Tunnel of love – i pericoli dell’impegno

tunnel of loveContinua il nostro viaggio alla scoperta della discografia di Bruce Springsteen.
Oggi tocca a Tunnel of love, ottavo album in studio del rocker del New Jersey.
Dopo lo strepitoso successo di Born in the Usa e del relativo tour mondiale molti si sarebbero aspettati che il boss avesse proseguito su quella strada, tenendo fede all’immagine di rockstar più famosa del pianeta che si era creato, e invece la mossa di Springsteen si rivelò alquanto imprevedibile, proponendo un album scarno fatto per lo più di pezzi acustici e senza l’utilizzo della E Street band, se non avvalendosi della collaborazione dei membri in qualità di solisti.
Ne esce fuori un bellissimo album introspettivo e minimale che offre la stessa atmosfera casalinga che arieggiava in Nebraska, lontano dai suoni elaborati di uno studio.
Ma questa volta Bruce non parla degli spettri dell’America, ma dei demoni interiori degli individui che decidono di impegnarsi in una storia d’amore.

Partiamo dalla foto di copertina: troviamo lo stesso uomo che nove anni prima appariva disorientato e ribelle in Darkness on the edge of town: qui invece lo troviamo elegante e maturo, come se fosse pronto al grande passo, ovvero il matrimonio.
Perché l’album ruota tutto intorno alle relazioni sentimentali e alle responsabilità che esse comportano, passando dal buffo tentativo di conquista di una donna, al matrimonio fino all’incertezza e la rottura.
Il Tunnel dell’amore che dà il titolo all’album è da interpretare, quindi, non come la giostra del luna park dentro la quale entrano gli innamorati, ma è quel tipo di giostra in cui si entra uniti per poi ritrovarsi a vagare da soli nell’inquietudine e incertezza.

Probabilmente c’è molto di autobiografico in questo album, poiché all’epoca Bruce era reduce da un divorzio, e di lì a poco avrebbe intrapreso una relazione con una sua corista dai capelli rossi (Patti Scialfa) che sarebbe poi diventata sua moglie; ma giudicare Tunnel of love come un dossier sulla vita coniugale del boss è troppo superficiale e rischia di far perdere di vista il fatto che il boss scrive storie simili da sempre, semplicemente sono maturati i suoi protagonisti e ora vanno incontro ad un altro tipo di promessa che a volte non riescono a mantenere a sé stessi.

L’album si apre con Ain’t got you, una canzone che sembra una dichiarazione di intenti, poiché dal punto di vista musicale è la più scarna dell’intero album dal momento in cui il canto di Bruce si fa accompagnare solo da un’armonica e qualche percussione, e questo serve a indicare che siamo lontani anni luce dai suoni potenti e roboanti di Born in the Usa.
Nelle successive undici tracce si passa dall’uomo che vuole mostrarsi sicuro di sé in Tougher than the rest (bellissimo il video), all’eccitazione nella divertente e allegra All that heaven will allow, alla malinconia che pervade Walk like a man e One step up, la solitudine di When you’re alone, l’essere sospettosi nel singolo Brilliant disguise, uno dei brani più vivaci insieme a Tunnel of love che è un ottimo esempio di pop rock anni ’80, per  poi concludersi in una dichiarazione d’amore definitiva nella bellissima Valentine’s day, che termina con un bellissimo ed emozionante assolo di tastiere.

Dal punto di vista musicale, dicevo, l’album si presente scarno e minimale, e l’unica canzone veramente rock dell’album è Spare parts in cui svetta il basso di Garry Tallent che suona solo in questa canzone.
Completamente assente il sax di Clarence Clemons, che si limita ad offrire il suo vocione nei cori di When you’re alone, mentre invece molti strumenti sono suonati dallo stesso Springsteen come la chitarra, armonica, tastiere e batteria.

Per quanto mi riguarda provo un certo affetto per questo album, prima di tutto perché è mio coscritto, secondo perché contiene delle bellissime canzoni, un po’ sottovalutate che non vengono quasi mai suonate dal vivo, ed essendo uno di quegli album che raramente ascolto in macchina, prediligendo album un po’ più “rock”, questo fa sì che ogni volta che mi capita di ascoltarlo è un po’ come se fosse la prima volta. Per esempio in questo periodo sono fissato con Magic, mentre il mese scorso ero preso da Human touch e Lucky town; stamattina ho riascoltato Tunnel of love per poter scrivere meglio questa recensione e ho trovato l’ascolto molto piacevole ed emozionante, ed essendo un album che pur essendo uscito nel periodo in cui il boss era all’apice del successo non è tra i più celebri, ogni volta mi capita di cogliere dei particolari che la volta precedente mi erano sfuggiti, rendendo così l’ascolto sempre ricco.

Tougher than the rest rappresenta per me una canzone fondamentale poiché è stata la canzone che mi ha fatto conoscere Bruce. In terza media la prof di inglese ci diede da tradurre questa canzone e poi ci fece vedere il video. Rimasi folgorato. All’epoca ascoltavo solo musica italiana e il fatto che questa canzone mi piacesse mi ha aperto un mondo. A fine anno la stessa prof ci diede un bigliettino con su una strofa di No surrender, facendocene ascoltare un estratto e lì avvenne l’esplosione totale.

Consiglio questo album se avete voglia di scoprire un lato più intimo e rilassato di Springsteen.
Prima di avvicinarvi agli album acustici, il quale ascolto può rivelarsi impegnativo, cominciate prima da questo, sarà di sicuro un ascolto interessante che vi motiverà nel proseguire la vostra passeggiata all’interno della discografia del boss.

Vi propongo di seguito la tracklist dell’album e vi do appuntamento a settimana prossima con la recensione di Human touch.

  1. Ain’t got you
  2. Tougher than the rest
  3. All that heaven will allow
  4. Spare parts
  5. Cautious man
  6. Walk like a man
  7. Tunnel of love
  8. Two faces
  9. Brilliant disguise
  10. One step up
  11. When you’re alone
  12. Valentine’s day

Articoli precedenti

 

 

Annunci

18 comments

  1. Sarò lapidario: il disco più brutto di Bruce, l’unico che non sono mai riuscito ad apprezzare.
    Si salvano 2-3 pezzi, imho, per il resto è una via di mezzo mal riuscita tra il suo classico rock e le esperienze folk e acustiche in stile Nebraska.
    Liricamente è notevolie, gliene do atto, ma come giustamente si critica una canzone se è bella la melodia ma sconclusionato il testo, parimenti mi sento in dovere di bollare come brutto un disco dove a testi intimi e toccanti si abbinano musiche oscene.

    Ovviamente sono in nettissima minoranza eheheheheh

    Liked by 1 persona

    1. Ti dirò: capisco il tuo punto di vista. Io sto scrivendo queste recensioni in ordine cronologico per essere il più obiettivo possibile, però mi rendo conto che nonostante il legame affettivo che provo per questo album e la tenerezza che mi trasmettono queste canzoni, non lo metto di certo tra i primi, anzi, si trova nella parte passa della mia classifica, tenendo conto comunque che anche l’album più brutto di Bruce è per me comunque un buon album. Ho come l’impressione che se ascolti l’album per intero alcune canzoni possono apparirti mosce e inutili, se però ti trovi in macchina e alla radio all’improvviso parte una di queste canzoni a caso (Walk like a man per dirne una) sono sicuro che fa la sua porca figura. Però devo ammettere che Cautious man è la canzone più noiosa che Bruce abbia mai fatto. Perfino le canzoni di Tom Joad hanno più brio.

      Liked by 1 persona

  2. Ti ho scoperto grazie ad un like che hai messo su un mio post.
    Leggo la rece di fuga da new york e già mi stai simpatico e poi … scopro che stai recensendo tutta la discogrfia del Boss!!!! c’è il tatino per lovvarti? 😀

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...