Una giornata al fiume (una storia quasi vera)

 

fiume

Fino a qualche giorno fa l’autunno era alla porte, finché quelle porte non sono state spalancate e scardinate e ora la stagione dei soldati di ungarettiana memoria si è insidiata prepotentemente nelle giornate di tutti noi. Cosi le t-shirt hanno lasciato spazio a maglioncini, felpe e giubbotti di pelle mentre le giornate hanno cambiato colore come gli occhi di una persona anziana ai quali rimane poco da vedere. Personalmente apprezzo molto le giornate autunnali, mi ricordano quando andavo a scuola e durante le ultime ore del giorno guardavo fuori dalla finestra e vedevo le foglie cadere o la pioggia picchiare contro le finestre e vedere le gocce sui vetri, ognuna a comporre un percorso diverso. Però certe sensazione come libertà e spensieratezza solo l’estate riesce a trasmetterle. Anche se le estati non sono più quelle di parecchi anni fa, quando le vacanze duravano tre mesi e si stava al mare tre settimane o anche di più. L’estate appena finita sembra aver lasciato qualcosa di incompleto, quasi avessi perso la cognizione del tempo a da un giorno all’altro qualcuno mi avesse scosso dicendomi Guarda che siamo già ad ottobre. Forse perché tra i tanti progetti che avevo in mente sono riuscito a realizzarne solo alcuni. E per i prossimi dovrò attendere ancora un anno. Ora l’unica cosa che posso fare è stare qui seduto alla mia scrivania a contemplare le foglie scosse da un leggero vento prima di cadere giù, proprio come soldati al fronte. Eppure l’altra mattina qualcosa non è andata secondo le aspettative: Al mio risveglio ho sentito uno strano tepore, come se qualcuno mi avesse chiuso in una scatola e messo dentro un microonde. Dalla finestra ho visto filtrare un raggio di sole che come una spada si scagliava contro il lenzuolo. Ho alzato la tapparella e ho visto fuori un sole grande e luminoso trionfare in mezzo a un cielo totalmente privo di nuvole. Ho acceso la tv e ho notato che la situazione meteo era al centro di ogni notiziario. Si parlava della giornata di autunno più calda degli ultimi centotrentaquattro anni. La cosa era davvero strana, non che io sia un esperto di meteorologia ma sicuramente doveva essere successo qualcosa di strano da qualche altra parte del globo per far sì che si presentasse una situazione del genere.
Ero stupito come se avessi appena visto passare un marziano in bicicletta e farmi ciao con la mano.

Poi mi è venuta un’idea: come approfittare di una così bella giornata di sole, specialmente nel mio giorno di riposo? Cosi ho chiamato il mio amico Andrea sperando fosse già sveglio. A rispondermi una voce che sembrava venire da un’altra epoca.

“Pronto”
“Pronto, Andre sei tu o il tuo cadavere?”
“Cazzo vuoi mi sono appena alzato”
“Hai visto che bella giornata?” gli ho chiesto entusiasta mentre lui cercava ancora di capire in quale secolo si trovava.
Poi gli ho chiesto quali fossero i suoi programmi per la giornata.
“Beh innanzitutto ho intenzione di godermi la disoccupazione. Poi pensavo di segarmi. Intendo dire segarmi in due, voglio sentire cosa si prova a vedere le proprie gambe andare per la loro strada”.
“Ascolta, ti passo a prendere e andiamo al fiume, che dici?”
“Mi sembra una gran bella idea, mi metto le scarpe e scendo”
“Ok però mettiti anche il resto”.

Mi sono vestito e con la macchina sono corso sotto casa del mio amico, finalmente avremmo passato un’altra giornata al fiume. Queste giornate sono diventate un rito inalienabile negli ultimi anni. Oltre a divertirci a star bene grazie alla sintonia tra noi due, che dopo quindici anni diventa sempre più solida, i giorni al fiume sono indispensabili perché per un giorno ci dimentichiamo di tutto. Ci basta vedere scorrere il fiume davanti a una birra e tutto sembra perfetto.
Così siamo partiti da casa sua e ci siamo diretti verso la nostra meta. Certi giorni andiamo verso Pavia dove scorre il Ticino e altri giorni, la maggior parte, andiamo a Cassano d’Adda. Una zona molto interessante, a ridosso del castello visconteo, che contribuisce a rendere il panorama più affascinante e insolito. L’idea di trovarsi di fronte a un edificio con più di mille anni di storia l’ho sempre trovato grandioso. E quel giorno abbiamo deciso di recarci proprio lì.
Abbiamo percorso la strada statale 11 con i finestrini abbassati e la voce di Bruce Springsteen che dall’autoradio usciva prepotentemente dai finestrini. Era una giornata torrida ma non ne soffrivamo più di tanto, forse perché avevamo ancora nelle ossa l’umidità dei giorni precedenti.
Abbiamo parcheggiato nella piazza del castello e ci siamo diretti verso il ponte che tramite una scalinata conduce al canale sottostante che divide in due il territorio. Dalla parte del castello è prevalentemente verdeggiante mentre dall’altro lato si presenta roccioso, ed è il punto in cui molti bagnanti stendono il telo in cerca di relax. Mentre eravamo sul ponte abbiamo avuto modo di notare che la passerella era animata e qualcuno addirittura si stava immergendo in acqua nonostante la corrente e il divieto di balneazione. Una volta scesi abbiamo percorso il tratto roccioso in cerca di un punto in cui stendere i nostri teli, e mentre camminavo e osservavo il fiume ho visto un signore sull’ottantina che mi sembrava il sosia di Sean Connery. Lui era sdraiato col canale alle spalle e, come se fosse al corrente di ciò che avevo appena pensato, mi ha rivolto uno sguardo seguito da un cenno di sorriso che sembrava voler dire Si esatto sono io.
Nel frattempo un gruppo di ragazzi incitavano uno di loro intento ad attraversare il canale da una sponda all’altra. Una volta riuscito nell’impresa, ha dato un’occhiata al corso d’acqua e con un plateale gesto delle mani ha lasciato intuire che sarebbe tornato indietro percorrendo il ponte.
Una volta deciso dove fermarci, abbiamo lasciato cadere i nostri zaini e steso i nostri teli e finalmente ci siamo ritrovati in costume decisi a godere di ogni raggio di sole che quel giorno aveva deciso di regalarci.

“E’ abbastanza insolito non trovi?” ho chiesto ad Andrea
“Cosa? Che non indosso il pezzo di sopra?”
“Ma no idiota, intendo questa giornata di sole. Siamo a metà ottobre e sembra di essere in estate”
“Il mondo sta impazzendo” ha risposto “Questo sarà l’ultimo giorno di sole prima dell’apocalisse”
“Hai proprio ragione, fratello mio. E quale occasione migliore per godersi una bella giornata al fiume?”
“Questo è vangelo”.

Siamo stati per un po’ a veder scorrere l’acqua e vedere il riflesso del castello che contribuiva a renderla simile a una tela ottocentesca che possedeva la bellezza dell’impressionismo e la dinamicità del futurismo grazie al movimento irregolare dell’acqua.
Ogni tanto venivamo distratti dai discorsi delle persone vicine a noi, discorsi che lasciavano trasparire una cultura a base di molta tv e pochi libri. Io e Andrea ci guardavamo scuotendo la testa, sentendoci fuori posto come trovarsi in costume in una sala riunioni. Noi appassionati di cinema, musica e letteratura ci siamo spesso chiesti cosa succederebbe se entrassimo in un bar e iniziassimo a parlare dell’ultimo film di Ermanno Olmi o dell’ultimo libro di Stefano Benni. Probabilmente la gente ci guarderebbe come se avessimo gli occhi al posto della bocca e viceversa. Ci sentiamo alieni per via del fatto che non sappiamo comprendere l’entusiasmo di chi si infervora parlando di calcio, mentre per noi è già tanto se ci ricordiamo il nome di un giocatore della nazionale. Ma personalmente l’emozione che provo leggendo un classico  di Charles Dickens, una filastrocca di Gianni Rodari o ascoltando un vecchio disco dei Pink Floyd non la cambierei per niente al mondo. Sono emozioni che mi tengono acceso il motore.
Lasciate da parte queste riflessioni esistenziali, abbiamo iniziato a parlare con la voglia di divertirci e sparare qualche battuta. Mi era venuto in mente che nei giorni scorsi avevo intravisto per strada una nostra ex compagna di classe così gli ho detto:

“Hey lo sai che ho visto Stefania? Non l’ho salutata, mi sono nascosto. Era col tipo e il bambino. Non sapevo avesse un figlio. Tu lo sapevi? Certo che è sempre più grossa e trasandata. Mi dispiace dirlo ma sembrano due disperati”
Mi ha risposto “ecco perché tiene ancora la foto profilo di tre anni fa. Comunque non mi risulta che abbia un figlio. So che faceva la baby sitter”
“Ah ecco. Beh più che la baby sitter sembra che i bambini se li mangi”
“E’ vero. Non riesce a tenerne più di uno quindi gli altri se li mangia. E alla sera quando le mamme chiedono ‘Com’è stato mio figlio?’ lei risponde ‘Buono, molto buono’ “

Sono scoppiato a ridere, più per il suo modo di parlare che per la battuta in sé.
Dopo qualche altra battuta grossolana  abbiamo deciso che era ora di pranzare e così ci siamo diretti verso il chiosco, nostro punto di riferimento nelle ore in cui il sole si trova a sud.
Lo troviamo aperto nonostante la temperatura estiva non fosse prevista, e dietro il bancone troviamo Walter, l’uomo che prendeva appunti sulle sue braccia. Lo chiamiamo così per via dei tatuaggi che come piante rampicanti si inerpicano tra le pareti dei suoi bicipiti.

“Buongiorno ragazzi, che piacere rivedervi. Non potevate mancare in un giorno così luminoso” ci ha salutati mentre riempiva di maionese un hot dog.
“Vi preparo le solite salamelle, una col ketchup e l’altra con maionese, giusto?”
Gli abbiamo dato una risposta affermativa dicendogli che però prima avevamo bisogno di dissetarci.
“Questo lo davo per scontato” ci ha risposto “andatevi a sedere che vi porto due belle birre gelate e poi potrete fare lo spelling dei vostri nomi ruttando. Oggi è una giornata speciale, tutto è concesso”

Siamo andati a sederci sulle panche di legno sotto una tettoia, al riparo dal sole ustionante. Seduti all’ombra potevamo sentire i raggi solari che i nostri volti sono riusciti a catturare. Probabilmente saremmo tornati a casa un po’ più abbronzati.
Intanto la radio trasmetteva “What a feeling” la canzone principale del film Flashdance, anno di grazia 1983. Walter che era impegnato a grigliare le salamelle viene catturato dal suono nostalgico di quei sintetizzatori poi solleva il dito e dice “Queste sì che erano canzoni. Bei tempi”.
Dopo aver azzannato le nostre salamelle ed esserci scolati le birre abbiamo iniziato ad essere colti da un improvviso abbiocco post prandiale, così abbiamo deciso di chiedere due caffè e poi cercare un posto al riparo dal sole per appisolarci. Ci siamo allontanati dalla zona rocciosa per addentrarci nella boscaglia seguendo un sentiero. Siamo sbucati in uno spiazzo in cui il canale scorreva lentamente grazie all’intervento delle briglie di cemento, dalle quali l’acqua scendeva producendo un rumore continuo ma estremamente piacevole. Ci siamo seduti sotto gli alberi e siamo rimasti in silenzio col rumore dell’acqua in sottofondo, finché la nostra fantasia ha avuto la meglio sulla realtà e ci siamo appisolati. Al risveglio abbiamo indossato le scarpe d’acque e abbiamo percorso a piedi il canale con le gambe immerse fino alle ginocchia.
Poi siamo tornati sulla piattaforma in cemento a prendere ancora un po’ di sole. L’acqua scorreva portandosi via gli sguardi di chi la ammirava, e quel pomeriggio era insolitamente limpida. Solitamente è chiazzata di mucillagine di alghe e altri aloni sospetti, ma non in quel momento. Abbiamo deciso cosi di tuffarci e stare un po’ a mollo con l’acqua fresca che penetrava nelle nostre ossa. Restavamo immobili a lasciarci trasportare dalla corrente e ridere come due adolescenti, solo con qualche anno in più alle spalle.
Quando siamo saliti dall’acqua, dopo esserci asciugati abbiamo visto qualche nuvola comparire timidamente da est. Dopo aver guardato l’orologio abbiamo deciso che era ora di tornare.

In macchina coi finestrini abbassati siamo rimasti in silenzio quasi tutto il tempo ascoltando una selezione di classici rock su chiavetta usb. Canzoni che parlavano di autostrade sotto il sole, adolescenti in cerca di distrazioni e la speranza in un futuro migliore. Poi ci siamo focalizzati su alcune canzoni dei Creedence Clearwater Revival, una band americana strepitosa, rimasta attiva soltanto dal ’67 al ’72. Poco tempo ma abbastanza per sfornare capolavori immortali.
Non ricordo esattamente cosa è successo una volta tornato a casa. Probabilmente devo essermi addormentato sulla poltrona perché ricordo solo di aver aperto gli occhi ed essermi ritrovato lì seduto. Ho dato un’occhiata alla finestra e fuori era tornato il grigiore dell’autunno. Avevo come la sensazione di aver dormito otto ore di fila, con un sonno così pesante che non mi sarei nemmeno accorto se mi avessero preso a bastonate. Ho ripensato alla giornata trascorsa: e se fosse stato un sogno o una mia fantasia? Il repentino cambio atmosferico sembrava avvalorare quella mia ipotesi. Ma poi non me ne sono curato più di tanto e ho deciso di credere a quella giornata di sole piena di entusiasmo e risate che ancora risuonano nella mia testa come una vecchia melodia, che rimane impressa e non va via, per dirla in rima.
Continuavo a pensare al fiume che scorreva sotto un perfetto cielo limpido con il castello che si ergeva maestoso a dominare il territorio. Uno spettacolo affascinante che mi ha sempre ispirato.
Forse vale la pena scriverci su.

 

  • Due paroline sul racconto: scritto in occasione della mia partecipazione al corso di scrittura a cui ho partecipato a ottobre, il tema era: Racconta una cosa che questa settimana non è successa. Allora io ho immaginato di rivivere per un giorno una giornata estiva, e i fatti raccontati nella storia si ispirano a situazioni realmente accadute. Io e il mio amico Andrea passiamo spesso qualche giornata al fiume in estate e quelle giornate si rivelano essere sempre speciali, in quanto divertimento e benessere.
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