God’s not dead – l’eterno dibattito tra credenti e atei

50448In Italia i film che seguono il filone cristiano difficilmente trovano un pubblico, mentre in America sembrano andare molto bene. Lo dimostra God’s not dead, costato appena 2 milioni ne ha incassati ben 64.
Uscito nel 2014 è finalmente disponibile anche da noi nei cinema a partire dal 25 febbraio e attualmente occupa il 15esimo posto nella classifica degli incassi.

Il film ruota intorno all’eterno conflitto tra atei e credenti, in questo caso l’ateo è rappresentato dal professore di filosofia Jeffrey Raddison e il credente dallo studente universitario Joss Wheaton.
Il professore durante il primo giorno di lezione chiede ai suoi studenti di scrivere su un foglio tre semplici parole: “Dio è morto”, per stabilire un orientamento ben preciso ed evitare inutili perdite di tempo. Intimoriti dall’austerità del rigido professore, gli studenti non esitano a compilare il foglio, tutti tranne uno: Joss. Il professore deciderà quindi di concedere al ragazzo venti minuti alla fine di ogni lezione in cui dovrà dimostrare l’esistenza di Dio. O perlomeno convincere i suoi compagni che Dio non è morto.
Nel frattempo vengono descritte varie vicissitudini di altri personaggi tra i quali una giornalista atea malata di cancro, un prete sfortunato con le auto vetture e una ragazza musulmana convertita al cristianesimo.

Inserendosi appunto nel filone cristiano, il film segue un orientamento ben preciso, tant’è che si sa fin dall’inizio dove andrà a parare. Sarebbe stato forse meglio se non avesse assunto una connotazione politica, dal momento in cui la figura della giornalista atea viene dipinta come la sinistroide (scrive per un blog dal titolo “La nuova sinistra”) che possiede tutti i difetti immaginabili: è una rompipalle, vegana e animalista. Non sarebbe stato del tutto impossibile parlare di Gesù indipendentemente dall’orientamento politico, a mio avviso. Tutto sommato il film, nonostante un’impostazione televisiva, funziona sul grande schermo grazie alla bravura degli interpreti e al tema sempre attuale e interessante.
L’obiettivo principale è quello di regalare agli spettatori due ore di intrattenimento ascoltando dibattiti culturali incalzanti con un finale che sicuramente scalderà il cuore a chi tiene alta la sua fede in Dio.

Il film non è male, risulta piacevole e ben interpretato. Ritrovare Kevin Sorbo in gran spolvero nel ruolo del professore è un grande piacere e per quelli come me che sono stati ragazzini negli anni novanta avranno sicuramente a cuore il suo Hercules.
Certamente la pellicola è pensata per un pubblico americano e ben schierato, ma sono sicuro che potrà tranquillamente trovare un pubblico anche in Italia. Se siete amanti di Gesù e di serie tv come Settimo cielo sicuramente troverete pane per i vostri denti. Se siete atei invece non cambierete la vostra posizione ma vi ritroverete ad assistere ad un film piacevole che ad ogni modo riesce a regalare un po’ di serenità.
E non è poco.

 

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