucchero ha sempre alternato album vivaci ad album intimistici, basta dare un’occhiata alla sua discografia per rendersene conto. Al grande successo di Oro, incenso e birra erano seguite le atmosfere cupe e disperate di Miserere. Dopo il brillante e stupendo Spirito DiVino era seguito il meno riuscito BlueSugar. Dopo il frizzante Shake era venuto Fly, nel quale le accuse di plagio che da sempre accompagnano il bluesman in questo caso erano più esplicite che mai.

L’ultimo album di inediti del cantante emiliano risale al 2010, e si tratta di Chocabeck, il disco più intimo e autobiografico della sua intera carriera e forse il più riuscito. Undici tracce di una bellezza sublime, dove i ricordi d’infanzia vengono tratteggiati come vere e proprie poesie accompagnate da musiche dolci da brivido. Quando uscì il primo singolo E’ un peccato morir pensai subito che si trattava di una delle canzoni italiane più belle degli ultimi quindici anni. Alla produzione del brano troviamo niente di meno che Brendan O’Brien, già produttore di gente come Pearl Jam, Ac/Dc e Bruce Springsteen (e chi segue il mio blog sa della mia venerazione verso quest’ultimo).
Il testo scritto insieme a Pasquale Panella è molto enigmatico e criptico “Gloria a te O divino, come sarà l’altra vita da suino se sei nel mio destino”. Cosa voglia dire esattamente non si sa ma sono parole che insieme stanno benissimo e la capacità di questi testi è quella di sprigionare sensazioni più che significati veri e propri.
Per una volta tanto in questo album vengono abbandonati i doppi sensi, che troviamo solo nell’allegra Vedo nero.
È forse il disco che ha prodotto meno singoli, poiché in radio si sono sentite solamente E’ un peccato morir e Vedo nero, ma consiglio vivamente di recuperarlo perché contiene delle vere e autentiche gemme.

Tornando indietro al 2006 Zucchero tornò alla ribalta col singolo tormentone Bacco perbacco e l’album Fly. Questo album non mi fece per niente impazzire. Conteneva belle canzoni come il singolo e Occhi, E’ delicato, Un kilo e Troppa fedeltà ma il resto sembrava trascinarsi su se stesso proponendo suoni già sentiti e testi che emanavano stanchezza compositiva.

Cinque anni prima Zucchero fece il boom con Shake, album andato fortissimo in classifica con oltre 600.000 copie vendute grazie a hit come Baila, Ahum, Sento le campane, Dindondio e Rossa mela della sera. Il disco conteneva undici canzoni tutte radiofoniche e possibili hit, nessuna di esse risultava essere un riempitivo. Certo si sentiva il grosso lavoro di produzione che era stato fatto, ma questo gli conferiva un suono internazionale che fece sì che l’album vendesse bene anche in Europa. Non viene considerato uno dei lavori migliori del bluesman ma ricordo che alla sua uscita non smettevo mai di ascoltarlo e le canzoni trasmettono tutto’ora un’energia pazzesca.

Nel 1998 nelle radio spopolò Blu, canzone melodica e notturna tristemente legata a vicende giudiziarie in quanto il ritornello è molto simile a una canzone dimenticata di Michele Pecora (Era lei).
Ma il pubblico sembrò fregarsene e premiò il singolo con buone vendite anche se l’album BlueSugar non si rivelò all’altezza del singolo. Certo il disco iniziava bene con You make me feel loved che da subito metteva in chiaro le sue atmosfere elettroniche, ma l’album intero aveva il triste compito di uscire dopo due successi clamorosi come Spirito DiVino e The Best of, album vendutissimi e tra i più celebri nella discografia di Zucchero. Quindi l’album non seppe ripeterne il successo, facendo sì che di quell’album venisse ricordato solo per Blu.

Nel 1995 Spirito DiVino fu l’album più venduto di quell’anno. E non poteva essere altrimenti grazie a canzoni stupende e memorabili come Il volo, Papà perché, X colpa di chi?, Così celeste, Voodoo voodoo e Pane e sale scritta insieme a Francesco DeGregori. Dieci canzoni una più bella dell’altra, sicuramente l’album di Zucchero che preferisco (insieme a Chocabeck).

Nel 1992 Zucchero riusciì nell’ardua impresa di convincere Luciano Pavarotti a duettare sulle note della famosissima Miserere. Era la prima volta che il tenore duettava con un cantante pop.
Purtroppo però, anche in questo caso come con BlueSugar, l’intero album non ebbe altrettanto successo. Certo vendette comunque bene, ma molto meno rispetto ai precedenti Blue’s e Oro, incenso e birra.
Infatti le altre canzoni dell’album in pochi se le ricordano, nonostante episodi pregevoli come Ridammi il sole (una delle mie preferite), La promessa, Miss Mary e I frati (ovvero l’osteria della felicità).
In quel periodo Zucchero era reduce da una forte depressione e si nota nelle composizioni.
L’album non sempre mostra il cantante nella sua migliore vena creativa proponendo talvolta testi imbarazzanti come succede in Pene (“Lecca le mie pene, begli occhioni blu, che la tristezza viene, dove succhia di più).

Nel 1987 e 1989 ecco arrivare due album storici come Blue’s e Oro incenso e birra. Il primo contiene le hit Con le mani, Pippo, Dune mosse e Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’azione cattolica, mentre il secondo come dicevo prima è l’album più venduto in cui tutte le canzoni divennero singoli di successo come Overdose d’amore, Madre dolcissima, Diavolo in me, A wonderful world e il capolavoro Diamante.

Nel 1985 e 1986 vengono dati alla luce Zucchero & The Randy Jacson Band e Rispetto.
Il primo si fa ricordare solo per la celebre Donne e il secondo ottenne maggior successo grazie a singoli come la title track , Come il sole all’improvviso e Canzone triste, ma erano ancora lontane le atmosfere che resero celebre il cantante di Roncocesi il tutto il mondo.

Nel 1983 il primo album di Zucchero dal titolo Un po’ di Zucchero non compare nemmeno nella sua discografia ufficiale poiché rinnegato da lui stesso. In effetti riascoltando quelle canzoni si ha la sensazione di trovarsi davanti a un cantante melodico legato strettamente ai primi anni ’80 che ha fatto qualche comparsata in tv e poi è scivolato nel dimenticatoio. Mai si potrebbe pensare che sia proprio Zucchero, quel Zucchero, a cantare quelle canzoni così innocenti e ingenue. L’album contiene Nuvola e Una notte che vola via, con le quali Zucchero partecipò al festival di Sanremo ottenendo scarsi risultati.
Tentò nuovamente la strada del festival con Donne e Canzone triste ma arrivò sempre penultimo.

Bene, questa è la carriera di Zucchero, e per chi come me ama il cantante emiliano non potrà che attendere con trepidazione l’uscita di Black cat il 29 aprile, di cui tornerò a parlarne sicuramente dopo l’ascolto.

A presto.

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6 comments

      1. È l’unico album di Zucchero che non ho. Nemmeno quando lo trovai in sottocosto mi convinsi a comprarlo. Nonostante alcuni brani notevoli come Never is a moment.

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      2. Certamente non è a livelli di miserere, che per me è il suo album più riuscito, però mi è piaciuto tantissimo, soprattutto perché si vede come abbia ancora voglia di fare del sano blues!

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